Perché scrivere di viaggi?

Perché scrivere di viaggi?
Domanda semplice con una risposta altrettanto semplice: perché nella nostra epoca il testo scritto sta per sparire. Volenti o nolenti viviamo in tempi nei quali i social network ci impongono le loro modalità comunicative, che si spingono sempre di più verso le fotografie e i video. Il libro sta per sparire, lasciando ai pixel e alle icone tutto lo spazio conquistato nel corso dei secoli.

Perché scrivere di viaggi: una strada complicata

Il viaggio ormai è sublimato nella sua dimensione virtuale che, per ovvie necessità, si mostra sempre perfetta e platonicamente ideale. I luoghi del mondo cessano di essere descritti per mezzo delle parole e convergono verso una massa informe di immagini.

Il libro, per essere apprezzato, richiede tempo. Bisogna leggerlo, valutarlo, ritornare indietro. Richiede studio e riflessione da parte di chi lo scrive e di chi lo legge. Un’immagine, al contrario, è facilmente fruibile: la si guarda forse un secondo e poi si passa alla successiva. Quello che lascia è il nulla o poco più.
Come sempre capita, in ogni aspetto della vita, l’eccesso uccide la fantasia. Una cosa è leggere una descrizione e, sulla scorta delle parole, immaginarsi i colori di una spiaggia caraibica, il profumo di incenso di un tempio buddista, il rumore di un souk marocchino, il caldo mortale di un deserto africano. Ben diverso è contemplare quel luogo da tutte le possibili angolazioni, modificato dai filtri fotografici disponibili su qualsiasi app.

Il viaggio, in questo modo, perde tutta la sua sostanza per ridursi a una mera apparenza.

Perché scrivere di viaggi: il ruolo eversivo di un libro

Da qui la necessaria celebrazione del libro di viaggi quale strumento per la creazione di una propria mitologia personale. Il desiderio di un viaggio è tanto più vivo quando viene indotto da un fantasma letterario. Quanta gente, incluso il sottoscritto, è partito per la Patagonia a causa delle suggestioni create nella propria anima dalla lettura di Chatwin o Theroux? Quanti hanno deciso di seguire le impronte di Terzani in Asia o di Kapuscinski in Africa?
I racconti di viaggio hanno un ingrediente segreto di cui le immagini su Instagram sono prive: traboccano di dettagli. A volte si tratta di aspetti squisitamente banali come un pasto o uno spostamento in autobus. Descrivono emozioni, sentimenti, sensazioni. La parola scritta dà il via all’astrazione più pura, a una pratica di ricezione infinitamente più lenta, più lunga e più soddisfacente.

Perché scrivere di viaggi: una necessità interiore

Viaggiare in assoluta libertà presuppone un totale abbandono dei sensi. Mentre ci muoviamo lungo una pista sconnessa dello Yunnan i nostri sensi amplificano le percezioni. Il nostro corpo, animato dall’adrenalina, diventa più ricettivo e si pone in maniera aperta verso il mondo. Emozioni, delusioni, gioie, fatiche e stupore si mescolano in un nuovo ed esplosivo mélange che ci rende in qualche misura dei filosofi.
Scrivere di viaggi, dunque, diventa una necessità. Permette all’autore di mettere indelebilmente su carta il proprio io più profondo e nascosto. Gli consente di raccontare una sua verità, che può essere condivisa o meno dai lettori, ma che è comunque portatrice di un messaggio nuovo e inaudito.

Perché scrivere di viaggi
Photo by Elijah O’Donell on Unsplash

Vivere, quindi, e immagazzinare nel proprio subconscio per poi riesumare il tutto e dargli un ordine, uno schema. Definire nuove linee di pensiero e cercare un punto comune con le anime a te affini, questo è lo scopo dello scrittore di viaggi.

Perché scrivere di viaggi: il mio libro

Da tutto questo forse capirete perché ho deciso di scrivere un libro e perché su questo blog potete trovare una rubrica di recensioni in cui si analizza la letteratura di viaggio. Recensioni di libri di autori famosi e non, perché anche autori meno noti hanno la capacità di far nascere l’interesse per un luogo del mondo. Perché il viaggio come scoperta lo si può vivere in presa diretta, ma anche comodamente seduti sulla poltrona di casa. Le due cose non si escludono a vicenda, anzi tendono a intrecciarsi sempre più fittamente.

Perché scrivere di viaggi: Marco Lovisolo
Copertina del mio libro

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P.S. Hai visto mai che sia riuscito a convincervi a comprare qualche libro di viaggi? Perché mi verrebbe da consigliarvene uno davvero, ma davvero bello…

2 pensieri su “Perché scrivere di viaggi?

  1. Sono una persona che fa molte foto, non lo nego. Ma come hai ben detto, una foto non può battere un testo scritto, una foto non riesce a raccontare emozioni e ricordi. Anch’io nel mio blog parlo dei miei piccoli viaggi cercando di far arrivare agli altri un di più rispetto la sola foto.

    1. Marco Lovisolo

      Alessia, grazie per essere passata dal mio blog. Per carità, la fotografia è fondamentale per catturare la bellezza di un viaggio, ma a mio avviso fornisce solo una dimensione visiva del momento e manca di quella profondità che hanno le parole.

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