Liebster Award nomination

Liebster Award Nomination

Tempo di Liebster Award nomination per Lo zaino è pronto, io no!

Già, ma cosa diavolo è il Liebster Award?

Cos’è il Liebster Award?

Il Liebster Award è uno dei più importanti riconoscimenti che un blogger possa ricevere. Si tratta di una manifestazione internazionale utile per far conoscere nuovi blog e apprezzarli.

Liebster Award nomination
Photo by Fauzan Saari on Unsplash

Una sorta di celebrazione dell’amicizia tra persone che si sono conosciute virtualmente e che si apprezzano a vicenda. Per saperne di più, clicca qui: Liebster Award.
Bene, il mio piccolo blog ha ricevuto una Liebster Award nomination , al quale partecipo con immenso piacere.

Regole del Liebster Award 2019

1) Ringrazia la persona che ti ha nominato e lascia un link al suo blog.
2) Elenca le regole della manifestazione.
3) Rispondi alle domande che ti sono state fatte.
4) Fornisci alcune informazioni casuali su di te.
5) Nomina altri blogger.
6) Poni loro alcune domande.
7) Informali del fatto che hanno ricevuto una Liebster Award nomination.

La persona che mi ha nominato è Elena del blog La casetta del merlo. Se vi piace l’artigianato creativo, è il blog che fa per voi.

Le domande de La casetta del merlo – pt.1

1. Se avessi la possibilità di trasformati in un animale, quale saresti e perché?
Cominciamo bene. La classica domanda alla quale non so come rispondere. Elena, se non ti offendi, io passerei oltre…
2. In che cosa ti senti ricco veramente?
Banalità mode ON: negli affetti. Lo so, sembra una frase scontata, ma non lo è affatto. Ho una bellissima famiglia, con tutti i suoi pregi e difetti. So che quando ho bisogno di supporto posso affidarmi completamente a loro.
Quanto agli amici, quelli veri: pochi, pochissimi per la verità, ma molto buoni.

3. Ti piacerebbe se potessi vivere 1000 anni o come “Highlander l’ultimo immortale”?
Hai idea di quanto potrei viaggiare in 1000 anni? E poi non si tratterebbe solo di uno spostamento fisico, ma anche di un vero e proprio viaggio nel tempo. Certo che mi piacerebbe!
4. Fai sempre progetti e ti organizzi meticolosamente oppure vivi alla giornata?
Faccio sempre progetti e mi organizzo meticolosamente e poi vivo alla giornata.

5. Quando metti la chiave nella toppa di casa alla sera e apri la porta, qual è la prima cosa che ti viene in mente mentre varchi la soglia?
Non mi viene in mente nulla perché mia figlia mi assale e mi sequestra per le tre ore successive.

Le domande de La casetta del merlo – pt.2

6. Cosa ti piace, o non ti piace, del blog La Casetta del Merlo?
L’originalità delle sperimentazioni, la voglia di mettersi in discussione (perché se hai un blog non puoi farne a meno) su campi diversi: dalla cucina, alle letture, al patchwork.
7. A proposito del tuo blog: qual è il tuo post preferito o che ti rappresenta meglio?
In viaggio dentro se stessi. Un viaggio in solitaria, per quanto lontano, non ti fa scoprire nulla di nuovo. Non torni indietro con illuminazioni geniali. Un viaggio in solitaria è sempre un inevitabile percorso verso la propria soggettività. Scopri solo ciò di cui sei portatore, ti metti allo specchio, impari a conoscerti.
Tra l’altro, numeri alla mano, è anche uno dei post preferiti dai miei lettori. Sembra che abbia colto nel segno.

Liebster Award nomination
Photo by Aravind Kumar on Unsplash

8. Un tuo sogno che purtroppo è rimasto nel cassetto (finora)?
Per scaramanzia non voglio entrare nel dettaglio. Si tratta comunque di un viaggio, ovviamente. Un lungo viaggio con moglie e figlia. Non si è ancora realizzato, ma ci sto lavorando.
9. Come sei vestito in questo momento?
Sono a casa mia e, di solito, in queste condizioni indosso le “peggio cose”. Nello specifico una tuta da ginnastica piuttosto larga… mi piace stare comodo.
10. Quale brano musicale stai ascoltando mentre scrivi al pc?
Di solito non ascolto musica mentre scrivo al pc. Ho un neurone solo, non riesco a fare due cose contemporaneamente.
11. Potendo invitare chiunque al mondo, chi vorresti come ospite per cena?
Joe Bastianich. E gli darei da mangiare una pasta (scotta) al tonno (in scatola) e un bicchiere di Tavernello sgasato.

Informazioni casuali su di me

1 – Suono discretamente bene la chitarra elettrica. A casa ne ho due, per la gioia dei vicini. Mi piace spaziare su vari generi, ma se devo dire quello che amo veramente: il blues.
2 – Posso recitare a memoria interi brani di Frankestein, jr. e The Blues Brothers.
3 – Ho pubblicato un libro di viaggi, dal titolo Lo zaino è pronto, io no. Una serie di vicende personali vissute durante viaggi in solitaria in Africa, Asia e Sudamerica. Curiosi, eh? E compratevelo un bel libro di viaggi.
4 – Adoro le birre scure, a prescindere dalla loro provenienza geografica.
5 – Pratico solo sport individuali: tennis, sci e arti marziali.
6 – So cucinare, così così, solo i primi. Su tutto il resto sono un disastro.

7 – Adoro gli scrittori russi del XIX secolo. Ho preso una laurea in lingue e letterature straniere con specializzazione in Slavistica perché volevo leggere Dostoevskij in russo. Non ci sono mai riuscito. Praticamente, cinque anni sprecati. Un genio.
8 – Detesto scrivere sugli smartphone: sbaglio sempre.
9 – Al ritorno da ogni viaggio, seguo un rituale rigidissimo: due etti di spaghetti alla carbonara e mezza bottiglia di vino rosso, possibilmente Nebbiolo o Barbera (sono piemontese…)
10 – Quando devo parcheggiare, abbasso il volume dell’autoradio.
11 – La mia capacità nei lavori manuali è zero assoluto… forse anche qualcosa di meno.

Liebster Award: i blogger da conoscere

Teoricamente ne dovrei nominare di più, ma di seguito di lascio cinque blog che seguo con attenzione. Mi raccomando, seguili anche tu.
Orsa nel carro
Food traveler
Where are Ale&Vale
Dire fare mole
Gattosandro viaggiatore

Liebster Award: le mie domande

1) Il viaggio più lungo che hai fatto è stato in…?
2) Il tuo sogno nel cassetto?
3) Hai mai pensato di abbandonare tutto e rifarti una vita dall’altra parte del mondo?
4) Nella vita ti piace sperimentare? In cucina, nell’abbigliamento, nelle scelte quotidiane?
5) Qual è l’articolo che meglio rappresenta lo spirito del tuo blog?

Liebster Award nomination

Già mi immagino la faccia di coloro che ho nominato. Probabilmente in questo momento preferirebbero avere un riccio nelle mutande, ma tant’è.

Spero che a loro faccia piacere partecipare, così come ha fatto piacere a me. In definitiva si tratta comunque di riconoscimenti importanti per il proprio impegno.
Alla prossima.

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dove rilassarsi a praga

Dove rilassarsi a Praga

La capitale ceca è da decenni una meta imperdibile per trascorrere un weekend in Europa, ma dove rilassarsi a Praga quando non se ne può più di girare in lungo e in largo?

Rilassarsi a Praga

Già, perché non facciamo finta di non saperlo: dopo aver trascorso una giornata a trottare come Varenne, c’è bisogno anche di un momento di pausa, nel quale sedersi su una panchina, allungare le gambe e bersi una birra.
Praga letteralmente pullula di parchi, cosa alla quale non farete minimamente caso a meno che non abbiate dei figli piccoli come il sottoscritto. Se proprio non avete voglia di fermarvi in un giardinetto pieno di bambini ululanti (vi capisco, credetemi, VI CAPISCO!), ecco almeno tre ottimi posti nei quali trovare un po’ di pace e silenzio.

Il parco Petřín

A ovest del Piccolo Quartiere si innalza la dolce collina di Petřín. Un ampio reticolato di sentieri si arrampicano lungo i fianchi dell’altura, che un tempo ospitava vigneti, orti e frutteti. Oggi i giardini alberati sono sede di castelli, padiglioni e attrazioni varie e sono attraversati da freschi sentieri che conducono a luoghi solitari e idilliaci. Inutile sottolineare che da lassù la vista sulla Città d’Oro è strabiliante.

Da Malá Strana si può giungere in cima alla collina con una passeggiata oppure utilizzando una comoda funicolare. Il costo è di 120 corone (poco meno di cinque euro). I possessori dell’abbonamento per uno o tre giorni possono accedere senza alcun sovrapprezzo.

In alternativa, si può arrivare con una camminata molto blanda partendo dalla zona del castello (Hradčany).
L’elemento più caratteristico del Parco Petřín è una riproduzione della Torre Eiffel. Alta circa sessanta metri, è chiaramente visibile da qualsiasi punto di Praga.

luoghi tranquilli
Collina di Petrin… con ospite!

Nelle immediate vicinanze potrete accedere al Labirinto degli Specchi. È il luogo perfetto per fare divertire i più piccoli, come quello che vedete nella foto (mbè?).

dove rilassarsi a praga
Labiritnto degli specchi a Petrin

Per chi invece non vuol sprecare nemmeno un minuto del suo weekend a Praga, c’è la possibilità di visitare la Chiesa di San Lorenzo oppure accedere (a pagamento) alle attrezzature dell’osservatorio astronomico.

Infine ci si può fermare in uno dei numerosi bar oppure nel ristorante Nebozízek, famoso per la splendida vista sulla città.

Vyšehrad

Un altro luogo dove rilassarsi a Praga è la rocca di Vyšehrad. Conosciuta anche come “il secondo castello di Praga”, è un angolo estremamente tranquillo, con un bel panorama sulla città.

Vi si arriva comodamente con la linea C della metro (quella rossa). Dalla fermata, con cinque minuti di cammino si giunge alla monumentale Porta Tabor, punto di ingresso alla rocca e al parco circostante.

Tutto il sito è circondato da alte mura sulle quali si può passeggiare comodamente, godendo di meravigliose viste sulla città, dominata dalla superba cattedrale di San Vito. Le numerose panchine all’ombra sono un richiamo imperdibile per chi è in cerca di un po’ di quiete.

Proprio nel centro della rocca sorge la piccola e bella Chiesa dei Santi Pietro e Paolo. Fondata già nel XI secolo, è stata distrutta da un incendio e successivamente ricostruita in stile gotico.

luoghi tranquilli
Chiesa di San Pietro e Paolo a Vysehrad

Tutto intorno ad essa si sviluppa un cimitero, nel quale sono sepolte personalità illustri del mondo ceco. Uscendo dal cimitero per tornare verso la Porta Tabor è possibile vedere la Colonna del Diavolo: secondo la tradizione sarebbe il pegno pagato dal demonio per una scommessa persa con un prete.
Ci sono diversi bar dove comprare bibite, gelati e caffè e anche un paio di ristoranti.

Kampa e le altre isole

In mezzo alla Moldava, sorgono alcune piccole isole. Pur trovandosi nel pieno centro di Praga (tra Malá Strana e Starè Město), sono un’oasi di pace e relax. La più grande e famosa è Kampa, separata dalla terra ferma da un braccio di fiume denominato “ruscello del diavolo”.

dove rilassarsi a praga
Ruscello del diavolo, Kampa

Il centro è costituito dalla piazzetta Na Kampě. Da qui fino all’estremità meridionale dell’isola, si stende un parco assai tranquillo. L’occupazione preferita dei frequentatori pare essere quella di sdraiarsi sul prato a leggere un libro in santa pace.

Oltre a Kampa, ci sono altre isole, ancora più tranquille e comunque facilmente accessibili a piedi: Dětsky Ostrov, Střelecky Ostrov e Slovansky Ostrov.

dove rilassarsi a praga
Isole sulla Moldava

Dove rilassarsi a Praga

In sostanza di luoghi dove rilassarsi a Praga ce ne sono davvero parecchi, tutti facilmente raggiungibili. Non avete bisogno di macinare chilometri su treni o autobus, vi basterà puntare con passo deciso verso queste destinazioni. Un’ora di relax e sarete di nuovo pronti a tuffarvi in mezzo ai tesori di Praga.

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Praga era uno dei miei Travel dreams 2019 in Europa.

visitare i Sassi di Matera

Visitare i Sassi di Matera

Perché visitare i Sassi di Matera? In questo post potrete trovare utili consigli per pianificare un weekend a Matera, la capitale europea della cultura per il 2019.

visitare i Sassi di Matera
Matera: Sasso Caveoso

Come arrivare a Matera

Per chi proviene dal nord Italia raggiungere Matera non è facilissimo. Gli aeroporti più vicini sono in Puglia, a  Bari e Brindisi. Io ci sono arrivato da Brindisi, sfruttando un conveniente volo low cost proveniente da Milano. Scelta strategica perché, con alcuni giorni a disposizione, è possibile visitare anche parte della Puglia. Per ulteriori informazioni, puoi consultare i seguenti post:

Cosa vedere a Brindisi
Weekend a Lecce

Nell’aeroporto di Brindisi ci sono numerose compagnie di autonoleggio. Io mi sono affidato a Joyrent. Servizio soddisfacente e prezzi in linea con il mercato.

Patrimonio dell’Umanità

La prima cosa da fare è visitare i Sassi di Matera. Si tratta di due rioni (Sasso Caveoso e Sasso Barisano), costituiti da abitazioni rupestri risalenti alla preistoria. La costante presenza umana nel corso dei millenni ha reso Matera una delle città abitate più antiche al mondo.

visitare i Sassi di Matera
Matera: Sasso Barisano

I Sassi sono stati riconosciuti nel 1993 Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Matera è stato primo sito dell’Italia meridionale a potersi fregiare di questo titolo.

Da “vergogna nazionale” a meta imperdibile

Eppure la città lucana ha attraversato periodi di terribile sofferenza. Fino alla fine del XVIII secolo le condizioni di vita erano più che accettabili. Il tufo nel quale erano state scavate le abitazioni conservava naturalmente la temperatura, garantendo calore in inverno e fresco in estate. Principi ecosostenibili quali la conservazione delle acque erano una pratica diffusa.

Nel XIX secolo, con l’avvento dei processi di industrializzazione e il conseguente impoverimento delle aree rurali, numerosi abitanti delle campagne si trasferirono in città in cerca di lavoro. L’eccessivo aumento demografico non poteva essere adeguatamente ammortizzato dalle abitazioni esistenti. Enormi nuclei famigliari si ritrovarono a condividere spazi ristretti.
I più poveri trovarono sistemazioni di fortuna nelle cisterne o nelle chiese, spazi inadeguati alla vita quotidiana, trasformatisi rapidamente in malsani tuguri.

Vita nei Sassi
Vita nei Sassi

La situazione degenerò fino al secondo dopoguerra. Carlo Levi, nella sua opera Cristo si è fermato a Eboli, scrisse una feroce denuncia sulle condizioni di vita dei materani. Le parole di Carlo Levi posero Matera al centro del dibattito nazionale e indussero, finalmente, la politica a interessarsene. Palmiro Togliatti la definì testualmente “vergogna nazionale”, mentre nel 1952 de Gasperi ne ordinò lo sfollamento. Di fianco ai Sassi sorse una nuova città, fatta di case popolari. I Sassi si svuotarono e finirono nel dimenticatoio per qualche anno. Fortunatamente produttori cinematografici e registi cominciarono ben presto a rendersi conto dell’enorme patrimonio artistico rappresentato da quegli edifici.

Il riconoscimento dell’Unesco diede il via alla riqualificazione e risanamento dei Sassi, trasformati poco alla volta in musei, alberghi, spa e abitazioni. Matera emerse dalle sue rovine per trasformarsi in uno dei più splendenti gioielli d’Italia.

Visitare i Sassi di Matera

I Sassi sono già di per sè delle opere d’arte a cielo aperto. Vagare senza meta per gli stretti vicoli che li attraversano, mette il viaggiatore in contatto con una dimensione antica. Ogni soglia nasconde dietro di sè innumerevoli ricchezze che stimolano la curiosità.

visitare i Sassi di Matera
Un angolo di Matera

Per chi va in cerca di forme di architettura più tradizionali, le chiese rupestri sono imperdibili. Si tratta di edifici altomedievali, scavati nella roccia. Autentici gioielli che racchiudono al loro interno opere d’arte pittorica di origine bizantina. Nell’Alto Medio Evo Matera divenne un punto di ricovero per numerosi religiosi e artisti in fuga dalle loro terre.  Tra le chiese più famose ci sono Santa Lucia alle Malve, Santa Maria di Idris e la Cripta del Peccato Originale. Quest’ultima è un capolavoro, sito in Località Picciano, dalla parte opposta di Matera. Oltre a contenere al suo interno inestimabili valori artistici è anche un luogo eccellente per ammirare il panorama della città lucana.

Tra gli altri edifici religiosi meritano una visita la chiesa di San Pietro Caveoso e la Chiesa di Sant’Agostino, nel Sasso Barisano.

Per quello che riguarda l’architettura civile, i must sono Palazzo Lanfranchi, di origine seicentesca, e il Palazzo dell’Annunziata in Via Vittorio Veneto.

Cosa mangiare a Matera

Tanto per cominciare il famoso pane di Matera, ottenuto tramite un processo di panificazione che prevede di utilizzare esclusivamente la semola di grano duro. E già solo con questo ci sarebbe da riempirsi la pancia.

La pignata. Si tratta di uno stufato a base di carne di pecora, patate, cipolle, soppressata e pecorino. Come direbbe Christian de Sica: “Delicatissima!”

La pecora fornisce anche l’ingrediente principale della torta di ricotta, un dolce a base di pasta frolla, ricotta e zucchero.

Visitare i Sassi di Matera

In definitiva ci sono diversi motivi per visitare i Sassi di Matera. Il centro è abbastanza piccolo e può essere agevolmente girato in un weekend.
Valutate periodi alternativi alla canonica estate. Io, per esempio, ho approfittato del periodo natalizio per visitare i Sassi di Matera e sono stato ripagato dal superlativo spettacolo della città addobbata a festa. Un autentico presepe.

Matera di noote: un presepe
Matera di notte: un presepe

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Visitare i Sassi di Matera era uno dei miei Travel dreams 2019.

 

Campeggio in Patagonia

Campeggio in Patagonia

Nuovo estratto da Lo zaino è pronto, io no, il mio libro di viaggi. Si parla di campeggio in Patagonia.

C’è Sudamerica e Sudamerica, ma quando si parla di Patagonia on the road si intende il sud del Sudamerica, ovvero uno dei luoghi più freddi e inospitali del mondo.

Una delle attività imperdibili è il trekking nei suoi numerosi e incontaminati parchi, tra i quali spicca il Parque Nacional Torres del Paine, in Cile.

Campeggio in Patagonia
Photo by Jens Johnsson on Unsplash

La concezione del campeggio in Patagonia è molto semplice: lo vedi tutto questo spazio? Beh, facci un po’ quello ti pare, mettiti dove vuoi e non rompere. Se proprio ti servissero, i bagni sono lì. Se hai bisogno di qualcosa o di qualcuno, arrangiati.

Il campeggio in Patagonia

Dopo avere trascorso un’intera giornata con lo zaino in spalla a vagare sulle Ande tormentate da un vento gelido, arrivo infine al campeggio sotto una pioggerella fine ma fastidiosa. Decido di mangiare qualcosa, farmi una doccia e andare a dormire. Sembra facile. Peccato che per cucinare il cibo che mi sono portato dietro debba accendere un fuoco.
E con cosa lo accendo, di grazia?
Scopro che tra gli innumerevoli beni di conforto forniti dal campeggio in Patagonia c’è nientemeno che una legnaia, dotata addirittura di un’ascia poco affilata. Vuoi la legna per accendere il fuoco? Tagliatela.

E fu così che mi trovai a giocare all’allegro boscaiolo sotto una pioggia ormai fitta. Un’ora d’inferno nel corso della quale mi resi conto che forse, per fare legna, avrei fatto prima a prendere i tronchi a testate.

Arrivato davanti alla tenda, dispongo la legna per terra e provo ad accendere il fuoco. La pioggia batte insistente, il vento si è alzato e per me appiccare questo maledetto fuoco sta diventando una questione di sopravvivenza. Dopo un po’ mi rendo conto di non esserne capace e decido di mettere l’orgoglio sotto i piedi: vado a chiedere aiuto.

Non ce la posso fare!

A non più di venti metri da me vedo una tenda, ma di quelle serie, all’interno delle quali ci stanno le persone in gamba, non i deficienti come il sottoscritto.
Sono dei ragazzi italiani, di Trento. A guardarli bene li riconosco e mi rendo conto che si tratta di due tizi che avevo incontrato lungo la strada. All’una del pomeriggio, quando io partivo per raggiungere Torres del Paine, loro stavano già tornando al campeggio.

Ricordo bene che ho pensato: “Tsè, sfigati, adesso tutto il pomeriggio che fanno?” Fanno la legna, si preparano da mangiare, si lavano e dopo tutto questo, evidentemente animati da spirito umanitario, aiutano gli imbecilli ad accendere il fuoco, ecco cosa fanno!

Comunque, uno dei due ragazzi, rendendosi conto di avere a che fare con un menomato mentale, esce dalla sua tenda e viene ad aiutarmi. Giunto davanti al mio miserabile mucchio di legna lo guarda schifato, poi, indicandolo con la mano a vassoio, guarda me, come a dire:
«E ‘sta mmmer** cos’è?».

Io, vergognandomi come un ladro, abbasso gli occhi e faccio finta di studiare attentamente la strana conformazione dei fili d’erba ai miei piedi. Il tizio tira un calcio alla legna, si inginocchia, la ridispone diversamente (secondo quale criterio non saprei dire) poi si alza in piedi e, sotto la pioggia battente, si mette controvento, si accende una sigaretta, se la fuma con calma e infine, senza nemmeno guardare, lancia il mozzicone sulla legna bagnata, che… oh miracolo! si accende immediatamente e si mette a sprigionare un calore da altoforno. Saluta e se ne va, mentre io, in atteggiamento adorante, mi inchino fino a terra, dicendo:
«Ti ringrazio, oh Somma e Possente Divinità del Fuoco!»

Campeggio in Patagonia: il cibo

Tiro fuori la gavetta, ci verso dentro un risotto Knorr liofilizzato, un po’ d’acqua e l’appoggio sul fuoco, pregando che cuocia nel più breve tempo possibile. Ovviamente non è così, il riso ci mette quei due secoli a diventare commestibile ed io me lo ingurgito come se avessi un imbuto: settemila gradi Fahrenheit giù per la gola.
Sistemo le mie cose e mi catapulto dentro la tenda. Nel corso delle ore successive, forse per un principio di congelamento, chiudo gli occhi e mi addormento.
Il mattino successivo metto il naso fuori e vedo la neve: nel corso della notte ne sono scese almeno tre dita!

Campeggio in Patagonia
Photo by Wolfgang Lutz on Unsplash

Ancora rimbecillito dalla stanchezza e dal freddo, giro la testa e scorgo i due viaggiatori trentini che stanno smontando la tenda. Mi vedono anche loro e mi salutano con la mano.
«Andate via?» domando, con pronta e acuta sagacia.
«Eh sì» mi rispondono «con questa neve a bassa quota non ci fidiamo a proseguire, preferiamo tornare indietro».

Se la Somma e Possente Divinità del Fuoco dice che è meglio tornare indietro, chi sono io per contraddirla? Nel giro di un minuto mi metto lo zaino in spalla, smonto la tenda, la accartoccio ad mentula canis e mi dirigo come un missile al punto di partenza della navetta.

Per il resto della mia vita non voglio mai più sentire parlare di campeggio in Patagonia.

Cosa puoi fare adesso?

Ti è piaciuto quello che hai letto? Al seguente link puoi leggere di altri personaggi bizzarri incontrati nel corso dei miei viaggi: viaggi e incontri.

Tutti gli aneddoti sono riportati nel mio libro di viaggi. Leggi le anteprime!

Cover Photo by Scott Goodwill on Unsplash

legame autore personaggi

Il legame tra l’autore e i suoi personaggi

Che legame esiste tra un autore e i suoi personaggi? E come si declina questa domanda quando si parla di letteratura di viaggio?

Recentemente mi è capitato di rileggere L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera. A chi non l’avesse ancora fatto, consiglio vivamente di porre rimedio in tempi brevi, perché si tratta di un romanzo davvero eccelso.

Comunque, tra le numerose considerazioni di Kundera, mi ha colpito questa:

Non si dice forse che un autore non può parlare che di se stesso?
I personaggi del mio romanzo sono le mie proprie possibilità che non si sono realizzate. Ciascuno di essi ha superato un confine che io ho solo aggirato. È proprio questo confine superato (il confine oltre il quale finisce il mio io) che mi attrae. Al di là di esso comincia il mistero sul quale il romanzo si interroga.

Il legame tra un autore e i suoi personaggi

La frase mi ha colpito perché va contro ogni mia (precedente) convinzione. Ho sempre pensato che i personaggi di un libro fossero gli alter ego dello scrittore. Mi ero convinto che l’autore attingesse alle sue esperienze personali per delineare le vicende degli uomini e delle donne tratteggiate all’interno della propria opera. Poi mi ritrovo a leggere questa frase di Kundera e mi rendo improvvisamente conto di aver vissuto sempre nell’errore.

I personaggi di un libro non hanno nulla a che vedere con le esperienze dirette del loro autore. Essi rappresentano il suo potenziale inespresso, ciò che sarebbe potuto essere, ma non è stato. Sono le vite alternative del romanziere, quelle che avrebbe vissuto se in, precisi momenti della sua vita, avesse fatto delle scelte diverse.

legame autore personaggi
I personaggi e le loro storie

Il romanzo altro non è che un’indagine del narratore, un tentativo di penetrare il segreto che sta dietro alla terribile domanda: «Cosa sarebbe successo se…»

Purtroppo nel corso della nostra esistenza non abbiamo la possibilità di fare delle prove. La vita si svolge in un’unica direzione e non torna mai indietro. Questo significa che non avremo mai la possibilità di appurare se una scelta sia stata buona o cattiva. Scrivere un romanzo diventa quindi un modo per immaginare strade divergenti da quella sulla quale stiamo camminando.

Il legame tra autore e personaggi risiede in quello che Kundera definisce le “possibilità che non si sono realizzate”.

Che dire della letteratura di viaggio?

Nei libri di viaggio, la situazione viene ribaltata. Non ci sono più personaggi immaginari che vivono esistenze alternative. Gli individui che compaiono in un libro di viaggi sono autentici, reali. Vivono una vita concreta.

legame autore personaggi
It’s about your life

Il legame tra autore e personaggi è diretto, materiale, tangibile. Di più. I libri di viaggio sono una narrazione autobiografica di un’esperienza. Tra tutti i personaggi reali che lo popolano, emerge prepotentemente l’autore stesso.

Anche qui mi faccio aiutare da un famoso scrittore di viaggi: Paul Theroux.

In un libro di viaggi c’è la persona solitaria che rimbalza indietro più grande del naturale, per raccontare la storia del suo esperimento con lo spazio. Si tratta della forma più semplice di narrativa, una descrizione che giustifica il gesto di fare le valigie e andare. È movimento a cui si dà ordine ripetendolo a parole. È un genere elementare di sparizione, ma pochi tornao in silenzio.

(L’ultimo treno della Patagonia – Paul Theroux)

Il legame con i miei personaggi

Facendo le debite proporzioni, posso dire di ritrovarmi quasi del tutto nelle parole di Theroux. Nel mio libro di viaggi riporto le vicende di personaggi incontrati nel corso dei miei vagabondaggi, ma non c’è assolutamente nulla di inventato. Per essere del tutto corretti, non posso nemmeno definirli “personaggi”: si tratta di persone vere e proprie, uomini e donne con una vita reale.

Il legame tra autore e personaggi, in questo caso, è quasi affettivo. Quando parlo di viaggi e incontri con individui bizzarri, non ho alcuna intenzione di prenderli in giro o metterli in ridicolo. È l’esatto contrario. Il mio è un tentativo di restituirli alla loro umanità, di rendere giustizia al loro vissuto. In sostanza, di ringraziarli per aver fatto parte, seppure fuggevolmente, della mia vita. Grazie a loro i miei viaggi hanno assunto una connotazione unica e indimenticabile.

legame autore personaggi
Gente strana incontrata in viaggio

Theroux parla della “persona solitaria che rimbalza all’indietro”. Non vorrei sembrare blasfemo, ma non condivido totalmente questo punto di vista del grande scrittore americano. Nei libri di viaggio c’è una persona che rimbalza, sì, ma non è del tutto solitaria. Parte da solo, ma ritorna con piccole schegge di vita altrui appiccicate addosso.

Ed è bello rendersi conto di aver fatto parte, a tua volta, della vita di altre persone.

Ti è piaciuto quello che hai letto? ci sono molti altri articoli simili nel mio blog. Comincia da qui: filosofia del viaggio.

Ti appassiona la narrativa di viaggio? Allora leggi il mio elogio della letteratura di viaggio.

A questo punto forse potrebbe interessarti il mio libro di viaggi. Al seguente link puoi trovare tutte le informazioni utili per acqquistarlo: FAQ.

sciare sul Gran San Bernardo

Sciare sul Gran San Bernardo

Per un torinese appassionato di montagna, sciare sul Gran San Bernardo è un’esperienza da vivere a tutti i costi.

La valle d’Aosta è giustamente conosciuta in tutta Italia per le sue famose stazioni sciistiche: Breuil-Cervinia, Courmayeur, La Thuile e il comprensorio del Monte Rosa che include Gressoney, Champoluc, Antagnod e la località piemontese di Alagna Valsesia.

Tuttavia negli ultimi tempi questi grandi comprensori tendono a essere eccessivamente affollati, aspetto che va a cozzare con la mia acuta sindrome di socialità selettiva.

Sempre più spesso tendo a prediligere le piccole stazioni, dove l’ambiente è più “intimo” e le poche piste che ci sono, vengono trattate con una passione quasi artigianale.

In passato ho pubblicato un post nel quale fornivo una serie di informazioni per un weekend a Cogne, piccola località che abbina sci alpino, fondo e interessi culturali. Oggi, invece, ho intenzione di parlare di un’altra minuscola perla, nascosta in una delle zone più belle d’Italia: Étroubles e i suoi dintorni.

Étroubles

Étroubles è il punto di partenza per sciare sul Gran San Bernardo. Si tratta di un piccolo comune che ingloba, oltre al capoluogo, alcune piccolissime borgate. Lo scenario circostante è di una bellezza sconcertante, sicuramente uno degli angoli più suggestivi di tutta la Valle d’Aosta.

sciare sul Gran San Bernardo
Passeggiare tra le borgate di Étroubles

Étroubles ha origine antichissima, tanto da essere stata in passato una tappa della celebre Via Francigena. Testimonianze dell’epoca medievale permeano tutto l’impianto urbano e trovano il punto di massimo splendore nella Torre di Vachéry. La torre risale al XII secolo, ma le sue fondamenta sono addirittura di origine romana.

Sciare sul Gran San Bernardo: Crevacol

A Étroubles gli appassionati di sport invernali possono trovare pane per i loro denti. Per chi ama lo sci di fondo c’è l’imperdibile pista intercomunale Alta Valle del Gran San Bernardo, che congiunge Étroubles a Saint Rhémy en Bosses, passando per il minuscolo comune di Saint Oyen. Diciotto chilometri che attraversano piccole borgate e fitti boschi. Si tratta di un percorso abbastanza complicato, adatto ad atleti esperti.

Chi invece si vuole cimentare con lo sci alpino, deve raggiungere la località di Crevacol, nel comune di Saint Rhémy en Bosses.  Si tratta di un comprensorio piccolo ma molto curato, costituito da dodici piste servite da due seggiovie.  L’impatto ambientale è ridotto ai minimi termini, ma l’offerta sciistica è di livello assoluto. Le piste da sci scorrono attraverso le pinete, caratteristica morfologica che mantiene la neve in condizioni sempre ottimali.

Il grado di difficoltà è più che accettabile anche per chi non possiede eccelse capacità tecniche.

sciare sul Gran San Bernardo
Pista a Crevacol

Il prezzo del giornaliero è di 29 euro, al quale si devono aggiungere cinque euro per la tessera magnetica. A questo proposito, sappiate che potete conservare la tessera e utilizzarla in qualsiasi altro comprensorio della Valle d’Aosta, per tutta la stagione, oppure restituirla alla cassa a fine giornata. Ovviamente dovrete ricevere indietro i cinque euro.

sciare sul Gran San Bernardo
Skimap di Crevacol

Chi volesse trascorrere qualche giorno sulla neve senza mettere gli sci ai piedi, può valutare la valida alternativa del parco giochi di Flassin, nel comune di Saint Oyen. Per valutare tutta l’offerta, clicca sul seguente link: parco giochi di Flassin.

Sciare sul Gran San Bernardo è quindi un’esperienza gratificante sotto tutti i punti di vista. Anche quello alimentare.

Dove mangiare sul Gran San Bernardo

L’offerta culinaria della Valle d’Aosta è sempre molto valida e generalmente include piatti tipici della montagna: polenta, formaggi e salumi. Ristoranti e trattorie tipiche non mancano, ma il posto nel quale bisogna assolutamente andare per gustare la vera cucina del territorio è la Maison della Polenta, a Saint Oyen. All’interno di una casa rurale del XIX secolo è stato ricostruito un ristorante dalle atmosfere calde, al quale presto verrà aggiunta una chambre d’hôtes. Il proprietario, Felice, è un personaggio simpatico e follemente innamorato delle sue valli. Vi racconterà storie del paese e vi accompagnerà perfettamente nella scelta del cibo e dei vini.

mangiare sul Gran San Bernardo
Maison della Polenta a Saint Oyen

Weekend in montagna

Étroubles e i suoi dintorni sono un luogo eccellente per trascorrere un weekend. L’area tranquilla, ma al tempo stesso assai vitale, permette di assaporare con lentezza il piacere della montagna di una volta. L’offerta turistica estiva è all’altezza di quella invernale e prevede principalmente una serie di facili camminate attraverso piccoli borghi medievali e montagne ricoperte di sempreverdi.

In definitiva non ha molto senso dare consigli su quando andare, perché praticamente ogni weekend è buono per apprezzare questo piccolo angolo, quasi incontaminato, d’Italia.

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Crevacol e la valle d’Aosta erano uno dei miei Travel dreams 2019.

 

Come muoversi in Cambogia

Come muoversi in Cambogia

Come muoversi in Cambogia, ovvero: Lo zen e l’arte di andare in motorino nel Sudest asiatico.

Il volo che dà inizio al mio viaggio nel Sudest asiatico è un’odissea. Milano – Dubai – Bangkok – Siem Reap, località quest’ultima altamente insignificante non fosse per il fatto che sorge vicino a una delle meraviglie di questo mondo: la città di Angkor!

Ma Angkor è ancora di là da venire. Adesso il problema è arrivare dall’aeroporto alla guest house che ho prenotato via e-mail dall’Italia e non è così facile come potrebbe sembrare.

Come muoversi in Cambogia: i mototaxi

Dopo avere cambiato un po’ di denaro, affronto il gruppo di tassisti indiavolati che cercano di rimediare un passeggero da spennare. Alla fine scelgo un ragazzo dall’aria simpatica che mi dice testualmente:
«Amico, con il mio taxi vai sul sicuro. Spazioso e comodo».
Un viaggiatore superesperto come il sottoscritto ormai le fregature le riconosce lontano un miglio: no no, caro mio, a me non la si fa.
Ah no, eh?

Il taxi del ragazzotto cambogiano era un Califfone Fifty con super taroccatura effettuata da Vito o’carrozziere.

Come muoversi in Cambogia
Photo by Hamza Shaikh on Unsplash

Mi volto e vedo un altro tizio, probabilmente giapponese, che mi guarda con aria perplessa e dice:
«Scusa, ma quando ti hanno detto ‘taxi’, non era esattamente questo ciò che ti aspettavi, vero?»
Ovviamente no. Ci facciamo gli auguri a vicenda, stringiamo la fascia sulla fronte modello Rambo, urliamo: «BANZAI!» e saliamo sui nostri rispettivi motorini.

Cambodian Taxi Driver

Sul mio siamo saliti io, con tanto di zaino in spalla, e l’autista. Almeno un quintale e mezzo di dolcissimo peso. La scocca toccava terra.
Partenza a razzo dell’autista, che si chiamava Ly, e subito un paio di incidenti evitati per un soffio. Poi un bus enorme ci taglia la strada, ma Ly, senza scomporsi, sgomma, impenna, salta sul marciapiede, slalomeggia in mezzo alle persone, sterza, salta e rientra sulla strada, esattamente trentasei millimetri davanti al paraurti di un altro bus che si muoveva nel nostro senso di marcia. Il tutto senza interrompere il discorso:
«…perché è ben vero che il Laos è più economico della Cambogia, ma la Cambogia è mooooooolto più economica del Vietnam o della Thailandia. Perché noi, in Cambogia, ai turisti ci teniamo».
Mattuasorella!

Beh, in qualche modo arrivo alla guest house, che ovviamente non aveva la benché minima traccia della mia prenotazione. Poso lo zaino ed esco nell’appiccicosa notte cambogiana in cerca di una qualsiasi bettola nella quale servano qualcosa da mangiare. Dopo avere ingoiato anche le gambe del tavolo, torno in camera mia e svengo sul letto.

Il mattino dopo mi sveglio di buon’ora e mi preparo per visitare i templi di Angkor. Esco dalla guest house pidocchiosa nella quale ho dormito e mi metto a cercare un taxi, un risciò, una bicicletta, qualcosa che mi porti fino là e chi mi trovo? L’ineffabile Ly, che senza neanche farmi parlare mi carica sul solito Califfone e mi scorrazza in giro per il sito.

Come muoversi in Cambogia
Photo by James Wheeler on Unsplash

Come muoversi in Cambogia: pregando!

La sera entro in un’agenzia viaggi e compro un biglietto per la barca veloce che il giorno seguente, attraversando il lago Tonle Sap, mi condurrà a Phnom Penh, capitale della Cambogia.

Prima di andarmene, decido di scatenarmi nella pazza notte di Siem Reap. Scendo e Ly è ancora lì (scusate il gioco di parole) che mi vuole portare in giro:
«Andiamo in una discoteca, così ti faccio conoscere una…»
«Macché una. Ciccio: cibo! Portami dove vuoi, basta che si mangi!»

Lungo la strada veniamo sorpassati da un altro motorino che trasporta due ragazze. Ly si gira verso di me con sguardo sornione e dice:
«Ah-haaa… carine!»
Immediatamente si lancia nel metodo cambogiano di tacchinamento: SPERONIAMOLE!
«No, Ly, davvero, non mi interessa. Io voglio solo mangiare!»
«Lascia fare!»

Parte all’arrembaggio e, ovviamente, l’unica cosa che otteniamo dalle due poverette è una serie infinita di insulti in cambogiano.
«Tranquillo» mi dice Ly «a loro piace così».
Insomma dopo avere rischiato un paio di volte di finire sotto le ruote del motorino delle ragazze, Ly capisce che forse a loro non piace così. È il caso di rinunciare e mi porta in un ristorante pessimo, dove faccio la mia conoscenza con i noodles, i tipici spaghetti che potete trovare in qualsiasi paese del sudest asiatico, e la birra cambogiana che si chiama (indovina un po’?) Angkor beer. E vabbè, prima o poi la dovevo provare.

Dopo cena, ringraziando il cielo per essere riuscito a portare a casa la pellaccia anche questa volta, saluto Ly, salgo in camera e mi preparo per il giorno dopo.
E’ di nuovo il momento di mettersi lo zaino in spalla.

Cosa puoi fare adesso?

Ti è piaciuto quello che hai letto? Al seguente link puoi leggere di altri personaggi bizzarri incontrati nel corso dei miei viaggi: viaggi e incontri.

Tutti gli aneddoti sono riportati nel mio libro di viaggi. Leggi le anteprime!

frasi celebri sul viaggio

Frasi sul viaggio

Rieccomi qui ad ammorbarvi con un nuovo post di frasi sul viaggio. Del resto, visto che è passato quasi un anno dal primo articolo sugli aforismi di viaggio, ho pensato bene di potermene concedere un altro.

Come nel caso precedente, non mi limiterò alla semplice enunciazione delle frasi, ma proverò a spiegarvi quale potente significato abbiano per me.

Smania perenne di cose remote…

L’incipit del mio libro di viaggi è costituito da una celeberrima frase di Herman Melville, tratta da uno dei capolavori della letteratura mondiale di tutti i tempi, Moby Dick:

Ma, quanto a me, sono tormentato da una smania perenne di cose remote. Amo veleggiare per mari proibiti e prendere terra su coste barbariche.

Continua a leggere “Frasi sul viaggio”

weekend a lecce

Weekend a Lecce

Il mio weekend a Lecce deve essere contestualizzato in un viaggio molto più ampio:  Puglia on the road. Ho girato buona parte del Salento, con un breve e prezioso sconfinamento in Basilicata, per vedere Matera.

Negli ultimi anni, la Puglia si è trasformata in una meta molto gettonata dal turismo. In modo particolare, Lecce è assurta a destinazione privilegiata per le vacanze. La cosa si spiega facilmente: città barocca, spiagge vicine (San Cataldo dista appena sedici chilometri) e in posizione strategica per visitare molte località nei dintorni. Un weekend a Lecce è un ottimo modo per prendere confidenza con questa estrema propaggine d’Italia.

Di seguito alcune informazioni pratiche per trascorrere un weekend a Lecce e nel Salento.

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Mezzi di trasporto in India

Mezzi di trasporto in India

Piccolo estratto da Lo zaino è pronto, io no, il mio libro di viaggi. Si parla di mezzi di trasporto in India.

L’idea di risalire il Rajasthan per andare nell’Himachal Pradesh si rivela poco praticabile a causa della lentezza e scarsa efficienza dei mezzi di trasporto. L’unico modo per arrivare in tempi brevi è ritornare a Delhi e da lì prendere un bus diretto per Dharamsala. India on the road nel senso più completo del termine.

Mezzi di trasporto in India

Per quanto uno abbia affinato le proprie capacità di evitare le fregature, in un viaggio India on the road la “sola” è sempre in agguato. Infatti, l’addetto dell’agenzia che cura il trasporto tra il Rajasthan e l’Himachal Pradesh, PRIMA si prende i soldi per il biglietto e POI dice che non si sa quando partirà il bus.

«E perché?» chiedo io.
«Eh, perché? Già, perché? Perché ci sono le strade interrotte, ecco».
«Le strade interrotte? Interrotte da cosa?»
«Dai ribelli».

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