Me and you…canprint

Correzione bozze
Correzione bozze

Alla fine giunge il fatidico momento: bisogna inviare il malloppo a qualche casa editrice. Una volta tanto decido di partire dall’aspetto positivo della faccenda: non me lo possono rifiutare! E te credo: li pago per pubblicare, vorrei pure vedere che me lo rifiutassero! Mmmh, siamo sicuri? Certo se accadesse forse dovrei trarne le opportune conclusioni.
Navigo un po’ su internet alla ricerca di editori digitali e dopo un’attenta scrematura, eliminando quelli che non sono interessati ai racconti di viaggio, accantonando quelli che non mi ispirano, ne rimangono tre:

  • Youcanprint
  • Narcissus
  • Lulu

Lulu è la piattaforma che negli USA ha pubblicato Cinquanta sfumature di grigio; già solo per questo mi stanno sullo stomaco e quindi li scarto. Rimangono gli altri due ed io non so quale scegliere. Mi affido al metodo più razionale, quello che usiamo noi cartesiani puri di fronte alle incertezze: testa Youcanprint, croce Narcissus.
Esce testa: Youcanprint.

Youcanprint fornisce una serie di servizi editoriali: quarta di copertina, correzione bozze, analisi del testo, ecc. Ogni servizio ha un costo direttamente proporzionale al numero di parole del testo e già qui c’è qualcosa di strano. Capisco una politica del genere per la correzione bozze (se vuoi che ti corregga Guerra e Pace mi paghi), ma la quarta di copertina? Che il libro sia di dieci,cento o mille pagine la quarta di copertina non cambia…
Vabbè, decido di farmi fare un preventivo all inclusive: ogni possibile servizio editoriale ce lo metto dentro. Viene fuori una cifra con la quale potrei comprare un bilocale a Cervinia. Tolgo un po’ di cose e alla fine rimango con gli unici due servizi che ritengo irrinunciabili: editing del testo e copertina illustrata.
Preparo tutto il materiale e lo spedisco. Provo la stessa disperazione di una madre calabrese che ha appena mandato il figlio sedicenne nella scuola che si trova a due isolati da casa. Youcanprint fagocita tutto e dice: “Le faremo sapere”.
Dopo un paio di settimane mi arriva via mail un bozzetto della copertina. Mi piace: è abbastanza ironico e quindi do il via libera per la versione definitiva. Versione definitiva che arriva nel giro di qualche settimana e che mi piace molto meno del bozzetto. Meno male che si trattava solo della copertina di un libro e non di un tatuaggio, altrimenti me ne sarei dovuto andare in giro con un bozzetto mal definito sulla pelle.
Contratto un po’ via mail con il servizio assistenza e alla fine giungo a una versione che mi soddisfa abbastanza (non moltissimo) perché rende discretamente bene l’idea che voglio trasmettere: il viaggio è divertimento e scoperta al tempo stesso.
La tragedia vera è la fase di editing del testo. Per chi non avesse letto il post precedente, faccio un rapido riassunto: tra rivisitazione del testo, correzioni grammaticali e modifiche varie avrò letto e riletto il libro almeno dieci-quindici volte. Adesso me lo restituiscono “editato”. Vuoi che non lo rilegga? Mi sembra il minimo!
Riparto dall’inizio e mi accorgo di una serie di minch… di errori sciocchi che sono riusciti a sfuggire alle letture precedenti. Ma cose imbarazzanti, che non sto qui a riportare perché me ne vergogno troppo. Ovviamente c’è stata una strage di punti e virgola, caduti come cimici d’inverno. E dire che ne avevo eliminati!
Poi scopro (meglio tardi che mai) che i tre puntini di sospensione devono essere attaccati all’ultima parola, che quando è maiuscola la ‘E’ di essere si scrive con l’accento e non con l’apostrofo… Insomma grammaticalmente parlando il mio testo era un disastro.
Meno male che l’ho fatto editare. Se c’è una cosa che mi fa inferocire come un vichingo è acquistare un libro e trovarlo pieno di errori grammaticali. Se non altro almeno adesso la smetterò di fare lo spocchioso e atteggiarmi a maestrino pedante che pensa di sapere tutto.
Quindi il senso del post è questo: spendete qualche soldo in più (si parla di poche centinaia di euro), ma investite su servizi che possano migliorare il vostro testo. Ognuno di noi è troppo legato a quanto ha scritto per poterlo valutare con la giusta obiettività e anche le persone che ci sono vicine sono troppo coinvolte emotivamente per dirti: “Hai scritto una vaccata”. Quindi almeno un editing è necessario.
Per quanto riguarda la copertina credo che anche qui sia strategicamente corretto farla studiare da un professionista. Alla fine la copertina è il primo elemento che colpisce l’occhio del potenziale lettore. Poi è chiaro che, una volta preso in mano il libro, il lettore attento andrà oltre, magari darà una sbirciata al contenuto, ne leggerà alcuni brani, andrà in cerca delle immagini. Ma senza una copertina “attraente”, probabilmente non lo degnerà di uno sguardo, a meno che il nome dell’autore non sia Stephen King.
Infine c’è un servizio che nessun editore digitale ti offre: il titolo. Sembra una banalità, ma il titolo al pari della copertina è fondamentale. Ecco, sarebbe da aggiungere ai servizi editoriali. Oggi io mi trovo in difficoltà perché non ne ho ancora trovato uno che mi convinca pienamente. All’inizio pensavo di intitolarlo “Quando parti non dimenticare la carta igienica”, ma ho deciso di cassarlo. Metti, caso quanto mai probabile, che qualcuno lo legga e non gli piaccia; ecco io non vorrei che quella persona pensasse di usare il mio libro come surrogato della carta igienica.
Poi ho pensato a “Mai partire senza il sacco a pelo” per rimarcare il fatto che spesso le sistemazioni nelle quali ho dormito non erano proprio chic. Infine (e al momento attuale è il vincitore) “Lo zaino è pronto, io no”, con il quale intendo dire che io ho sempre qualche timore prima della partenza. E su questo titolo in definitiva si è basato l’illustratore per creare la copertina.
A voi quale piace? Oppure ne avete qualcuno da consigliarmi? Se ne trovate uno davvero valido vi pago una birra. Piccola. Da discount. Facciamo a metà.

3 pensieri su “Me and you…canprint

  1. “Lo zaino è pronto, io no” va bene. In realtà io sarei per “non dimenticare la cartaigienica”… ma una volta, non mi ricordo dove e quando ma mi ricordo il concetto, qualcuno mi disse: “ma a che ti serve la cartaigienica?”. Io restai un po’ di sasso, ma ecco, diciamo che se vuoi evitare polemiche… 😀

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  2. Pingback: Problema risolto? Non direi… – Marco Lovisolo

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