MASSIMO ZAINA- Tutti i colori del mondo

Tutti i colori del mondo
Tutti i colori del mondo – @photo credit Massimo Zaina

Girando sui vari store on line in cerca di un libro di viaggi di cui parlare, mi sono imbattuto in Tutti i colori del mondo del globetrotter friulano Massimo Zaina. Copertina intrigante e sottotitolo che non è passato inosservato: racconti di viaggio. Come ormai sa più o meno tutto il globo terracqueo e pure qualche altro pianeta del sistema solare (perché non ho fatto spamming selvaggio, nooooo!), io ho pubblicato un libro di racconti di viaggio, nel quale ho descritto le mie vicissitudini in giro per il mondo. Con la lucidità che mi è propria, pensavo che Massimo avesse fatto la stessa cosa e così ho comprato il suo libro.
Dico la verità: volevo valutare la concorrenza.


E qui la prima sorpresa. Il libro è sì una raccolta di racconti di viaggio, ma il protagonista non è Massimo, o almeno non lo è in forma strettamente autobiografica. I luoghi rimangono sempre sullo sfondo, mentre sul proscenio prendono posto i personaggi principali di racconti inventati, uomini spesso in cerca di una nuova opportunità, con un passato oscuro o semplicemente squallido alle spalle, persone insoddisfatte della vita, individui che nella dimensione del viaggio scoprono qualcosa di sé e non sempre si tratta di una rivelazione positiva. I finali sono spesso amari, ma in definitiva non è forse vero che la vita stessa è così?

I racconti sono davvero coinvolgenti, ma personalmente ho trovato particolarmente interessanti quelli nei quali emerge una critica evidente al mondo occidentale e al suo modo discutibile di approcciare le culture di Paesi e popoli distanti.
In La silenziosa guerra dei mondi, uno spregiudicato agente di viaggio percorre l’isola di Sumatra in cerca di emozioni forti da vendere ai suoi clienti. Entra in contatto con un volenteroso ragazzo locale che cerca di introdurlo agli elementi più caratteristici dell’isola, ma lo tratta male perché quello che sta cercando è l’essenza stessa dell’isola, il suo lato selvaggio, lugubre, violento. Come spesso capita, la natura violentata si vendica: il protagonista si ritrova vittima di una lugubre cerimonia giuridica, al termine della quale viene brutalmente ucciso. Un racconto che è un preciso atto d’accusa contro un mondo (il nostro) che con il turismo rovina i luoghi che tocca, trasformandoli in giganteschi luna park per annoiati signori in cerca di adrenalina.

Sulawesi (Indonesia)
Sulawesi (Indonesia) – photo credit @ Massimo Zaina

Sempre in Indonesia, precisamente a Timor Est, è ambientato Grigio è il colore delle cose. Si parla della difficile transizione verso l’indipendenza della piccola isola indonesiana, dei massacri che seguirono il referendum, dei vani tentativi di creare dei campi di accoglienza per i profughi. Anche qui emerge l’esiziale tocco occidentale che trasforma questi paradisi in inferni popolati da donne costrette a prostituirsi, poliziotti corrotti e bambini accattoni. Quelli che provano a salvare la purezza originale, vengono irrimediabilmente schiacciati da meccanismi più grandi di loro.

Timor Est (Indonesia)
Timor Est (Indonesia) – photo credit @ Massimo Zaina

Dal nostro inviato a Iquitos, invece, è una dura critica all’imposizione della cultura del profitto tipica delle multinazionali. In una terra in cui le cose sembrano funzionare bene, una multinazionale del gas ordisce l’omicidio di un missionario e di tutti i suoi ospiti per poter così richiedere l’intervento dell’esercito, espropriare gli indios della loro terra e procedere a una lottizzazione che vedrebbe la multinazionale stessa come unico acquirente. Una volta preso possesso degli aviti terreni di popolazioni che li occupavano da secoli, si potrà procedere con lo sfruttamento indiscriminato e la distruzione dell’habitat. Una situazione che in America Latina si è ripetuta infinite volte sin dai tempi dell’attracco di Cristoforo Colombo sull’isola di Hispaniola. Anche in questo caso, coloro che provano a opporsi o a denunciare il fatto vengono stritolati dal sistema, uccisi, fatti sparire.
L’etica è un’ameba ci mette di fronte alle contraddizioni del nostro tempo. Oggi a leggere i giornali sembra che alcuni Stati allevino solo terroristi: Iran, Iraq, Siria sono dipinti come luoghi nei quali pochi spietati leader affamano una popolazione, la cui unica speranza risiede nell’esportazione violenta della democrazia da parte del mondo occidentale, USA in testa. Un’indagine appena più accurata, dimostra che questo stato di cose non risponde a verità. Sono ben altri gli Stati nei quali i diritti umani vengono sistematicamente violati, dove schiavi provenienti dal Pakistan e dall’India sono costretti a lavori massacranti per pochi spiccioli al giorno, dove le donne più carine vengono quasi obbligate a prostituirsi. Uno di questi si chiama Arabia Saudita e non viene mai menzionata nei giornali per il semplice motivo che è il principale partner commerciale USA nella regione. Dimostrazione di come la nostra etica si adegui alle necessità economiche del momento.
Altri racconti toccano temi differenti: del traffico di droga sul confine tra Messico e USA (La bruja – La strega), al tradimento (Hiroshima mon amour), alla fuga da una vita sbagliata (Un inesistente paradiso perduto).

Isole Andamane (India)
Isole Andamane (India) – photo credit @ Massimo Zaina

Un libro che vale la pena di leggere, ma a una condizione precisa: approcciatelo a mente aperta, spogliatevi dei pregiudizi e ascoltate la voce di chi certi luoghi li ha visti con i propri occhi.
Non mi stancherò mai di ripeterlo: viaggiare è NECESSARIO perché il mondo odierno può essere compreso solo con una presa di coscienza personale. I giornali, le tv, internet, per quanto super partes e obiettivi ci forniscono comunque sempre e solo una visione filtrata della realtà. Volete vedere come stanno davvero le cose: andate sul posto e pensate con la vostra testa.

In sintesi:

Tutti i colori del mondo – racconti di viaggio

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