Perché ho scritto un libro di viaggi?

Scrittura di viaggio
Scrivere e viaggiare

Già: perché? Beh, in parte l’ho già spiegato in questa pagina: mentre ero in giro per il mondo, tenevo i contatti con i miei amici quasi esclusivamente via mail. Inizialmente scrivevo delle città che visitavo, dei monumenti che vedevo, dei luoghi che esploravo, insomma facevo il mio bel compitino. Poi, poco alla volta, mentre prendevo confidenza con la parola scritta, ho cominciato a riportare anche piccole vicende quotidiane: i cibi strani che mangiavo, i bus che perdevo e quelli sbagliati su cui salivo, le persone che incontravo, le discussioni surreali che facevo con degli sconosciuti. Inaspettatamente questi dettagli personali ottenevano un successo clamoroso tra coloro che mi leggevano, tanto che nacque spontaneamente un piccolo gruppo di fan. A volte passavo giornate intere a bighellonare e a fare il nulla più assoluto, in serata trovavo, forse, modo di accedere a un pc, consultavo la mia casella di posta e mi trovavo una decina di mail in cui mi si chiedeva di raccontare la mia giornata.


In seguito ho scoperto che alcune di queste persone (più d’una) si erano create un file word nel quale avevano salvato i miei reportage: ogni tanto se li rileggevano e sostenevano (giuro!) che la cosa li rimetteva di buon umore. Lo so: c’è gente strana in giro. E la conosco tutta io!
Con il tempo questi amici hanno cominciato a stuzzicarmi con l’idea di raccogliere tutte le mie esperienze in un libro, concetto successivamente ripreso in maniera martellante da una ragazza che si era aggiunta a questo gruppetto di fan e che con il tempo è diventata mia moglie.
Insomma, il materiale c’era perché qualche folle si era salvato tutte le mie mail, il mio orgoglio era stato adeguatamente pompato e mia moglie aveva cominciato ad attuare una strettissima marcatura a uomo, stile Jurgen Kohler dei bei tempi. Non c’erano più scuse da accampare.
Tuttavia i problemi non erano finiti. Le mail costituivano degli spaccati precisi di ciò che mi accadeva, ma erano slegate, non avevano consequenzialità, erano totalmente prive di un filo conduttore che le annodasse una all’altra. Era necessario amalgamarle ed io non sapevo come fare. Ho riletto di nuovo tutti i libri di viaggio che avevo in casa, ho saccheggiato le biblioteche civiche torinesi in cerca dei titoli che non possedevo e ho letto in maniera compulsiva pure quelli. Cercavo di rubarne lo stile, la struttura, la metrica. Ovviamente non ci sono riuscito. Poi mi sono dovuto documentare, ho dovuto leggere, studiare, reperire ogni tipo di informazione legata ai luoghi che avevo visitato. Ho recuperato tutti i miei appunti, scritti su bloc notes stropicciati, pagine finali delle guide e foglietti svolazzanti. Ho scavato nella memoria per riesumare ricordi e sensazioni. Infine ho raccolto tutto questo materiale e ho tentato di plasmarlo in modo da renderlo leggibile.
Il risultato è questo libro al quale ho lavorato per oltre un anno, ma che in realtà ho cominciato a scrivere molto tempo prima, all’epoca del mio primo viaggio in solitaria. Non so se a voi piacerà leggerlo, ma sicuramente a me è piaciuto scriverlo e, forse, questo era l’unico scopo al quale era destinato. Mi ha permesso di rivivere quelle sensazioni, quei momenti che si stavano ingrigendo. Mi ha dato l’opportunità di sezionare le mie esperienze, analizzarle con mente lucida, osservarle da una nuova e sorprendente prospettiva. Ha dato il via a un processo di riscoperta interiore, di rielaborazione, se vogliamo dirla tutta anche di crescita. Senza ombra di dubbio è stato catartico.
Ora, non voglio stare qui a darti lezioni, chiunque tu sia, perché di “profeti del viaggio” ne è già pieno il web (magari ci scriverò un post) e io di sicuro non voglio essere annoverato tra loro. Ma se ci trovassimo in un pub, davanti a un paio di boccali di birra, ti direi: “Scrivi. Scrivi dei tuoi viaggi, di quello che hai provato, delle gioie e delle sofferenze, di ogni cosa che li ha in qualche modo caratterizzati. Anche se si tratta di cose di poca importanza, tu scrivile. Ma non in maniera superficiale, come se dovessi consegnare un tema alla professoressa di italiano. Fermati, chiudi gli occhi, raggiungi quel punto di te che è solo tuo e stai in silenzio. Ascolta con attenzione, lascia sedimentare bene tutto quanto, permettigli di impregnarti fin nel profondo, poi apri gli occhi e SCRIVI!”.
L’importante è scrivere perché:

Ogni viaggio lo vivi tre volte: quando lo sogni, quando lo vivi e quando lo ricordi
(Anonimo)

P.S. Tante volte te lo stessi chiedendo, i due boccali di birra sono MIEI. Tu bevi ciò che ti pare, ma non mettere le mani sulla MIA birra!

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