Assalto alla diligenza!

Stazione di Asti, ore 7 del mattino
Stazione di Asti, ore 7 del mattino

Come alcuni di voi sapranno, il 2016 per me è stato davvero avaro di soddisfazioni legate ai viaggi. Zero viaggi = zero soddisfazioni (di viaggio). Fortunatamente, però, sono un uomo dalle mille risorse e che cosa ho fatto per sopperire a questa mancanza? Mi sono trasferito a vivere ad Asti.
“‘zzo c’entra?” chiederete voi.
C’entra, c’entra eccome, perché adesso vivo ad Asti, ma continuo a lavorare a Torino, per cui sono entrato ufficialmente a fare parte del mondo dei pendolari.
Ora, vi svelo un segreto (a voi che vivete e lavorate nella stessa città): essere un pendolare è come viaggiare in India. Non ci credete? Ecco a voi la mia giornata.
1 – Sveglia a orari disumani, sequenza di azioni fantozzianamente calcolate per ridurre i tempi al minimo e fuoriuscita di casa nel freddo mattutino, salterellando da un piede all’altro nel vano tentativo di infilarsi le scarpe.


2 – Salgo su una vecchia bici sgangherata e parto a rotta di collo in direzione della stazione, mantenendo per tutto il percorso atteggiamenti da teppista nei confronti dei pochi trattori che si possono incontrare in giro per Asti prima delle sette del mattino. Un giorno o l’altro calcolerò male i tempi e finirò arrotato da una trebbiatrice.
3 – Accesso al binario numero tre dal quale parte il treno diretto a Torino Porta Nuova. La calca è talmente fitta che sembra di essere sulla metropolitana di Tokyo. Quando il treno arriva la varia umanità che occupa ogni singolo centimetro quadrato della banchina si risveglia immediatamente e dà inizio alla lotta per un posto a sedere. Vale tutto: aggressioni verbali, minacce mafiose, schiaffi, borsettate, colpi di kung-fu, tackles scivolati sulle caviglie.
4 – Carico della bici in spalla e scalata di quattro gradini, successivo accesso al vagone teoricamente riservato alle bici, litigio con ambulanti nigeriani che occupano tutti gli spazi disponibili, appropriazione violenta di un gancio a cui legare la bici.
5 – Ricerca inutile di un sedile comodo, dove poter allungare le gambe. Successivo adeguamento all’unico posto per accedere al quale è necessario scavalcare persone addormentate e con la bava alla bocca. Sistemazione raffazzonata che prevede ginocchia in bocca, gomiti direttamente piantati nel costato, totale blocco motorio.
6 – Apertura del proprio e-reader e tentativo di lettura vanificato dalle vicine che strepitano in merito alle varie tecniche di ricostruzione delle unghie, bambini che ruttano come cinghiali e gente che il lunedì mattina è già al telefono con gli amici della cumpa per organizzare l’uscita del sabato successivo. In merito a quest’ultimo punto, lo stesso discorso, parola per parola, lo si sentirà nei quattro giorni successivi.
7 – Scrollata dalla tua spalla della testa di qualcuno che ci si è addormentato sopra e successivo pogo da metallari all’interno del vagone. Tutti si accalcano verso l’uscita, giocando a chi riesce a spintonare di più.
8 – Recupero della bici e tentativo frustrato di uscita dal vagone. La fiumana di gente che si muove compatta non concede nemmeno un millimetro e scendere con la bici è impossibile. Si passa al piano B: lancio della bici, abbattimento casuale di alcuni sfortunati passanti, salto in avanti degno di Magilla il Gorilla, raccolta della bici assassina e fuga repentina sotto le arcate di Porta Nuova.
9 – Risalita sulla bici e attraversamento del centro torinese con i soliti atteggiamenti da teppista, questa volta rivolti ad auto, passanti, autobus. Qui almeno non ci sono trebbiatrici.
10 – Relax in ufficio per le successive nove ore.
11 – Alle 16:50 preparazione di tutto il bagaglio, ennesima risalita sulla bici e allo scoccare delle 17 partenza dai blocchi stile Pantani nella crono sull’Adamello.
12 – Ulteriore comportamento da pirata della strada per riuscire a giungere in tempo alla stazione, all’interno della quale si entra ancora ben saldi sul sellino; incontro con due carabinieri che se ne stanno tutto il giorno lì a non fare un ca**o se non dire al sottoscritto: “Giovanotto, non si può andare in bici qui dentro. Scenda”. Giovanotto lo dici a tua sorella, comunque vabbè, scendo.
13 – Slalom a piedi reggendo la bici in mezzo ai due miliardi di persone che a Porta Nuova NON ci vanno per prendere il treno, ma per fare un giro alla Feltrinelli, shopping da Zara oppure merenda all’Old Wild West.
14 – Tentativo di comprendere verso quale binario dirigersi. Ad Asti è sempre il tre, il percorso inverso da Torino invece prevede un’estrazione del lotto last minute per cui ieri era il due, oggi il sedici, domani sarà il 9 e 3/4 di Harry Potter.
15 – Hai presente i punti da 4 a 8? Sì? Bene, perché now… REPEAT!
16 – Uscita dalla stazione e con calma olimpica ritorno verso casa, alla quale si approda intorno alle 18:30.

Qualcuno di voi è mai stato in India? Avete provato a prendere il treno? Ecco, più o meno è così, con la differenza che laggiù sono molto più ordinati e tranquilli. Io però ho ottenuto il risultato che volevo: mi basta immaginare che al posto del freddo ci sia un caldo umido e che debba salire sul treno New Delhi – Calcutta per rivivere le emozioni di un viaggio in India.

Madresantissima, come sto messo…

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