Guadagno? Zero!

Compra il mio libro
Compra il mio libro

E dopo che lo hai scritto e pubblicato, che ci fai con il tuo libro? Ma lo vendi, ça va sans dire! Del resto stanno tutti lì, famelici, in attesa solo di comprarlo. C’è gente che ha messo da parte i soldi per un anno pur di riuscire a raccogliere la cifra necessaria all’acquisto della Pregiata Opera. Sembra che davanti alle librerie siano previste code che non si sono mai sognati nemmeno per l’uscita dell’ultimo Harry Potter.
Sarà. Io passo il tempo a guardare il report delle vendite e tutto quello che mi compare è un perfetto, scintillante, fantastico zero. Comincia a venirmi un dubbio: ma vuoi mica dirmi che mi devo trasformare in un venditore ambulante per piazzare qualche copia di questo benedetto libro?
And the answer is… Sì, è ESATTAMENTE quello che devi fare: il vù cumprà. Non posso mettermi in mezzo a una strada a importunare la gente per cui mi rimane un’unica possibilità: lo stalking a parenti e amici.

Cominciamo dal parentame.
Adesso tu mi dici con quale cuore vai da tua madre e le dici: “Mamma, questo è il mio libro, dammi 10 euro”. E quindi già la prima copia se ne va serenamente per la sua strada senza portarti a casa nemmeno un centesimo.
Poi i suoceri. Se non fosse per il padre di mia moglie in questo momento casa mia sarebbe un cumulo di macerie. Io da solo non sarei nemmeno stato in grado di individuare la caldaia. Lui mi ha spiegato per filo e per segno come farla partire, come svuotarla, come riempire di sale l’addolcitore… Non mi chiedete che cos’è l’addolcitore perché divento un animale! So solo che ogni tre mesi devo riempirlo di sale e me lo faccio bastare.
Insomma, che fai ? Gli chiedi soldi? Se me li chiedesse lui per ogni favore che mi ha fatto, dovrei pagare migliaia di euro. Beh, seconda copia, bye bye.
Che poi fosse stata solo la seconda. Mia suocera che mi chiede: “Posso prenderne qualcuna da regalare in giro ai parenti?”. E prendile, che ti posso dire?
Poi ci sono gli amici, quelli che frequenti da una vita: il tuo testimone di nozze, il tuo socio di tennis… Ciao copie omaggio, ciao.
In tutto questo devi pur fare un po’ di promozione, devi farti recensire, devi comparire su qualche blog, sito, community. In altri post ho messo in risalto la necessità di fare rete con altri blogger; puoi leggere qui e qui. Tuttavia non ti puoi aspettare che queste persone, che hanno migliaia di followers, si mettano a seguire proprio te. Quindi per avere la speranza di finire sui loro blog e farti recensire che fai? Gli invii una copia omaggio, quando non addirittura due, come nel caso dei book bloggers che ne usano una per i giveaway. E pure lì, prendi la tua copia, la abbracci, la imbusti, vai in posta, paghi e la spedisci.
Grazie a conoscenze incrociate (l’amico di una mia ex collega di lavoro che non vedo dal Pleistocene, più o meno), riesco ad attaccarmi come una zecca a una libreria disposta a esporli. Parto in quinta e propongo di portargliene quindici copie, ma la proprietaria della libreria mi dice: “Vabbè, facciamo cinque, che sono già tante, eh?”. Ovviamente tutte in conto vendita: guadagni se le vendiamo, altrimenti te le puoi pure riprendere. Come darle torto? In Italia le librerie faticano a vendere i libri di Jonathan Frenzen, figurati quello di Marco Lovisolo (CHI?).

Beh, a un certo punto ti dici anche che non può continuare così, qualcuno lo devi pur fare pagare. Punti verso gli amici un pochino meno intimi, quelli che vedi sì, ma saltuariamente. Però sempre amici sono, persone con cui ridi, scherzi, passi le serate, i weekend. Lì deve entrare in gioco il fattore C. Se hai il C. di avere amici intelligenti, questi ti toglieranno dall’imbarazzo, chiedendoti: “Quanto ti devo?”. Diversamente, o il fattore C. te lo metti in faccia e ti fai pagare oppure anche quelle copie si perdono per le vie del mondo. E comunque, anche quando ti vogliono pagare, non puoi chiedere il prezzo di copertina, che è stato fissato (non da me!) alla cifra adeguatamente assurda di 17 euro. Quindi biascichi due parole e ti fai dare giusto lo stretto necessario, con il quale non rientri nemmeno dalle spese.

Insomma, morale della faccenda: delle trenta copie ordinate non me ne è rimasta nemmeno una. Il guadagno? Sotto zero.
Meno male che il mutuo della casa lo pago facendo l’informatico.

8 pensieri su “Guadagno? Zero!

  1. Il problema è piazzare il prodotto, non perché non sia appetibile, quanto perché poca gente legge e se lo fa, spesso si ferma davanti alla solita pila di libri messa di fronte alla porta del negozio e se ne va, avendo lasciato venti euro alla ragazza del treno. Ma tutto sommato la vendita dei cartacei funziona. Almeno nel mio caso, un certo passaparola mi ha premiato e sono fiducioso per il mio prossimo lavoro che uscirà con editore. Quello che non funziona, invece, è il commercio ebook, strangolato da milioni di testi tutti uguali, con vampiri, lupi mannari, vampiri mannari e lupi vampiri, tutti che trombano come ricci, naturalmente. La cosa, assieme all’altro milione di testi in chiave erotico-sentimentale- trenta metri sopra il cielo-ti amo ma forse non abbastanza o ti amo perché non voglio odiarti etc, ha fatto il resto, saturando l’offerta e, non me ne voglia chi si sentirà chiamato in causa, abbassando il livello al punto di fare imbufalire il lettore medio, che sembrava potere sopportare tutto e invece no, ad un certo punto si è messo a ripassare le declinazioni dei verbi e la grammatica per fare giustamente le pulci a qualcuno. Insomma, si è creata una certa avversione nei confronti dello scrittore emergente, e la cosa non sarà facile da gestire…

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    1. Tutto tristemente e assolutamente vero. E non dimenticare che oltre ai filoni dei vampiri mannari trombaioli, ragazze del treno e sfumature di giallo-verde-pesca ci sono pure gli “autori” italiani: Volo, Bignardi, Jovanotti. Questi hanno un’esibizione mediatica infinita e i libri li vendono. Volo viaggia sui cinque milioni di copie. Abbiamo gli “scrittori” che ci meritiamo.

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  2. anche il dispositivo Kindle, che al contrario di Kobo non presenta la copertina del testo che hai in lettura, propone di continuo l’acquisto di opere, che appartengono solo ed esclusivamente al filone di cui sopra. E’ chiaro che un consumatore un po’ pigro si lascerà tentare e andrà ad ingrossare la clientela dei romanzi rosa. In questo paese ed in questo momento, il mercato è profondamente condizionato da quel tipo di offerta. Alla Mondadori di Torino, per esempio, tutti questi libri sono stati relegati in un grosso cassone prossimo all’uscita, un po’ come le caramelle al supermercato. Ma su internet dominano, occupano i primi posti della classifica e concedono poche possibilità alla concorrenza. Stamattina, uscendo dall’ufficio, ho incontrato una persona che ha avuto i miei libri in prestito da un amico. Bene, mi son detto, sono già vittima di pirateria 😉 in ogni caso e scherzi a parte, per vendere ci vuole troppo culo in rapporto ai meriti, e la cosa un po’ preoccupa…

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    1. Sono d’accordo anche questa volta. Questo è uno dei motivi per cui non mi prendo troppo sul serio come scrittore: sono cosciente di non avere valori assoluti da mettere sul tavolo e il culo è una questione imponderabile

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