In viaggio dentro se stessi

viaggio dentro se stessi

viaggio dentro se stessi
Photo by Benjamin Davies on Unsplash

Il solo viaggio è quello interiore
Rainer Maria Rilke

Immagino la vostra espressione in questo momento. Vi starete dicendo: «Marco deve essere a corto di argomenti e per tirare su un articolo si riduce anche lui a scrivere questi pipponi sul viaggio come cambiamento

Tranquilli, nulla di tutto questo. L’argomento del viaggio come scoperta l’ho già trattato. Ho anche parlato del viaggio che mi ha cambiato la vita. Per chi non avesse letto questi articoli, chiarisco subito una cosa: non ho mai avuto visioni mistiche e non sono tornato a casa portatore di nuove e sconvolgenti verità. Semplicemente ho imparato a percepire me stesso in maniera differente, perché durante il viaggio si scoprono spesso aspetti personali che in misura impercettibile modificano la nostra identità.

In viaggio dentro se stessi: quello a cui non credo

Credo molto poco a quelli che, al ritorno da un viaggio, millantano un cambiamento radicale alla propria personalità. E sinceramente credo ancora meno a quei fanatici del cilicio che sottopongono il proprio corpo a fatiche estenuanti per andare al di là dei propri limiti. Quello non è più un viaggio, è una via crucis… E io non sono religioso.

Il viaggio, e soprattutto il viaggio in solitaria, comporta necessariamente una sperimentazione della propria soggettività, perché ti obbliga a riflettere profondamente su di te. Ti permette di capire come ti comporti quando esci dalla tua comfort zone. Ti porta a osservare le tue reazioni in un contesto nel quale sei privato di tutti i riferimenti sociali ai quali sei abituato. Insomma, in qualche modo ti mette a contatto con la tua vera essenza. Ma il punto è proprio quello. Non entri in contatto con realtà superiori che ti illuminano la via di una nuova esistenza. Tutto ciò con cui entri in contatto sei tu. E nient’altro.

In viaggio dentro se stessi: l’incontro con il proprio io

Puoi andare in cima all’Himalaya, attraversare a piedi l’India, fare il giro del mondo, ma alla fine c’è una sola cosa che ti porterai sempre dietro: te. E da quello non sfuggi, anzi ti ci butti dentro a piè pari. Se hai qualche malessere, qualche ferita, qualche dolore, stai pur certo che quelle cose, durante e dopo il viaggio, te le ritroverai decuplicate. Nella solitudine, nella mancanza di riferimenti conosciuti, quegli aspetti dei quali non sei perfettamente conscio emergeranno in tutta la loro potenza.

Te lo dico chiaro e tondo: il viaggio NON è una terapia. Il viaggio ti descrive per quello che realmente sei, delinea in maniera netta la tua personalità.

In viaggio dentro se stessi: cosa si impara veramente?

Si impara a fare i conti con i propri limiti e a conoscere i personali punti di forza. Si prende coscienza di ciò che siamo in maniera più precisa. Siamo costretti a guardarci dentro e ad andare incontro a ciò che credevamo di conoscere. Il viaggio in solitaria inevitabilmente ti mette di fronte a una domanda terribile: cosa ho imparato di me stesso?

Non si guarisce viaggiando e sai perché? Perché tutto quello che hai dentro immancabilmente lo proietterai al di fuori e il mondo che ti circonda reagirà di conseguenza. Non si tratta del tuo collega di scrivania o del tassista malese che ti sta conducendo attraverso le strade di Melaka. Si tratta di te, solo ed esclusivamente di te.

Ora, la vera domanda è: cosa ti porti dentro?

 

P.S. Se questo post ti è piaciuto, puoi trovarne altri simili qui: filosofia del viaggio.

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