Il tempo durante il viaggio: valore e percezione

Ho imparato ad abbandonarmi a quello strano fluire del tempo durante il viaggio, quando sembra assumere dimensioni differenti, dilatandosi nelle ere e restringendosi nell’unico irripetibile momento che sto assaporando.

– Lo zaino è pronto, io no –

So bene che autocitarsi non è mai una buona cosa. “Chi si loda, si imbroda” e tutto il genere di frasi fatte che si dicono al riguardo. Ma questa citazione, tratta dal mio libro di viaggi, mi serve per introdurre un concetto che ho sperimentato più volte nel corso dei miei vagabondaggi tra Africa e India.

Il tempo durante il viaggio assume contorni indefiniti. Si abbandonano le abitudini, la routine, i gesti quotidiani per vivere totalmente il presente. Ogni attimo acquisisce immediatamente un sapore diverso perché ha un valore intrinseco. Non si tratta più di un momento che deve passare il prima possibile per darci la possibilità di fare ciò che più ci aggrada.

Tempo durante il viaggio: cosa si intende?

Spesso il tempo trascorso al lavoro, o dedicato a una qualunque forma di obbligo, risponde a quest’ultimo genere di situazione. È solo un interludio, che cerchiamo di fare trascorrere senza riportarne un danno eccessivo, per poterci poi dedicare ad attività che, per passione o talento, sono più congeniali alla nostra psicologia.

Tempo durante il viaggio: orologio
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Durante tutte le fasi del viaggio, invece, qualsiasi momento è privilegiato per la sua unicità e tutto quello che vogliamo è che si cristallizzi per sempre, che non passi mai. Si vive nel presente, in uno stato di sospensione che ci consente (finalmente) di abbandonarci al lieve scorrere della vita.

Il tempo durante il viaggio si dilata…

Viaggiare in questa maniera presuppone il completo abbandono del tragitto pianificato. È come se, in un discorso, invece di giungere dritti al punto, ci potessimo permettere il lusso di abbondare con le digressioni. Il viaggio diventa vagabondaggio. Non segue più una linea retta, scandita da impegni prefissati, ma assomiglia più a uno scarabocchio disordinato.

Il viaggiatore, in quel momento, è un giocatore di dadi che ha appena effettuato il lancio. I dadi sono per aria, tutto il resto svanisce in lontananza e la sua concentrazione si appunta ferocemente su quei due pezzetti di legno. Un attimo fuggente che sembra eterno, che porta con sé sensazioni di vita pura e densa.

Tempo durante il viaggio: buono per la tua anima
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… e si restringe!

Da un lato, quindi, il tempo durante il viaggio si dilata a dismisura, perché ogni attimo ha una portata inaudita e unica. D’altro canto, come sempre capita mentre facciamo qualcosa che ci piace, vola via, sembra quasi restringersi. E noi ci ritroviamo a vivere in questo paradosso temporale, strattonati tra i due estremi dell’eternità e della subitaneità. Credo che si tratti proprio di quel tipo di sensazioni che ci spingono a continuare a viaggiare.

Il tempo durante il viaggio: quello interiore

In realtà, l’unica cosa che cambia veramente nel corso delle fasi del viaggio è il tuo tempo interiore, il fluire della tua coscienza, la percezione di quello che ti circonda, la tua psicologia più profonda. La sospensione tipica del viaggio (sospensione dalle responsabilità, dai doveri) dà il via a una differente forma di aggregazione delle emozioni.

Durante le varie fasi del viaggio la psicologia del viaggiatore esce dai binari prefissati e segue percorsi nuovi e originali. Ne derivano sensazioni intense che ti fanno  vivere in maniera più coinvolgente quel tuo scampolo di vita.

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