Viaggiare apre la mente

Viaggiare apre la mente

Viaggiare apre la mente è uno di quei mantra da viaggiatori che vengono ripetuti a ogni occasione. Purtroppo, nella maggior parte dei casi, rimane solo una vuota sequenza di parole perché chi le recita, ha imparato poco o nulla dalla pratica del viaggio.
Per chi invece sa affrontare l’esperienza in maniera costruttiva, viaggiare apre la mente non è un semplice costrutto semantico, ma una verità che porta con sé crescita personale.

Andare contro i pregiudizi

Viaggiare apre la mente perché ti aiuta ad andare contro i tuoi pregiudizi.
Possiamo considerarci la persona più illuminata del pianeta, ma la realtà è che siamo tutti inevitabilmente figli della società nella quale siamo nati. Ciò che per noi è buono e giusto, non lo deve necessariamente essere anche per chi proviene da luoghi geograficamente e culturalmente distanti dal nostro.
Per esempio, il mondo occidentale attribuisce grande importanza alla realizzazione personale, ottenuta tramite la carriera professionale o artistica. In Estremo Oriente, invece, la ricerca ossessiva della propria affermazione viene interpretata come un tradimento dei valori sociali.

Andare contro i pregiudizi
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Questa insanabile differenza ci obbliga a cambiare approccio, a vivere il viaggio come scoperta. Non si tratta più di capire se la cultura ospite sia migliore o peggiore della nostra, ma semplicemente di provare a capirla.

Viaggiare apre la mente: gli incontri

Viaggi e incontri sono un binomio inscindibile. Che si tratti di altri viaggiatori o di persone del posto, questi incontri sono in grado di dirvi molto su ciò che siete e sul modo in cui vi interfacciate con il mondo esterno. Partire dal proprio punto di vista è giusto, ma considerarlo un baluardo da difendere a ogni costo, invece, no. Il motivo è semplice: accettare l’opinione degli altri, vi permetterà di vedere il mondo con i loro occhi.

Viaggiare apre la mente: gli incontri
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In questo senso il viaggio in solitaria è particolarmente stimolante perché ti costringe a un confronto con l’Altro e ad accogliere, se non a condividere, il suo parere.

Accettare la realtà

Uno dei fattori hanno spesso condizionato negativamente i miei viaggi è l’idealismo. Oggi siamo sottoposti a una quantità esorbitante di informazioni (spesso ingannevoli) sul dove, ma non c’è nulla che ci parli del come. Sognare a occhi aperti è un esercizio pericoloso, che può agire in maniera ostile sulla psicologia del viaggiatore.

Per qualche strana ragione, ci immaginiamo sempre che le mete dei nostri viaggi siano più pure, più autentiche, più sane del luogo da cui proveniamo, salvo poi accorgerci che la realtà è ben diversa. E del resto, perché non dovrebbe esserlo? Perché gli abitanti di questi luoghi non dovrebbero, a loro volta, godere dei benefici dei nostri tempi?

Viaggiare apre la mente: la realtà
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Viaggiare apre la mente perché ti mette di fronte alla dura realtà e non ti concede alcuna scelta. Il modo migliore per apprezzare una cultura lontana è quella di accettarla e viverla così com’è ora. Non serve aggrapparsi ai propri sogni, in cerca di qualcosa di autentico. Ciò che si presenta di fronte ai nostri occhi è quanto di più autentico ci sia concesso di vedere.

Imparare a conoscere se stessi

Sono sempre molto scettico quando leggo di persone tornate “cambiate” dai viaggi. Spesso si sente parlare di viaggio come scoperta della felicità o di una forma più piena di consapevolezza, come se uno spostamento geografico fosse sufficiente a risolvere ogni problema.

La realtà è ben diversa. Un viaggio è prima di tutto un inesorabile percorso verso la propria soggettività. Non si scopre nulla di nuovo o di particolarmente illuminante, non si raggiunge il nirvana. Tutto quello che veramente emerge è ciò di cui tu sei portatore. Se hai dei problemi, delle difficoltà, delle ansie, puoi stare sicuro che quelle ti seguiranno fino in capo al mondo. Il problema, semmai, è proprio quello: cosa c’è dentro di te?

Viaggio dentro se stessi
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Il viaggio in solitaria è prima di tutto un viaggio dentro se stessi, verso quella parte del tuo essere della quale, forse non sei nemmeno completamente conscio.

Viaggiare apre la mente perché torni indietro con una diversa percezione della tua personalità, dei nuovi parametri attraverso i quali impari a indagare il tuo modo di essere.

La costruzione di un’identità

Viaggi e identità vanno avanti di pari passo, perché i primi contribuiscono a definire la seconda. Nel momento in cui partiamo, segniamo una frattura con tutto quello che siamo. Ci allontaniamo dalla nostra vita quotidiana, da quell’insieme di impalcature sociali che ci siamo costruiti addosso e che contribuiscono a definire il nostro posto nel mondo.

Viaggiare apre la mente: la tua identità
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Trovarsi dall’altra parte del pianeta, in un luogo in cui nessuno ti conosce, ti dà la fantastica opportunità di ridurre tutto all’essenziale ed essere veramente ciò che sei. Viaggiare apre la mente perché solo di fronte all’ignoto le tue reazioni saranno autentiche, prive di quell’inconscio agire che le condiziona nel ciclo dell’esistenza secolare.

Viaggiare apre la mente: conoscere il mondo

Oggi abbiamo a disposizione migliaia di strumenti che pretendono di raccontarci il mondo nel quale viviamo: libri, giornali, televisione, internet. Il fatto è che queste fonti ci danno sempre una visione interpretata della realtà. Lasciando da parte l’informazione chiaramente manipolata, anche la persona più onesta, integra e affidabile interpreta la realtà circostante attraverso la propria lente.

Conoscere il mondo
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Viaggiare apre la mente perché ti permette di entrare in contatto in prima persona con queste realtà: puoi vederle con i tuoi occhi, toccarle con le tue mani, percepirle con la tua unica e insostituibile sensibilità. Le sensazioni del viaggio che provi tu sono uniche perché tu sei unico/a. Ecco perché è necessario continuare a viaggiare: per imparare a conoscere il mondo senza filtri aggiunti.

Viaggiare apre la mente: conclusioni

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Libri sulla Birmania

Libri sulla Birmania

Uno dei viaggi che ricordo con maggior piacere è quello fatto alcuni anni fa nel sudest asiatico. Di seguito troverete alcuni libri sulla Birmania, che in qualche modo hanno lasciato il segno.

Libri sulla Birmania: Aung San Suu Kyi

Quando si parla di Birmania, inevitabilmente si deve parlare anche della figura più carismatica del Paese: Aung San Suu Kyi. Figlia del generale Aung San, principale esponente della lotta per l’indipendenza birmana dalla corona inglese, Suu Kyi è una delle personalità più influenti della storia moderna, tanto da conquistare il Premio Nobel per la pace nel 1991. Il suo straordinario esempio di coraggio civile è stato paragonato, nel corso del tempo, a quello di Václav Havel e Nelson Mandela.

Libri sulla Birmania
Aung San Suu Kyi – La mia Birmania

Come è riuscita questa donna minuta ed elegante a resistere a ingiurie, soprusi, prigionia per decine di anni? Come ha fatto a conquistarsi una posizione di rispetto e a divenire l’anima della resistenza del popolo birmano alla dittatura militare?

In questo libro, il giornalista americano Alan Clements, dialoga con la leader birmana, trovando la risposta a interrogativi di scottante attualità e dotato di una saggezza senza tempo.

Birmania: sui sentieri dell’oppio

Forse il meno conosciuto tra quelli proposti, quello di Aldo Pavan può essere annoverato tra i libri di viaggio e i reportage giornalistici. L’autore racconta il suo viaggio in solitaria attraverso un Paese difficile. Le più importanti mete turistiche (Mandalay, Yangon, il Lago Inle) vengono raccontate con attenzione, senza mai distogliere lo sguardo dai gravi problemi di fondo, costituiti dal regime militare.

Libri sulla Birmania
Aldo Pavan – Sui sentieri dell’oppio

La parte più “giornalistica” è dedicata al cosiddetto triangolo d’oro, sull’altopiano Shan, dove si concentra la coltivazione del papavero dal quale si estrae l’oppio, grazie al quale il regime riesce, ancora oggi, a mantenere il controllo politico ed economico di questo meraviglioso angolo di sudest asiatico.

Giorni in Birmania: George Orwell

Giorni in Birmania è il primo romanzo di George Orwell. Protagonista assoluto è John Flory, mercante britannico. Insofferente ai vuoti codici di comportamento dei suoi connazionali e attratto dalla cultura birmana, si muove tra i due mondi, senza mai riuscire a trovare una sua collocazione.

Libri George Orwell
George Orwell – Giorni in Birmania

L’anima del libro è la profonda indignazione di Orwell, il quale, nel periodo trascorso in Birmania come ufficiale della polizia imperiale, maturò una coscienza molto precisa delle ingiustizie sociali perpetrate dai bianchi nelle loro colonie. In Giorni in Birmania, si comincia a intravedere quella satira amara e sferzante che raggiungerà il suo apice nei capolavori dello scrittore inglese: La fattoria degli animali e 1984.

Libri sulla Birmania: Cronache birmane

Sono una di quelle persone convinte che i fumetti siano un’autentica forma di letteratura. Ne leggo in continuazione e in questo caso ne vorrei consigliare uno: Cronache birmane di Guy Delisle.

Libri sulla Birmania
Guy Delisle – Cronache birmane

Guy Delisle è un fumettista canadese che accompagna la moglie in giro per il mondo quando è in missione per Médecins Sans Frontières (MSF). I due, insieme al figlio piccolo, trascorrono un anno in Birmania, sotto la dittatura militare. Mentre accompagna il bambino in giro, Delisle incontra personaggi bizzarri di ogni tipo: monaci, militari, gente comune. Scopre una società oppressa, ma abitata da un popolo cordiale, sorridente, gentile.

Vicino di casa di Aung San Suu Kyi, cerca di entrare in contatto con lei, ma è impossibilitato dalle rigorose misure di sicurezza imposte dal regime (all’epoca Suu Kyi era agli arresti domiciliari).

Se ne va, portando per sempre con sé il ricordo di questo popolo sofferente e caloroso.

Libri sulla Birmania: in conclusione

Ho pubblicato questo post relativo ai libri sulla Birmania perché, nel mio piccolo, ho deciso di ricominciare a scrivere e un capitolo sarà dedicato proprio al sudest asiatico.

Se ti ho incuriosito, potresti essere interessato a comprare il mio primo libro di viaggi. Al link seguente, puoi trovare tutte le informazioni che ti servono: Lo zaino è pronto, io no.

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Corsica orientale

Corsica orientale on the road

La Corsica orientale è uno di quei viaggi solo all’apparenza banali. In realtà l’isola francese è uno scrigno di tesori che aspettano di essere colti dal viaggiatore intraprendente. Di seguito troverete un itinerario di otto giorni, che tocca tutti i punti più caratteristici della Corsica orientale.

Corsica orientale: Bastia

Se decidete di muovervi con il traghetto, è molto probabile che approdiate a Bastia, principale porto dell’isola.
Per lungo tempo Bastia è stata capitale politica ed economica della Corsica, fatto che le ha permesso di possedere un ricchissimo patrimonio artistico e culturale.
Il cuore pulsante della città è l’ottocentesca piazza San Nicola, punto di ritrovo per gli abitanti e i turisti che indugiano in uno dei numerosi dehors. Si può accedere alla piazza grazie a una passeggiata lungo il bellissimo Boulevard Paoli, dedicato all’eroe dell’indipendenza corsa.

Nella zona meridionale della piazza sorge la statua eretta in onore del più celebre figlio della Corsica: Napoleone Bonaparte. Proseguendo in direzione sud, invece, si esce dalla piazza per inoltrarsi nella parte vecchia della città.
Il dedalo di stradine che si sviluppano intorno al Vieux Port è il motivo principale per programmare una visita di Bastia. L’insieme di scorci, viuzze, case fatiscenti e carruggi, ricordano molto il centro di Genova.

Corsica orientale
Le strade di Bastia

La zona a nord del porto si chiama Terra Vecchia ed è il quartiere più antico della città, storicamente abitato dai corsi. Tra le sue attrattive, meritano una visita le barocche Chapelle de Saint Roch e Chapelle de l’Immaculée Conception.
Attraversato il porto si può entrare nel quartiere Terra Nova, antico feudo genovese, il cui punto di interesse è costituito dalla Cittadella.

Bastia, in definitiva, è un diamante grezzo che richiede un po’ di tempo per essere apprezzato pienamente. Lontana anni luce dal glamour tipico di altre località dell’est, ha un’identità molto popolare della quale va orgogliosamente fiera. È una città da vivere lentamente per permetterle di far emergere il suo lato autenticamente mediterraneo.

Corsica on the road: I dintorni di Bastia

I dintorni di Bastia sono spesso colpevolmente trascurati dai turisti. Certo, l’interminabile sequenza di capannoni industriali che circondano la città, non invogliano le esplorazioni, ma se si ha voglia di fare appena un passo in più, si possono scoprire piccole gemme di valore inestimabile.

Appena a sud della città ci si può rilassare nella comoda Plage de l’Arinella, sabbiosa, pulita e attrezzata con aree gioco per i bambini. Proseguendo ancora verso sud, si può approdare in altre spiagge, selvagge e poco frequentate: il Lido della Marana. Nessuna attrezzatura per bambini, né ristoranti, solo sabbia, pinete e pochissime persone con le quali condividere la spiaggia. Ricordatevi quindi di portare con voi acqua e cibo, se volete fermarvi per tutta la giornata.

Gli appassionati di birdwatching, possono soddisfare il loro interesse vagando per la Réserve Naturelle de l’Etang de Biguglia, il più grande specchio di acqua dolce della Corsica. In questa zona si raccoglie un gran numero di uccelli migratori provenienti dall’Africa: fenicotteri, aironi e falchi di palude.

Etang de Biguglia
Foto di TeeFarm da Pixabay

Corsica orientale on the road: la Casinca

Per chi ha voglia di esplorare zone poco turistiche, a sud dell’Etang de Biguglia si trova la Casinca, una delle quattro microrégions che costituiscono l’est dell’isola. L’entroterra della Casinca ha saputo conservare il suo lato selvaggio e le sue antiche tradizioni. I villaggi aggrappati alle colline, vantano un patrimonio architettonico di assoluto valore e un’atmosfera informale che invoglia a indugiare in uno dei numerosi locali che servono pastis.

Vescovato conserva una meravigliosa chiesa di origine romanica, mentre Loreto possiede una delle piazze più suggestive di tutta l’isola. Tuttavia il borgo più meritevole in assoluto è Penta. Arroccato su una collina, circondato da boschi di castagni, si sviluppa lungo una singola viuzza che termina su una terrazza dalla quale, in lontananza, si possono vedere i profili dell’Elba, di Pianosa e di Montecristo.

Corsia orientale
Pianosa vista da Penta

Corsica orientale: il Nebbio

A ovest di Bastia si stende il Nebbio, regione piena di contrasti. Annidata in fondo a un golfo pittoresco, Saint Florent fa bella mostra di sé. Un borgo incantevole e una spiaggia di sabbia bianca e fine, ne fanno una delle destinazioni più inflazionate della Corsica orientale.
Nell’entroterra, una tappa imperdibile è costituita da Patrimonio, punta di diamante dell’eccellente tradizione vinicola corsa. In effetti, il motivo principale per cui si viene a Patrimonio è la possibilità di fare un tour nelle cantine del paese.

Corsica orientale
Foto di RonalddeBruijn da Pixabay

Corsica orientale: Cap Corse

La lingua di terra che dà alla Corsica il suo caratteristico profilo, prende il nome di Cap Corse. Questa regione è talmente ricca di sorprese e tradizioni, da costituire un mondo a parte. La zona costiera è piuttosto scoscesa ed è un continuo alternarsi di piccoli villaggi di pescatori, spiagge di ciottoli e torri genovesi.

Partendo da Bastia e dirigendosi verso nord, il primo luogo degno di nota che si può incontrare è Erbalunga. Borgo suggestivo, dimora di artisti e pescatori, Erbalunga è un diamante di stupefacente bellezza. Per quanto minuscolo, è un luogo nel quale si potrebbero trascorrere intere giornate senza fare assolutamente nulla se non girare per i numerosi locali che si affacciano sulla piccola piazza centrale.

Le Cap Corse
Scorcio di Erbalunga

Proseguendo verso nord, si possono incontrare Pietracorbara con la sua bella spiaggia sabbiosa (l’unica della zona), Sisco e Porticciolo.

Spostandosi sull’altro versante del “dito”, invece, è imperdibile il borgo di Nonza. Costruito su un picco roccioso e sormontato da un’imponente torre genovese, questo minuscolo villaggio ha il potere di fissarsi in modo definitivo nella mente di chi lo visita. L’Eglise de Saint Julie, del XVI secolo, è il monumento più famoso della cittadina ed è comparso in copertina dell’ultima edizione della Lonely Planet.

Corsica on the road

Decisamente meno famosa di altre regioni dell’isola, la Corsica orientale merita una visita molto accurata. Una settimana è il periodo minimo da dedicare all’esplorazione di questa zona, tutto sommato ancora poco inflazionata dal turismo di massa. Per prepararti al meglio, ti consiglio di leggere una delle seguenti guide:

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chicken bus del Guatemala

I chicken bus del Guatemala

In Guatemala, bisogna fare conoscenza con i chicken bus. Per capire di che si tratta, basta fare la traduzione letterale dei due termini: gli “autobus dei polli”. Il nome già la dice lunga. Sono i bus usati dai contadini locali e quindi molto spesso impiegati come mezzo di trasporto delle merci più svariate, in particolare polli. Infatti, capita spesso di trovarsi seduto su un sedile mezzo scassato a chiacchierare con una signora che tiene in braccio una gabbia con dentro due o tre galline che strepitano.

I chicken bus del Guatemala: cosa sono?

I chicken bus sono quanto di più pacchiano ci si possa immaginare nella vita. Si tratta di autobus risalenti al Paleolitico, che per nascondere le evidenti tracce di degrado vengono pitturati con immagini e colori sgargianti. Il peggio è capire come prendere quello giusto.
I nomi delle città guatemalteche sono sempre terribilmente lunghi: Chichicastenango, Huehuetenango, Cotzumalguapa, Gracias a Dios (pensa te che nome). Il nome per esteso non ci sta nella parte frontale del bus e sul lato non ce lo puoi mettere altrimenti rovineresti i disegni sulla fiancata.

Inoltre, gli autisti lavorano a cottimo, ragion per cui devono tirare su il maggior numero possibile di viaggiatori in modo da riempire il bus, partire e una volta terminata la tratta ripartire immediatamente per un altro giro e guadagnare qualche soldo in più. Non hanno tempo di stare lì a comportarsi gentilmente e a chiedere dove sei diretto, di grazia. No. Devono far capire in fretta qual è la loro destinazione e il modo migliore è quello di dire il nome delle città che attraversano. Sì, ma… il nome abbreviato! E quindi tu ti ritrovi sotto un sole assassino, con i cambiavalute clandestini che ti tampinano fino all’esaurimento e una mandria di autisti indiavolati che urlano:
“Chi-chi, Hue-hue, Tzu-tzu, Ya-ya, Pana-Pana-Pana, Pepperepè …”.

I chicken bus del Guatemala: destinazioni

Allora tu che sei un viaggiatore sveglio, che fai? Spegni il cervello e sali sul primo bus che trovi. Una volta seduto, ti giri verso il tuo vicino e gli domandi:
“Scusi, ma questo bus, dove va?”
Sololà.”
Solo là? Ma che cosa diavolo vuol dire Sololà, ti possano scorticare vivo! Dov’è LA’? E poi perché SOLO LA’?
Morale della faccenda, Sololà è il nome della destinazione finale del bus. Cioè, questi hanno chiamato una città Sololà! Mi sembra di essere nel mezzo di una scena di Frankestein Jr:
“Lupo ululà, castello ululì”.
Ora, la mia destinazione è Panajachel, detta Pana, sul lago di Atitlán, ma siccome non ci sono più bus che vanno in quella direzione, l’unica cosa che si può fare è tentare di avvicinarmi il più possibile e Sololà è proprio sulla strada.

Mi accomodo come meglio posso sul sedile sfasciato, guardo il mio vicino e contemplo la gallina che tiene in braccio, la quale a sua volta  mi osserva perplessa. Sorrido e mi domando per quante ore dovrò vagare su un rottame che cade a pezzi seduto di fianco a una gallina che mi fissa con insistenza.

chicken bus del Guatemala
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Un romano, seduto sul sedile davanti al mio, si gira verso di me e fa:
“Ahò, troppo gajardo sto pullmino, eh?”

I chicken bus del Guatemala: ospiti inattesi

Si parte. Lungo la strada il catorcio si ferma per tirare su altre persone. Tanto in Guatemala le fermate del bus non esistono. Uno arriva sulla strada e quando passa il bus, ci sale sopra.
In una di queste fermate, io e il romano ci diciamo:
“Sì, però che due palle, qui ogni cinque minuti ci si ferma per far salire qualche rompiscatole.”
I “rompiscatole” sono soldati regolari dell’esercito guatemalteco, che salgono in assetto anti-sommossa sul bus con il mitra spianato e ci urlano di scendere.
Maremma maiala, no! Mi sono sciroppato tutti questi chilometri per morire fucilato in una strada guatemalteca!
Tutti i passeggeri scendono con le mani alzate e io mi adeguo alla situazione. Veniamo incolonnati sul bordo della strada con l’esercito che ci tiene sotto tiro mentre altri soldati salgono sul bus e cominciano l’ispezione per scoprire se a bordo c’è della droga nascosta.

chicken bus del Guatema
Foto di Pexels da Pixabay

Tu chi sei?

A un certo punto, il capitano o qualcosa del genere, comincia a camminare davanti ai “prigionieri” e a scrutarli in faccia uno a uno. Arrivato davanti a me, con fine intuito da antropologo, si rende conto che non sono guatemalteco, mi fa uscire dai ranghi e mi chiede di dove sono e dove sto andando. Appurato che sono italiano, mi pianta in faccia uno sguardo truce e dopo un po’ mi chiede:
“E allora, questa Juve? Eh?”
Santo Pavel Nedved da Praga, grazie, grazie, grazie!

Alla fine, la droga non salta fuori. Saluto il capitano, con il quale ne frattempo sono riuscito a intrattenere una dotta conversazione sulla disposizione della difesa a tre e poi io, l’autista, i contadini e i polli risaliamo sul bus. Durante la strada scambio quattro chiacchiere con il mio vicino che mi dice che si tratta di un tipo di controllo abituale perché in Guatemala il traffico di droga è una delle piaghe sociali più diffuse. Tanto che chi viene beccato in possesso anche di un solo grammo di qualsiasi sostanza che non sia borotalco, viene impacchettato e chiuso fino a data da destinarsi in prigione.

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vendere il libro alle presentazioni

Vendere il libro alle presentazioni

Sempre con questo chiodo fisso: vendere il libro alle presentazioni. Provare a capirlo, una volta nella vita, potrebbe essere una buona idea: questo libro non s’ha da vendere. Hai voglia a piazzarlo nelle librerie, fare social network marketing, presenziare a eventi di vario tipo, incluse le inutili fiere del fumetto. No, tu vuoi proprio sbatterci la testa e continuare a fare una presentazione dietro l’altra.

Vendita diretta del libro: una buona idea?

E allora vai di peregrinazioni per le campagne del Piemonte, in cerca di librerie e biblioteche e vendere il libro alle presentazioni. Quelle che, una volta arrivato, te ne stai lì, in attesa che compaia qualcuno, e nel frattempo ti domandi:
“Ma non avrei fatto meglio a fermarmi in quella cantina sociale che ho visto lungo la strada?”
Sì, la risposta è sì.

Dopo alcuni anni avrei ormai dovuto capire come vanno le cose. Invece no. Le parole “io” e “capire” nella stessa frase non ci stanno proprio.
Ma neanche nello stesso post.
Ma neanche nella stessa vita.
E così rieccomi qui, ad ammassare materiale per fare una presentazione del mio libro di viaggi nell’ennesima biblioteca, nella speranza di aumentare lo scarno ruolino delle vendite.

Vendere il libro alle presentazioni: i segnali

Che poi ci sono dei segnali che uno dovrebbe cogliere. Orario fissato per la presentazione: le 17:00. Di venerdì 17 gennaio. 2020. Anno bisesto. Tanto per intenderci, il periodo nel quale è andata a fuoco l’Australia, si è rischiata la Terza Guerra Mondiale e dalla Cina è partita l’epidemia del coronavirus.
Che dici Marco, sarà il caso di lasciar perdere?

vendere il libro alle presentazioni
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No, figuriamoci, in questo genere di situazioni io mi ci tuffo dentro come Peppa Pig nelle pozzanghere di fango.
La mia Fiat Punto scassata tira un accidenti dietro l’altro mentre la conduco attraverso le strade dell’alessandrino, ma riesce a portarmi, ancora una volta, a destinazione. Parcheggio, mi carico come un mulo, raggiungo la biblioteca, salgo nella sala conferenze e che ci trovo? Il deserto dei Tartari, il nulla cosmico, il vuoto pneumatico, il niente fatto materia.

Preparo tutto e nel frattempo mi accorgo che qualcuno comincia a entrare e a prendere posto. Li accolgo con lo stesso spirito benevolo di San Francesco nei confronti del lupo.

Vendere il libro alle presentazioni: pronti, via!

Alle 17:00, la responsabile della biblioteca mi dice:
«Aspettiamo ancora qualche minuto, così arrivano tutti. Sai, il quarto d’ora accademico…»
Ormai ho deciso di sfidare la sorte e allora sai che c’è? Ok, aspettiamo il classico quarto d’ora accademico, anzi a questo punto facciamo anche un paio di minuti in più.
Alle 17:17 di venerdì 17 gennaio 2020, esordisco con il mio:
«Buonaseeeeeeera».
Vabbè siamo in Piemonte, se anche allargo un po’ le vocali, non se ne accorge nessuno, anzi, sono pure contenti.
«Boia faus, custì l’è un d’ nuiauti», sento bofonchiare in prima fila («Orbene, costui è un villico della nostra contrada» – NdT).

Procedo con il mio sproloquio per qualche tempo e mi accorgo che il pubblico in sala, ormai diventato discretamente numeroso, mi segue con attenzione. Zitti come mosche, mi ascoltano con interesse.
Nell’euforia mi lascio andare a un paio di battute che non capisco nemmeno io. Ritorno sui binari e continuo a parlare di India, Messico e Cambogia . Mi dilungo a raccontare di viaggi e incontri. Faccio rapidi intermezzi per spiegare le sensazioni del viaggio, il piacere del ritorno a casa, la filosofia che sta alla base del viaggio come scoperta.

Il momento della verità

Sono gasato a mille e già pregusto una tonnellata di vendite. Come al solito, quando si tratta di vendere il libro alle presentazioni non ci azzecco mai, ma proprio mai. Qualche copia la piazzo, fino a quando si presenta davanti a me il tipico caso umano.

vendere il libro alle presentazioni
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«Eh già, anche io ho viaggiato molto, condivido tutto quello che ha detto…» dice il vecchietto con il loden verde e il cappello di fronte a me.
«Bene, allora questo è il libro giusto per lei», rispondo speranzoso, mentre penso: “Secondo me tu non hai mai messo piede fuori dal Piemonte“.

«Eh sì, sembra un libro interessante» mi dice mentre ne sfoglia una copia.
Poi, facendo il vago, comincia ad arretrare di un passettino, poi di un altro. Prima che faccia il terzo, alzo la voce di quattro toni e dico:
«Scusi!»
«Siiiiiiiii?» fa il tizio, sfarfallando con gli occhi, come chi è colto di sorpresa.
«Ci sarebbe da pagare la copia».
«Quale copia?»
«Quella che ha in mano» rispondo e a bassa voce aggiungo: «paraculo!»
Mi rendo conto di aver esagerato. Con le persone anziane non si dovrebbe mai. Metti che, senza farlo apposta, ti becchi Olindo e Rosa da Erba…

«Ahhhh, ma perché, si deve pagare?» mi domanda con tono garrulo.
«Noooo, io stampo copie a mie spese, mi sobbarco chilometri, parlo per un’ora, solo per fare regali a sconosciuti. Il mio kharma ne beneficia davvero molto…»
«Ah, no, allora scusi… lascio qui, eh?»
Ecco, bravo, lasciala qui.
«Beh, allora io vado» annuncia, con l’aria un po’ offesa.
Mi verrebbe voglia di dirgli che per me potrebbe pure teletrasportarsi affanculo, ma desisto.

Vendere il libro alle presentazioni: flop

Il fatto è che il tempo perso e l’amichevole espressione che si è dipinta sul mio volto, hanno liofilizzato gli altri spettatori, inclusi quelli che (forse) avrebbero voluto comprare una copia. Alla fine le vendite sono, come sempre, misere.

Metto via tutto, mi carico in spalla il materiale ed esco. Sotto la pioggia. Del resto è venerdì 17 di un anno bisesto, il minimo che ti puoi aspettare è la pioggia.

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Germania on the road

Germania on the road

Germania on the road. Detto così mi rendo conto che possa sembrare poco attraente. Eppure il sud del colosso tedesco è una terra ospitale, incantevole e degna di molta attenzione da parte dei viaggiatori. Allora, pronti a partire?

Quello che segue è il resoconto di cosa vedere in Germania on the road.

Germania on the road: quando andare e perché

Ovviamente, le stagioni in Germania coincidono con le nostre. Io ho viaggiato in Luglio, periodo di alta stagione, ma, soprattutto nella prima metà, non ancora del tutto congestionato dal turismo estivo.
In ogni caso, faceva davvero molto caldo, soprattutto a Monaco di Baviera.

Germania on the road: itinerario di viaggio

L’itinerario del mio viaggio in Germania on the road è stato il seguente: Waldkirch (Foresta Nera) – Würzburg e Bamberg (Franconia) – Monaco di Baviera, interamente percorso in auto.

Il Baden-Württemberg

La Foresta Nera

Una delle regioni più affascinanti della Germania è senza ombra di dubbio la celeberrima Foresta Nera. Ci sono numerose città da utilizzare come base per le escursioni. Io personalmente ho scelto Waldkirch: fascino tipico della piccola realtà di provincia, accogliente e a misura di famiglia.

Da Walkirch si possono raggiungere facilmente tutti i luoghi più interessanti del Baden-Württemberg meridionale. La località di Villingen-Schwenningen, per esempio, è un mirabile esempio di convivenza. Si tratta di due località separate dal fiume Brigach, che un tempo segnava il confine tra il Baden e il Württemberg. A Villingen si parla il dialetto alemanno, mentre a Schwenningen si usa lo svevo. La cittadina è dotata di un’interessante passeggiata e di un enorme parco giochi (chi ha figli piccoli, sa cosa intendo).

I golosi e gli appassionati di orologi a cucù non possono perdersi la visita a Triberg im Schwarzwald.
Triberg è infatti il luogo per eccellenza in cui assaggiare la Schwarzwälder Kirschtorte, una torta a base di cioccolato, panna montata e ciliegie. In molte ricette è presente anche un liquore alla ciliegia. L’apporto calorico è devastante, ma la soddisfazione del palato è garantita.

Germania on the road cibo
Torta della Foresta Nera

Poco fuori dal centro cittadino, invece, è possibile ammirare l’orologio a cucù più grande del mondo. Compare ogni trenta minuti e ha le ragguardevoli dimensioni di XXX YYY. Pagando due euro è possibile accedere all’interno per vedere il funzionamento dell’enorme meccanismo che lo mette in moto
Se siete appassionati del genere, non preoccupatevi: l’intera città pullula di negozi dove potrete visionare e acquistare il vostro prezioso souvenir.

Infine, se volete concedervi una giornata di assoluto relax, passeggiando nei boschi e ammirando case a graticcio decorate con ingegnose composizioni floreali, Glottertal è il luogo che fa per voi. Sappiate tuttavia che non c’è davvero nient’altro da fare.

Friburgo

Da Waldkirch si può prendere un treno, che in circa quaranta minuti raggiunge la stazione centrale di Friburgo.

Friburgo è un luogo piacevole e uno dei centri abitati più “ricchi” d’attrattive di tutta la Germania. Il simbolo della città è la cattedrale in puro stile gotico. Gli interni sono dotati di vetrate impressionanti e sono decorati con numerose opere d’arte. All’esterno ogni mattina si svolge, fin dal XVI secolo il folcloristico mercato della frutta e dei fiori.

Germania on the road Friburgo
Friburgo

Il centro cittadino mostra, in senso positivo, tutta la sua età. Le antiche porta d’accesso risalgono al XIII secolo, l’albergo “All’orso rosso” è in attività ininterrotta dal XIV secolo e la “casa della balena”, dove soggiornò anche Erasmo da Rotterdam è del XVI secolo. Le strade acciottolate mostrano un’antica vestigia tipicamente friburghese: i ruscelli (Freiburger Bächle), utilizzati nel medioevo come fonte d’acqua e sistema antincendio ante litteram. Secondo una vecchia tradizione, chi finisce accidentalmente dentro uno dei ruscelli è destinato a sposarsi un abitante della città.

Germania on the road: la Franconia

La Franconia è stata una vera sorpresa. La regione occupa la zona settentrionale del Land di Baviera ed è caratterizzata da paesaggi pittoreschi e città storiche. L’eccellente gastronomia, la produzione vinicola e l’enorme concentrazione di birrifici artigianali, completano l’offerta turistica.

Bamberg

Bamberg è un susseguirsi ipnotico di piccole viuzze acciottolate che sfociano immancabilmente nel fiume Regnitz. Sul fiume si può ammirare la cosiddetta Kleine Venedig (la Piccola Venezia), un quartiere di ex pescatori, caratterizzato da case a graticcio che si affacciano sul fiume. Di Venezia, in realtà, c’è ben poco, ma la passeggiata è davvero piacevole.

Germania on the road Bamberg
La Piccola Venezia a Bamberga

Sul lato opposto del fiume si può mangiare in una delle istituzioni di Bamberg: il birrificio Schlenkerla, famoso per la sua birra affumicata (rauchbier). Locale storico, ottima cucina, birra imperdibile e lunghi tavoli che favoriscono la convivialità.

Infine, se siete appassionati di letteratura romantica del XIX secolo, in Schillerplatz potete visitare la casa dove visse E.T.A. Hoffmann.

Würzburg

La città di Würzburg, antica sede universitaria, è una popolare meta turistica, in quanto punto di partenza della celeberrima Romantische Straße, itinerario ricco di storia e cultura. La Residenza è un enorme palazzo che al suo interno include anche una cappella in stile barocco, interamente affrescata dal Tiepolo.

Germania on the road Wurzburg
Wurzburg

La città vanta anche un bellissimo ponte (Alte Mainbrücke), decorato da statue di santi che ricorda, in piccolo, il celebre Ponte Carlo di Praga. A una delle estremità sorge un antico mulino, riconvertito in bar ristorante. Una delle cose migliori che potete fare Würzburg è ordinare un bicchiere di vino bianco (la produzione locale è eccellente) e sorseggiarlo mentre passeggiate sul ponte al tramonto.

Da Würzburg è possibile visitare anche il primo tratto della Romantische Straße, che raggiunge i suoi punti più pittoreschi nei piccoli borghi di Tauberbischofsheim e Rothenburg ob der Tauer.

Germania on the road Strada Romantica
Tauberbischofsheim sulla Romantische Straße

Baviera: Monaco e dintorni

Il contro nevralgico della Baviera è, ovviamente, la città di Monaco. Potete trovare informazioni utili a questo link: 3 giorni a Monaco di Baviera.

Nell’estremo sud della regione si può raggiungere il vertice opposto della Romantische Straße, ovvero la città di Füssen, dalla quale si può partire per una visita al castello di Neuschwanstein.

Documenti

Per arrivare in Germania con la vostra auto, la soluzione migliore è “tagliare” attraverso la Svizzera. In questo caso, sappiate che vi dovete obbligatoriamente fornire di bollino autostradale.
Il contrassegno costa 38 euro e dura quattordici mesi. Non esistono contrassegni giornalieri, settimanali o mensili. Deve essere applicato sul parabrezza anteriore, in posizione ben visibile. Può essere acquistati ai punti di frontiera oppure all’ACI.
Per ulteriori informazioni, leggete con attenzione: autostrade Svizzera.

Contrassegno autostrade Svizzera
Contrassegno autostrade Svizzera

Anche l’attraversamento dell’Austria prevede l’acquisto di un contrassegno o vignetta autostradale. In questo caso, però, c’è la possibilità di fruire di periodi molto più brevi, contenendo i costi.
Per ulteriori informazioni, leggete con attenzione: autostrade Austria.

Contrassegno autostradale Austria
Contrassegno autostradale Austria

Per viaggiare con la propria auto in Germania, è necessario applicare al parabrezza il bollino delle polveri sottili (Feinstaubplakette). Non è obbligatorio, ma le città e le zone che lo richiedono sono in continuo aumento, per cui conviene farlo, anche perché costa molto poco (5 euro) e dura per tutta la vita della macchina.

Bollino polveri sottili Germania
Bollino polveri sottili Germania

Lo si può acquistare on line cliccando su questa pagina: centro revisioni. Oppure ci si può recare in uno degli uffici preposti, presentando il libretto di circolazione della propria auto. Alla seguente pagina puoi trovare gli indirizzi degli uffici: elenco uffici TUV.

Germania on the road: letture

Per prepararti al meglio, leggi una di queste guide.

Se ti è piaciuto questo articolo, ti invito a leggerne altri simili, in modo da organizzare i tuoi weekend. Comincia da qui: travel blog.

3 giorni a Monaco di Baviera Mariensäule

3 giorni a Monaco di Baviera

Se avete in previsione di trascorrere un lungo weekend in una bella città, potete prendere in considerazione 3 giorni a Monaco di Baviera.
Di seguito troverete le indicazioni per trascorrere alcuni giorni in città e idee interessanti per visitare i dintorni.

3 giorni a Monaco di Baviera: la città

Un viaggio in Baviera non può dirsi tale senza una visita alla sua capitale, nonché città più caratteristica. Monaco è una città molto fiera e orgogliosa della propria “diversità” rispetto al resto della Germania e non perde occasione per rimarcarlo.
Nonostante le dimensioni (il terzo centro urbano in ordine di grandezza dopo Berlino e Amburgo), il centro storico di Monaco è piuttosto compatto e si può visitare agevolmente.

Marienplatz

Il punto focale del centro è la Marienplatz.

3 giorni a Monaco di Baviera; Marienplatz
Marienplatz

Inglobata all’interno di un’enorme area pedonale, è il luogo adatto in cui bighellonare. Sul lato nord si può ammirare l’imponente facciata neogotica del Nuovo Municipio (Neue Rathaus), dominato da una torre che ospita il celebre carillon animato. Per osservare il fenomeno, si può scegliere tra i seguenti orari: 11:00, 12:00 e 17:00.

3 giorni a Monaco di Baviera Neue Rathaus
Neue Rathaus

In mezzo alla piazza sorge la Mariensäule: una colonna di marmo che regge una statua in bronzo della Madonna, patrona della Baviera.

Residenz e dintorni

A meno di cinquecento metri, in direzione nord, si può visitare la Residenza dei duchi di Baviera. Rimaneggiata in numerose occasioni nel corso del tempo, si tratta di un edificio in cui si alternano stile rinascimentale, neoclassico e barocco. Tutto intorno al palazzo, si sviluppano i bellissimi giardini reali (Hofgarten) e il complesso teatrale Cuvilliés, uno dei più belli e famosi d’Europa.
A ovest della Residenza, si apre la Odeonsplatz, piazza di origine seicentesca con evidenti richiami allo stile rinascimentale italiano.

Asamkirche

La Baviera è una terra storicamente cattolica e la ricchezza dei secoli passati ha permesso ai suoi duchi di costruire numerose chiese. Tra le tante io consiglio la Asamkirche. Trionfo del barocco tedesco, è stracolma di decorazioni, dipinti, stucchi e colonne. Asamkirche è facilmente raggiungibile da Marienplatz con una passeggiata di circa dieci minuti.

3 giorni a Monaco di Baviera: Asamkirche
Asamkirche: gli interni

Englischer Garten

Se siete stufi di girare per il centro, avete a disposizione un’eccellente alternativa: Englischer Garten. Il polmone verde della città è uno dei parchi più grandi del mondo. Al suo interno si alternano ruscelli, laghi e strade ombrose. Tra le cose degne di note ci sono la torre cinese (Chinesischer Turm), con enorme birreria annessa, il Monopteros (tempio greco) e la casa del tè giapponese (Japanische Teehaus). Tuttavia l’aspetto più originale del parco sono… i surfisti.

Su un’ansa del fiume Eisbach si producono delle correnti che danno origine a un’onda anomala di circa un metro, una vera manna dal cielo per chi ama questo sport, ma non può praticarlo perché troppo distante dal mare. All’angolo con la Lerchenfeldstraße sorge un ponte sul quale è possibile rilassarsi, ammirando le evoluzioni dei coraggiosi surfisti.
Poco più a valle i meno temerari ne approfittano per calarsi in acqua e farsi trascinare dalla corrente per i successivi due chilometri. Non è strano, quindi, passeggiare per il parco e vedere gente che cammina con il costume da bagno o una tavola da surf sotto il braccio.

3 giorni a Monaco di Baviera
Surfisti sull’Eisbach

Le birrerie

La Germania, si sa, è la terra della birra e Monaco di Baviera non si sottrae a questa tradizione. Dopo una giornata passata a scarpinare per la città, dunque, ci si merita una buona birra. Il numero di locali è sterminato, di seguito elenco solo i più celebri:

Hofbräuhaus – Platzl 9
Augustiner – Augustinerstraße 1

3 giorni a Monaco di Baviera: Hofbrauhaus
Hofbrauhaus – Interni

3 giorni a Monaco di Baviera: Dachau

Nel corso di un lungo weekend, è possibile includere la visita dei dintorni della città.

Un luogo toccante, che merita di essere visitato, è il campo di concentramento di Dachau, il primo luogo di sterminio nazista, aperto nel 1933, pochi mesi dopo la salita al potere di Hitler. Dachau divenne quindi il prototipo e il modello d’ispirazione per i campi successivi, fu la scuola della morte per le SS, un banco di prova per ogni tipo di violenza. Nel campo furono internate più di duecentomila persone e circa un quarto morirono in seguito a privazioni, malattie, violenze o esperimenti medici.

I detenuti dovevano percorrere una strada lastricata (la Lagerstrasse) e poi attraversare un cancello di ferro battuto sul quale, ironicamente, campeggiava la scritta Arbeit mach frei, “Il lavoro rende liberi”.

Campo di concentramento Dachau
Ingresso di Dachau

Dachau fu uno dei pochi campi a essere liberati dagli alleati occidentali e divenne sede di tribunali di guerra, istituiti per giudicare i crimini degli ufficiali nazisti. Nella visita è possibile vedere le baracche, i locali adibiti agli esperimenti su cavie umane e i forni crematori.
Il campo è aperto tutti i giorni, dalle 9 alle 17 e può essere raggiunto in auto oppure con i mezzi pubblici. L’ingresso è libero, ma per un’adeguata comprensione di ciò che vedrete, è consigliabile affittare l’audioguida (4 euro).

Di seguito il link con tutte le informazioni necessarie per la visita: campo di concentramento di Dachau.

3 giorni a Monaco di Baviera: Neuschwanstein Schloss

A un centinaio di chilometri di distanza, sorge la perla turistica della Baviera: il castello di Neuschwanstein. Se ti servono informazioni utili (prezzi, prenotazioni ecc.), leggi questo articolo: visita al castello di Neuschwanstein.

Castello di Neuschwanstein
Castello di Neuschwanstein

3 giorni a Monaco di Baviera: Il Wörthsee

A circa trenta chilometri di distanza da Monaco, è possibile visitare una delle zone più idilliache della Baviera: l’Alta Algovia. Numerosi laghi alpini si alternano a placide pianure e piccole cittadine. I laghi sono balneabili e, in alcuni casi, attrezzati con ombrelloni e cabine. Il più grande di tutti è lo Starnberger See, che, purtroppo, è anche il più affollato. Tuttavia ci sono numerose soluzioni nelle vicinanze: Ammersee, Pilsensee e Wörthsee. Quest’ultimo è abbastanza isolato e tranquillo ed è frequentato principalmente da famiglie bavaresi in cerca di un po’ di refrigerio dalla calura estiva. L’accesso al lago è libero, ma se siete con l’auto, dovrete pagare il parcheggio. Il lago non è attrezzato, ma si può mettere il proprio asciugamano ovunque si voglia e fare il bagno in una delle piccole spiagge che costellano la costa. In pieno luglio, un tuffo nelle acque del Wörthsee è una mano santa.

Wortsee
Worthsee

Letture

Per prepararti al meglio, leggi una di queste guide.

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Se invece sei in cerca di informazioni per un viaggio più ampio, che includa anche Monaco di Baviera, leggi questo articolo: Germania on the road.

Travel dreams 2020

Travel dreams 2020: sognare viaggi (e poi farli…)

Travel dreams 2020, ovvero il compitino di fine anno: esprimere i propri desideri di viaggio.

Siccome in più di un’occasione mi è capitata di farla fuori dal vaso, questa volta cercherò di volare basso. Posto che vorrei vedere ogni angolo di mondo, bisogna anche fare i conti con la realtà contingente e puntare a destinazioni sostenibili dal mio portafoglio. Quindi, ecco di seguito i miei #traveldreams 2020, tra Europa e Italia.

Travel dreams 2020: Italia

Sarà che in passato ho puntato troppo sui luoghi esotici, ma da qualche anno a questa parte mi sono reso conto che non ho visto bene i “dintorni”. Ci sono quindi u bel po’ di luoghi in Italia che voglio assolutamente visitare in occasione di qualche weekend.

Emilia Romagna

Il primo travel dream in realtà sarà in chiusura del 2019. Dopo aver capito cosa vedere a Reggio Emilia, ho deciso di puntare di nuovo sull’Emilia Romagna e trascorrere alcuni giorni ad ammazzarmi di affettati, formaggi e Lambrusco tra Parma e Piacenza. Soprattutto i dintorni di Parma attirano la mia curiosità: Fontanellato, Felino, Torrechiara.

Piemonte e Valle d’Aosta

Inverno vuol dire sci e per noi piemontesi, fortunatamente, le occasioni non mancano. Tra i miei travel dreams 2020 ci sarà la solita scappata istituzionale in Valle d’Aosta. Dopo vari weekend a Cogne e aver realizzato il desiderio di sciare sul Gran San Bernardo, questa volta toccherà a Torgnon.

Travel dreams 2020
Photo by boris misevic on Unsplash

Un altro weekend nevoso lo trascorrerò nel cuneese, nel comprensorio sciistico del Mondolè. Piste larghe, quantità molto contenuta di gente, luoghi tranquilli. C’è il serio rischio che, invece di sciare, io mi butti su una sdraio a dormire sotto il sole.

Lombardia

Pur vivendo a poche ore di macchina, non ho mai visto Bergamo. Sì, lo so, dovrei vergognarmene e infatti lo faccio. Quest’anno, però, un weekend in una delle più belle cittadine d’Italia me lo voglio concedere. Anche perché nelle vicinanze c’è l’enorme parco giochi di Leolandia e chi ha figli piccoli sa cosa intendo.

Travel dreams 2020: Europa

Estate. Si carica la macchina e si parte per un on the road degno di questo nome. O meglio per due.

Polonia

Prima destinazione estiva: la Polonia. Per essere più precisi, la parte meridionale del Paese: Cracovia, MalopolskaSlesia.

Travel dreams 2020
Photo by Daniele Levis Pelusi on Unsplash

Anni fa avrei schifato questo genere di luoghi, ma il recente viaggio in Germania on the road mi ha riconciliato con l’Europa centrale. Dev’essere l’età che avanza velocemente, ma ultimamente apprezzo l’ordine e la pulizia. Mi sa che devo organizzare al più presto un viaggio sui mezzi di trasporto in India per tornare con i piedi per terra.

Non per insistere con l’aspetto cibo, ma Polonia per me vuol dire una cosa sola: pierogi. Si tratta di piccole tortine di pasta ripiene. Sono pronto. O forse no. Nel corso dell’inverno cercherò di allenarmi.

Corsica

Seconda destinazione estiva: la Corsica. Ok, potete fischiare. Potete anche farmi presente che ci sono stato solo l’anno scorso. Ora, non per usare le solite frasi fatte, ma se c’è un viaggio che negli ultimi anni mi è piaciuto davvero molto è stato quello in Corsica on the road. Non ne ho ancora scritto, ma siate fiduciosi. Questa volta ho intenzione di muovermi prima nella zona di Ajaccio e poi tornare nella mia amatissima Balagne, la regione che si estende alle spalle di Calvi. Non vedo l’ora di immergermi di nuovo in quell’atmosfera selvaggia e rilassata.

Travel dreams 2020
Photo by Kévin Langlais on Unsplash

Travel dreams 2020: mondo

Rimane in sospeso il periodo di Natale 2020, ma visti i miei #traveldreams del 2021, credo che non mi muoverò per risparmiare. Vi ho incuriosito? E allora dovrete seguirmi un anno intero per saperlo…

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Cover photo by Jametlene Reskp on Unsplash

visita al castello di Neuschwanstein

Visita al castello di Neuschwanstein

Se vi trovate in Baviera, non potete assolutamente perdervi una visita al castello di Neuschwanstein.

Questo castello, costruito nel XIX secolo e situato nei pressi della località montana di Füssen, è il punto terminale della celeberrima Romantische Straße, la strada che si snoda attraverso la foresta bavarese, costellata da gioielli urbani risalenti al Medioevo. L’edificio è talmente “fiabesco” da essere stato utilizzato come fonte di ispirazione per numerosi film d’animazione della Disney.

Il castello di Neuschwanstein viene visitato da circa un milione e mezzo di persone all’anno, la maggior parte delle quali concentrate in estate. Una  visita al castello di Neuschwanstein, quindi, deve essere organizzata con la massima accuratezza.

Visita al castello di Neuschwanstein: i biglietti

La cosa più sicura da fare è prenotare i biglietti on line. Al seguente link potete trovare il form da compilare per ottenere i biglietti: prenotazione.

I biglietti devono essere pagati per mezzo di una carta di credito e  prenotati con almeno due giorni d’anticipo. Tenete conto che in estate il flusso di visitatori raggiunge il ragguardevole numero di seimila persone al giorno. Quindi, se avete intenzione di organizzare una visita al castello di Neuschwanstein, vi conviene prenotare con molto anticipo.

Una volta effettuata la prenotazione, vi verrà inviata una mail di conferma nella quale è riportato un codice e un orario entro il quale presentarsi in biglietteria per ottenere il biglietto vero e proprio. In genere si tratta di un’ora e mezza prima dell’orario di ingresso. Fate molta attenzione perché siamo in Germania e qui sugli orari non si scherza: se vi dicono 9:30, dovete assolutamente presentarvi entro quell’ora. Se arrivate alle 9:31, la vostra prenotazione andrà persa, come i vostri soldi.

visita al castello di Neuschwanstein
Prenotazione con orario

Dovrete fare la coda in ogni caso, ma quella dedicata alle prenotazioni on line è infinitamente più breve di quella standard.

Arrivare al castello di Neuschwanstein

Se state state facendo un viaggio in Germania on the road e avete un’automobile, potete lasciarla in uno dei quattro parcheggi messi a disposizione di visitatori. Il costo del parcheggio è di sette euro al giorno.

Dal parcheggio potete scegliere il metodo più congeniale per raggiungere il castello di Neuschwanstein: navetta, calesse o a piedi. Per esperienza posso dirvi che la soluzione migliore è andare a piedi. La coda per navetta e calesse è davvero lunghissima e comunque il trasporto ha  un costo.

Il percorso a piedi, sebbene in salita, non è particolarmente faticoso e può essere concluso in una ventina di minuti. Inoltre ha il grosso vantaggio di attraversare un incantevole bosco ed essere costellato da punti di ristoro.

L’ingresso

Sul biglietto è impresso un numero che identifica il gruppo di persone abilitate all’ingresso in uno specifico orario. Un enorme display riporta quale gruppo deve entrare. Appena compare il numero del vostro gruppo, potete avvicinarvi ai tornelli e passare.

visita al castello di Neuschwanstein
Biglietto d’ingresso con evidenza di turno e orario

Salirete una rampa di scale ed entrerete in una stanza, dove un addetto vi fornirà un’audioguida e vi indicherà il responsabile del vostro gruppo. Quest’ultimo vi farà strada all’interno del castello, indicandovi in quale momento attivare l’audioguida. Tutto molto organizzato, molto “tedesco”.

Il castello di Neuschwanstein: gli interni

Il castello di Neuschwanstein è il gioiello della Germania. Concepito dal re Ludovico II di Baviera, venne progettato da un architetto e due scenografi.

Concettualmente il castello è un’opera d’arte dedicata alla musica di Richard Wagner, del quale il sovrano era ammiratore e amico.

Le sale interne sono un tripudio di citazioni tratte dalle sinfonie del compositore di Lipsia. La celeberrima Sala dei Cantori e decorata con scene tratte dalle storie di Lohengrin e Parsifal. Tutta la stanza è un tributo alla cultura cavalleresca del Medioevo, di cui il sovrano di Baviera era un fervido ammiratore.

Ludovico II portava avanti con convinzione anche l’idea della sacralità del regno e di chi lo amministrava e concepì la Sala del Trono di conseguenza. Il trono era infatti circondato dalle immagini di Gesù Cristo, i dodici apostoli e sei re canonizzati.

Il Marienbrücke

Terminata la visita, potrete riconsegnare l’audioguida e uscire. Se non l’avete fatto prima di entrare, potete ora impegnare un po’ di tempo per raggiungere il Marienbrücke, un ponte dal quale si può godere di una vista panoramica del castello di Neushwanstein. Anche in questo caso l’accesso è controllato da alcuni addetti: il ponte non è molto grosso e il numero di accessi deve essere forzatamente limitato per evitare problemi.

visita al castello di Neuschwanstein
Vista del castello dal Marienbrücke

Castelli della Baviera

Se un solo castello non vi basta, nessun problema. Nelle immediate vicinanze potete visitare il maniero di Hohenschwangau. La costruzione è di origine medievale, tanto che le prime testimonianza ufficiali della sua esistenza possono essere fatte risalire al XII secolo. Il castello fu distrutto nel corso di numerose guerre e infine ristrutturato nella sua forma definitiva da Massimiliano II, padre di Ludovico II.

Il castello di Hohenschwangau
Il castello di Hohenschwangau

L’offerta del luogo è completata dal Museo dei re di Baviera, sito a poca distanza dai castelli. È possibile anche acquistare un biglietto cumulativo che dà il diritto all’ingresso in tutti e tre gli edifici. Al seguente link puoi trovare tutte le possibili combinazioni di prezzi: biglietti.

Dopo una visita così impegnativa, potete concedervi finalmente una pausa in una delle deliziose cittadine dei dintorni (Füssen, Schwangau), sugli incantevoli laghi dei dintorni (Alpsee, Schwansee) oppure 3 giorni a Monaco di Baviera.

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dormire in ostello in Patagonia

Dormire in ostello in Patagonia

Dormire in ostello in Patagonia: un breve estratto dal mio libro Lo zaino è pronto, io no. Si parla della regione più fredda del Sudamerica.

Dormire in ostello in Patagonia

A El Chaltén, dopo aver vagato un po’, riesco infine a riparare in una stamberga, dove per un letto in camerata ti chiedono trenta pesos a notte. Per la Patagonia è un buon prezzo e, anche se l’idea non mi aggrada molto, accetto. La camerata è piccola, composta da due letti a castello.

dormire in ostello in Patagonia
Photo by Marcus Loke on Unsplash

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