Ansia da prestazione

OK, panico!
OK, panico!

Io non so se anche a voi capiti la stessa cosa, ma per me è sempre così.
Ho viaggiato in lungo e in largo per il mondo, ho toccato cinque continenti, ho dormito in compagnia degli scarafaggi, ho mangiato cibi che voi umani non avete mai nemmeno sentito nominare, me la sono cavata in situazioni che solo a pensarci ancora adesso mi chiedo: “Ma quanto sei stato scemo?”. (Ne ho parlato nel mio libro). Insomma, dopo tutto questo tempo e questa esperienza, si suppone che uno abbia acquisito un sufficiente grado di autostima e sicurezza, quel tanto che dovrebbe bastare a non ridursi allo stato di ameba tremebonda prima di ogni partenza.
E invece no. All’approssimarsi del viaggio mi trasformo puntualmente in una creatura mitologica: metà uomo e metà ansia. Ogni santa volta vivo il momento della partenza in preda a sensazioni contrastanti: poca voglia di partire, senso di inadeguatezza, immediate pulsioni di ritorno a casa. Poi, impertinente, si affaccia quel desiderio costante di andare oltre il conosciuto, di girare l’angolo per vedere cosa c’è, di aprire quella porta per scoprire cosa nasconde.
Questo continuo mettermi alla prova, come se non mi ritenessi capace di fare le cose, questa insaziabile voglia di vedere il mondo, cosa sono? Da quale luogo del mio animo vengono? E perché continuano a girarmi in testa senza lasciarmi in pace?
Sarà banale dirlo, ma la pura e semplice verità è che il viaggio è veramente una metafora della vita: è una serie di tappe che si succedono, alcune pianificate, altre casuali, è un insieme di incontri fortuiti e di arricchimento personale. Non sarà che la mia paura di viaggiare potrebbe essere interpretata come paura di vivere, come timore derivato dal rendersi conto che la vita è semplice e che, in definitiva, basterebbe lasciarsi condurre per dominarla totalmente?

Per fortuna sono un taccagno e mai e poi mai prenderei in considerazione l’idea di buttare nella spazzatura i soldi spesi per l’acquisto di un biglietto aereo. Quindi in un modo o nell’altro parto… e ogni volta mi ritrovo a benedire la scelta fatta.
Sarà l’atmosfera morbida che immancabilmente contraddistingue i luoghi che visito, sarà il fatto di riuscire a liberarsi delle tensioni che mi attanagliavano al momento della partenza, sarà la sensazione di avere ripreso in mano il controllo della mia vita, ma quasi con sorpresa, mi sento pervadere da una lieve serenità. Sarà vero che in un contesto in cui nessuno mi conosce riesco a buttare via alcune delle maschere che indosso durante la vita? Non lo so. Quello che so è che sono finalmente leggero, tranquillo. Il viaggio, come sempre, assorbe tutte le fibre del mio essere e mi dà pace. Inspiegabilmente mi trovo immerso in una bolla di serenità che tutto pervade e che lascia una traccia sottile e aggraziata nel mio animo, tanto da indurre un comportamento per me inusuale: calma, resilienza, sorrisi continui.
Ora, intendiamoci. Non è che mi trasformi esattamente in un monaco tibetano in pace con il mondo. Mi sono preso le mie arrabbiature e ho passato ore intere a sacramentare contro gente che mi aveva fregato o trattato male, ma la grossa novità è che riesco a mettermi alle spalle ogni inconveniente con facilità estrema.

Poi c’è la fase del ritorno. In quei momenti non ci sono più né ansia né serenità, ma una solenne e intramontabile incazzatura, un giramento di maroni che potrei tornare a casa senza prendere l’aereo. E sempre, sempre, sempre mi ritrovo a vivere questa scena surreale in cui parlo con lo specchio, in cui insulto il mio riflesso per non avere avuto il coraggio di prendere il volo della settimana successiva.
Rientro a casa e come il peggior tossicomane mi metto a consultare il sito della Lonely Planet in cerca di un nuovo posto da visitare. Studio, leggo, mi informo, decido, compro il biglietto aereo.
E rientro in paranoia pre-partenza, che mi accompagna instancabilmente per i dieci mesi antecedenti il volo.
A pensarci bene c’è un’unica soluzione a questo problema: mollare tutto e partire una volta per tutte. Si fa un bel carico di ansia una volta sola e poi è tutta vita.

Ma a voi non succede la stessa cosa? Non vi trovate anche voi nella condizione di dire: “Vabè, dai, si scherzava. Adesso rinuncio a tutto e vado in vacanza a Rimini”?

13 pensieri su “Ansia da prestazione

  1. Ti capisco, succede anche a me! Non sempre, ma soprattutto quando devo partire e fa troppo freddo, allora mi immagino a girovagare in qualche città gelida e mi dico “ma non sarei stata meglio a casa?” Oppure vogliamo parlare degli incubi della notte prima di partire? Io immancabilmente sogno nell’ordine: 1. che non suona la sveglia; 2. che per strada o mi perdo oppure non ricordo da quale aeroporto devo partire; 3. che una volta arrivata in aeroporto ho dimenticato a casa il passaporto… Alla fine però il risultato è sempre lo stesso: quando è ora di tornare a casa vorrei piangere 😉

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  2. E’ vero, ogni tanto capita anche a me! E quando mi succede penso a viaggi passati e a situazioni decisamente più problematiche (ogni tanto capitano) e che risolvendo senza neanche pensarci e mi dico: “Ma come facevo?”. Forse è vero, crescendo ci crescono pure le ansie 😉

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  3. Ciao Marco! Succede sempre anche a me: ansia immane prima di ogni viaggio! Ogni volta mi maledico, penso che avrei fatto meglio a rimanere a casa, che non ho voglia di partire ecc ecc. E poi invece metto il piede in aeroporto e mi passa tutto e mi godo il viaggio al 100%, e torno a casa contentissima di essere partita! Sono rincuorata nel sapere di non essere l’unica!
    ps: l’ansia da binario ce l’ho anch’io!!!!!

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    1. Ciao Beatrice. Intanto vedo che sei una dei ViaggiAutori! Io seguo spesso il blog di Cabiria.
      Che dirti? Meno male che c’è qualcuno che mi capisce. Mia moglie, per esempio, prima della partenza è la persona più allegra e pacifica del mondo e non capisce proprio il mio stato d’ansia esistenziale. Però per fortuna, anche io una volta che mi trovo sul posto sono solo contento di essere partito.
      Grazie per essere passata da qui.

      P.S. ADORO la Scozia!

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      1. Ciao Marco! Si, ho avuto il grande onore di realizzare un sogno tramite i ViaggiAutori e di scrivere la mia guida sulla Scozia, paese che letteralmente adoro..ma credo si capisca 🙂 🙂 Grazie a te per farmi sentire meno sola nei miei ansiogeni giorni pre partenza! 🙂

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  4. Pingback: Mollo tutto e me ne vado! – Marco Lovisolo

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