Viaggiare senza partire. Si può?

edificio amministrativo
La strada per andare in ufficio

So che non dovrei essere proprio io a fare questo discorso. Ho pubblicato un libro che parla dei miei viaggi in Africa, Asia e Sudamerica, terre lontane, piene di fascino e suggestione, distanti geograficamente e culturalmente dall’Italia. Quando racconto dei miei viaggi, puntualmente mi sento rispondere:
«Eh, ma che ci vai a fare laggiù, quando qui abbiamo l’Italia, che è tanto bella!»
Ho sempre trovato questa frase molto provinciale e anche un tantino razzista, ma se la si analizza in profondità, bisogna ammettere che contiene un’intuizione profonda: il piacere del viaggio non ha nulla a che vedere con la destinazione, ma semplicemente con l’atteggiamento mentale con cui lo affrontiamo. Esaminando l’intera faccenda in questi termini, ci accorgiamo che la frase un po’ banale di prima è, in realtà, una specchiata verità. Se noi (io!) approcciassimo ogni luogo con il medesimo spirito ricettivo che usiamo mentre siamo in viaggio, potremmo accorgerci con sorpresa che i luoghi a noi prossimi, per assurdo anche il percorso quotidiano che ci porta in ufficio, non sono in nulla meno interessanti delle mete esotiche.


Il problema è che quando siamo a casa tendiamo a impigrirci, a dare per scontato quello che ci circonda, a guardarlo senza effettivamente vederlo. Viviamo nella convinzione che dopo aver vissuto anni in un luogo, esso non abbia più nulla da dirci, che non sia più in grado di sorprenderci.
Al contrario, mentre siamo in viaggio, ogni cosa ci sembra nuova, affascinante, incantevole. Anche le realtà più banali acquistano un’indescrivibile grazia che le rende invitanti ai nostri occhi. Per esempio, io ricordo di aver passato almeno quaranta minuti davanti a un telegiornale russo. Fuori c’era San Pietroburgo, il Nevskij Prospekt mi chiamava ad alta voce e l’Ermitage esclamava in dotto protoslavo: «Guagliò, tieni genio di uscire o no?!?» Per tutta risposta io me ne stavo inebetito in hotel, di fronte a un televisore a guardare un programma simile in tutto per tutto al TG1, con la sola differenza che non comprendevo nemmeno una parola. (Per la cronaca, non mi fa onore dirlo, ma quando sono in Italia i telegiornali non li guardo praticamente mai, perché li ritengo totalmente inutili e parziali, ma questo è un altro discorso).
In sostanza sembra davvero che nel quotidiano la nostra capacità di soprenderci, il desiderio della scoperta, l’aspettativa siano temporaneamente atrofizzati e che non attendano altro che un viaggio in un luogo distante per riattivarsi. L’aspetto fondamentale che contraddistingue ogni viaggiatore, ovvero la sua ricettività, tra un vagabondaggio e l’altro se ne va in letargo.
Che fare quindi? Attivarla continuamente in modo cosciente, osservando con attenzione quello che i nostri occhi hanno già visto, ascoltando con interesse quello che le nostre orecchie hanno già sentito, gustando con attenzione il sapore di cibi che abbiamo già mangiato. Ogni giorno dobbiamo immaginarci di essere in viaggio in modo da mantenere vivo quel senso del meraviglioso che contraddistingue tutti le nostre peregrinazioni.
C’è però anche da dire una cosa. Nessuna attività, consapevole o no che sia, nasce dal nulla. Cristiano Ronaldo non è diventato CR7 per grazia ricevuta, ma grazie agli allenamenti, al sacrificio e all’abnegazione. Stessa cosa si deve fare per la nostra ricettività da viaggiatori: bisogna allenarla!
E come la si allena?
(Siate pronti perchè qui sto per calare l’asso di briscola)
Viaggiando, andando in luoghi lontani, visitando posti in cui non siamo mai stati prima, ascoltando lingue che non conosciamo, mangiando cibi nuovi e chiacchierando con degli sconosciuti. È solo percependola con un’intensità tale da farla divenire un nostro tratto costitutivo che possiamo riprodurre coscientemente quella meraviglia che sempre ci accompagna mentre siamo in viaggio.

Ciumbia! Sono stato così persuasivo che mi sono convinto da solo. Adesso vado dritto dritto sul sito della Emirates a comprarmi un viaggio per chissà dove.

P.S.P.S. (Post Scriptum Poco Serio). Sono davvero molto orgoglioso di questo post. Con un pippozzo da sofista greco, sono riuscito a giustificare il tempo che passo su skyscanner e google maps. Un’arringa degna di un avvocato.

5 pensieri su “Viaggiare senza partire. Si può?

  1. Quanto hai ragione! Tuttavia non funziona sempre: per quanto mi riguarda più vado fuori e più la mia ricettività vuole ancora dell’altro “fuori”. Che vuoi da me, l’adrenalina procurata durante un BookNow all’estero non è uguale a quella di un trip nostrano. Può essere che la cosa sia inversamente proporzionale all’età? Probabilmente mi verrà voglia di bel paese da pensionata? E sia! ^_^

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