Slow travel. Quando il viaggio aiuta a pensare.

Slow travel - Viaggiare e pensare
Viaggiare aiuta a pensare

slow travel

La scorsa settimana ho pubblicato un post sul viaggio on the road ed è stata l’occasione per fermarmi a riflettere sul perché questo genere di spostamento mi piaccia così tanto. In effetti, la stragrande maggioranza dei miei viaggi si è svolta on the road. Nell’ultimo anno con questa modalità ho visitato Grecia, la Sicilia, Portogallo (link esterno), Mantova e la Val’Orcia, mentre la prossima estate mi vedrà scorazzare tra Croazia e Slovenia (a proposito: stay tuned!).

Tornando a bomba, la domanda è: perché a me piace viaggiare in auto, in autobus o in treno, mentre trovo decisamente fastidioso prendere l’aereo?

La classica domanda paranoide che fa andare in loop Antonio, il mio povero neurone.
Ne ho parlato con altre persone (mia moglie, qualche amico fidato) e mi sono accorto che tutti quanti condividevano il mio punto di vista. Quindi non sono solo io, si tratta di qualcosa di generalizzato.

Alla fine sono giunto a una conclusione: il viaggio aiuta a pensare. Sembra assurdo, ma la concentrazione eccessiva finisce per portarci al pantano, impedendo alla nostra mente di agire in maniera efficace. Al contrario, il fluire di paesaggi sconosciuti sposta la nostra percezione, blocca temporaneamente la parte più razionale della nostra mente e dà spazio a quella più istintiva. Le due parti della nostra coscienza si separano e perseguono obiettivi differenti, scardinando quei limiti che, involontariamente, ci siamo posti.

Slow travel: perché il viaggio lento aiuta a pensare?

La dimensione asettica e monotona di un aereo non favorisce questo genere di “liberazione” mentale. Guardare fuori dal finestrino non basta perché per la maggior parte del tempo vedremo solo nuvole. Una situazione analoga la si vive nello spostamento in nave: tutto ciò che si para di fronte ai nostri occhi è un’unica, immensa distesa d’acqua. Sempre meglio della cabina di un aereo, ma comunque monocorde, ripetitivo al limite del noioso.

Il viaggio su un mezzo di terra, invece, permette al nostro sguardo di posarsi su un’infinità di piccoli particolari. L’auto, il bus e il treno si “muovono” alla giusta velocità: sufficientemente lenti da permetterci di distinguere i dettagli, ma al tempo stesso abbastanza rapidi da far fluire un paesaggio sempre diverso di fronte ai nostri occhi.

In questa situazione, guardare fuori dal finestrino distoglie la coscienza dal suo infruttuoso tentativo di avere la meglio su qualche idea ostica e dà il via a un nuovo flusso di pensieri che, con giri imprevedibili, può portarci a trovare una soluzione inaspettata.

Slow travel o poltrona di casa?

Per assurdo che possa sembrare, si tratta di una congiuntura più propizia di quella che vivremmo in casa nostra, seduti sulla poltrona preferita. Casa nostra mantiene per anni un aspetto immutato: il divano rimane sempre al suo posto, di fianco c’è un tavolino e il guardaroba è saldamente appoggiato al muro. Questa immobilità si riflette sulla nostra coscienza, impedendo un libero e non convenzionale scorrimento del pensiero. Al contrario, osservare con distacco l’irregolarità di un filare di alberi, una curiosa sequenza di abitazioni, una fila di auto colorate in attesa al semaforo, ci risveglia, dà una scossa al nostro cervello temporaneamente letargizzato.

I grandi pensieri richiedono grandi panorami!

Anche a voi capita di vivere queste sensazioni? Qual è il vostro mezzo di trasporto preferito e perché?

11 pensieri su “Slow travel. Quando il viaggio aiuta a pensare.

  1. Tutto giusto, a meno che non ti ritrovi a viaggiare attraversando la pianura padana, come spesso capita a me. Ogni tanto qualche emozione, ma in sostanza si tratta di sei/sette ore di pura noia. Se poi è inverno… Risulta molto più stimolante la vista delle nuvole dall’alto. Provare per credere! 😀

  2. Sicuramente il viaggio in treno è quello che mi piace di più, o quello in macchina (se non guido io). Mi piacciono gli aeroporti, ma a volte il viaggio in aereo stanca un po’: fai la coda al controllo, fai la coda al gate, riponi lo zaino, spera di non avere una persona di 150 kg di fianco… e all’arrivo tutto al contrario. In particolare i viaggi intercontinentali mi scombussolano sempre un po’: parti per esempio di martedì sera, voli per un tempo che ti sembra eterno e arrivi a destinazione che è già mercoledì eppure per te è sempre lo stesso lunghissimo giorno. Sta cosa mi manda sempre un po’ a massa, come se avessi viaggiato nel tempo…

    1. Marco Lovisolo

      Silvia il tuo commento, secondo me, completa perfettamente il post. Per me è esattamente lo stesso: mi piace l’aria un po’ asettica degli aeroporti, ma trovo insopportabili i tempi di attesa. Senza contare che il tempo che ci vuole per andarci, in aeroporto… Più passa il tempo e più la dimensione “on the road” mi intriga.

  3. Pingback: Sicilia on the road: visitare la Sicilia orientale | Lo zaino è pronto, io no

  4. “Al contrario, il fluire di paesaggi sconosciuti sposta la nostra percezione, blocca temporaneamente la parte più razionale della nostra mente e dà spazio a quella più istintiva. Le due parti della nostra coscienza si separano e perseguono obiettivi differenti, scardinando quei limiti che, involontariamente, ci siamo posti.”
    Sono in completo accordo con il tuo articolo e con questo passaggio in particolare.
    Il fluire dei paesaggi sgombra la mente. Da quando ho iniziato a viaggiare in bicicletta ho ritrovato una percezione del tempo diversa, molto simile a quella che provavo da bambino. Per me è come ridare la giusta dimensione alle distanze da percorrere. 🙂

    1. Marco Lovisolo

      Ciao e benvenuto sul mio blog.
      Già, la bici. Sinceramente non ci avevo pensato. È una dimensione per me sconosciuta. Mi sa che prima o poi dovrò provarla!

  5. Pingback: Filosofia del viaggio: riflessioni | Lo zaino è pronto, io no

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