Buena Vista Social Network II

Buena Vista Social Network (seconda parte)
Buena Vista Social Network (seconda parte)

(Se vuoi leggere la prima parte del post, clicca qui)

A quanto pare, però, il buon vecchio Facebook non è sufficiente. Insomma, i legami che ti impone (il fatto di poter comunicare solo con chi è tuo “amico”) ti precludono la possibilità di raggiungere altri potenziali lettori. Bisogna cimentarsi con altri canali di comunicazione e, visto che se ne parla tanto, punto dritto sparato su Twitter.
Mi creo il mio account, imposto l’immagine di copertina, quella di profilo e con estrema sagacia concludo: “Sai che novità. E’ UGUALE SPICCICATO a Facebook”.
Quando si dice avere lo sguardo analitico.
Dato che è uguale a Facebook, scrivo il mio primo post… oh, scusate, il mio primo tweet… e vengo immediatamente bacchettato dall’autorità superiore, l’uccellino azzurro del logo. Passo un paio di minuti a ragionare e a cercare sul video qualche indicazione d’errore, fino a quando mi accorgo che sono andato un “cicinino” largo. Su Twitter il tuo messaggio può contenere al massimo 140 caratteri inclusi spazi, a capo, nomi dei destinatari e i famigerati hashtag. Il mio ne contiene quasi trecento. Comincio a scorciare, ma siamo sempre ben oltre i centoquaranta. Alla fine mi ritrovo a mozzare parole e a sentirmi tanto come quei bimbiminkia che scrivono: “Cmq tvttb c vdm stas ke t dv parl?”.

Alla fine produco questo benedetto tweet di 140 caratteri puliti, puliti; non c’è lo spazio nemmeno per una virgola. Lo osservo e mi accorgo che per metà è costituito da hashtag sparati assolutamente a ca…so. #Ma #che #due #palle #sti #hashtag #!
Togli gli hashtag inutili, passa un’ora a cercarne altri su Twitter, rimanipola per l’ennesima volta il tuo tweet e guardalo di nuovo. Non capisco nemmeno che cosa ho scritto, ma ormai sono trascorse due ore ed io non ho più voglia di modificarlo. Sono già andato ben oltre il tempo che anni prima avevo dedicato alla stesura della tesi di laurea.
Sono esausto. Sparo il mio tweet e spengo il pc, dicendo a voce alta: “Lo guarderò più tardi per vedere se qualcuno lo ha commentato, ‘cuorato’ o ‘ritwittato’” e nel frattempo penso: “Ma come ca**o parlo?”.

Dopo tre ore accendo di nuovo il pc, entro su Twitter e del mio tweet non c’è nemmeno l’ombra. Sembra si sia disperso nell’iperspazio. Cerca e cerca e cerca e poi dopo cerca di nuovo, alla fine lo trovo sepolto sotto cumuli di polvere, senza il becco di un’interazione che sia una, ormai destinato all’oblio eterno. Mi fa anche un po’ pena, abbandonato lì come un sasso.
Comincio a rendermi conto che su Twitter le cose vanno diversamente. Questo è un social network che si muove a velocità supersonica, dove le tue parole spariscono nel giro di pochi minuti. Effettivamente, considerate le vaccate che scrivo, questo fatto potrebbe anche essere considerato un pregio. Io però non ho nessuna voglia di comprare un altro libro per imparare a twittare, quindi per adesso va così. L’unica cosa che ho imparato è che, in qualche modo, devi farti ritwittare. GENIO!

A questo punto ne avrei abbastanza di social network, quindi decido di non prendere nemmeno in considerazione i vari Instagram, Pinterest e nemmeno Google+.
Ma attenzione!!! Sento le rotelline che cominciano a muoversi. Come avrebbe detto a suo tempo il buon vecchio Antonio Lubrano:
“La domanda sorge spontanea”.

Allora. Se Google+ è il social network di Google e Google è tra i motori di ricerca “er mejo fico der bigoncio”, ma non è che, niente niente, un profilo su questo social network sarebbe meglio averlo? Mah. Prendo i due tomazzi che parlano di SEO, li scorro in religioso silenzio e approdo sulle oscure pagine che contengono il segreto di Google+: serve o non serve?
Volete sapere la risposta? Volete sapere cosa dicono questi presunti fenomeni della SEO? Volete conoscere il pensiero di questi sacerdoti del web? Volete essere messi al corrente del giudizio dell’oracolo? Ecco:
“BOH! Però tu nel caso un profilo createlo, chè tanto male non fa”.

Eggrazieal… ed io ho speso decine di euro per comprare due libri che, in sostanza, ti dicono: “Piuttosto che niente, meglio piuttosto”?
Sì, ho fatto esattamente questo.

Vabbè. Apro il profilo su Google+ e… non ci capisco niente! Ma niente! Qui le cose si fanno ancora più difficili. Gironzolo un po’ sul network e scopro che si ragiona per “cerchie”. Cioè, A può inserire B nella propria cerchia di amici e se C è amico di B allora C per A fa parte di una “cerchia estesa”. Tutto chiaro?

Di nuovo mi sento come un bimbiominkia disadattato, di quelli che per indicare una conoscenza alla lontana la definiscono “seconda cintura”:
“Bella raga, mi frega che ce l’ha con me, è una seconda cintura” (trad.: “Oh nobili amici, poco mi offende ch’egli sia adirato con me, poiché trattasi di una conoscenza superficiale”).

Poi ad oggi io ancora non ho capito la differenza che intercorre tra le cerchie denominate “Stai seguendo” e “Persone che seguo”. No, parlo seriamente. Cosa cambia? Qual è il sofisma filologico che sta alla base di questa differenza? Perché alla fine io mi trovo la stessa persona in due cerchie teoricamente diverse?

E sia come si vuole, oggi io mi ritrovo a vivere del tutto incoscientemente in maniera molto social. Infatti ho:

  • il mio vecchio profilo Facebook, dove pubblico argomenti pieni di cultura, tipo foto degli aperitivi, insulti a Cristiano Ronaldo per aver sbagliato un rigore agli europei, video di ubriachi che si prendono a testate ecc.;
  • la fan page Facebook, che non ho la più pallida idea di come gestire, soprattutto per quanto riguarda le statistiche;
  • un nuovo profilo Twitter dal quale sparo tweet che vengono quasi sempre ignorati da tutto il globo terracqueo;
  • un nuovo profilo Google+ nel quale non capisco nemmeno come impattare le persone che potrebbero essere interessate a quanto ho da scrivere;

Insomma sono davvero social, molto più social di quanto non sia mai stato in tutta la mia vita. ‘Mmazza aò, quanto sò social! Teoricamente dovrebbe trattarsi di un bel miglioramento. E allora perché me ne sto da solo in casa a urlare contro un PC?

Qual è la morale di tutta questa solfa? Che i social network di sicuro servono, ma al tempo stesso sono estremamente dispersivi. Per cui, sceglietene UNO, quello sul quale vi trovate meglio, con il quale avete maggior confidenza, insomma quello che sapete usare e poi lavorate sempre e solo su quello. Solo DOPO aver acquisito una padronanza sufficiente, potrete passare ad altre piattaforme, ma prima bisogna studiare attentamente, osservare le dinamiche, vivisezionare ogni suo aspetto.
Avere un profilo su molti social NON porta maggior traffico al vostro sito. Al solito, è sempre meglio prediligere la qualità.

2 pensieri su “Buena Vista Social Network II

  1. Pingback: Ehm… Permesso? – Marco Lovisolo

  2. Pingback: Buena Vista Social Network III – Marco Lovisolo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...