.Org o .Com? Questo è il dilemma!

Wordpress.org o wordpress.com? Questo è il dilemma!
WordPress.org o wordpress.com? Questo è il dilemma!

E insomma, ci ho ruminato su per un po’ e alla fine ho deciso di puntare su WordPress per costruire il mio blog. Non che avessi molta esperienza con questa piattaforma; anzi, per essere sincero stavo proprio a zero.

Per chi non lo sapesse, WordPress ha il dono dell’ubiquità. Ne esistono, infatti, due versioni: wordpress.com e wordpress.org. Sostanzialmente il .com è per chi non ha conoscenze tecniche; si tratta di un prodotto pronto che tu devi semplicemente assemblare secondo i tuoi gusti. WordPress.org, invece, è per gli smanettoni. Di fatto ti concede una maggior libertà, permettendoti di costruire da zero il tuo sito. A patto che tu sappia dove mettere le mani.

“Beh” mi sono detto “e che problema c’è? Di mestiere fai l’informatico, cosa vuoi che ti ci voglia per creare un blog con WordPress.ORG?”

Tre mesi.

Tre mesi nel corso dei quali:

  • Ho bruciato definitivamente quella parte di fegato che non era ancora stata brasata da vini, birre, martini e limoncelli vari.
  • Ho sfondato a cazzotti un paio di scrivanie (Nota -> Basta con questi mobili dell’Ikea, la prossima scrivania me la faccio costruire in solida quercia canadese).
  • Ho rinunciato a ore di sonno, ho messo da parte le letture culturali (Tuttosport, gli ultimi numeri di The Walking Dead, Honky Tonk Samurai di Joe Lansdale e la biografia di Ibrahimovic), ho abbandonato la TV.
  • Ho sviluppato una forte depressione e latenti complessi di inferiorità che, devo dire a onor del vero, ho coraggiosamente combattuto con l’induzione forzata di potenti psicofarmaci quali Nutella, Cioccoblocco Nestlè e Fonzies. Purtroppo, come tutti gli psicofarmaci hanno degli effetti collaterali del tutto inaspettati: io per esempio sono improvvisamente ingrassato come un cinghiale, tanto che adesso mi do del “noi”… e non mi riferisco al pluralis maiestatis.

E dopo tutto questo lavoro, mi tocca ricominciare da capo, perché io, prima di spendere soldi per beni non tangibili fisicamente quali il dominio e lo hosting space, ho deciso di sviluppare il sito in locale, ragion per cui oggi lo posso vedere solo io. Un onanista anche quando si tratta di bloggare.

Il fatto è che, come al solito, ci sono rimasto fregato. Leggi in giro sulla rete e tutti dicono che creare un sito con WordPress è una cavolata. Cavolata tua sorella!

In primo luogo ti devi installare in locale MySQL (DataBase) e Apache (Server), e già qui non è che uno proprio si diverta.

Poi deve scegliere il “tema”, ovvero l’aspetto grafico del tuo sito. Vai su WordPress e vedi migliaia di temi fighissimi, con delle immagini yeah, perfettamente strutturati, che ti dici: “Ecco, io voglio esattamente quello!”. Te lo scarichi e ti ritrovi tra le mani una fetecchia informe: immagini zero, strutture zero, solo tanti spazi bianchi. E’ come guardare la puntata finale di Masterchef e poi trovarsi davanti un piatto di finocchi bolliti.

Dopo devi cominciare a prendere confidenza con i famigerati plugin e scopri che ci sono i plugin che servono per migliorare le prestazioni di altri plugin, ci sono i plugin che vanno in contrasto con plugin installati precedentemente, ci sono plugin che hanno nomi talmente simili che te ne scarichi uno pensando che faccia una cosa e invece ne fa tutt’un’altra.

E poi dopo che lo hai installato, uno te lo ritrovi nelle Impostazioni, l’altro negli Strumenti, l’altro ancora campato mentula canis non si capisce bene dove, l’ultimo talmente evanescente che secondo me ormai è finito nell’iperspazio. Ci andrebbe un plugin per sapere dove gli altri plugin vanno a finire all’interno di quel girone dantesco che è la bacheca di WordPress.

Plugin, parola che, non a caso, fa perfettamente rima con belìn.

E mica basta. No. Eh già, è arrivato coso, è arrivato. Ci sono aspetti che devi risolvere andando a smanettare direttamente nel codice php, ma non puoi andarci direttamente, ti devi fare una copia di backup, il child theme, e poi smanubriare su quella.

Ma noi, che siamo dei veri signori, ci vogliamo fermare ai dettagli tecnici? Ma ovviamente no, ci dobbiamo aggiungere pure le rogne burocratiche. Perché per fare uscire un sito devi pubblicare un’informativa sui cookies, devi garantire che non userai i dati personali dei tuoi visitatori.

Ora, scusate, non è per fare polemica, ma:

Primo: Ma chi ca… sa come si fa a manipolare questi benedetti dati? Io non saprei nemmeno dove cercarli.

Secondo: Macchemmefrega a me di manipolare i dati dell’adolescente di Castelvolturno che capita casualmente sul mio sito, giusto il tempo di dire: “Maronn’che’mmunnezz” e andarsene.

Terzo: ma le leggete bene le boiate che scrivo? No, dico, ma secondo voi una qualsiasi attività commerciale prenderebbe mai in considerazione l’idea di usarmi come collettore di dati sensibili da utilizzare poi in campagne di marketing? Nemmeno Ruggero, il droghiere sotto casa mia, che va avanti ancora oggi a scrivere il conto sulla carta per il formaggio, prenderebbe mai in considerazione un’idea così balzana.

Alla fine sai cosa si fa? Si indica gentilmente a WordPress.org la strada per farsi teletrasportare affanc… e si mette mano a WordPress.com. In due giorni il sito è attivo.

Te capì?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...