In viaggio dentro se stessi

viaggio dentro se stessi
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Fare un viaggio dentro se stessi. Non è un banale slogan acchiappa click. Si tratta, piuttosto, di una profonda riflessione sul significato autentico dell’esperienza di viaggio.

Il grande scrittore Rainer Maria Rilke diceva:

Il solo viaggio è quello interiore

Dopo numerosi viaggi in ogni parte del globo, posso affermare che, per me, questa frase corrisponde a specchiata verità. L’argomento del viaggio come scoperta l’ho già trattato. Ho anche parlato del viaggio che mi ha cambiato la vita. Per chi non avesse letto questi articoli, chiarisco subito una cosa: non ho mai avuto visioni mistiche e non ho fatto ritorno a casa con un bagaglio pieno di nuove e sconvolgenti verità. Semplicemente ho imparato a percepire me stesso in maniera differente, perché durante il viaggio in solitaria spesso si scoprono  aspetti personali che, in misura impercettibile, modificano la nostra identità e la nostra psicologia.

In viaggio dentro se stessi: ciò a cui non credo

Credo molto poco a quelli che, al ritorno a casa, millantano un cambiamento radicale della propria personalità. E, sinceramente, credo ancora meno a quei fanatici del cilicio che sottopongono il proprio corpo a fatiche estenuanti per andare al di là dei propri limiti.

Il viaggio in solitaria comporta necessariamente una sperimentazione della propria soggettività, perché ti obbliga a riflettere profondamente su di te. Ti permette di capire come ti comporti quando esci dalla tua comfort zone. Ti porta a osservare le tue reazioni in un contesto nel quale sei privato di tutti i riferimenti sociali ai quali sei abituato. Insomma, in qualche modo ti mette a contatto con la tua vera essenza, con ciò che è nascosto nei meandri della tua psicologia.

Il punto è proprio questo. Intepretare il viaggio come scoperta non significa entrare in contatto con realtà superiori che ti illuminano la via di una nuova esistenza. Tutto ciò con cui entri in contatto sei tu. E nient’altro.

L’incontro con il proprio io

Puoi andare in cima all’Himalaya, attraversare a piedi l’India, fare il giro del mondo, viaggiare per sempre, ma alla fine c’è una sola cosa che ti porterai sempre dietro: te stesso. E da quello non sfuggi, anzi ti ci butti dentro a piè pari. Se hai qualche malessere, qualche ferita, qualche dolore, stai pur certo che quelle cose, durante il viaggio e al ritorno a casa, te le ritroverai decuplicate. Nella solitudine, nella mancanza di riferimenti conosciuti, quegli aspetti della tua psicologia dei quali non sei perfettamente conscio emergeranno, in tutta la loro potenza.

Cosa si impara durante il viaggio dentro se stessi?

Durante il viaggio dentro se stessi si impara a fare i conti con i propri limiti e a conoscere i personali punti di forza. Si prende coscienza di ciò che siamo in maniera più precisa. Siamo costretti a guardarci dentro e ad andare incontro a ciò che credevamo di conoscere. Il viaggio in solitaria, inevitabilmente, ti mette di fronte a una domanda terribile: cosa ho imparato di me stesso?

Viaggio come terapia?

Te lo dico chiaro e tondo: il viaggio NON è una terapia. Piuttosto, è un’esperienza che ti descrive per quello che realmente sei, delinea in maniera netta la tua personalità. Viaggio come scoperta, sì, ma del proprio io più profondo.
Non si guarisce viaggiando e sai perché? Perché tutto quello che hai dentro immancabilmente lo proietterai al di fuori e il mondo che ti circonda reagirà di conseguenza. Non si tratta del tuo collega di scrivania o del tassista malese che ti sta conducendo attraverso le strade di Melaka. Si tratta di te, solo ed esclusivamente di te.

Ora, la vera domanda è: cosa ti porti dentro?

P.S. Se questo post ti è piaciuto, puoi trovarne altri simili qui: filosofia del viaggio.

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