Accussì te ne vaie!

Addio per sempre!
Addio per sempre!

E niente. Ci ho provato in tutti i modi a ritardare il più a lungo possibile la pubblicazione del libro. Una serie degli espedienti che ho usato li potete trovare leggendo questo. Poi ci ho messo di mezzo le risse con la redazione di Youcanprint, altre tre o quattro riletture da cima a fondo che male non fanno, correzioni, aggiunte, tagli vari e infine una decina di chili conquistati bevendo ettolitri di birra trappista mentre facevo tutte le cose di cui sopra. Adesso, però, è arrivato il momento, non c’è più tempo per tergiversare: bisogna spedirlo e farlo pubblicare. E poi milioni di persone lo leggeranno e penseranno: “Questo è un pirla”, scriveranno recensioni infamanti ed io non potrò più uscire di casa, sarò costretto a camuffarmi da eschimese e infine dovrò trasferirmi nell’angolo più remoto della Groenlandia, dove verrò raggiunto da un branco di orsi polari che invece di sbranarmi mi prenderanno per il culo: “Oh, raga, è arrivato lo scrittore.
“Milioni di persone lo leggeranno”? Dunque, se ci mettiamo una copia per mia moglie e una per mia madre, che saranno le uniche lettrici, per arrivare al primo milione di copie me ne mancherebbero 999.998. Mumblemumblemumble… Mah, forse non è il caso di agitarsi tanto.
Beh comunque sia, il solo pensiero di privarmi del mio libro mi fa sentire peggio di Linus quando gli portano via la coperta. Per me ormai è come un figlio, anzi è MIO figlio! Ecco, la madre siciliana che si nasconde in me è finalmente venuta allo scoperto.
“Fiiiigghiuuuuu, figghiu beddu, unni vai?” urlo come un ossesso, rivolto alla chiavetta USB che contiene l’oggetto di tutto il mio amore.


Come si affronta una dipartita del genere? Beh intanto con bel piatto di melanzane fritte, perché poi nel posto dove andrà, chissà che gli daranno da mangiare. Poi gli preparo la valigia: pigiama lungo, canottiere pesanti, mutandoni di flanella, maglioni a girocollo, cappello di feltro, guantoni da boxe che tengono caldo. E poi una bella teglia di pasta al forno, ché come la fa mamma non la fa nessuno, i pipiruni sutta ogghiu di zio Tonino, un paio di chili di ‘nduja (lo so che è calabrese e non siciliana, ma ho il cuore a pezzi, voi non potete capire), le caciotte stagionate che si trovano solo qui. E alla fine, con la musica de Il padrino in sottofondo, mi stringo nello scialle nero e sulla porta di casa mi metto a piangere disperatamente,  trattenuto a forza dal parroco, dal sindaco, dal droghiere e dal resto dei paesani, gridando: “Turna! Divi turnari! Figghiu!”. Nella tasca dello spigato siberiano che gli ho messo addosso nonostante i 35 gradi all’ombra c’è una lettera di raccomandazioni per i cugini da cui sarà ospite. In realtà si tratta delle ultime, pignole precisazioni che ho voluto mandare all’editor e alla redazione di Youcanprint, perché voglio essere io ad avere l’ultima parola. Gnegnegne.

Non c’è che dire, sto affrontando la cosa in maniera davvero professionale. Sono orgogliosamente fiero della “calma, dignità e classe” (cit.) che ci metto in questa mia avventura. Meno male che di mestiere faccio altro, perché se dovessi campare con la scrittura credo che potrei finire sotto un ponte domani stesso.
Adesso è tutto nelle mani di… Youcanprint. Vai a sapere te quanto tempo ci metteranno a pubblicare, distribuire e poi scusarsi con tutto il mondo per avere messo in commercio un simile ammasso di c…orbellerie.
Quindi siete avvisati! Se non avete ancora deciso cosa comprare, per Natale avrete a disposizione un eccezionale regalo con il quale fare colpo in maniera indelebile su parenti e amici: una bella imitazione di un vaso cinese, acquistabile su Amazon a 1,99 euro.
E che avevate capito?

5 pensieri su “Accussì te ne vaie!

  1. ti ho scoperto ieri, sono anch’io un autore ycp. Mi sa che leggerò il tuo libro. Amo viaggiare anche se viaggio pochissimo. Sei forte. Un unico appunto. Unni vaie è siculo-campano. Il siciliano dice “Unni vai” 🙂 ciao, a presto, bruno

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