Mi faccio un blog così!

Blog per autori autopubblicati
Blog per autori autopubblicati

L’altra sera mi sono arrivati i libri che ho ordinato via web. Nemmeno ai tempi dell’università mi sono dovuto sciroppare una tale massa di carta stampata. Quello sulla SEO è più spesso de I fratelli Karamazov di Dostoevskij, ‘taccisua! Guarda te se per pubblicare un libro mi tocca fare sta vita. Ma dove sono finiti gli editori che vanno alla ricerca dei talenti veri? Probabilmente a cercare dei talenti VERI. E allora perché non sono passati da me? Mumblemumblemumble
Beh, non me la sono sentita di affrontare subito un testo così impegnativo e ho deciso di puntare su un altro libro. Ai tempi delle superiori ho imparato una legge fondamentale per la sopravvivenza dello studente: la prima valutazione si fa “a peso”. Ragion per cui ho cominciato a leggere il più sottile.

Si tratta di un libro, scritto da un affermato blogger nostrano, nel quale il fenomeno del blogging viene affrontato non tanto dal punto di vista tecnico quanto da quello motivazionale. L’autore, prendendo spunto da un celeberrimo libro di Al Ries e Jack Strout, Le 22 immutabili leggi del marketing, propone al lettore un vademecum per mettere in piedi un blog di successo. Sarà, ma qui a volte mi sembra di sconfinare nella filosofia. A quanto pare mi viene richiesto di individuare una nicchia di lavoro, costruirmi un’autorevolezza in rete, trovare la mia voce.
Tra le varie leggi che vengono esposte, c’è quella cosiddetta della “gogna”:

Accettare di mettersi in gioco, esporsi alle critiche anche se negative.

Critiche negative nei confronti del libro che cambierà per sempre il concetto di letteratura di viaggio? Ma manc’pa capa, il mio libro è perfetto! Ma di che critiche stiamo parlando? Io sono qui, pronto a diffondere il mio sapere al genere umano ignorante, tsè!

Legge della “livella”: E’ necessario mettersi sullo stesso piano dei potenziali lettori, non fare il docente, cercare reciprocità, interazione, scambio, comunicazione.

Uhm, mi sa che dovrò rispedire indietro scettro, corona e mantello di ermellino. Come funziona il servizio resi di Amazon?

Legge del “dialogo”: l’utente moderno è sempre attivo e vuole prendere parte alla discussione. A meno che tu non sia un blogger affermato, quello che devi fare è accettare il dialogo con i tuoi potenziali lettori.

Maronn’ do carmine, mi stai dicendo che qualcuno potrebbe leggere questo post, non trovarlo di suo gradimento, permettersi di scrivere che gli fa schifo ed io dovrei fare buon viso a cattivo gioco e magari pure cercare il dialogo? Sento la giugulare che si sta gonfiando.

Beh, se non altro almeno ho capito cosa significa il termine storytelling, dal momento che c’è una legge apposita anche per quello: narrare le proprie esperienze in forma di storia. Sì, ho capito cosa vuol dire, esserne capaci è tutto un altro problema.
La lettura di questo libro mi sta deprimendo. Sento che ho bisogno di bere qualcosa; vado a vedere se ho un whisky scozzese dal sapore torbato dello Speyside.

Il whisky scozzese dal sapore torbato dello Speyside non l’ho trovato; sarà perché sono un barbone e non me lo sono mai potuto permettere. In compenso, da un angolo buio della credenza, ho recuperato una vecchia bottiglia di liquore alla prugna che mi avevano regalato l’ultima volta che sono andato al ristorante cinese dietro casa.
Vabè, riprendiamo.

Legge della “bonaccia”: all’inizio, visto che il blog non è ancora ben posizionato all’interno dei motori di ricerca, è matematicamente sicuro che non avrà traffico e quindi rimarrà in stallo come una barca a vela durante la bonaccia. Bisogna farsene una ragione.

Pure? E come ne esco dalla bonaccia?

Legge della “sostanza”: pubblicare contenuti speciali, di alta qualità. Creare aspettativa nel pubblico per mezzo della propria scrittura coinvolgente ed empatica.

Houston, abbiamo un problema.

Legge della “percezione”: in rete è importante essere percepiti come persone competenti.

Houston… e niente, lasciate perdere, voglio morire qui.

E a questo punto mi tocca pure chiedere scusa. Chiedere scusa ai blogger perché li ho sempre immaginati come degli sfigati topi da scrivania, che passano il loro tempo libero a elucubrare sciocchezze e a infestare la rete con le loro riflessioni non richieste. Soprattutto mi sono sempre state terribilmente sulle scatole le fashion blogger, quelle che per dirti che non va bene indossare gli stivali rossi sui jeans rosa, incassano decine di migliaia di euro. Adesso ho capito. Quando dici fashion blogger, il problema NON è nella parola fashion, ma in blogger.

Ed io che mi illudevo di dover solo parlare di viaggi! Non mi rimane che rivolgere una preghiera alla Santa protettrice dei viaggiatori: Licia Colò.

E voi nel corso della vostra esperienza avete individuato delle leggi per il blogging? Avete scoperto qualche alchimia strana?

4 pensieri su “Mi faccio un blog così!

  1. Pingback: .Org o .Com? Questo è il dilemma! – Marco Lovisolo

  2. Pingback: Non mettermi ansia, OK?!?! – Marco Lovisolo

  3. io adoro il tuo blog…. mi piace la “semplicità” con cui spieghi le cose e leggendolo mi vien voglia di imparare cose di un mondo che conosco poco. quindi DAJE … io ho un blog solo per raccontare di me non ho mai pensato di farci qualcos’altro ma adoro leggere i blog degli altri magari un giorno grazie a te trovo un’ispirazione.

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    1. Beh, grazie, dico davvero. Io cerco di parlare della mia esperienza mettendola sul ridere, forse da questo deriva la “semplicità” di cui parli. In ogni caso io ormai ho imparato che se vuoi leggere cose interessanti bisogna muoversi quasi esclusivamente sui blog, perché l’informazione “istituzionalizzata” ormai è poco credibile.

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