Keep calm and pubblica ‘sto libro!

No Panic
No Panic

Arrivati a questo punto è bene ammetterlo: la creazione del blog, i profili sui social network, l’analisi di mercato sul pubblico in realtà altro non erano che scuse. Belle e buone, altroché. La verità è che io avevo (ho) una paura dannata di pubblicare questo libro. Mi ha portato via un sacco di tempo e fatica, mi ha impegnato più di qualsiasi altro progetto io abbia iniziato nella vita, mi ha assorbito risorse che non credevo di avere. Quando ho messo la parola ‘fine’, mi sono sentito prosciugato.
A quel punto si potrebbe pensare che il più sia stato fatto. E invece no, perché è proprio lì che si nasconde il più subdolo e insidioso dei dubbi:
“Ma qualcuno lo leggerà mai ‘sto coso?”


Il pensiero che tutto quel lavoro NON retribuito sia stato inutile provoca nel sottoscritto una mutazione genetica. Tempo tre secondi mi ritrovo trasformato in un essere mitologico, metà uomo e metà ansia. Con lo stesso grado di lucidità di un’ameba stressata, decido di rileggere da capo tutto quanto, sottoponendo l’intero libro a una critica spietata. Leggi, taglia, sposta, aggiungi, cambia, torna indietro, fai un salto, fanne un altro, fai la giravolta, falla un’altra volta… alla fine mi sono perso.
Che si fa?
Ricomincio da capo. E qui non si capisce cosa volevo dire, e lì sono stato troppo volgare, e là non ho scritto bene… e si ricomincia di nuovo. Mi sembra di essere Bill Murray ne “Il giorno della marmotta”.
Nel corso dell’ennesima rilettura mi sorge un dubbio terribile:
“Prima del ‘ma’, ci vuole la virgola o no?”.
‘Na sciabbuolatt’n miezz’ agl’uocch’! Perché a quel punto ti ritrovi da solo ad affrontare uno dei peggiori mostri della psiche umana: LA GRAMMATICA ITALIANA! (Io tremo solo a pronunciarla).
Ehi, un momento: questo vorrà mica dire che me lo devo rileggere da capo DI NUOVO?
Già.
OK, modalità panico: ON!
Miliardi di domande che non mi sarei mai sognato di fare, tipo: “Quanti sono esattamente i puntini di sospensione?”, si affacciano insidiose alla mia mente.
Alla fine non resisto più e mi compro un libro in cui si spiega come, quando e dove usare la punteggiatura. Me lo ingoio tutt’intero come si faceva con i testi noiosi ai tempi dell’università e poi, alla luce degli appunti presi, indovinate un po’? Rileggo da capo tutto il libro.
Sembra incredibile, ma ogni volta scopro caterve di errori che nelle letture precedenti mi ero perso.
Dopo la decima rilettura mi è venuta la nausea. Mi sta pure pesantemente sullo stomaco il personaggio principale del libro, che poi, trattandosi di un libro autobiografico, sarei io. Per dire.
Il problema è che alla fine non ne sono convinto, secondo me c’è ancora qualcosa che non va.
Ho un’ultima carta da giocare: mia moglie. Per la cronaca mia moglie fa la docente di italiano nelle scuole medie inferiori, il che significa che è perfettamente abituata a correggere i pensieri banali e sgrammaticati dei bimbiminkia. Chi meglio di lei per avere una valutazione professionale del mio libro?
Elaboro una strategia maligna per indurla a leggere, senza però chiederle apertamente di farlo, perché mi vergogno. Abbandono in maniera apparentemente casuale capitoli del libro sul tavolo della cucina, sul suo comodino, sul davanzale del bagno. Niente.
Faccio cadere dall’alto domande idiote tipo: “Ma sai, mi sono sempre chiesto: quando si scrive ‘un po’, sulla ‘o’ ci va l’accento o l’apostrofo?”. Niente.
La fisso insistentemente, reggendo il manoscritto nelle mani, fino a quando mi chiede: “Mbè? Ca**otiguardi?”.
Alla fine cedo e le chiedo di leggere il libro, prestando particolare attenzione a punteggiatura e grammatica.
Lo legge e me lo restituisce con la faccia di chi ha a che fare con uno dei suoi alunni meno svegli. Pare che io faccia un uso compulsivo del punto-e-virgola. Lo butto lì così, come e dove capita, senza chiedermi se abbia un senso oppure no. In effetti devo ammettere che questo segno di interpunzione mi è sempre stato pesantemente sullo stomaco. Questo suo essere punto e anche virgola, questo suo modo di tenere il piede in due staffe, questo suo atteggiamento strafottente di chi crede di essere sempre al posto giusto. Io non ho mai capito bene come usarlo.
Bene tolgo quasi tutti i punti-e-virgola e dopo rileggo, ancora una volta, tutto quanto.
“Sì” direte voi “tutto questo discorso per dire cosa?”.
Per dire che PRIMA di mettervi a scrivere un libro, dovete fare un ripasso serio della grammatica e della punteggiatura. E soprattutto state sempre molto attenti ai punti-e-virgola. I punti-e-virgola sono delle bruttissime persone.

Con questi squallidi escamotage (blog, social network, rilettura compulsiva) sono riuscito a conquistare ancora qualche settimana. Tuttavia ormai sono arrivato al punto in cui non si può più rimandare. Bisogna scegliere un editore digitale al quale appoggiarsi e procedere con la pubblicazione.

6 pensieri su “Keep calm and pubblica ‘sto libro!

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  3. La correzione di bozze domestica! Non trovi che cementi la coppia?
    Anche mia moglie è insegnante e povera, trovarsi a disquisire di congiuntivi in piena digestione! Non credo sia stato il massimo della sua ambizione ma lo ha fatto, senza timore di propinare qualche salutare cazziatone in materia di punteggiatura. All’inizio soffrivo di “virgolosi”, malattia che peraltro pare abbia contagiato diversi traduttori di grandi autori americani e che sia anche molto diffusa fra i moribondi del giornalismo nostrano.
    Bene, sono guarito e la coppia è cementata. 😉

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