Vivere il viaggio nella sua totalità. Ne sei capace?

vivere il viaggio

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Abitare l’intermezzo di un viaggio

In un post precedente avevo parlato delle tre fasi del viaggio. Tra i miei mille e più difetti c’è anche quello di non riuscire mai a mettere insieme tutti i pensieri in una sola volta. Devo lasciar decantare, riprendere in mano il ragionamento e sviscerarlo più a fondo.

Fasi del viaggio: tre o cinque?

Già. Nel mio post parlavo di quando sogni il viaggio, di quando lo vivi e infine di quando lo ricordi. Tre momenti diversi che si identificano grosso modo con il prima, il durante e il dopo.


Ma gli intermezzi? Sì, perché tra il momento in cui pianifichi il viaggio e quello nel quale lo vivi effettivamente c’è un limbo indefinito. Il “prima” e il “durante” non hanno un punto di demarcazione preciso che segni la fine dell’uno e l’inizio dell’altro. Entrambi confluiscono in una zona ibrida che va dal momento in cui chiudiamo la porta di casa all’attimo effettivo nel quale calpestiamo il suolo della destinazione che abbiamo scelto. Il “prima” si diluisce ed evapora in quel limbo, mentre il durante comincia a prendere una forma più definita ma non ancora definitiva.

Vivere il viaggio: la fase intermedia

In quel periodo più o meno breve prende sostanza un’esperienza densa di significati: l’abbandono della nostra casa, dolce casa, l’ingresso in un mondo asettico fatto di mezzi di trasporto, luoghi d’attesa, pratiche burocratiche spersonalizzanti.
Fisicamente siamo a metà del guado: non più nel luogo appena lasciato, ma non ancora nel luogo desiderato. Ogni momento che passa ci allontana sempre più da casa e ci avvicina alla nostra destinazione. In quella breve fase le esperienze di “venire da” e di “andare verso” si sovrappongono in una contemporaneità che ci lascia temporaneamente straniti. Siamo un curioso Giano bifronte che guarda con aspettativa al durante e un pizzico di rincrescimento al prima.

Avete mai fatto caso all’inesauribile varietà di persone che si incontrano in un aeroporto? Uomini d’affari occidentali, sikh con il turbante, scheicchi arabi con la veste lunga… La natura stessa del luogo è extraterritoriale e ci pone dei dilemmi: in quale lingua ci si deve esprimere? La nostra, quella del paese in cui stiamo facendo scalo, l’onnipresente inglese?
Che dire dell’ora? A quale ora facciamo riferimento per organizzare le nostre attività, come per esempio il pranzo o un sonnellino?
In questa strana atemporalità svaniscono tutti i punti di riferimento e si crea una storia propria e totalmente distaccata dal resto della nostra vita.

Vivere il viaggio: come abitare l’intermezzo?

Forse è proprio per questo ci si comporta in maniera differente dal solito: siamo su un terreno indefinito. Le norme che regolano il nostro quotidiano sono state abolite mentre quelle che dovremo adottare una volta giunti a destinazione non si sono ancora imposte. Come si affronta lo spaesamento che ne consegue? Io personalmente mi diverto a sedermi in un angolino e a scrutare di nascosto il comportamento degli altri. Avete presente quei film in cui ci sono delle spie sedute nel loggione di un albergo che fingono di leggere il giornale? Ecco, io sono uno di quelli. Li guardo mentre cercano dei punti stabili, fissando in maniera compulsiva il tabellone delle partenze. Oppure mentre cercano di gratificarsi con qualche snack sfizioso. C’è anche chi viene colto da logorrea galoppante e cerca un qualsiasi contatto verbale con chicchessia, pur di allentare per qualche minuto l’ansia che lo attanaglia.

Con ogni probabilità c’è qualcun altro che osserva il sottoscritto mentre vaga senza meta tra gli scaffali dell’immancabile negozio di profumi oppure mentre scruta con occhio critico cravatte che tanto non comprerà mai perchè non le indossa nemmeno ai matrimoni.

L’intermezzo, quindi, nell’ambito del viaggio, ha una sua dignità accademica dotata della geografia strana e indecifrabile di un non-luogo, di una popolazione eterogenea, di un tempo non definito. Un’atmosfera magica nella quale il nostro viaggio pone le proprie basi e ha inizio.

Vivere il viaggio: intermezzo o intermezzi?

Voi che siete persone sveglie adesso direte:
«OK, allora il viaggio ha un PRIMA, un DURANTE, un DOPO e pure un intermezzo tra il PRIMA e il DURANTE. Siamo a quattro fasi. Tu non avevi parlato di cinque?»
E certo. Se l’intermezzo tra il PRIMA e il DURANTE ha una sua dignità, perché non dovrebbe averla anche l’intermezzo tra il DURANTE e il DOPO?
Ne parliamo la prossima volta. Nel frattempo vi chiedo: voi come vi comportate nella fase intermedia di cui abbiamo appena parlato?

Feel free sto share!

4 pensieri su “Vivere il viaggio nella sua totalità. Ne sei capace?

  1. La prossima volta mi avvicinerò alle cravatte apposta e mi guarderò intorno per scorgere colui che ha donato la dignità accademica all’intermezzo 😉
    Perdonami ma sono appena sopravvissuta al pranzo della festività 😛

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