Recensione di Cuore di Tenebra

Dopo molto tempo, torno finalmente a parlare di libri di viaggio con una recensione di Cuore di Tenebra, di Joseph Conrad.

Non si può circoscrivere Cuore di Tenebra nello stretto perimetro della letteratura di viaggio. Siamo di fronte a uno dei capolavori della letteratura mondiale di tutti i tempi, ma tra le varie interpretazioni che se ne possono dare, si può annoverare anche il viaggio.
L’opera è, notoriamente, autobiografica. Conrad andò in Congo nel 1890, vi trascorse sei mesi e ne ritornò quasi in fin di vita. Unico lascito del suo viaggio in Africa fu un bagaglio di ricordi e amarezze dai quali, dodici anni dopo, sarebbe scaturito Cuore di Tenebra.

Recensione di Cuore di Tenebra
Cuore di Tenebra di Joseph Conrad

Cuore di Tenebra: un atto d’accusa

Sebbene apparentemente Conrad si scagli contro la politica coloniale belga (il Congo era colonia del piccolo regno di Leopoldo II del Belgio), il suo atto d’accusa è decisamente più ampio. Nel mirino dello scrittore inglese finisce tutto il processo di colonizzazione portato avanti dai paesi europei. Anzi, è proprio il concetto stesso di colonizzazione intesa come forma di civilizzazione ad essere preso di mira.

Le parole dietro alle quali si nascondono le grandi potenze politiche del Vecchio Continente (“sviluppo”, “progresso”, “civiltà”), altro non sono che stucchevoli alibi. L’obiettivo evidente era quello di spartirsi le ricchezze dell’Africa, senza lasciare nulla in cambio alle popolazioni locali. Interi territori (è proprio il caso del Congo belga), furono utilizzati come semplici proprietà da sfruttare fino all’esaurimento, senza concedere niente: infrastrutture, ospedali e men che meno quella “civiltà” millantata nei grandi congressi internazionali.

L’accusa di Conrad è molto chiara: la civiltà europea del suo tempo si reggeva su un deliberato atto di furto, perpetrato in maniera violenta ai danni di coloro che, per differenza di colore della pelle o di conformazione fisica, venivano considerati “inferiori”.

«…un lezzo di rapacità imbecille circolava per ogni dove, come il fetore di un cadavere».

Recensione di Cuore di Tenebra: Kurtz

Una recensione di Cuore di Tenebra non può non tenere conto del personaggio più iconico dell’intero libro: Kurtz.
Kurtz è la rappresentazione vivente dell’equivoco europeo. Non inganni il nome tedesco. Conrad costruisce un personaggio che racchiude in sè tutta l’Europa: tedesco al servizio dei belgi, madre mezza francese e padre mezzo inglese.
Conrad gli attribuisce i pensieri e le idee tipiche dei famosi colonizzatori europei, nello specifico Henry Morton Stanley. Kurtz rappresenta l’ideologia stessa del colonialismo, inteso come esportazione di civiltà. Purtroppo si tratta di un’ingegnosa e ben architettata menzogna, poichè il vero volto del colonialismo è fatto di sfruttamento e conquista violenta.

Kurtz è l’emblema del potere bianco che si appropria con la forza di ciò che non è suo e lo usa a proprio piacimento.

Recensione di Cuore di Tenebra: Marlow

L’io narrante della vicenda è Marlow, alter ego dello stesso Conrad. Nel corso del suo avvicinamento alla stazione coloniale gestita da Kurtz, intraprenderà un processo conoscitivo che lo devasterà interiormente. Un viaggio come scoperta della violenza europea e dello scempio perpetrato in Africa.

Il viaggio di Marlow lo porta a vedere con i propri occhi la totale mancanza di rispetto che gli europei mostrano nei confronti dell’Africa. Prima ancora di approdare alla foce del fiume Congo, incontra una fregata francese che sta bombardando un tratto di costa apparente vuoto, nel quale, pare, si nascondano dei ribelli. Approdato nei domini belgi tocca con mano il disastro compiuto dai colonizzatori: montagne sventrate, attrezzature abbandonate, piccoli boschi nei quali vengono mandati a morire gli schiavi ormai stremati. Lungo il fiume Congo vede bianchi che sparano a casaccio su un ippopotamo, una foresta, dei presunti selvaggi.

«…presentii che sotto il sole accecante di quella terra mi sarebbe toccato di far conoscenza col demone flaccido, pretenzioso e miope di una rapace e spietata stupidità».

Marlow comincia a percepire l’inaudita verità. L’uomo bianco, lasciato senza controllo in terre nelle quali non esiste legge e dotato di una netta supremazia militare, si abbandona alle peggiori efferatezze. Mette da parte i freni e le inibizioni e lascia spazio agli istinti più bestiali.

Recensione di Cuore di Tenebra
Cuore di Tenebra di Joseph Conrad

Una forma subdola di conquista

Uno dei clichés più abusati dai colonizzatori europei era la sete di conoscenza. Innumerevoli missioni “scientifiche” vennero inviate in Africa con l’intenzione di studiare le popolazioni locali e le loro usanze. Marlow percepisce, anche qui, le reali intenzioni dei governi europei: la conoscenza è a sua volta una forma di potere. L’esercizio portato avanti dalle missioni scientifiche europee era evidente: studiare (NON comprendere) una civiltà per poi svuotarla della sua identità e attribuirgliene una nuova, generalmente negativa. La società africana non viene interpreta in un’ottica “africana”, ma europea. Le sue regole e tradizioni vengono manipolate e ricondotte a parametri conoscitivi europei. Si impone il punto di vista del conquistatore a danno di quello delle popolazioni africane.

Da qui tutta la letteratura che dipinge gli africani come selvaggi, barbari, ignoranti, sanguinari. L’europeo proietta sull’africano la sua parte rimossa, quel sottosuolo fatto di passioni incandescenti che le leggi tengono a freno. L’Africa diventa a tutti gli effetti la parte oscura dell’Europa, il suo doppio speculare. Va da sè che se l’Europa è il bene, la civiltà, il progresso, l’Africa non può essere altro che il male, la barbarie, la decadenza.

Qual è il vero cuore di tenebra?

Dopo l’incontro con Kurtz, Marlow giunge infine alla terribile conclusione: il cuore di tenebra non è in Africa, nel profondo delle foreste del Congo. Il vero cuore di tenebra è l’intera civiltà occidentale e la sua storia. Nata da atti di violenza (l’Impero Romano, l’Inquisizione, la Conquista dell’America) adesso la riproduce nel Continente Nero.

È nel cuore europeo che ristagna l’insaziabile sete di conquista, l’idea dell’annientamento dell’antagonista, la totale mancanza di rispetto per la natura.

«Strappar tesori dalle viscere della terra era il loro unico desiderio, senza più fini morali di quanti ce ne siano nello scassinare un forziere».

Recensione di Cuore di Tenebra: riflessioni

La civiltà occidentale ha plasmato il mondo come lo conosciamo oggi. Nel corso della storia gli europei si sono macchiati dei peggiori crimini: sterminio di intere popolazioni, spoliazione, conquista violenta. Un comportamento applicato scientificamente al resto del pianeta che ha posto le basi per le inaccettabili ingiustizie di cui siamo testimoni.

È troppo facile, oggi, starsene qui a dire: «Aiutiamoli a casa loro». Le grandi migrazioni di massa a cui stiamo assistendo, altro non sono che il risultato della nostra politica omicida in Africa e nel resto del mondo.

Cuore di Tenebra non può essere strettamente catalogato nella letteratura di viaggio, non nel senso canonico del termine. Ma sempre di viaggi si parla. Due viaggi, per la precisione: il primo è quello fisico che conduce Marlow al centro del continente africano. Il secondo è quello morale, che porta dritto al Cuore di Tenebra della civiltà occidentale. Un viaggio come scoperta della menzogna su cui si regge la nostra cultura.

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6 pensieri su “Recensione di Cuore di Tenebra

  1. All’università avevo fatto un corso monografico (si dice così? Una serie di lezioni con esame scritto finale il cui voto si sommava a un altro pezzo di un altro esame… non ricordo) su Cuore di Tenebra. Nonostante siano passati anni, a differenza di altri libri “studiati” all’università, questo lo ricordo molto bene: forse per alcune scene che tendono a rimanere impresse per sempre, come quella delle teste mozzate rivolte verso l’abitazione di Kurtz che diventava quasi una sorta di divinità che gli indigeni erano costretti ad adorare. Secondo la docente il nome stesso Kurtz ricordava molto la pronuncia della parola inglese “curse”, a indicare che i colonizzatori europei non erano altro che una maledizione. Un libro molto attuale.
    Scusa il pippone 😉

    1. Marco Lovisolo

      Beh cuore di tenebra è un testo molto stratificato, quindi si presta alle più varie interpretazioni. Comunque hai ragione: un testo terribilmente attuale, come decine di altri. Penso, per esempio a Furore di Steinbeck

  2. Avete ragione, si presta a tante interpretazioni nonché parallelismi con pellicole come Apocalypse Now. Tuttavia non lo avevo ancora considerato come titolo da letteratura di viaggio…ma forse perché letto secoli fa…o forse perché sono in preda alla FEBBRAH. Buona domenica! 😉

    1. Marco Lovisolo

      Concordo pienamente. Bisognerebbe spedirne qualche copia al Ministero dell’Interno, così, giusto per fargli capire un paio di cose…

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