SERENA PUOSI – Indimenticabile India

Indimenticabile India Copertina - Photo credit @ Serena Puosi
Indimenticabile India Copertina – Photo credit @ Serena Puosi

L’India assale, prende alla gola, allo stomaco. L’unica cosa che non permette è di restarle indifferente“.

Tiziano Terzani

Bello, eh, iniziare un post con una frase di Terzani? Non è stata messa a caso, più tardi capirete.
Per qualche strana ragione l’India ha acquisito un posto particolarmente importante nel mio cuore. Ci sono già stato due volte e sicuramente ci tornerò ancora (a questo link puoi leggere l’anteprima del capitolo III del mio libro: India). Ho letto di tutto e continuerò a farlo, perché ho sempre bisogno di nuove prospettive attraverso le quali guardarla. Questa è la ragione per cui sono incappato in “Indimenticabile India” di Serena Puosi. Serena è per autodefinizione “love&travel blogger” e gestisce il blog Mercoledì tutta la settimana. Nel 2014, insieme al suo compagno, decise di trasformare in realtà il viaggio dei sogni: l’India appunto. I suoi pensieri, le riflessioni, gli eventi sono successivamente stati raccolti in questo piccolo volume.

Pushkar - Photo credit @ Serena Puosi
Pushkar – Photo credit @ Serena Puosi

Chi ci è stato lo sa benissimo: puoi leggere, informarti, studiare, cercare qualsiasi informazione esista al mondo, ma non sarai mai preparato per un viaggio in India. Un fatto, questo, del quale l’autrice prende immediatamente coscienza appena messo piede su suolo indiano: “Bisogna fare pace con l’evidenza che l’India è un paese di contraddizioni e che il viaggiatore occidentale non può che farsi una ragione di questo sentimento onnipresente di attrazione e repulsione”. E non può essere diversamente, visto che parliamo di un luogo in cui convivono autisti kamikaze, vacche sacre, santoni veri o presunti, freaks provenienti da ogni parte del mondo, templi nei quali i topi ti scorrazzano liberamente tra i piedi.
Un capitolo che ho letto con avidità è il II, in particolare quando parla di uno di quei luoghi che ti rimangono addosso per tutta la vita: Jaisalmer, la Città d’Oro. Ho visitato Jaisalmer nel 2003 e ancora oggi ne serbo un ricordo struggente. Sono rimasto esterrefatto quando ho letto le motivazioni che hanno indotto Serena a visitarla: “… il suono cantilenante del suo nome mi faceva sognare mete lontane e inaccessibili”. Beh, sapete cosa? Per me è stato esattamente lo stesso. Sarà colpa di quella J che ammorbidisce tutto il suono che la segue, sarà la perfetta armonia delle sillabe, sarà questa evocazione da mille e una notte, ma Jaisalmer ti chiama a sé e tu non puoi farci niente: devi andare.

Jaisalmer - Photo credit @ Serena Puosi
Jaisalmer – Photo credit @ Serena Puosi

Segue poi tutto il percorso che ha portato i due viaggiatori ad attraversare il Rajasthan, approdare ad Agra e infine visitare Varanasi.

Perché mi è piaciuto questo libro? In primis perché parla dell’India, e fin qui tutto facile. In secondo luogo perché è scritto davvero bene: fluido, scorrevole e avvincente. Punto tre: nelle parole di Serena io mi ci sono ritrovato perfettamente, tanto che a volte mi sembrava di leggermi (anche se io mi sarei espresso in maniera decisamente più prosaica). Mi sono ritrovato in quella gioia che tutto pervade, in quella piacevole sensazione che ti avvolge mentre ti avvicini a passi lenti al Taj Mahal, in quello stato d’estasi che l’India e le sue persone sanno donarti liberamente, in quella bellezza devastante e dolente che ti circonda da ogni lato. Ma mi sono anche riconosciuto nel disagio di chi si trova a essere testimone di una povertà devastante contrapposta a una ricchezza smodata, di chi deve affrontare estenuanti trasferimenti in treno, di chi, per il semplice fatto di essere occidentale, viene incanalato in percorsi prestabiliti, dove ti fanno assistere a una sacralità “turistica” che ben poco ha a che vedere con il rispetto che meriterebbero le cerimonie religiose. E anche io, come lei, a volte mi sono tirato indietro, ho tentato, per quanto mi era possibile, di non alimentare questo triste commercio. E qui arriviamo al punto vero e proprio: “Indimenticabile India” mi è piaciuto soprattutto perché è un libro ONESTO, nel quale l’autrice non si lascia accecare dall’amore, comunque indiscutibile, che prova per questa terra. Non permette al buonismo “illuminato” di tante altre persone che scrivono sul web di prendere piede, tanto da farle descrivere tutto come “bellissimo, fantastico, superlativo”. Al contrario, ne riconosce gli aspetti negativi, ne critica alcuni, prende coscienza del fatto che le due culture sono troppo diverse per permettere a chi proviene da una di comprendere completamente l’altra. Alcune cose le creano una forma di malessere e lei lo dice apertamente: “L’India la si ama o la si odia, o entrambe le cose a periodi alterni”.

Agra, Taj Mahal - Photo credit @Serena Puosi
Agra, Taj Mahal – Photo credit @Serena Puosi

Se c’è una cosa che ho capito in tanti anni di viaggio è che ognuno lo affronta nella maniera che sente più vicina alle proprie esigenze, sensazioni, interessi. Non è necessario viaggiare sei mesi a piedi senza farsi la doccia per ottenere la patente di “viaggiatore”. Le sensibilità sono differenti e a volte chi viaggia in maniera meno spartana comprende il mondo che lo circonda molto meglio di chi dorme per terra davanti alla stazione. Secondo me questo è proprio il caso di Serena.

Del resto, lo dice pure un certo Terzani, che riguardo a viaggi e Asia ha decisamente poco da imparare da chicchessia: “L’India assale, prende alla gola, allo stomaco”.

Ebook: Indimenticabile India. Racconti di viaggio in India del Nord tra il Rajasthan, Agra e Varanasi (Guide d’autore – goWare)

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