Campeggio in Patagonia

Nuovo estratto da Lo zaino è pronto, io no, il mio libro di viaggi. Si parla di campeggio in Patagonia.

C’è Sudamerica e Sudamerica, ma quando si parla di Patagonia on the road si intende il sud del Sudamerica, ovvero uno dei luoghi più freddi e inospitali del mondo.

Una delle attività imperdibili è il trekking nei suoi numerosi e incontaminati parchi, tra i quali spicca il Parque Nacional Torres del Paine, in Cile.

Campeggio in Patagonia
Photo by Jens Johnsson on Unsplash

La concezione del campeggio in Patagonia è molto semplice: lo vedi tutto questo spazio? Beh, facci un po’ quello ti pare, mettiti dove vuoi e non rompere. Se proprio ti servissero, i bagni sono lì. Se hai bisogno di qualcosa o di qualcuno, arrangiati.

Il campeggio in Patagonia

Dopo avere trascorso un’intera giornata con lo zaino in spalla a vagare sulle Ande tormentate da un vento gelido, arrivo infine al campeggio sotto una pioggerella fine ma fastidiosa. Decido di mangiare qualcosa, farmi una doccia e andare a dormire. Sembra facile. Peccato che per cucinare il cibo che mi sono portato dietro debba accendere un fuoco.
E con cosa lo accendo, di grazia?
Scopro che tra gli innumerevoli beni di conforto forniti dal campeggio in Patagonia c’è nientemeno che una legnaia, dotata addirittura di un’ascia poco affilata. Vuoi la legna per accendere il fuoco? Tagliatela.

E fu così che mi trovai a giocare all’allegro boscaiolo sotto una pioggia ormai fitta. Un’ora d’inferno nel corso della quale mi resi conto che forse, per fare legna, avrei fatto prima a prendere i tronchi a testate.

Arrivato davanti alla tenda, dispongo la legna per terra e provo ad accendere il fuoco. La pioggia batte insistente, il vento si è alzato e per me appiccare questo maledetto fuoco sta diventando una questione di sopravvivenza. Dopo un po’ mi rendo conto di non esserne capace e decido di mettere l’orgoglio sotto i piedi: vado a chiedere aiuto.

Non ce la posso fare!

A non più di venti metri da me vedo una tenda, ma di quelle serie, all’interno delle quali ci stanno le persone in gamba, non i deficienti come il sottoscritto.
Sono dei ragazzi italiani, di Trento. A guardarli bene li riconosco e mi rendo conto che si tratta di due tizi che avevo incontrato lungo la strada. All’una del pomeriggio, quando io partivo per raggiungere Torres del Paine, loro stavano già tornando al campeggio.

Ricordo bene che ho pensato: “Tsè, sfigati, adesso tutto il pomeriggio che fanno?” Fanno la legna, si preparano da mangiare, si lavano e dopo tutto questo, evidentemente animati da spirito umanitario, aiutano gli imbecilli ad accendere il fuoco, ecco cosa fanno!

Comunque, uno dei due ragazzi, rendendosi conto di avere a che fare con un menomato mentale, esce dalla sua tenda e viene ad aiutarmi. Giunto davanti al mio miserabile mucchio di legna lo guarda schifato, poi, indicandolo con la mano a vassoio, guarda me, come a dire:
«E ‘sta mmmer** cos’è?».

Io, vergognandomi come un ladro, abbasso gli occhi e faccio finta di studiare attentamente la strana conformazione dei fili d’erba ai miei piedi. Il tizio tira un calcio alla legna, si inginocchia, la ridispone diversamente (secondo quale criterio non saprei dire) poi si alza in piedi e, sotto la pioggia battente, si mette controvento, si accende una sigaretta, se la fuma con calma e infine, senza nemmeno guardare, lancia il mozzicone sulla legna bagnata, che… oh miracolo! si accende immediatamente e si mette a sprigionare un calore da altoforno. Saluta e se ne va, mentre io, in atteggiamento adorante, mi inchino fino a terra, dicendo:
«Ti ringrazio, oh Somma e Possente Divinità del Fuoco!»

Campeggio in Patagonia: il cibo

Tiro fuori la gavetta, ci verso dentro un risotto Knorr liofilizzato, un po’ d’acqua e l’appoggio sul fuoco, pregando che cuocia nel più breve tempo possibile. Ovviamente non è così, il riso ci mette quei due secoli a diventare commestibile ed io me lo ingurgito come se avessi un imbuto: settemila gradi Fahrenheit giù per la gola.
Sistemo le mie cose e mi catapulto dentro la tenda. Nel corso delle ore successive, forse per un principio di congelamento, chiudo gli occhi e mi addormento.
Il mattino successivo metto il naso fuori e vedo la neve: nel corso della notte ne sono scese almeno tre dita!

Campeggio in Patagonia
Photo by Wolfgang Lutz on Unsplash

Ancora rimbecillito dalla stanchezza e dal freddo, giro la testa e scorgo i due viaggiatori trentini che stanno smontando la tenda. Mi vedono anche loro e mi salutano con la mano.
«Andate via?» domando, con pronta e acuta sagacia.
«Eh sì» mi rispondono «con questa neve a bassa quota non ci fidiamo a proseguire, preferiamo tornare indietro».

Se la Somma e Possente Divinità del Fuoco dice che è meglio tornare indietro, chi sono io per contraddirla? Nel giro di un minuto mi metto lo zaino in spalla, smonto la tenda, la accartoccio ad mentula canis e mi dirigo come un missile al punto di partenza della navetta.

Per il resto della mia vita non voglio mai più sentire parlare di campeggio in Patagonia.

Cosa puoi fare adesso?

Ti è piaciuto quello che hai letto? Al seguente link puoi leggere di altri personaggi bizzarri incontrati nel corso dei miei viaggi: viaggi e incontri.

Tutti gli aneddoti sono riportati nel mio libro di viaggi. Leggi le anteprime!

Cover Photo by Scott Goodwill on Unsplash

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