‘A morto de fama!

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In questo momento di pace agostana ho pensato bene di fare il punto della situazione in merito alle recensioni che ho richiesto in giro per il mondo. Preparatevi quindi a un bel post idiota ma non troppo. La maggior parte di voi forse riderà di quanto sto per scrivere, ma sono più che sicuro che quelli che si trovano nella mia situazione di “autore” autopubblicato probabilmente ci si riconosceranno e masticheranno amaro, annuendo con la testa e mugugnando frasi irripetibili.
Bene, dicevamo le recensioni. Noi miseri autori self published che ci dobbiamo occupare di tutto, dalla scrittura alla promozione del libro, passiamo buona parte del nostro tempo alla ricerca di questo bene prezioso, convinti che una buona recensione possa far colpo su altri potenziali lettori, i quali, a loro volta, si catapulteranno nella prima libreria a portata di mano per comprare l’oggetto a causa del quale abbiamo staccato così tanti accidenti da esserci preclusi qualsiasi possibilità di accedere anche solo al Purgatorio. Per raggiungere questo agognato risultato, ci mettiamo a setacciare il web in cerca di book blogger disposti a leggere il nostro capolavoro con lo stesso fervore che ci metterebbe un cane da tartufi in cerca del prezioso tubero.


In un post di qualche tempo fa espressi la depressione che repentinamente attanaglia tutti coloro che hanno pubblicato un libro non proprio conforme agli schemi. Già, perché il mondo dei book blogger è costituito in massima parte da tredicenni che recensiscono libri di adult-paranormal-urban-apocaliptic-fantasy. Potete aggiungerci qualsiasi altro vocabolo, tanto non capirò mai di che si parla. Se hai scritto un libro di viaggi non puoi certo mandarlo a questa gente: lo userebbe come fermaporte (e tutto sommato mi andrebbe pure bene, basta che si venda).
Cominci allora a sbatterti come un’anima in pena e vai incontro alle peggio cose. Chi ti dice: «Io recensisco solo se ricevo il libro cartaceo, perché non mi piace leggere ebook. Sai, a me i libri piace sfogliarli, sentirne l’odore…» Frase davvero originalissima, non c’è che dire, bravo/a. Mai sentita prima, proprio MAI, ti assicuro.
Poi ci sono quelli che ti garantiscono di recensire il libro sul loro sito nel giro di massimo due settimane. A distanza di mesi gli scrivi per sapere se sono ancora vivi e nel caso se hanno intenzione di mantenere le promesse fatte. Nemmeno ti rispondono.
Ultimamente mi sono capitate due situazioni al limite del surreale. Vago su un gruppo Facebook il cui nome dovrebbe essere abbastanza esplicativo, teoricamente popolato da recensori e individuo un paio di blogger che, alla lontana, forse potrebbero fare al caso mio. Se c’è una cosa che ho imparato nella vita è questa: quando senti quella vocina che ti dice: «Mmmmmh, attento, questa cosa non mi convince», faresti bene ad ascoltarla. Ma si sa, a me  piace l’accanimento terapeutico e così decido di propormi.
Scrivo alla prima e chiedo se può essere interessata a recensire il mio libro.
«Sì, ne possiamo parlare. Di che si tratta?»
«Di un libro di viaggi » rispondo io, tutto speranzoso.
«In che senso viaggi?»
Ma scusa, attiva un attimo quel coriandolo che hai al posto del cervello. Se ti dico “viaggi”, secondo te cosa intendo? Ti ho parlato di tortellini alla zucca o delle tecniche di accoppiamento del muflone andino? Viaggi. Al limite puoi chiedermi se si tratta di una guida, ma non si scappa lontano, la categoria è abbastanza circoscritta.
Risalgo al profilo personale della tizia e mi rendo conto che è già stato un miracolo che non mi abbia chiesto: «In che senso libro?» Beh, e questa l’abbiamo sbagliata, amen.
Punto sulla seconda che si atteggia a giornalista e le propino la mia solita tiritera.
«Sì, possiamo prendere in considerazione il tuo romanzo, ma non so darti delle tempistiche precise in merito all’uscita della recensione» mi risponde altezzosa.
A parte il fatto che NON è un romanzo, come ti ho già scritto con dovizia di particolari in precedenza e tu lo avresti pure letto se solo ti fossi degnata di levarti i croissant dagli occhi. Già qui avrei dovuto chiudere, ma no, a me piace pescare nel torbido e vado avanti.
«Beh, capisco, ma una tempistica di massima, mese più, mese meno me la saprai dare, no?»
«No, ne abbiamo moltissimi e non sappiamo quando li smaltiremo tutti».
Ciccia, hai un blog che su FB raggiunge a malapena qualche centinaio di like, la maggior parte dei quali saranno amici tuoi, non credo proprio che ci sia la fila davanti alla tua porta. Provo a farglielo notare in maniera un po’ più forbita, ma la tizia rimane stolidamente ferma sulle sue posizioni.
«Certo, poi ci sono casi e casi» mi dice, mostrando un’apertura che in tutta la conversazione non aveva mai palesato prima.
«Noi per esempio tendiamo a dare la priorità a quegli autori che contribuiscono al sostentamento del blog con un’offerta libera…»
È ancora lì che aspetta la mia risposta… per sua fortuna, perché improvvisamente mi sono saliti degli improperi di cui fino a quel momento non ero a conoscenza.

Capito? Dopo essersi occupati della scrittura, della promozione e di tutto il resto, ‘sti morti di fame si aspettano pure che noi li manteniamo.
La morale qual è? ATTENZIONE! È un mondo di sciacalli che fanno leva sulla nostra passione. Non cascateci, non pagate, se possibile non inviate nemmeno copie cartacee che avete pagato di tasca vostra. Il più delle volte non ne vale la pena.

 

13 pensieri su “‘A morto de fama!

    1. Ciao, no non l’ho letto, ma lo farò… o almeno lo metto nella “lista della spesa” delle cose da fare. Anche io riempio la guida di scontrini, biglietti della metropolitana ecc. Alla fine è spessa il doppio ed è praticamente impossibile aprirla.
      Grazie per il tuo commento.

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    1. Ma come non l’hai ancora letto? Pentiti, oh peccatrice!!!
      No, dai, scherzo. Ti ringrazio davvero molto per la fiducia. Se poi dopo averlo letto ti andasse anche di dirmi cosa ne pensi (anche in negativo) te ne sarei davvero grato.
      Buon ferragosto anche a te!

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  1. Ciao Marco! Ho appena visto che il tuo libro è su Apple Store per cui sarai il prossimo appena finisco Camilla Lackberg!
    Certo che però certa gente è veramente insopportabile, poi nel settore dell’editoria ci sono dei soggetti che si sono montati un po’ troppo la testa… “Quel coriandolo che hai al posto del cervello” mi ha fatto morire dal ridere 😉

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    1. Ciao Silvia, sì dovrebbe essere anche sull’Apple Store. Ti ringrazio molto per la stima e ti chiedo di tornare qui a dirmi cosa ne pensi (anche in negativo, eh…).
      Per il resto, ma quale mondo dell’editoria: questo è un sottobosco piuttosto triste. L’importante è non prendersi troppo sul serio e come vedi io ci provo assiduamente ;o))
      A presto.

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  2. Ho la sensazione che si sia investita la recensione di una sacralità che non merita. Voglio dire, quella del giornale o del sito web assolutamente serio, può essere credibile, ma tutte le altre? Ormai si sa, la notizia che il 99.9 per cento delle recensioni sono a pagamento, come diceva De André,” come una freccia dall’arco scocca, corre veloce di bocca in bocca”, credo che ormai stia diventando una certezza…Siamo sicuri che certe recensioni facciano davvero bene? Insomma, questi blogger in cerca di visibilità forse dovrebbero meritarsi l’attenzione che cercano, invece di promettere una recensione di scarsa qualità e piuttosto poco credibile ed ininfluente sul destino del libro. In sintesi, e passami il francesismo, hai fatto bene a mandare a cagare simili soggetti e anzi, alla notizia che finalmente una di quelle inutili pagine facebook ed uno di quegli altrettanto inutili blog letterari abbia perso un colpo, sono davvero felice

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    1. Sì, dici benissimo. Personalmente credo che non valga più la pena di investire su queste persone. O si alza il tiro (riviste di livello nazionale) oppure, per ricevere qualche visita su Amazon, meglio lasciar perdere.

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