organizzare un tour promozionale

Come organizzare un tour promozionale

Tra le tante caz… idee per promuovere un libro  mi mancava solo questa: organizzare un tour promozionale. Già, perché dopo avere partecipato alle varie fiere del libro, aver tentato di vendere il proprio libro, essersi imbucato alle fiere del fumetto, volevamo farci mancare un bel tour del Piemonte per fare un po’ di promozione per mezzo di una serie di presentazioni? Ennò che non potevano.
Del resto, vi avevo già raccontato come presentare un libro con effetti comico-fallimentari, ma si sa: soffro di accanimento terapeutico.

Organizzare un tour promozionale: le librerie

Come al solito agisco con la lucidità di un’ameba. Recupero una serie di indirizzi di librerie e provo a chiedere se c’è un piccolo spazio per una presentazione. Le risposte sono di due tipi:
– Silenzio assoluto
– Sì, certo siamo interessatissimi

Se vi sembra che la risposta migliore sia ‘a seconna c’hai detto, vuol dire che non avete mai provato a organizzare un tour promozionale. Perché dietro quell’entusiasmo si nasconde l’implacabile maglio di carne che attenterà all’anello muscolare che si trova al fondo della vostra schiena. In italiano semplice: l’inculata.
In buona sostanza la questione si risolve con una richiesta di denaro. Cioè, non solo tu devi mettere a disposizione le copie, sobbarcarti chilometri, pagare benzina e autostrada, farti carico degli inveduti, ecc. No, c’è pure il pizzo da versare.

 

Ora, sicuramente sono io che sono sfortunato, ma già in passato avevo avuto rapporti non troppo piacevoli con le librerie, per cui ho deciso di lasciar perdere quel filone. Un sacco di soldi non spesi per il Maalox.

L’Unitre di San Secondo di Pinerolo

Tuttavia mi sono messo in testa di fare questa presentazione del libro e non me la toglie dalla testa nessuno. Mi arrovello per qualche tempo intorno ai possibili metodi per fare promozione dal vivo e alla fine decido di puntare sull’Università della Terza Età. Nel corso dei vari eventi fiera a quali avevo partecipato, mi ero reso conto che buona parte degli acquirenti era un po’ vintage. Anche qui, senza fare un minimo di selezione, mi metto a scrivere a tuuuuuuutteeeeee le sedi Unitre del Piemonte.
Avrò mandato più di un centinaio di mail per ricevere la miseria di quattro-cinque risposte. Ovviamente le grandi città non mi hanno filato nemmeno di straforo, ma alcuni piccoli centri dispersi nel nulla si sono fatti sentire.

La prima data del book tour (quanto mi sento figo a dirlo in inglese), tocca al ridente centro di San Secondo di Pinerolo. Addirittura L’eco del Chisone, il giornale locale, decide di dedicarmi un’intervista. Io comincio a comunicare al mondo intero che mercoledì 14 novembre, le due pagine centrali del giornale saranno occupate dalla mia intervista. In realtà, il tutto viene relegato a un misero trafiletto di fondo pagina, accanto all’annuncio della grande serata bagna cauda che si terrà a breve. Insomma, o crepi per la noia di sentire la mia presentazione oppure ti ammazzi a causa degli effluvi dell’aglio.

organizzare un tour promozionale
Presentazione del libro pubblicizzata su Eco del Chisone

Come fare una presentazione del libro?

In una notte buia e tempestosa (sul serio, non per dire), carico tutto il necessario sulla mia Punto scassata e intraprendo un viaggio della speranza attraverso il Piemonte meridionale, da Asti al pinerolese. Attraverso strade buie e santi tirati giù a forza, giungo finalmente alla biblioteca del paese. Già, perché in un unico locale hanno sede la biblioteca comunale, l’Unitre, il municipio e la cucina per la bagna cauda.
Ho l’impressione di essere involontariamente finito sul set di Cocoon. Un gruppo di arzilli vecchietti mi accoglie con una tazza di tè, un proiettore all’avanguardia e tanto interesse. Sciorino la mia ormai collaudata tiritera e alla fine mi trovo coinvolto in un dibattito vivace. Anche le vendite funzionano alla grande e concludo la serata ringraziando tutti, caricando il materiale in macchina e infilandomi un’altra volta nella notte buia e tempestosa.

L’Unitre di San Mauro Torinese

Passa una settimana ed è già tempo di una nuova presentazione. Questa volta mi dirigo alla sede Unitre di San Mauro Torinese. Sarà pure la sede dell’Università della Terza Età, ma nei miei anni a Palazzo Nuovo io un’aula così bella non l’ho mai vista.
Arrivo dopato peggio di Lance Armstrong a causa un’influenza bestiale che mi ha perseguitato per una settimana. Guardo gli ottuagenari che ho di fronte e mi rendo conto che le loro condizioni di salute sono decisamente migliori delle mie, soprattutto quelle di quei due che si sono seduti al fondo per fare casino.
La signorina Rottermeier che è in me prende il sopravvento. Guardo quei due con occhio che “po’ esse fero o po’ esse piuma”, ma che in realtà è solo budino e sibilo acidamente:
«Se siamo tutti pronti, possiamo cominciare…»

organizzare un tour promozionale
Acidità durante il tour promozionale

Riparto anche qui con la solita solfa che ormai recito a memoria, ottenendo un’attenzione inaspettata, interrotta solo dai due casinari in fondo e da una signora in prima fila che commenta ad alta voce tutto quello che dico. Valuto seriamente se scagliare contro i reprobi la mia confezione di Rinazina, ma sto indossando i miei occhiali da lettura e fin laggiù non ci vedo tanto bene. Niente da dire: come docente della Terza Età sarei perfetto. Salute pessima e rincoglionimento galoppante.

Riporto anche qui la mia buona quantità di vendite, carico il materiale in auto e con i soldi guadagnati mi fermo presso un noto birrificio nelle vicinanze per fare il carico di medicina, quella vera.

Organizzare un tour promozionale: le biblioteche civiche

Nel frattempo la mia mente pronta e ricettiva valuta una nuova vittima: le biblioteche. Decido di organizzare un tour promozionale che tocchi tutte le biblioteche del Piemonte e mi ritrovo con una serie di date da qui al 2019. Se qualcuno di voi fosse interessato, ecco l’elenco delle date sicure:

21/12/2018 – 17:00Unitre Grugliasco – Via San Rocco, 20 – Grugliasco (c/o Centro Sociale Nello Farina)
17/01/2019 – 17:00Biblioteca Civica Francesco Calvo – Piazza Vittorio Veneto, 1 – Alessandria
02/02/2018 – 10:00Biblioteca Civica Enzio Julitta – Vicolo Chiesa, 3 – Oleggio (NO)
13/02/2019 – 18:30
Biblioteca Comunale – Piazza Giuseppe Mazzini, 1 – Caluso (TO)
15/03/2019 – 17:30Biblioteca Civica di Cuneo –Palazzo Audifreddi, Via Cacciatori delle Alpi 9 – Cuneo

Appena saprò qualcosa di certo, metterò anche le date e gli orari relativi alle presentazioni di Borgo San Dalmazzo (CN), Busca (CN), Vercelli, Racconigi (CN).
E che? Ve le volete perdere?

 

Nel caso non si fosse capito, organizzare un tour promozionale in questi contesti è un ottimo strumento di promozione: efficace per le vendite e… gratuito!

P.S. Se ti è piaciuto questo articolo puoi trovarne altri simili. Comincia da qui: scrivere un libro e pubblicarlo.

viaggi e incontri

Viaggi e incontri: gli ingredienti della felicità

Viaggi e incontri? «Finalmente ti sei deciso a scrivere di nuovo?» vi starete chiedendo. Già, forse ve ne sarete accorti: da un po’ di tempo sono latitante con i post. Impegni vari mi stanno tenendo lontano dal blog e mi obbligano a ridurre le “uscite”. Cosa che, immagino, a voi faccia immenso piacere.

Comunque, mi sono reso conto che per troppo tempo mi sono mantenuto eccessivamente serio e ho deciso di tornare al mio tono più cazz… ehm, faceto.

Siccome questo sito nasce principalmente come vetrina del mio libro Lo zaino è pronto, io no, ho pensato di offrirvene alcuni piccoli estratti, in modo che vi possiate fare un’idea precisa del libro che cambierà per sempre il concetto di letteratura di viaggio. Eh, ve l’ho pur detto che avrei dato spazio al mio lato… faceto.

La meta non conta

Sono sempre stato convinto che l’elemento determinate di ogni viaggio in solitaria, siano gli incontri fatti lungo la strada. Uno degli aforismi di viaggio che mi piace ripetere fino alla nausea è un proverbio zen:

“La meta non conta. Ciò che è davvero importante è il viaggio che fai per raggiungerla”.

Lo so, si tratta di un luogo comune ormai banalizzato, ma i luoghi comuni sono tali perché contengono delle verità. Questa frase, a mio avviso, è lapalissianamente eloquente. La meta di un viaggio non deve mai essere il nostro fine. Semplicemente, deve essere un pretesto per mettersi in moto, per interpretare il viaggio come scoperta, perché è lungo quel percorso che affrontiamo difficoltà, risolviamo problemi, ci misuriamo con noi stessi. È lungo quel percorso che incontriamo persone, ci confrontiamo con l’Altro e l’Altrove, stringiamo amicizie.

Viaggi e incontri: un’alchimia perfetta

Ecco, le persone, il vero ingrediente segreto dei viaggi on the road. Nel corso del mio girovagare per il mondo, ho incontrato ogni genere di individuo. E proprio di viaggi e incontri vorrei parlare, dei dialoghi, delle incomprensioni, delle inaspettate sorprese che stupiscono sempre i viaggiatori che hanno il coraggio di affrontare il mondo.

viaggi e incontri
Viaggio in solitaria – Photo by Cristina Gottardi on Unsplash

Undici incontri bizzarri, divertenti, meravigliosamente assurdi che hanno dato un tocco di originalità a ogni mio viaggio on the road. Si comincia con l’artigiano dell’isola di Lamu, con il quale ho ingaggiato una battaglia di baratti, per passare a due “fattoni” incrociati durante il mio viaggio in Messico on the road. Ci sarà il post sull’amabile vecchina che mi ha sfamato in una  notte guatemalteca. Si proseguirà con alcuni truffatori indiani, uno chef appassionato di cucina peruviana e carbonara, un originale proprietario di albergo a La Paz. Uno spericolato tassista cambogiano, uno spietato agente di viaggi di Hanoi e un assillante ubriacone di Luang Prabang hanno caratterizzato il mio viaggio in solitaria nel sudest asiatico. Come è logico che sia, tutto si concluderà alla fine del mondo, in Patagonia, dove incontrerò strani viaggiatori: una coppia di gentili energumeni in Argentina e degli alpinisti impietositi dalle mie condizioni in Cile.

Perché gli incontri sono  importanti

Viaggi e incontri che mi hanno aiutato a cambiare le modalità con le quali percepisco me stesso, perché se c’è una cosa che si impara è che il viaggio in solitaria conduce inesorabilmente verso la propria soggettività. Quando si parla di viaggio come scoperta si intende parlare solo di ciò di cui si è portatori. Il percorso che si compie è sempre un viaggio dentro se stessi. Quello che abbiamo dentro è quello che proietteremo all’esterno e le persone reagiranno di conseguenza.

viaggi e incontri
Strani incontri fatti in viaggio – Photo by Justin Lim on Unsplash

Come avete potuto vedere dall’elenco precedente, non si tratta solo di popolazioni locali. Altri viaggiatori hanno avuto un ruolo molto importante nel corso dei miei vagabondaggi. A volte mi capita di domandarmi che ne sia stato di loro. Che ne è stato di quel prete messicano incontrato in aeroporto o di quei due friulani matti con i quali ho fatto bisboccia nella mia ultima notte a Cancùn? Che ne è stato di quella coppia in viaggio di nozze in India o di quel ragazzo spagnolo con il quale ho parlato di informatica nel mezzo del delta del Mekong? E Rodrigo, quel cileno pazzo che in una fredda notte patagonica reclamava ad alta voce il suo inalienabile diritto al nomadismo? Dove saranno ora tutti quanti? Si ricorderanno di un italiano sghembo con il quale hanno percorso un pezzo del tragitto?

Viaggi e incontri: lo zaino è pronto,  io no

Se quanto hai letto ti ha in qualche modo incuriosito, potresti trovare interessante il mio libro di viaggi, dal titolo Lo zaino è pronto, io no. Un libro nel quale cerco di raccontare il viaggio come scoperta assoluta del proprio Io. Il viaggio è un’esperienza esistenziale che ti mette allo specchio. Ti obbliga ad avere a che fare con la persona che sei. Perché tu con quella persona ci devi trascorrere le ore, ci devi mangiare insieme, devi andarci a dormire. Devi convincerlo che le sue paure sono infondate e che dietro a quell’angolo che lui non vuole girare, c’è un  mondo strapieno di nuove prospettive.

Qui si seguito puoi trovare alcune anteprime, con contenuti differenti rispetto a questi piccoli estratti. Alla pagina recensioni puoi leggere cosa ne pensano lettori, blogger e riviste specializzate in viaggi. Infine alla pagina FAQ puoi trovare tutte le informazioni necessarie all’acquisto: librerie fisiche dove puoi trovare il libro, negozi on line che lo vendono, sconti, promozioni ecc.

Buona lettura.

Messico zaino in spalla

Messico zaino in spalla e tortillas in tasca

Il Messico zaino in spalla è il viaggio che mi ha cambiato la vita (a proposito, siete TUTTI invitati a leggere il post e a partecipare). Ovviamente, non potevo farmi mancare la mia buona dose di personaggi insoliti incontrati lungo la strada, tutti rigorosamente descritti ne Lo zaino è pronto, io no, il mio libro di viaggi. Il Messico è una vera fucina di gente strana. Forse adesso capirete perché ho parlato di tortillas… Comunque, ecco a voi  l’esperienza vissuta mentre attraversavo il Chiapas, zaino in spalla.

Messico zaino in spalla: uno strano incontro

Girando per le vie di San Cristobal de las Casas mi è capitato, in più di un’occasione, di incontrare due ragazzi messicani strafatti, che cercavano di vendermi della droga.

Il loro approccio non era dei più efficaci.
«Hola amigo, ti piace il Messico
«Sì, certo» rispondo io con fare scocciato.
«Amigo, ti interessa della roba buona?» mi chiedono.
«E come no? Io ci vengo apposta fin qui in Messico, zaino in spalla, per comprare della roba da te. No, grazie» rispondo io.
«Beh, magari più tardi?» insistono.
«Eh sì, magari più tardi» dico, allontanandomi.

Mentre me ne sto seduto su una panchina a bere una birra e a guardare la gente che passa, uno dei due si siede al mio fianco.
«Hola amigo. Adesso vuoi comprare qualcosa?»
«Ancora? No, grazie. Scusa, ma ora devo andare» sibilo mentre mi alzo per andarmene.
Uscendo dalla biglietteria degli autobus, dove avevo appena comprato un biglietto di sola andata per il Guatemala, li incontro di nuovo. Ci guardiamo in silenzio, dritti negli occhi. Dopo un po’ uno dei due mi dice:
«No, eh?»
«Bravo, hai capito subito. Siete svegli qui in Messico».
«Uhm…»

Messico zaino in spalla: due individui tenaci

Messico zaino in spalla
Messico zaino in spalla – Photo by Valeria Almaraz on Unsplash

La sera dopo cena, mentre passeggio per la Plaza 13 de marzo, ammirando le scenografie che in città si stanno allestendo per Los Dìas de los Muertos, sento alle mie spalle una voce ben nota:
«Hola amigo».
«Eccheddupalle però, eh!» scatto.
I due fattoni mi guardano perplessi per un lungo istante e poi mi chiedono:
«Amigo, di dove sei?»
«Italiano» rispondo.
«Aaaaah, italiano…» dicono all’unisono, guardandosi a vicenda e annuendo significativamente. Passo i successivi dieci secondi a guardarli e a chiedermi cosa potranno mai pensare mentre annuiscono come cavalli. Infine giungo alla conclusione che, probabilmente, non sono nemmeno in grado di pensare.

Dopo un po’ uno dei due smette di annuire, si gira verso di me e dice:
«Io una volta sono stato in Italia. Anche io viaggiavo con lo zaino in spalla».
«Ah, davvero?» domando io con tono annoiato.
«Sì».
«E ti è piaciuta?»
«No».
«No?» chiedo stupito.
«No, no, proprio no» afferma perentorio, scuotendo la testa in segno di diniego. In compenso, l’altro compare non aveva ancora smesso di annuire.
«E perché no? Per la gente, per i posti, per il prezzo delle cose? Qualcuno ti ha fregato?» domando.
«No».
«E allora?»
«È per il cibo».
«Per il… CIBO? Cioè in Italia NON ti è piaciuto il CIBO? Ma sei fuori?» gli chiedo mentre penso: “Certo che è fuori, cretino, non lo vedi?”
«No, no, amigo… il cibo in Italia è pessimo» dice continuando a scuotere la testa, come per dare maggior peso alle sue parole.

Intanto l’altro stava continuando ad annuire ormai da mezz’ora, mormorando:
«Aaaaah, italiano…»

Messico zaino in spalla: le tortillas

«Pessimo?» chiedo tra l’incredulo e il leggermente incazzato.
«Eh sì, amigo. Non ci sono le tortillas

Messico zaino in spalla
Messico zaino in spalla – Photo by Matt Nelson on Unsplash

Guardo uno, poi l’altro che ormai mi sembra un pendolo da quanto sta facendo avanti-indietro con la testa, poi ritorno con lo sguardo sul primo, che impassibile mi fa:
«Amigo, vuoi comprare roba?»

Se ti è piaciuto quello che hai letto, potresti dare un’occhiata al mio libro di viaggi. Qui di seguito trovi tutti i link necessari all’acquisto:

Amazon
Feltrinelli
Mondadori
IBS
Apple Store
Google Play
Kobo

Cucina peruviana e chef fissati con la carbonara

Cucina peruviana e chef originali

Vi chiederete: “Che c’entra la cucina peruviana con un libro di viaggi?”

Beh, ho pensato che dal momento che il precedente articolo sui personaggi insoliti incontrati durante i miei viaggi zaino in spalla è piaciuto, direi che posso proseguire. E la cucina peruviana c’entra eccome!

Oggi mi piacerebbe parlarvi di una vicenda che mi è capitata durante il mio viaggio in solitaria in Sudamerica.

Cucina peruviana sul lago Titicaca

Nell’unica sera del mio soggiorno a Puno, sul Lago Titicaca, in Perù, decido di andare a mangiare in un ristorante consigliatomi da alcuni ragazzi italiani incontrati in Bolivia.
Percorro la strada dalla mia pensione alla locanda sacramentando come un’anima dannata a causa del freddo assassino e, una volta arrivato, mi ci fiondo dentro.

Dallo sguardo del personale e degli altri avventori capisco che non devo avere un bell’aspetto. Credo sia a causa delle calze pesanti che mi sono messo sulle mani come se fossero delle muffole. Del resto che volete? Ho dimenticato i guanti in Italia. Quando viaggi zaino in spalla ti porti dietro solo l’essenziale e i guanti non lo erano. Così mi sembrava, almeno…

Comunque, prendo un tavolo bello isolato, mi siedo e comincio a sfogliare il menù (dopo essermi tolto le calze dalle mani).

Cucina peruviana? Sicuro, sicuro?

Dopo pochi secondi mi si avvicina un cameriere, che mi dice:
«Señor, se può interessarle, la nostra specialità sono gli spaghetti alla carbonara».
Alzo il sopracciglio e lo guardo perplesso.
«Spaghetti alla carbonara?»
«Sì, señor».
«E va bene ciccio, portami un po’ questi spaghetti alla carbonara. Ma…»
«Ma?»
«Ma occhio perché io sono ITALIANO. Ora, mi sento magnanimo e voglio concederti una possibilità per uscire dignitosamente da questa sgradevole situazione. Sei proprio sicuro di voler portare a un italiano una carbonara cucinata da un peruviano a tremila metri d’altezza?» chiedo con sguardo minaccioso.
«Ehm… Chiedo al cuoco» mi risponde.
«Ecco, bravo, chiedi al cuoco, va’» dico io, pensando: “La carbonara in Perù… tsè, non c’è più religione. Pensa te se io devo farmi un viaggio in solitaria fin quaggiù per mangiarmi una carbonara scotta”.

Cucina peruviana e chef originali
Cucina peruviana e chef originali – Photo by Tim Mossholder on Unsplash

Di colpo sento una porta che sbatte alle mie spalle. Mi giro sulla sedia e vedo il cuoco che mi guarda senza parlare. Ci fissiamo in silenzio mentre una musica western di Ennio Morricone risuona nel silenzio della stanza. I camerieri e gli altri clienti si zittiscono a loro volta e ci guardano con i piatti e le forchette sollevati a metà.

Uno chef originale

«Il signore desidera forse una carbonara?» chiede il cuoco con voce gelida.
«Il signore desidera una pasta che sia anche solo vagamente commestibile. Non credo che in Sudamerica si possa pensare di mangiare una vera carbonara» rispondo beffardo.
Il cuoco socchiude gli occhi, mi lancia un ultimo sguardo di sfida e rientra in cucina. Io mi rigiro, ordino un calice di vino rosso argentino e mi metto a leggere un libro.
Dopo venti minuti un cameriere timoroso mi porta un piatto di spaghetti, lo posa davanti a me e, senza dire mezza parola, se ne va.
Chiudo il libro, guardo il piatto, lo annuso.
«Ah, però!» dico tra me «Sembra davvero una carbonara».

Cucina peruviana e carbonara
Cucina peruviana e carbonara – Photo by Brooke Lark on Unsplash

Con la coda dell’occhio vedo delle ombre di teste che sporgono dalla cucina. Mi giro di scatto e di fronte a me trovo solo una porta chiusa.

Prendo la forchetta, arroto qualche spaghetto e assaggio. Incredibile. È davvero una carbonara! Pure buona. Certo, manca qualche accorgimento: hanno usato il parmigiano al posto del pecorino e di guanciale nemmeno l’ombra, ma, considerato che siamo in Sudamerica, è davvero notevole.
Mi alzo, vado verso la porta della cucina, la apro, ci ficco dentro la testa e sorrido al cuoco facendogli vedere il pollice alzato.
«Molto buona, chef».
Il cuoco si mette a ridere e mi dice:
«Beh, adesso finisci la pasta e poi torna qui in cucina; ti faccio vedere come la preparo».

Torno di là, attacco il piatto di carbonara e mi faccio portare un altro calice di vino.

Cucina peruviana e programmazione accurata

Terminato il pasto, torno in cucina, dove vengo accolto come uno di famiglia. Il cuoco è un fanatico perfezionista e mi fa vedere che per cuocere bene la pasta si è procurato un intero set di pentole a pressione. Ad alta quota l’acqua bolle a temperature più basse e questo impedisce alla pasta di cuocere bene. Con la pentola a pressione si garantisce una cottura perfetta, a patto che sia rigorosamente rispettata la proporzione tra acqua e pasta. Proporzione che, ovviamente, il cuoco non mi ha voluto rivelare.
«E il parmigiano?» chiedo.

Apre la cella frigorifera e mi fa vedere chili di parmigiano sottovuoto importati dall’Italia. Importati, poi, è una parola grossa. Diciamo che ha molti parenti e amici che vivono in Italia e che tutte le volte che tornano in Perù si portano dietro una valigia piena di parmigiano e lo riforniscono. E non escludo che tra i fornitori ci sia anche qualcuno che sta facendo un viaggio in solitaria come il sottoscritto.

Beh, a questo punto non posso che riconoscere la mia sconfitta e inchinarmi di fronte alla passione culinaria di questo originale esponente della cucina peruviana.

Scambio ancora alcune parole, saluto tutti come se fossero dei parenti stretti, esco e me ne torno in albergo. Lungo la strada sento ancora in bocca il sapore della pancetta.

Poi dicono che quelli che viaggiano zaino in spalla mangiano male…

Se ti è piaciuto quello che hai letto, potresti dare un’occhiata al mio libro di viaggi. Qui di seguito trovi tutti i link necessari:

Amazon
Feltrinelli
Mondadori
IBS
Apple Store
Google Play
Kobo

 

 

personaggi insoliti

Personaggi insoliti e dove trovarli

Personaggi insoliti. O forse sarebbe meglio dire “Sei personaggi in cerca d’autore”. Tranquilli, non ho velleità da Premio Nobel. Semplicemente vi voglio parlare di alcuni individui, davvero originali, che mi è capitato di incontrare nel corso dei miei viaggi. Perché sì, quando fai un viaggio in solitaria, a volte ti trovi ad avere a che fare con della gente davvero, come dire? Strana, ecco.
Siccome nel mio libro (vi ho già detto che ne ho scritto uno?) parlo di sei viaggi, ho deciso di selezionare un individuo per ognuno di essi. Tuttavia, sappiate che nel mio libro di viaggi ne potrete trovare molti altri. Così, per dire, eh…

Personaggi insoliti e dove trovarli: in Kenya

Un bel mattino di febbraio stavo vagando sulla spiaggia di Shela, isola di Lamu, sulla costa orientale del Kenya, quando, trullo trullo, mi ritrovai a osservare la bottega di un artigiano locale. “Bottega” forse è un termine un tantino esagerato, visto che si trattava di due pali piantati a terra e una tettoia appoggiata sopra.

personaggi insoliti: il bottegaio di Lamu
Photo by Mike Petrucci on Unsplash

Sia come sia, la merce esposta all’interno era davvero interessante. Si trattava di tipico artigianato del Kenya. Legno lavorato e trasformato in incantevoli figure: monili, posate, cofanetti. La mia attenzione cadde su una piccola cassettiera in legno d’ebano, intarsiata in maniera magistrale e dotata di decine di minuscoli cassetti. L’ammirai con attenzione fino a quando non sentii un rumore alle mie spalle. Si trattava dell’artigiano, nonché “titolare” della bottega.

L’uomo aveva un’età indefinita, lunghi capelli rasta, una pelle scurissima sulla quale spiccava un sorriso bianco come la neve. Ci presentammo e demmo il via alla contrattazione. Già, perché in Africa ogni giorno un viaggiatore si sveglia e sa che dovrà essere molto più furbo di chiunque gli si avvicini per vendergli qualsivoglia merce.

Ha inizio la contrattazione

Dal mio punto di vista la situazione si poneva sotto i migliori auspici: semplicemente non avevo denaro. Non che non ne avessi in quel preciso momento, proprio non ne avevo in generale. Stavo facendo un viaggio in solitaria in mezzo all’Africa, e mettere insieme il pranzo e la cena era una fatica immane.

La cosa non turbò minimamente il mio interlocutore.

«Sei senza soldi, amico? Hakuna matata (“Non c’è problema” in lingua swahili. E guardatevelo un film Disney ogni tanto!) Hai qualcosa da scambiare?»

Quello fu il preciso istante in cui capii di essere fregato. Non sono mai stato bravo a mercanteggiare e lo scaltro individuo di fronte a me lo sapeva benissimo.
Decisi di stare al gioco. Partì una folle contrattazione che mise sul piatto monili di legno, magliette, posate in forma di elefante, pantaloncini corti, braccialetti, biancheria intima, medicine e birre. E la famigerata cassettiera, dalla quale era partito il tutto.
Stavo quasi per accettare, quando Antonio, il mio neurone, decise provvidenzialmente di attaccare il turno. Mi resi drammaticamente conto di essere sul punto di fare un scambio che mi avrebbe lasciato letteralmente in mutande.

Mandai tutto a monte e ricominciammo da capo. Questa volta mi impegnai come se fosse la più importante partita di Risiko della mia vita e dopo una buona ora giunsi a un accordo soddisfacente: la cassettiera in cambio di un paio di magliette, qualche scatola di medicine e un po’ di denaro.

Personaggi insoliti: il pubblico

A proposito di personaggi insoliti: durante la contrattazione intorno a noi si era riunita una nutrita schiera di spettatori, che commentavano con indiscussa competenza lo scambio in corso. In Africa funziona così: ogni aspetto della vita quotidiana assume un’importanza pubblica. Al termine della transazione, si alzò una risata liberatoria e tutti quanti pensarono di congratularsi con i due contendenti. Non so bene come avvenne, ma mi ritrovai invischiato in un gioioso gioco collettivo nel quale tutti volevano salutarmi e scambiare qualche parola con me. Qualcuno andò anche a chiamare parenti e amici per presentargli il muzungu (“uomo bianco” in swahili) che aveva trascorso un intero pomeriggio a lottare con le unghie e con i denti per portarsi a casa un souvenir del Kenya.

personaggi insoliti sull'isola di Lamu
Photo by Javi Lorbada on Unsplash

Alla fine cenai a casa dell’artigiano in compagnia di almeno sette generazioni della sua famiglia, nella quale i personaggi insoliti abbondavano. Seduto su una stuoia, dentro una piccola capanna che dava sul mare, sorridendo e chiacchierando con tutti, senza capire mezza parola di ciò che mi veniva detto. Uno dei momenti più belli della mia vita, fatto di solidarietà, amicizia, vicinanza. Un attimo che mi aiutò a capire che il viaggio in solitaria ti obbliga ad adeguare il tuo passo a realtà nuove e inaspettate, ti inebria con sensazioni di impagabile libertà, ti fa danzare con la vita pura e densa. Un istante che mi mise di fronte a un concetto che amo ripetere spesso: i viaggiatori, in realtà, sono artisti, perché il viaggio è perfetta metafora dell’arte e della vita.

Un’esperienza indimenticabile

A tutto questo pensavo mentre tornavo alla mia pensione nascosta negli stretti e freschi vicoli di Lamu Town, chiedendomi se per caso non mi avessero imbrogliato. Ma alla fine dei conti, che importanza poteva mai avere? Avevo passato un pomeriggio a vivere pienamente, avevo conosciuto persone bellissime e incredibili, avevo sperimentato quelle sensazioni di viaggio che inseguivo da una vita. Dentro quei piccoli cassetti c’erano ricordi e meraviglie che mi porto dietro ancora oggi.

personaggi insoliti in Kenya
Photo by Erol Ahmed on Unsplash

Se ti è piaciuto quello che hai letto, potresti dare un’occhiata al mio libro. Qui di seguito trovi tutti i link necessari:

Amazon
Feltrinelli
Mondadori
IBS
Apple Store
Google Play
Kobo

Tempo durante il viaggio: riflessioni

Il tempo durante il viaggio: valore e percezione

tempo durante il viaggio

Ho imparato ad abbandonarmi a quello strano fluire del tempo, che sembra assumere dimensioni differenti, dilatandosi nelle ere e restringendosi nell’unico irripetibile momento che sto assaporando.

– Lo zaino è pronto, io no –

So bene che autocitarsi non è mai una buona cosa. “Chi si loda, si imbroda” e tutto il genere di frasi fatte che si dicono al riguardo. Ma questa citazione tratta dal mio libro di viaggi mi serve per introdurre un concetto che ho sperimentato più volte nel corso dei miei vagabondaggi tra Africa e India.

Il tempo durante il viaggio assume contorni indefiniti. Si abbandonano le abitudini, la routine, i gesti quotidiani per vivere totalmente il presente. Ogni attimo acquisisce immediatamente un sapore diverso perché ha un valore intrinseco. Non si tratta più di un momento che deve passare il prima possibile per darci la possibilità di fare ciò che più ci aggrada.

Il tempo durante il viaggio: cosa si intende?

Spesso il tempo trascorso al lavoro, o dedicato a una qualunque forma di obbligo, risponde a quest’ultimo genere di situazione. È solo un interludio, che cerchiamo di fare trascorrere senza riportarne un danno eccessivo, per poterci poi dedicare ad attività che, per passione o talento, sono a noi più congeniali.

 

Tempo durante il viaggio: orologio
Photo by Dominik Scythe on Unsplash

Durante il viaggio, invece, qualsiasi momento è privilegiato per la sua unicità e tutto quello che vogliamo è che si cristallizzi per sempre, che non passi mai. Si vive nel presente, in uno stato di sospensione che ci consente (finalmente) di abbandonarci al lieve scorrere della vita.

Il tempo durante il viaggio si dilata…

Viaggiare in questa maniera presuppone il completo abbandono del tragitto pianificato. È come se, in un discorso, invece di giungere dritti al punto, ci potessimo permettere il lusso di abbondare con le digressioni. Il viaggio diventa vagabondaggio. Non segue più una linea retta, scandita da impegni prefissati, ma assomiglia più a uno scarabocchio disordinato.

Il viaggiatore, in quel momento, è un giocatore di dadi che ha appena effettuato il lancio. I dadi sono per aria, tutto il resto svanisce in lontananza e la sua concentrazione si appunta ferocemente su quei due pezzetti di legno. Un attimo fuggente che sembra eterno, che porta con sé uno scampolo di vita pura e densa.

Tempo durante il viaggio: buono per la tua anima
Photo by Element5 Digital on Unsplash

… e si restringe

Da un lato, quindi, il tempo durante il viaggio si dilata a dismisura, perché ogni attimo ha una portata inaudita e unica. D’altro canto, come sempre capita mentre facciamo qualcosa che ci piace, vola via, sembra quasi restringersi. E noi ci ritroviamo a vivere in questo paradosso temporale, strattonati tra i due estremi dell’eternità e della subitaneità. Credo che sia proprio quella strana sensazione che ci porta a continuare a viaggiare.

Il tempo durante il viaggio: quello interiore

In realtà, l’unica cosa che cambia veramente nel corso del viaggio è il tuo tempo interiore, il fluire della tua coscienza, la percezione di quello che ti circonda. La sospensione tipica del viaggio (sospensione dalle responsabilità, dai doveri) dà il via a una differente forma di aggregazione delle emozioni. Il risultato è questa insolita sensazione di vivere in maniera più coinvolgente quel tuo scampolo di vita.

 

 

Ti è piaciuto questo post? Nel blog ce ne sono molti altri. Comincia da qui: filosofia del viaggio.

Se invece ti interessa il mio libro di viaggi, puoi trovarlo cliccando sui seguenti link:

Amazon
Feltrinelli
Mondadori
IBS
Apple Store
Google Play
Kobo

Istria on the road: Rovigno

Istria on the road

Con questo ultimo articolo intitolato Istria on the road termino il “poker” di post dedicati alle mie vacanze tra Croazia e Slovenia. Negli altri avevo parlato di come impiegare 4 giorni in Slovenia, di cosa fare quando si decide di visitare Lubiana e infine come muoversi in Croazia on the road. Oggi si parla di Istria, quella terra dalla storia tormentata, che si trova nel tratto di terra incluso tra Trieste e la Croazia.

Istria on the road: il primo impatto

Dotata di una superficie di circa 2800 chilometri quadrati, l’Istria è la penisola più grande dell’Adriatico. Ha una forma particolare per la quale viene spesso paragonata a un cuore o un grappolo d’uva. Io, invece, ci vedo un’India in miniatura. Per il suo paesaggio e la sua propensione al buon vivere e alla buona cucina viene spesso paragonata alla Toscana, caratteristiche che la rendono perfetta per un viaggio on the road. A ciò si aggiunga la relativa vicinanza a Trieste.
Questa immagine è stata adeguatamente sfruttata dalle amministrazioni locali, che hanno saputo creare un brand apprezzato in tutto il mondo.

Istria on the road: Pola e il suo anfiteatro

Pola è una dei luoghi più interessanti della Croazia. La città ha saputo coniugare un enorme patrimonio architettonico con il fascino di piccola cittadina di provincia.

Il panorama della città è dominata dall’enorme Anfiteatro Romano, che gli abitanti del luogo chiamano Arena. Eretto nel I secolo d.C., sotto il dominio dell’imperatore Augusto, è una costruzione magnifica. Edificato con la pietra calcarea del luogo e successivamente ampliato da Vespasiano, veniva usato principalmente per combattimenti tra gladiatori.
Oggi è possibile visitarlo ed è un’esperienza che consiglio caldamente. Il costo del biglietto d’ingresso è di circa sette euro e vi permette di accedere direttamente al suolo sul quale si svolgevano i combattimenti e di salire lungo le gradinate, dove si assiepava il pubblico.

Istria on the road: Arena di Pola
Anfiteatro Romano di Pola

Valutate con attenzione il giorno in cui andrete a visitarlo perché a cavallo della seconda metà di luglio di svolge il Pula Film Festival e le proiezioni avvengono proprio all’interno dell’Anfiteatro.

Istria on the road: Cosa vedere a Pola

Pola (o Pula in croato) non è solo l’Anfiteatro. Altre vestigia romane popolano la città. Tra queste merita assolutamente una visita il Tempio di Augusto, edificio che in seguito divenne chiesa e magazzino. Purtroppo oggi della costruzione originaria rimane ben poco perché venne distrutta durante la seconda guerra mondiale, ma la ricostruzione è stata precisa e accurata.
Sul confine tra la parte vecchia e quella nuova della città, sorge l’Arco di Trionfo dei Sergi, costruzione maestosa che risale addirittura al 27 a.C.
Proseguendo in linea retta in direzione dell’Anfiteatro, potrete anche ammirare antichi pavimenti a mosaico, perfettamente conservati. A me ci è voluto un po’ per trovarli, perché non sono bene indicati. Affidatevi alla gente del posto per avere dritte sicure.

Istria on the road: i mosaici di Pola
Mosaici romani a Pola

Istria on the road: i dintorni di Pola

Nelle immediate vicinanze di Pola è possibile visitare il bel Parco Naturale di Capo Kamenjak. Si tratta di un promontorio quasi totalmente disabitato, eccetto per la cittadina di Premantura. Al suo interno si possono trovare piccole spiagge di scogli e dolci colline da attraversare in bici. Ci sono anche alcuni punti di ristoro, ma estremamente essenziali, per cui portatevi almeno l’acqua da casa.
Si può entrare a piedi, in bici e con l’auto, ovviamente a prezzi differenti. Nel mio caso, sono entrato con l’auto e il costo è stato di ottanta kune (poco meno di undici euro).

Istria on the road: Capo Kamenjak
Baia sabbiosa a Capo Kamenjak

In alternativa, si possono visitare le Isole Brioni (Brijuni in croato), ex residenza privata di Tito. Su queste isole si sono giocate importanti partite politiche, ma oggi sono un luogo interessante per le possibilità di fare un safari con i bambini o per giocare a golf.

Istria on the road: Premantura
Spiaggia a Premantura

Istria on the road: Rovigno

Rovigno (Rovinj in croato) è senza ombra di dubbio una delle località più famose della costa istriana insieme a Parenzo e a Portorose in Slovenia. Due passi per le vie acciottolate del centro fanno immediatamente capire perché. Nonostante il continuo e soffocante afflusso di turisti, Rovigno ha saputo mantenere una dimensione autentica e ancora oggi è un autentico porto da pesca vecchio stile.

La parte vecchia della città è racchiusa in quella che in origine era un’isola, collegata alla terra ferma solo nel 1763. Il centro urbano è costituito da piccole case con i tetti rossi, vicoli che si buttano direttamente in mare e piccoli orti. Su tutto domina la splendida cattedrale di Sant’Eufemia.

Il mare che circonda la città è di quelli rocciosi e profondi, ma trasparente al punto di poter vedere il fondo. Questa acqua che tutto circonda, conferisce alla cittadina una luce diffusa e tersa.

Oltre alla barocca cattedrale di Sant’Eufemia, merita una visita la via acciottolata denominata Grisia. Le piccole botteghe e le minuscole stradine che da essa si diramano sono un’attrattiva che mescola diversi  stili architettonici. Gli scorci che si possono cogliere sono una vera manna per gli appassionati di fotografia.

"<yoastmark

Da Rovinj partono piacevoli escursioni verso le isole di Crveni Otok e Sveta Katarina, oasi di calma in mezzo alla massa di turisti che affollano l’Istria.

Perché fare un viaggio in Istria on the road

Nonostante le torme di turisti che d’estate invadono l’Istria, si tratta di un posto che vale davvero la pena di visitare. Alla bellezza della costa fa da contraltare il fascino dell’entroterra, ricco di paesaggi e cultura e facilmente raggiungibile da Trieste. Sebbene l’Istria non sia più italiana dal 1947, alcuni aspetti della nostra cultura sono tuttora ben visibili e un viaggio da queste parti ha un po’ il sapore di casa. Un viaggio on the road in Istria è un’esperienza da non perdere.

Ti è piaciuto quello che hai letto? Sul blog puoi trovare molti altri articoli simili a questo. Comincia da qui: travel blog.

Viaggiare in coppia e pianificazione

Viaggiare in coppia

viaggiare in coppia

Ogni tanto mi capita di rileggere alcuni miei vecchi post. Un po’ per “ristrutturarli” (principalmente in ottica SEO), un po’ perché mi danno delle nuove idee da sviluppare. Oggi mi trovo nel secondo caso.

Tempo fa scrissi questo articolo: viaggio in solitaria o viaggio in compagnia? Entrambe le modalità presentano degli innegabili vantaggi. Il viaggiatore solitario non ha nessuno a cui rendere conto. Questo gli permette di liberarsi delle numerose impalcature sociali che regolano la sua vita e lo induce ad aprirsi al nuovo mondo che lo circonda.

D’altro canto il viaggio in compagnia ci permette di espandere la nostra esperienza. Non c’è più una sola coscienza che percepisce l’Altro e l’Altrove. Viaggiare con altre persone ci permette di cogliere aspetti che da soli avremmo trascurato. E ci può anche aiutare a ricordare. Letteralmente.

Il mio nuovo spunto di riflessione è questo: va bene il viaggio in compagnia, ma quanto deve essere numerosa questa compagnia?

Viaggiare in coppia: perché è meglio del gruppo

Dopo averci riflettuto un po’ sono giunto alla conclusione che la cifra giusta sia due.

Il gruppo troppo numeroso comporta un numero eccessivo di dinamiche personali. Inevitabilmente si creano dei sottogruppi ed emergono dei leader, che giocoforza impongono delle scelte non gradite da tutti. Oltretutto, per un gruppo, un orso come il sottoscritto è chiaramente indigesto: troppo indipendente, irrispettoso delle regole, privo di rapporti che lo leghino a comportamenti prestabiliti.

Viaggiare in coppia permette di mantenere a distanza tutte quelle tipologie di viaggiatori che si incontrano lungo la strada: i gruppi che si muovono in massa così come i solitari indesiderabili. Perché sì, ci sono anche quelli ed io ho il serio dubbio di averne fatto parte in un paio d’occasioni…

Viaggiare in coppia: la costruzione di un rapporto speciale

Il vagabondaggio con un’altra persona ci mette al riparo da molte seccature. Aiuta a mitigare l’angoscia della solitudine, permette di vedere con occhio differente tutte le difficoltà burocratico-logistiche. Riduce gli effetti del viaggio dentro se stessi che ci attacca durante il tragitto solitario, quando siamo obbligati a prendere coscienza della nostra soggettività.

Il compagno fidato diventa un elemento basilare del viaggio. Con lei/lui condividiamo la fatica, le lunghe attese, i silenzi, le gioie, la realizzazione del progetto, l’aspettativa. Diviene una costante indelebile del nostro percorso. Il rapporto che abbiamo con questa persona si costruisce giorno per giorno, un pezzo alla volta.

Soprattutto troviamo un’anima affine alla nostra, dotata dello stesso gusto per il movimento, il cambiamento, la mobilità. Del medesimo culto per la libertà, della stessa etica ludica che il viaggio, per sua natura, richiede.

Viaggiare in coppia con il tuo compagno
Photo by Alí Díaz on Unsplash

Viaggiare in coppia: anche con un amico

Da quanto scritto sopra, può sembrare che io voglia ridurre tutto l’argomento al viaggio con il proprio partner. Ovviamente si tratta di una scelta quasi scontata, ma probabilmente vincente. Se è il nostro partner avrà sicuramente un elevato grado di affinità con noi (almeno si spera). Ma quando parlo di “coppia” intendo usare il termine nella sua accezione più ampia: un’amica/un amico possono essere degli eccellenti compagni di viaggio. Anzi, sotto alcuni aspetti è anche meglio, perché ti dà l’opportunità di riscoprire il gusto per alcune goliardate che con il nostro partner, probabilmente, non faremmo mai.

Viaggiare in coppia con un amico
Photo by Daniel Cheung on Unsplash

La presenza di un amico mette in moto la pratica del cameratismo, della cricca, della relazione mondana, senza chiudere l’orizzonte. Una coppia di amici felici costituiscono una calamita per altre persone e non precludono alcuna apertura al mondo esterno.

Viaggiare in coppia: in sostanza

Viaggiare in coppia rappresenta solo una delle mille soluzioni possibili. Come dico sempre, queste sono solo mie opinioni, che valgono tanto quelle di chiunque l’altro. L’importante, alla fine, è viaggiare, seguendo le modalità più confacenti a ognuno di noi. Il mondo lo si percepisce in maniera differente perché le nostre coscienze sono differenti. Chi si trova meglio nel viaggio in solitaria, chi in coppia, chi in gruppo numeroso. Ma la cosa che conta è viaggiare, vedere il mondo con i nostri occhi, toccare con mano tutto ciò che ci circonda.

Ti è piaciuto quello che hai letto? Sul blog puoi trovare molti altri post simili. Comincia da qui: filosofia del viaggio.

Croazia on the road Rab

Croazia on the road

Un viaggio in Croazia on the road è un modo perfetto per scoprire le bellezze di questo piccolo angolo di mondo. La Croazia è diventata, negli ultimi anni, una delle mete più ambite dai viaggiatori. Il suo litorale, costituito da spiagge rocciose e mare cristallino, attira continuamente frotte di visitatori, provenienti principalmente da Europa centrale e Italia. Un viaggio on the road estremamente semplice.

A dispetto di questo flusso, che in estate raggiunge picchi elevatissimi, è comunque possibile trovare luoghi tranquilli, dove abbinare relax, buon cibo e cultura. In questo primo post dedicato alla Croazia on the road vi fornirò indicazioni su cosa fare e vedere sulla costa settentrionale, in quella zona nota come il Golfo del Quarnaro. L’altra parte importante della costa croata del nord, l’Istria, verrà trattata in un successivo post.

Croazia on the road: l’isola di Krk

L’isola di Krk (Veglia in italiano) è la meta più frequentata di questa zona della Croazia. Krk è facilmente raggiungibile grazie a un ponte che la collega alla terra ferma. Il pedaggio costa cinquanta kune (circa sette euro).
L’isola è caratterizzata da una vegetazione lussureggiante e il clima è sempre accettabile.

Il centro nevralgico dell’isola è la città omonima, un incantevole borgo di origine romana, perfettamente conservato, tanto che si possono ancora ammirare intere sezioni delle antiche mura.
L’attrazione principale della cittadina è il Kaštel, un’antica fortezza affacciata sul mare. Per chi ne ha voglia, è possibile salire sul campanile per ammirare la città dall’alto.
Nelle immediate vicinanze si può visitare la Cattedrale dell’Assunzione, di origine romanica, fondata sulle antiche terme romane.
Al di là delle luoghi da visitare, Krk rappresenta un’attrazione turistica in sé. Passeggiare per i freschi e ombrosi vicoli acciottolati del centro costituisce uno momento di magico relax. Infatti, nonostante l’enorme afflusso turistico della stagione estiva, si possono ancora trovare angoli isolati e silenziosi, dove sorseggiare un buon bicchiere di vino.

Croazia on the road Krk
I freschi e silenziosi vicoli di Krk

A Krk città ci sono anche alcune spiagge degne di nota, ma vista l’enorme offerta dell’isola io consiglio di provarne altre decisamente più isolate.

Croazia on the road: il sud di Krk

Muovendosi on the road verso sud si può raggiungere la località di Baška, meta molto turistica. Tuttavia chi ha pazienza può attraversare gli anonimi sobborghi periferici per immergersi nella quiete del vecchio centro cinquecentesco. Se cercate un po’ di intimità e buoni ristoranti, questo è il posto che fa per voi.
La spiaggia di Baška ha una forma a mezzaluna ed è costituita da piccoli ciottoli. Il mio consiglio è quello di portarvi dietro delle calzature di plastica da usare per camminare in spiaggia e per fare il bagno.

Nelle immediate vicinanze di Baška, precisamente nella località di Jurandvor, è possibile visitare la piccola e immacolata Chiesa di Santa Lucia. Costruita sulle fondamenta di una villa romana, conserva ancora una lapide con iscrizioni latine.
Jurandvor è un’ottima scelta per chi vuole soggiornare in un luogo silenzioso e tranquillo a poca distanza da spiagge e comodità di vario tipo. In questa piccola località c’è anche uno delle migliori trattorie provate nel corso del viaggio: Bistro Malin (Batomalj 54).

Croazia on the road: le spiagge di Krk

Per trovare un mare davvero incantevole dovrete dirigervi a Vrbnik. Attraversate il centro abitato, salite per una stradina improbabile e raggiungete Plaža Kozica. In termini di servizi non aspettatevi nulla, se non di pagare ben quattro euro per un parcheggio. In compenso il mare è di una purezza cristallina, pulitissimo e trasparente. Per far fronte al caldo micidiale che troverete sulla spiaggia di ciottoli potete organizzarvi in autonomia (portandovi dietro un ombrellone) oppure arrivare molto presto al mattino e accaparrarvi i pochi posti all’ombra delle rocce.

Croazia on the road Vrbnik
Il mare cristallino di Vrbnik

Krk offre anche delle interessanti visite nelle località di Punat con il suo celebre monastero francescano e Malinska.

Per andarsene da Krk si può ripercorrere la strada al contrario e riattraversare il ponte a pedaggio, oppure prendere uno dei numerosi traghetti che partono dal principale porto dell’isola: Valbiska.
Il traghetto rappresenta una scelta davvero eccellente per muoversi tra le isole: comodi, puliti e molto rapidi nelle operazioni di carico e scarico. Grazie alla compagnia navale Jadrolinija da Krk è possibile raggiungere agevolmente le isole di Rab e Cres.
Al seguente link puoi trovare orari e prezzi: Jadrolinija.

Croazia on the road: l’isola di Rab

Rab (in italiano Arbe) è l’altra grande meta delle isole del Golfo del Quarnaro ed è una tappa imperdibile di un viaggio in Croazia on the road. Come nel caso di Krk, il centro dell’isola si trova nella cittadina omonima, anch’essa di origine romana. Concentrata su una strettissima penisola, è un intrico di piccoli vicoli pullulanti di edifici antichi. Il paesaggio è profondamente segnato da quattro eleganti campanili che svettano sulle abitazioni circostanti. Nell’angolo a nord ovest c’è un minuscolo cortile dal quale parte una scala in pietra che conduce a un suggestivo punto panoramico. Il luogo non è ben segnalato, quindi dovrete cercarlo con attenzione e chiedere in giro. Garantisco che la fatica verrà ripagata dalla vista.

Croazia on the road Rab città
I quattro eleganti campanili di Rab

In città ci sono alcuni posti in cui fare il bagno. Non ci sono spiagge, ma solo piattaforme di cemento sulle quali stendere gli asciugamani. Il mare circostante è di un azzurro impagabile e il panorama della città visto dall’acqua è semplicemente fantastico.

Infine, la parte antica della città confina con un enorme parco pieno di alberi e incredibilmente fresco. Vi consiglio di comprarvi qualcosa da mangiare e fare un picnic in una delle numerose zone tranquille e isolate.

Croazia on the road: la penisola di Lopar

Se invece siete in cerca di spiagge più classiche, il posto più adatto è la penisola di Lopar, nella zona settentrionale dell’isola. Si tratta di uno dei pochi luoghi della Croazia in cui potrete trovare spiagge di sabbia circondate da fresche pinete. La più famosa (e frequentata) è Spiaggia Paradiso, ma se avete a disposizione un’automobile potete liberamente scegliere tra le oltre venti località messe a disposizione da questo angolo di Rab. Lungo la strada potete comprare dell’ottimo cibo in una delle numerose e ottime panetterie.

La costa orientale dell’isola è una zona decisamente meno turistica, ma molto affascinante, costituita da minuscole spiagge di sassi contornate da acque pulitissime. Sull’estremità di questa costa, precisamente nella località di Misnjak, potete trovare l’imbarco per i traghetti che vi condurranno sulla terra ferma.

Croazia on the road: cosa vedere a Rijeka

Rijeka non è esattamente una meta turistica. Si tratta più che altro di un punto di passaggio tra il Golfo del Quarnaro e l’Istria. In effetti io non l’avrei inserita nel mio itinerario, se non fosse per un vecchio tarlo che mi porto in testa da tempo: un mio bisnonno era nato proprio qui, in quella che all’epoca era l’italiana Fiume.
In realtà si tratta di una città con la sua buona dose di fascino, il cui centro è stracolmo di antichi palazzi di origine austro-ungarica.

Croazia on the road Rijeka
Palazzo in stile austroungarico a Fiume

Trattandosi, anche in questo caso, di una città di origine romana, è possibile ammirare alcune vestigia di quei tempi, in particolare un Arco che in passato costituiva l’ingresso della città.
Tra i numerosi edifici religiosi, merita sicuramente una visita la Cattedrale di San Vito. La sua originalità risiede nella sua pianta rotonda, retaggio di una chiesa più antica sulle cui fondamenta è stata edificata. Se vi trovate a visitare l’Arco Romano, potete fare due passi in più e ammirare gli interni barocchi di questo piccolo e poco conosciuto gioiello.

Croazia on the road: i dintorni di Rijeka

Su una delle colline circostanti è possibile visitare il piccolo castello di Trsat. Si tratta di una piccola fortezza diroccata che nel corso dell’estate ospita eventi culturali quali mostre e concerti. Dall’alto di questa collina è possibile ammirare un panorama della città che presenta inaspettati squarci di verde. In lontananza, nei giorni tersi, si può vedere il profilo di Krk.

Rijeka mette a disposizione dei viaggiatori anche delle spiagge ben attrezzate e facilmente raggiungibili con i mezzo pubblici che attraversano una delle arterie principali della città: la Riva. Gli autobus che si possono utilizzare sono l’1 e il 2 e le spiagge più belle sono Glavanovo e Pecine a sud e Igraliste a nord.

Croazia on the road: conclusioni

Il mio viaggio on the road proseguirà in un prossimo post, dove parlerò dettagliatamente di Istria on the road.

Ti è piaciuto quello che hai letto? Sul blog puoi trovare molti altri articoli simili a questo. Comincia da qui: travel blog.

 

Perché scrivere di viaggi

Perché scrivere di viaggi?

Perché scrivere di viaggi?
Domanda semplice con una risposta altrettanto semplice: perché nella nostra epoca il testo scritto sta per sparire. Volenti o nolenti viviamo in tempi nei quali i social network ci impongono le loro modalità comunicative, che si spingono sempre di più verso le fotografie e i video. Il libro sta per sparire, lasciando ai pixel e alle icone tutto lo spazio conquistato nel corso dei secoli.

Perché scrivere di viaggi: una strada complicata

Il viaggio ormai è sublimato nella sua dimensione virtuale che, per ovvie necessità, si mostra sempre perfetta e platonicamente ideale. I luoghi del mondo cessano di essere descritti per mezzo delle parole e convergono verso una massa informe di immagini.

Il libro, per essere apprezzato, richiede tempo. Bisogna leggerlo, valutarlo, ritornare indietro. Richiede studio e riflessione da parte di chi lo scrive e di chi lo legge. Un’immagine, al contrario, è facilmente fruibile: la si guarda forse un secondo e poi si passa alla successiva. Quello che lascia è il nulla o poco più.
Come sempre capita, in ogni aspetto della vita, l’eccesso uccide la fantasia. Una cosa è leggere una descrizione e, sulla scorta delle parole, immaginarsi i colori di una spiaggia caraibica, il profumo di incenso di un tempio buddista, il rumore di un souk marocchino, il caldo mortale di un deserto africano. Ben diverso è contemplare quel luogo da tutte le possibili angolazioni, modificato dai filtri fotografici disponibili su qualsiasi app.

Il viaggio, in questo modo, perde tutta la sua sostanza per ridursi a una mera apparenza.

Perché scrivere di viaggi: il ruolo eversivo di un libro

Da qui la necessaria celebrazione del libro di viaggi quale strumento per la creazione di una propria mitologia personale. Il desiderio di un viaggio è tanto più vivo quando viene indotto da un fantasma letterario. Quanta gente, incluso il sottoscritto, è partito per la Patagonia a causa delle suggestioni create nella propria anima dalla lettura di Chatwin o Theroux? Quanti hanno deciso di seguire le impronte di Terzani in Asia o di Kapuscinski in Africa?
I racconti di viaggio hanno un ingrediente segreto di cui le immagini su Instagram sono prive: traboccano di dettagli. A volte si tratta di aspetti squisitamente banali come un pasto o uno spostamento in autobus. Descrivono emozioni, sentimenti, sensazioni. La parola scritta dà il via all’astrazione più pura, a una pratica di ricezione infinitamente più lenta, più lunga e più soddisfacente.

Perché scrivere di viaggi: una necessità interiore

Viaggiare in assoluta libertà presuppone un totale abbandono dei sensi. Mentre ci muoviamo lungo una pista sconnessa dello Yunnan i nostri sensi amplificano le percezioni. Il nostro corpo, animato dall’adrenalina, diventa più ricettivo e si pone in maniera aperta verso il mondo. Emozioni, delusioni, gioie, fatiche e stupore si mescolano in un nuovo ed esplosivo mélange che ci rende in qualche misura dei filosofi.
Scrivere di viaggi, dunque, diventa una necessità. Permette all’autore di mettere indelebilmente su carta il proprio io più profondo e nascosto. Gli consente di raccontare una sua verità, che può essere condivisa o meno dai lettori, ma che è comunque portatrice di un messaggio nuovo e inaudito.

Perché scrivere di viaggi
Photo by Elijah O’Donell on Unsplash

Vivere, quindi, e immagazzinare nel proprio subconscio per poi riesumare il tutto e dargli un ordine, uno schema. Definire nuove linee di pensiero e cercare un punto comune con le anime a te affini, questo è lo scopo dello scrittore di viaggi.

Perché scrivere di viaggi: il mio libro

Da tutto questo forse capirete perché ho deciso di scrivere un libro e perché su questo blog potete trovare una rubrica di recensioni in cui si analizza la letteratura di viaggio. Recensioni di libri di autori famosi e non, perché anche autori meno noti hanno la capacità di far nascere l’interesse per un luogo del mondo. Perché il viaggio come scoperta lo si può vivere in presa diretta, ma anche comodamente seduti sulla poltrona di casa. Le due cose non si escludono a vicenda, anzi tendono a intrecciarsi sempre più fittamente.

Perché scrivere di viaggi: Marco Lovisolo
Copertina del mio libro

Ti è piaciuto quello che hai letto? Puoi trovare molti altri articoli simili. Comincia da qui: filosofia del viaggio.

P.S. Hai visto mai che sia riuscito a convincervi a comprare qualche libro di viaggi? Perché mi verrebbe da consigliarvene uno davvero, ma davvero bello…