CLAUDIA MORESCHI – Clamore in Asia

Claudia Moreschi - ClaMore in Asia - @photo credit Claudia Moreschi
Claudia Moreschi – ClaMore in Asia – @photo credit Claudia Moreschi

Di ritorno dai miei viaggi mi capitava spesso di raccontare le vicende che avevo vissuto ad alcune amiche, le quali puntualmente mi dicevano: “Ah, che bello! Viaggiare in solitaria in quella parte di mondo è il mio sogno. Il problema è che una donna non può andare da sola in quei posti”. Io passavo ore intere a spiegare che in realtà i rischi erano gli stessi che si possono correre passeggiando in una qualsiasi città italiana, a dire che di ragazze che vagabondano da sole ne è pieno il mondo, ma niente, non c’era modo di convincerle. La conversazione si chiudeva immancabilmente con: “Eh, ma tu sei un maschio, non puoi capire”.
Bene, e allora oggi scrivo di una donna che un giorno ha deciso di mollare tutto, comprare un biglietto aereo di sola andata, caricarsi lo zaino in spalla e viaggiare DA SOLA per cinque mesi nel Sud-est asiatico. Incredibile a dirsi è sopravvissuta e la prova sta nel libro che ha scritto e pubblicato dopo il suo ritorno: Clamore in Asia.


“Clamore” in realtà dovrebbe essere letto “ClaMore” ed è il diminutivo di questa ragazza bergamasca: Claudia Moreschi. Claudia ha avuto il coraggio di fare quello che io ho sempre desiderato, ma senza mai concretizzarlo. Insofferente ai ritmi serrati della vita moderna, all’ufficio, ai difficili rapporti con i colleghi, ha deciso di dare le dimissioni e viaggiare in solitaria per oltre cinque mesi tra Thailandia, Laos, Vietnam, Cambogia e Singapore.
Nelle prime pagine del libro si colgono quei sentimenti che solo i viaggiatori in solitaria possono comprendere pienamente: quel misto di euforia e ansia, quella vitalità straripante che si fonde all’angoscia dell’ignoto, quell’ebbrezza quasi spensierata per una nuova avventura che cammina a pari passo con il dubbio di non essere all’altezza di ciò che si sta per affrontare. Sono queste le sensazioni ti stringono lo stomaco nei giorni precedenti la partenza. Eppure, per tutti quanti noi, alla fine vince la voglia di girare l’angolo, di guardare cosa c’è dall’altra parte, di partire.

Cambogia - Angkor
Cambogia – Angkor – @photocredit Claudia Moreschi

Il 12 novembre 2014 Claudia ha chiuso la porta di casa, si è caricata lo zaino in spalla ed è partita per quella che è stata la più formidabile avventura della sua vita, un evento che ha stravolto definitivamente tutta la sua esistenza. Approda inizialmente in Thailandia e viaggiando con lentezza risale verso nord, fermandosi in luoghi che la ispirano per i monumenti (Ayutthaya, Sukhothai) oppure solo perché il nome le suona simpatico (Chiang Dao), assaporando la possibilità di non avere scadenze né tempi da rispettare, fermandosi qualche giorno in più del previsto nelle località che le piacciono e ripartendo appena possibile da quelle che non apprezza.
L’autrice, per scelta personale, si sposta solo via terra, appropriandosi così di una dimensione “morbida”, rilassata che le concede il tempo di approfondire la conoscenza con i locali e con gli altri viaggiatori. Il contatto con l’altro diviene un elemento formativo, perché impone un confronto, un’analisi critica della propria storia personale, un definitivo apprezzamento per la scelta fatta.
Dalla Thailandia Claudia sconfina in Laos e inizia il suo cammino verso il sud della penisola indocinese. Approda nella bellissima Luang Prabang e purtroppo la trova quasi irrimediabilmente rovinata dal turismo di massa. Quando ho letto questo capitolo per me è stata una fucilata. Mi ero fermato circa una settimana a Luang Prabang nel 2005, al tempo del mio viaggio nel Sud-est asiatico, e avevo eletto questa piccola e sonnacchiosa cittadina a luogo del mio cuore. Oggi, invece, pare che sia diventata una località ormai estranea al Laos, punto di ritrovo di grandi viaggi organizzati, che ne hanno deturpato l’originaria purezza. Il turismo di massa è veramente una maledizione.

Laos - Piana delle giare
Laos – Piana delle giare – @photocredit Claudia Moreschi

Si prosegue verso sud, attraversando la Piana delle Giare e approdando successivamente a Hanoi, in Vietnam e da lì raggiungendo Halong Bay, Hoi An (anche questa ormai irrimediabilmente inflazionata dal turismo), il delta del Mekong. Un nuovo confine viene attraversato per raggiungere la Cambogia, ritornare nella sua capitale Phnom Penh e visitare il luogo in cui un regime guidato da un rivoluzionario folle ha quasi sterminato un intero popolo: Choeung Ek. Nonostante gli anni trascorsi, io ricordo perfettamente quella sensazione opprimente che ti prende lo stomaco mentre giri per questo terribile campo di sterminio, dove si vedono le fosse comuni lasciate aperte, dove gli alberi grondano di braccialetti o piccoli oggetti appartenuti a bambini di pochi anni uccisi a colpi di pala per risparmiare sulle pallottole, dove il silenzio e la tristezza ti schiacciano inesorabilmente a terra, rendendoti difficile anche solo mettere un piede davanti all’altro.
La viaggiatrice prosegue nel suo vagare, rientra nel Laos, questa volta da sud, raggiunge l’esotica Si Phan Don, la terra delle 4000 isole, punto di approdo imprescindibile per chiunque viaggi in Indocina. Rientra infine in Thailandia, da cui era partita mesi prima, ne visita le isole, tra cui la celeberrima Phi Phi Island, arriva a Singapore, dove rimane piacevolmente sorpresa e infine rientra in Italia.

Thailandia - Phi Phi Island
Thailandia – Phi Phi Island – @photocredit Claudia Moreschi

In ogni riga del libro si può cogliere la gioia di una donna che ha avuto la forza di prendere in mano la sua vita per farne ciò che più desiderava: viaggiare. Un viaggio che, come sempre, è più al nostro interno che all’esterno, che diviene percorso esistenziale e formativo, un processo che ti pone da solo di fronte ai tuoi timori, che ti fa affrontare disagi e difficoltà, che mina le tue certezze, che ti mette fuori equilibrio, che a volte ti fa dire: “Ma chi me lo ha fatto fare?”, ma che in ultimo ti regala un inebriante senso di libertà, affina il tuo sguardo, ti fa vedere le cose da una prospettiva sconosciuta. In definitiva, ti fa crescere.
Claudia conclude con un’esortazione che non posso non condividere pienamente: viaggiate! E se potete, fatelo da soli, apritevi al mondo, permettetegli di conquistarvi. Non tornerete più indietro.

In sintesi:

Clamore in Asia

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