ENRICO GUALA – Ladakh

Enrico Guala

Enrico Guala – Ladakh, tra terra, cielo e gompas

Sono passati diversi mesi dall’ultima volta che ho scritto un post su un libro di viaggi, ma oggi, finalmente, posso riprendere questa buona abitudine.
Il libro è Ladakh, tra Terra, Cielo e Gompas dell’autore cuneese Enrico Guala.
Ammetto di non aver mai preso in considerazione l’idea di un viaggio in Ladakh, forse perché questa piccola parte di India non è così famosa come i vicini Kashmir, Tibet e Nepal. Eppure, dalla lettura e dalle foto di Enrico Guala, emerge un paese interessante, ricco di cultura, religione e tradizioni millenarie.

Un libro “fotografico”

Ho volutamente accennato alle foto perché sono in assoluto la parte più interessante del libro. Enrico Guala è fotografo provetto e lo si capisce chiaramente dalle angolazioni, dal perfetto contrasto dei colori, dai luoghi immortalati assolutamente scevri da qualsiasi contaminazione di soggetti esterni. Questa è per il sottoscritto una ferita aperta, perché io passo le ore a cercare il punto esatto da cui fare la foto, la scatto, la guardo, la riguardo, decido che va bene. Tornato a casa, le esamino e puntualmente mi trovo qualche buontempone che fa photobombing, un cane che passeggia, un cassonetto dell’immondizia pieno da scoppiare. Personalmente, ho trovato altri modi di cogliere la bellezza in viaggio.

Tornando al libro, siamo di fronte a un’opera che può essere interpretata sia come reportage fotografico sia come breve ma accurata guida di viaggio. L’autore non scende mai nella descrizione delle impressioni personali, ma l’amore per la terra che lo circonda emerge in maniera netta in ogni pagina.

Itinerari

Si inizia con la descrizione della capitale amministrativa, Leh, piccola cittadina che già di per sè costituisce un’interessante attrazione turistica, oltre che un eccellente punto di partenza per cominciare ad acclimatare il fisico all’altura. Due-tre giorni in questa piccola e sicura cittadina sono sufficienti per visitarne tutte le attrazioni: Tsemo Fort, Tsemo Gompa, Leh Palace, Shanti Stupa, la moschea Jama Masjid, Soma Gompa.

Enrico Guala - Ladakh: Tsemo Gompa a Leh
Leh – Tsemo Gompa – @photo credit Enrico Guala

Successivamente vengono presi in considerazione alcuni itinerari nei dintorni di Leh, nel corso dei quali si possono ammirare spettacoli naturali mozzafiato alternati ai templi tipici della regione: i gompas.

Oltre la fotografia

Enrico Guala approfitta del luogo descritto per aggiungere informazioni pratiche e culturali, senza mai scadere nel modo di fare saccente, tipico di alcuni blogger mo-te-spiego-tutto-io. Interessanti le digressioni sulle Ruote (Chokhor) e sulle Bandiere di Preghiera, così come i cenni sui vari ordini monastici che rappresentano la spiritualità tibetana.

Enrico Guala - Ladakh: Soma Gompa a Leh
Ruote di Preghiera a Leh – @photo credit Enrico Guala

Agli aspetti più squisitamente religiosi vengono alternate alcune curiosità, tipo i cartelli stradali dall’evidente doppio senso che si possono trovare in questa parte di mondo. Un esempio? I am curvaceous, be slow (Sono tutta curve, vacci piano).

In sostanza un libro che va bene per tutte le occasioni. Lo si può affiancare a una guida di viaggio oppure lo leggere seduti in poltrona mentre si pianificano le escursioni della prossima vacanza in Ladakh.

Enrico Guala - Ladakh: Buddha del futuro
Maitreya Buddha – @photo credit Enrico Guala

Vista la sua dimensione prettamente fotografica, il libro è disponibile esclusivamente in versione cartacea (di seguito il link per l’acquisto).

P.S. Se volete approfondire i temi del libro e ammirare altre fenomenali fotografie, non solo del Ladakh, ma anche delle regioni vicine Zanskar e Kashmir, potete accedere al blog di Enrico Guala: Life’s a Journey.

Per altre recensioni di libri di viaggio puoi leggere qui: letteratura di viaggio.

* I Gompas sono i monasteri tibetani.

3 pensieri su “ENRICO GUALA – Ladakh

  1. Luoghi dal fascino immenso, chissà se un giorno riuscirò mai a vederli?
    Comunque anche io mi ritrovo sempre i cassonetti e ti dirò di più, le mie inquadrature sono perennemente colpite dalla “maledizione del Ducato bianco” 😀

  2. Pingback: Letteratura di viaggio: un piccolo elogio di un genere a volte trascurato

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