continuare a viaggiare

Perché continuare a viaggiare?

continuare a viaggiare

Non so voi, ma a me continuano a porre questa domanda. Argomentandola, anche:
«Hai già visto buona parte di mondo, adesso hai una bimba piccola… fermati un po’!»
Ma fermatevi voi!

Non si riesce proprio a farglielo capire. Basta essere nomadi una volta, una volta sola, per sapere con assoluta certezza che si ripartirà appena possibile. È sufficiente avere fatto un solo passo per possedere la perentoria sicurezza che l’ultimo viaggio non sarà mai l’ultimo.
Quella passione fatta di spaesamento, dilatazione del tempo, solitudine esistenziale, lieve irresponsabilità, non abbandonerà mai più il corpo di chi l’ha provata.

Continuare a viaggiare: le sensazioni

Del resto ne ho già parlato in passato: il viaggio come scoperta del proprio io non termina mai. Là fuori ci sono troppe cose da vedere: deserti da attraversare, montagne da scalare, spiagge sulle quali fare l’alba, strade da percorrere, bivi da affrontare. Mi aspettano aerei da prendere, treni da perdere, arrabbiature da sbollire. Ci sono sensazioni da vivere, ansia da viaggio, bellezza da cogliere. Devo andare incontro a crescita personale, amicizie, divertimenti, seccature, aspettative. Ci sono i posti che non ho mai visto: la Grande Muraglia, Abu Simbel, Cartagena de Indias, Borobudur, Lalibela, Niagara Falls, Ayers Rock, Samarcanda. E ci sono i posti in cui voglio tornare per mostrarli a mia moglie e a mia figlia.

No, mi dispiace, io non  mi fermo. Nonostante gli anni che passano, la fatica che si fa sempre più subdola, la mente che si impigrisce, io non mi fermerò. Le vacanze stanziali e compulsive, quelle nelle quali si ritorna sempre ossessivamente nello stesso luogo, anno dopo anno, ve le lascio. Per carità, se quella è la vostra dimensione e voi vi ci trovate a vostro agio, continuate a farle. Lo dico sinceramente, senza voler fare polemica o paternalismo.
Quanto a me, continuo a pensare che la ricchezza di questo pianeta stia soprattutto nella diversità, nel cambiamento, nella gioiosa ansia dell’ignoto. Voglio continuare a stupirmi per il nuovo e lo stravagante. E, a proposito di stravaganza, voglio ancora sentire la voce dei luoghi che visito.

Continuare a viaggiare: scegliere la meta di un viaggio

Voglio continuare a scegliere la meta di un viaggio lasciandomi guidare dalle mie suggestioni interiori, dalla mitologia che mi sono creato inconsciamente. Voglio progettare un seguito permettendo ai luoghi di convocarmi da loro, partendo da basi futili: vedere la casa di uno scrittore, acconsentire al desiderio d’altrove delle persone che amo, cedere a un vecchio sogno di infanzia (Malesia, prima o poi arriverò anche da te…)

Reclamo con forza il mio diritto al vagabondaggio, all’incertezza, alla scoperta, all’inusuale. Pretendo ancora di perdermi nel nulla, di incavolarmi come una biscia quando non riesco a ottenere subito quello che voglio, di sbagliare strada e rimproverami di averlo fatto.

continuare viaggiare
Photo by Jeremy Bishop on Unsplash

Continuare a viaggiare: il ritorno a casa

E voglio vivere le sensazioni che solo un ritorno a casa dopo un lungo viaggio è in grado di donarti. Riscoprire le mie abitudini e non darle per scontate. Voglio tornare a dormire nel mio letto, sul mio cuscino. Desidero risolutamente rubare del tempo alla routine quotidiana per chiudermi in quel luogo solo mio, dove posso rispolverare i ricordi di viaggio e ritrovarli davanti a me lucenti, vividi, impreziositi dalla loro permanenza nella mia mente e da una nuova e consapevole maturità.

Voglio continuare a viaggiare.

P.S. Se ti è piaciuto questo articolo, puoi leggerne altri simili. Comincia da qui: filosofia del viaggio.
Se poi sei veramente interessata/o a quello che scrivo, allora il mio libro di viaggi è proprio quello che fa per te. Qui puoi trovare tutte le informazioni che ti servono: faq.

Weekend culturale a Trieste

Weekend culturale a Trieste

weekend culturale a Trieste

So che dovrei vergognarmene, ma fino a luglio non ero mai stato a Trieste. La posizione “defilata” della città non mi aiutava. Così, lungo la strada per la Croazia, ho deciso di fermarmici per un weekend e visitarla con attenzione.

Trieste è da secoli un crocevia che mette in contatto l’Europa Occidentale e quella Orientale ed è stata per lungo tempo uno dei centri nevralgici dell’Impero Austroungarico. In virtù di questi fatti, la città è divenuta un vero crogiolo di popoli e culture, capace di accogliere elementi mediterranei e mitteleuropei. Questo mélange culturale ha conferito a Trieste un fascino da terra di frontiera che, nel corso del tempo, ha stregato numerosi personaggi della letteratura e della storia europea.

Un weekend culturale a Trieste, alla ricerca dei suoi tesori, è quasi un obbligo per chiunque si trovi a transitare in questa parte di  mondo.

WEEKEND CULTURALE A TRIESTE: LA LETTERATURA

Trieste, come si diceva, è stata una calamita in grado di attrarre a sé uno dei più grandi scrittori del Novecento: James Joyce. Lo scrittore irlandese trascorse dieci anni nella città giuliana, ponendo le basi di alcuni suoi capolavori. Joyce sviluppò un tale amore per il suo luogo di adozione da arrivare a dire: «… la mia anima è a Trieste». Amore ricambiato, tanto che l’amministrazione cittadina ha gli ha dedicato un intero museo: Museo Joyce.

Triestino purosangue era invece Umberto Saba. Il poeta trascorse quasi tutta la sua vita a Trieste, con l’eccezione di alcuni soggiorni più o meno lunghi in altre città italiane o all’estero.

Suo conterraneo era Italo Svevo. Anche l’autore de “La coscienza di Zeno” trascorse buona parte della sua vita nella sua città natia, la quale, come nel caso di Joyce, gli ha dedicato un intero museo: Museo Sveviano.

Trieste ha dedicato ai tre scrittori delle statue in bronzo, abilmente nascoste in piena vista. Si tratta di riproduzioni ad altezza naturale dei tre autori, piazzate nel mezzo di aree pedonali, che possono tranquillamente essere trascurate se non le si cerca con attenzione. Per la cronaca, io le ho trovate e questa foto ne è la prova.

Weekend culturale a Trieste
Scrittori legati a Trieste

WEEKEND CULTURALE A TRIESTE: LA STORIA

Purtroppo Trieste vanta anche un primato negativo: la presenza dell’unico campo di concentramento su suolo italiano. La Risiera di San Sabba, non molto lontano dal centro città, venne utilizzato come centro di detenzione di prigionieri politici. Nella maggior parte dei casi si trattava di civili slavi che si erano ribellati alla violenta occupazione fascista delle terre di confine: Istria, Fiume e Dalmazia. Si calcola che le vittime siano state migliaia (cifre non ufficiali parlano di circa quattro-cinquemila persone). Fucilati, venivano successivamente bruciati nell’essicatoio del riso.

Oggi la Risiera di San Sabba è un monumento nazionale al cui interno c’è un museo che merita assolutamente una visita: Risiera di San Sabba.

Weekend culturale a Trieste
La Risiera di San Sabba

WEEKEND CULTURALE A TRIESTE: L’ARCHITETTURA

A otto chilometri dal centro città c’è uno dei luoghi più pittoreschi di Trieste: il Castello di Miramare.

Il castello venne costruito nel XIX secolo per ordine dell’Arciduca Massimiliano d’Asburgo, che voleva una dimora degna del suo rango in una delle città più importanti dell’Impero. L’edificio è incastonato alla perfezione nella natura circostante, dove il mare la fa da padrone. Al suo interno, numerose sale conducono attraverso gli alloggi privati di Massimiliano e della moglie e i locali di rappresentanza.

Per raggiungere il castello di Miramare è meglio lasciare a casa la macchina e affidarsi ai mezzi pubblici. L’autobus numero sei fa capolinea proprio sul retro del castello, da dove parte una scalinata che conduce all’interno del parco.

Weekend culturale a Trieste
Il castello di Miramare

Aggirandosi per le vie del centro è possibile vedere il Teatro Romano, risalente al I secolo a.C. e riportato alla luce solo nel 1938. Con una breve passeggiata si raggiunge l’Arco di Riccardo (anch’esso di origine romana), il Molo Audace, dall’indubbio fascino e il Canal Grande.

Infine non si può dire di aver visitato Trieste se non si passa un po’ di tempo a bighellonare nella maestosa Piazza Unità d’Italia.

Piazza Unità è forse l’unico grande spazio aperto della città friulana ed è circondata su tre lati da numerosi palazzi storici: Municipio, Palazzo Modello, Palazzo del Lloyd. Il quarto lato si affaccia sul golfo di Trieste e termina idealmente nella già citata passerella sul mare del Molo Audace.

WEEKEND CULTURALE A TRIESTE: IL CIBO

Trieste è stata per lungo tempo uno strategico crocevia europeo e sede di un porto dal brillante passato. La cucina è quindi molto varia e vanta influenze di varia origine. Tuttavia, visti i trascorsi austroungarici della città, la cucina mitteleuropea ha acquisito un maggior peso rispetto alle altre. Uno di piatti tipici è la caldaia, una serie di tagli di carne messi a bollire e serviti con senape e rafano grattugiato. Generalmente si accompagna con un piatto di crauti o di patate in tecia (condite con lardo e pepe in grano).

Weekend culturale a Trieste
La caldaia, il piatto tipico

La carne la fa da padrona anche in molte altre specialità: i cevapcici (polpette piccanti), il goulash e il sanguinaccio.
I vegani possono rifarsi con la celebre minestra di orzo e fagioli o con i risi e bisi (risotto con piselli freschi).
Tra i dolci c’è lo strucolo, versione triestina dell’austriaco strudel.
Infine, se siete amanti del caffè, Trieste è il posto giusto per voi, in quanto sede di una delle torrefazioni più famose d’Italia: la Illy.

E insomma, di motivi validi per visitare Trieste ce ne sono molti.

Voi ci siete mai stati? Avete qualche altro luogo da consigliare? Parlatene nei commenti!

P.S. Se questo articolo ti è piaciuto, ne puoi trovare altri simili. Comincia da qui: travel blog.

Come presentare un libro

Come presentare un libro

Come presentare un libro
Dopo quasi due anni, mi sono finalmente deciso a fare una presentazione ufficiale del mio libro di viaggi. Del resto, che fretta c’è? Siamo di fronte al capolavoro destinato a cambiare il concetto stesso di letteratura di viaggio, un’opera destinata a rimanere per sempre nel cuore di milioni di persone. Chatwin me spiccia casa…

Come presentare un libro: scegliete la stagione giusta

Ho sempre avuto un tempismo perfetto per organizzare le cose e la presentazione del libro non poteva essere da meno. Lungi da me le fresche brezze autunnali! Non avvicinatevi nemmeno, oh tiepide mattine primaverili! Io la presentazione del mio libro la faccio il 29 luglio, alle cinque del pomeriggio, nel bel mezzo del Monferrato!

Come presentare un libro
Photo credit @Roberto Bonamino (Bitacora blog)

Fa così caldo che i pannelli solari sono scappati in cantina e si rifiutano di tornare al loro posto.
«Sul tetto mandaci tua sorella!» hanno detto, prima di barricarsi con scorte alimentari per un paio di mesi.

Il luogo della presentazione è al secondo piano dell’edificio più alto del paese (Antignano d’Asti): praticamente una fornace esposta al sole per diciotto ore al giorno.

«Ma non farà un po’ calduccio qui dentro?» chiedo agli organizzatori, due giorni prima del lieto evento, mentre sto facendo un sopralluogo.

Il responsabile dell’evento si gira verso di me con l’espressione di una pizza ben cotta nel forno a legna e mi dice:
«Eh, boja fauss, mac na stissa!»
Nel profondo Monferrato l’italiano non si usa. O parli il dialetto locale oppure t’attacchi… ci siamo capiti. Comunque, per quelli che non comprendono la dorata favella dei contadini piemontesi, ecco la (approssimativa) traduzione:
«Per dindirindina, forse un pochino!»
Mi atteggio a star hollywoodiana e pretendo un condizionatore portatile. A posteriori posso dire che avrei fatto meglio a lasciar perdere.

Come presentare un libro: materiale da portare

Domenica pomeriggio, il giorno previsto per la presentazione, arrivo in paese e comincio a scaricare il materiale:

  • Rollup con dimensioni da vela per regate
  • Scatolone con 520 copie
  • Pc con presentazione power point salvata in quaranta versioni diverse, hai visto mai che una si inchiodi…

Nel caldo torrido che scende dal secondo piano, mi carico la roba in spalla e affronto l’impegnativa salita. Nella stanzetta mi attende un condizionatore che ha visto tempi migliori e che fa il rumore di un Chinook in fase di decollo.

L’organizzatore mi vede sudato marcio e mi chiede:
«Cumalè?» (p.s. “Com’è?”, che in piemontese stretto significa “Come va?”)
«Afa… afa… afa…» balbetto io
«Eh sì, ancöj a fa propri caud!» mi risponde lui (“Eh si, oggi fa proprio caldo!”)
«No» dico io riprendendo fiato «afa… afa… afa… afanculo, và!»

Monto tutto, collego il pc al proiettore, mi metto a sacramentare in venti lingue diverse, ma alla fine riesco a riprodurre la presentazione sul muro alle mie spalle.
Mi cambio, abbraccio il condizionatore e comincio ad attendere il pubblico che arriva alla spicciolata. Mia compagna inseparabile: l’ansia.
Che volete farci? Io sono fatto così: ho l’ansia a tempo indeterminato. Quelle rare volte in cui sono tranquillo mi viene l’ansia da mancanza d’ansia.

Alle 17:15 decido di cominciare. Mi guardo intorno con l’aria da grande oratore e conto i partecipanti: tredici. Quando si dice il c..o. Tra l’altro hanno tutti una certa età e non vorrei che con il caldo ne risentissero… perché poi si fa in fretta a dire che la colpa è del relatore. Da calore a malore è un attimo.

Come presentare un libro
Photo credit @Roberto Bonamino (Bitacora blog)

Come presentare un libro: alla fine è sempre una bella esperienza

Inizio la mia presentazione e alla seconda slide cominciano a manifestarsi i tipici sintomi fantozziani: asfissia, occhi pallati, lingua felpata. Sto sudando come una fontana, ma mi accorgo che il pubblico mi segue con attenzione. Comincio a rilassarmi e la presentazione scorre via, fino alle domande finali, che denotano un interesse e una partecipazione che non mi aspettavo.
Insomma, alla fine è andata bene. In paese siamo nel pieno della festa patronale e, dopo aver smontato tutto, decido di festeggiare con stinco al forno e una birra fresca. No, scherzavo: in realtà ho bevuto due birre!

Ormai ci ho preso gusto. Mi sa che ne farò altre. Perché limitarmi a rompervi le scatole solo via web quando posso venire fino sotto a casa vostra?

P.S. Se vi è piaciuto questo articolo potete trovarne altri simili, partendo da qui: scrivere un libro e pubblicarlo.

Viaggiatori o turisti: il caso

Viaggiatori o turisti… ancora!

viaggiatori o turisti

Da un po’ di tempo su vari travel blog (e non solo) un dibattito infiamma le folle: meglio essere viaggiatori o turisti? Una di quelle “italianate” che regolarmente vedono contrapposti schieramenti di tifosi: Canon vs/ Nikon, Totti vs/ Del Piero, PD vs/ M5S… Come sempre capita in queste discussioni, i contendenti di ciascuna fazione pensano di avere nelle loro mani LA verità assoluta e si sentono autorizzati a tacciare la controparte di “apostasia”.

Viaggiatori o turisti: ma è questo il vero problema?

Lo so cosa state pensando: vista la premessa, vorrà esprimere la sua opinione. Da che parte si sarà schierato? Da nessuna. Per essere del tutto sincero il mio pensiero al riguardo è di una chiarezza cristallina: macchissenefrega!

Anni di viaggio mi hanno insegnato una cosa: ognuno si muove come gli pare, secondo i propri tempi, seguendo le modalità che ritiene più opportune. Io, per mia scelta, sono uno che predilige il viaggio in solitaria, zaino in spalla, ma non per questo ritengo di fare parte di uno preciso schieramento. Mi è capitato più volte di parlare con gente che viaggia come me o in maniera anche più spartana e in numerose occasioni mi sono ritrovato a pensare che avrei potuto avere un dialogo molto più proficuo con un facocero. Almeno non mi sarei trovato di fronte a un talebano che dispensa verità piovute dall’alto. In compenso, ho avuto modo di chiacchierare con persone che si sono mosse in maniera decisamente più comoda, ma che hanno saputo cogliere perfettamente la bellezza di un viaggio.

Viaggiatori o turisti
Photo by Ricardo Gomez Angel on Unsplash

Ora. Cosa voglio dire con questo sermone iniziale? Che forse sarebbe il caso di alzare un po’ il livello del discorso. Viaggiatori o turisti è una contrapposizione che non ha senso. Se proprio vogliamo definire delle categorie, io parlerei più “assolutisti” vs/ “relativisti”.

L’incontro con l’Altro

Viaggiare significa affrontare con mente aperta la diversità che ci è posta dinanzi. Per quanto cerchiamo di mantenere puro il proprio pensiero, siamo comunque sempre soggetti a una società che impone dei luoghi comuni. Ci viene quasi detto cosa aspettarsi da un viaggio.

Pensate che per voi non sia così? Bene e allora, ditemi (onestamente) la prima parola che vi viene in mente se io dico: «Svizzeri». Avete pensato “precisi”. E potrei proseguire all’infinito: tedeschi/ordinati, giapponesi/educati, francesi/arroganti… E mi limito ai luoghi comuni non offensivi.

Quando si viaggia si corre un rischio: arrivare in un luogo e trovarlo totalmente differente dall’immagine mentale che ci eravamo creati. Di fronte a questo fatto, emerge la nostra vera mentalità: assolutista o relativista?

L’assolutista

L’assolutista è convinto di possedere l’unica verità. Valuta tutto ciò che vede usando come metro la propria cultura. Una cosa è “buona” o “cattiva” in base al suo grado di conformazione con il conosciuto. La civiltà ospite viene giudicata attraverso punti di riferimento che appartengono ad altri luoghi e realtà. Questo individuo non potrà mai apprezzare veramente il viaggio, perché rimarrà ostinatamente bloccato sulla soglia. Può anche essere uno che viaggia con uno zaino da due chili, si muove a piedi, mangia insetti e non si lava, ma se la sua visione è assolutista, non sarà mai capace di cogliere l’interiorità di una cultura.

Meglio il relativismo

Il relativista ha un atteggiamento diametralmente opposto. È cosciente di non possedere la verità assoluta, sa che non esiste un’unità di misura standard. Il suo comportamento è interamente teso alla comprensione. Non giudica, non condanna, non assolve. Vive pienamente la lieve irresponsabilità del viaggiatore. E poco importa che si muova con uno zaino in spalla o un trolley firmato. Il bagaglio veramente importante lo porta dentro di sé e non pesa niente: è la sua apertura mentale.

A questo punto, posso fare coming out: io sono relativista. O almeno provo a esserlo in ogni momento della mia vita, inclusi i viaggi. Non è un processo semplice perché impone un combattimento sotterraneo e costante contro le nostre rassicuranti convinzioni.

Io uso un metodo per estremizzare il mio relativismo: dimentico. Dimentico tutto quello che penso di sapere in merito al luogo che sto per visitare. Accolgo l’oblio per quello che riguarda i preconcetti. Abbandono le mie opinioni. Vivo il viaggio come scoperta.

E voi come vi definite? Pensate che ci siano altri validi punti di vista?

Questo post fa parte di una serie di articoli che ho scritto di recente. Se ti interessano puoi trovarli tutti raccolti qui: filosofia del viaggio.

viaggiatori o turisti

Cosa fare ad Asti: casa Alfieri

Cosa fare ad Asti

Cosa fare ad Asti
Si sa: sono torinese e amo la mia città. Tuttavia, per una serie di ragioni, da un paio d’anni mi sono trasferito ad Asti.

Asti è rimasta abbastanza estranea al turismo, schiacciata tra Torino e le Langhe. Eppure si tratta di una cittadina assai interessante, di origine romana, con un passato glorioso risalente al Medioevo, epoca nel quale la città assunse la sua conformazione originaria.

Cosa fare ad Asti: gli eventi più importanti

A livello folcloristico siamo di fronte a uno dei panorami più affascinanti d’Italia. Celeberrimo è il suo Palio Storico, risalente al XIII secolo e corso quasi ininterrottamente fino a oggi. Tradizionalmente il Palio si corre la terza domenica di settembre, ma dal 2018 è stato anticipato alla prima. Il Palio è solo il culmine di una festa molto più ampia e articolata, che prevede una serie di attività collaterali:

  • il Palio degli Scudieri, per favorire un ricambio generazionale dei fantini le cene propiziatrici tenute dai vari borghi (sabato sera)
  • il corteo storico che attraversa la città poche ore prima della partenza (domenica mattina)

Oltre al Palio ci sono altre manifestazioni degne di nota:

  • il Paliotto, competizione tra sbandieratori (a maggio)
  • il Festival delle Sagre Astigiane (secondo weekend di settembre), un enorme ristorante a cielo aperto in cui le pro loco della provincia propongono le loro specialità gastronomiche, accompagnate dai vini tipici del Monferrato
  • la Douja d’Or (settembre), uno dei più celebri concorsi enologici nazionali. Anche qui, la manifestazione è molto più ampia e include mostre, eventi, concerti, cene d’autore
  • Asti Teatro (giugno), una serie di spettacoli di drammaturgia contemporanea e titoli storici

Cosa fare ad Asti: la visita ai monumenti storici

Nel corso del Basso Medioevo Asti fu il più importante centro del Piemonte e il ricchissimo patrimonio architettonico è testimone dello splendido passato della città.

L’edificio che più di ogni altro porta i segni di questo prestigio è la Cattedrale di Santa Maria Assunta, una delle più grandi chiese del Piemonte. La Cattedrale attuale sorge sui resti della costruzione precedente, crollata nel 1070. La chiesa venne ricostruita tra il 1295 e il 1327 e, sebbene debba essere catalogata come edificio in stile gotico, presenta delle interessanti tracce di originalità. Tre erano gli ingressi: ora si è mantenuto solo quello centrale, che presenta anche le decorazioni più importanti.

Cosa fare ad Asti - Cattedrale dell'Assunta
Asti, ingresso della Cattedrale dell’Assunta

Il centro città è un pittoresco susseguirsi di piazze e vicoli, vivacizzati dalla presenza di tavolini per l’aperitivo serale. Decisamente bella è Piazza San Secondo, dove sorge la celebre Collegiata, dedicata al sano patrono e sorta, secondo la tradizione, sul luogo della sua sepoltura. La Collegiata di San Secondo è una chiesa gotica, costruita nel corso di circa due secoli.

Cosa fare ad Asti - Piazza San Secondo
Asti – Piazza San Secondo

Da Piazza San Secondo, spostandosi verso ovest si raggiunge Piazza Statuto, dominata dalla Torre dei Guttuari, e da lì l’antico ghetto ebraico, un mosaico di piccole e silenziose stradine costellate da numerosi palazzi nobiliari spesso aperti al pubblico: Palazzo Gazelli di Rossana, Casa dei Roero di Monteu, Palazzo Tomatis di Chiusavecchia. Immancabile una visita alla Sinagoga e al Museo Ebraico in via Ottolenghi.

Cosa fare ad Asti - UN giro nel ghetto ebraico
Asti – Ghetto ebraico

Il giro si conclude poi sulla via dello struscio, Corso Vittorio Alfieri. Su questa arteria pedonale è possibile ammirare la casa natale del celebre poeta astigiano, Palazzo Mazzetti (sede di frequenti mostre), il Museo del Risorgimento e la Torre Quartero.

Cosa fare ad Asti: i dintorni

Asti sorge nel mezzo di uno dei paesaggi più belli e sconosciuti d’Italia: il Monferrato. Le vicine Langhe, nella provincia di Cuneo, sono state più abili a intercettare i flussi turistici. Il risultato è che il Monferrato, in buona parte, è rimasto incontaminato e oggi offre al visitatore un paesaggio integro, nel bene e nel male.

A pochi chilometri dalla città si possono trovare piccoli gioielli che meritano una visita di qualche ora:

  • San Damiano, centro medievale con un bel centro cittadino.
  • Nizza Monferrato e Canelli, Patrimonio UNESCO per i beni paesaggistici e per il Barbera, il vino tipico di queste parti.
Cosa fare ad Asti: Canelli
Canelli – Vista sul Monferrato
  • Castagnole Monferrato, centro di origine quattrocentesca con una balconata che si apre su un paesaggio sterminato. Anche qui il vino la fa da padrone perché si produce l’antichissimo Ruchè. Il terreno poco alcalino di questa parte del Piemonte ne esalta le caratteristiche uniche, in primis il tipico odore floreale.
  • Roccaverano, il Comune più alto della provincia, caratteristica che favorisce l’allevamento di capre, dal cui latte si produce la famosa robiola.

Cosa fare ad Asti: il cibo

Come avrete capito, da queste parti si mangia bene, ma soprattutto si beve meglio. Un viaggio nell’astigiano non è completo senza una visita con degustazione a qualche tipica cantina. Per i vini potete sbizzarrivi tra Barbera (che si presta bene anche all’invecchiamento), Ruchè e Grignolino. Quanto al cibo potete sperimentare la ricca cucina piemontese, costituita generalmente da un’enorme quantità di antipasti, pasta ripiena, secondi di carne e dolci a base di cioccolato, nocciole e amaretti.

Consigliare un ristorante da queste parti è difficile, ma se proprio devo fare un nome… eccolo:

Agriturismo Cascina Madonna

Se siete interessati, prenotate con molto, ma davvero MOLTO anticipo, perché è sempre pieno.

Cosa fare ad Asti: il soggiorno

Asti è una città piuttosto piccola, che si gira facilmente a piedi. Potete scegliere un appartamento in centro e abbandonare la macchina, ma attenzione: i parcheggi sono quasi tutti a pagamento tra le 8:00 e le 19:30. Una buona soluzione è lasciare l’auto in piazza del Palio, in zona stazione dei treni.

Arrivare in treno è una soluzione eccellente perché la stazione è proprio in pieno centro. Da lì, potete prendere un taxi e farvi condurre alla vostra abitazione. Attenzione: i tassisti astigiani hanno stabilito un accordo per cui il prezzo massimo di ogni corsa per chi prende un taxi alla stazione è di dieci euro (ovviamente vale solo per le destinazioni all’interno del Comune).

Infine nei dintorni della città ci sono tanti minuscoli paesini dotati di splendidi b&b dispersi in mezzo alla silenziosa campagna astigiana. In molto casi non ci vogliono più di dieci-quindici minuti per arrivare in centro. Tra questi paesi potete cercare sistemazioni ad Antignano, San Marzanotto, Azzano, Revigliasco.

Per ulteriori informazioni su luoghi, eventi e curiosità, potete contattare il sito ufficiale dell’Ente del Turismo Astigiano.

Se ti è piaciuto questo articolo e sei in cerca di altre mete per un weekend o una vacanza, accedi al mio travel blog.

Cinque cose da NON Mettere in valigia

Cose da non mettere in valigia
Cinque cose da non mettere in valigia

Silvia di The Food Traveler ha nominato tutti per questo post, e ci mancherebbe pure che io non accettassi la sfida. Anche perché, diciamocelo: sulle cinque cosa da mettere in valigia (o nello zaino) ne è pieno il web. Molto più sfizioso parlare delle cinque cose da NON mettere in valigia. Per cui, via.

Cose da non mettere in valigia: i libri cartacei

Sono un lettore compulsivo e ricordo bene i tempi in cui nello zaino mettevo otto chili di roba equamente divisa tra vestiti e libri. Il problema è che sono pure ossessivo nella cura dei libri: un angolo piegato ha la capacità di mandarmi in bestia che finali di Champions League perse dalla Juventus, levateve proprio! Quindi, prima della partenza, mi procuravo sempre buste spessissime dentro le quali riporre i libri. Le stesse buste venivano poi arrotolate nei vestiti e disposte con cura maniacale sul fondo del bagaglio. Purtroppo uno zaino è uno zaino (maddai? Quanta saggezza in un uomo solo!) e per quanta cura tu ci metta, un libro lì dentro farà sempre una brutta fine.

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In viaggio dentro se stessi

viaggio dentro se stessi

viaggio dentro se stessi
Photo by Benjamin Davies on Unsplash

Il solo viaggio è quello interiore
Rainer Maria Rilke

Immagino la vostra espressione in questo momento. Vi starete dicendo: «Marco deve essere a corto di argomenti e per tirare su un articolo si riduce anche lui a scrivere questi pipponi sul viaggio come cambiamento

Tranquilli, nulla di tutto questo. L’argomento del viaggio come scoperta l’ho già trattato. Ho anche parlato del viaggio che mi ha cambiato la vita. Per chi non avesse letto questi articoli, chiarisco subito una cosa: non ho mai avuto visioni mistiche e non sono tornato a casa portatore di nuove e sconvolgenti verità. Semplicemente ho imparato a percepire me stesso in maniera differente, perché durante il viaggio si scoprono spesso aspetti personali che in misura impercettibile modificano la nostra identità.

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Scrittura per cogliere la bellezza di un viaggio

Cinque libri di viaggio per cinque continenti

libri di viaggio - panoramica
Libri di viaggio – Cinque libri per cinque continenti

In passato ho recensito diversi libri di viaggio di autori emergenti. Grazie alle loro pagine ho visitato luoghi nei quali non sono mai stato: Iran (ma ci vado, ci vado, alla facci di Trump), Ladakh, Sumatra, Siberia. Altri posti, invece, li conosco bene per averli girati in lungo e in largo, ma è sempre utile conoscere un punto di vista differente. Se siete interessati a questi libri, potete accedere alla pagina elogio della letteratura di viaggio.
Oggi, però, mi sento in vena di fare una top five dei libri che per me hanno avuto un significato particolare. Si tratta di opere che per motivi vari mi hanno indotto a visitare i luoghi descritti o per lo meno a “metterli nel mirino”.
Per par condicio ho voluto dare spazio a tutti i continenti, perché ognuno mi ha lasciato qualcosa.

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Cosa vedere a Cremona e dintorni

Cosa vedere a Cremona

Cosa vedere a Cremona: Duomo e Torrazzo
Cremona – Duomo e Torrazzo

Nei miei Travel Dreams 2018 avevo messo tra gli obiettivi questa piccola e graziosa città lombarda. Cremona è una meta davvero interessante che purtroppo risente un po’ in negativo della sua posizione geografica. Chi si avventura in questo angolo di Pianura Padana generalmente preferisce visitare Mantova, ma a mio avviso anche la città di Stradivari e i suoi dintorni nascondono gradevoli sorprese.

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Scegliere la meta di un viaggio

Scegliere la meta di un viaggio

Scegliere la meta di un viaggio

Scegliere la meta di un viaggio
Photo by rawpixel.com on Unsplash

Inizio questo post con una domanda marzulliana: siamo noi a scegliere la meta di un viaggio o è il viaggio a scegliere noi?
E se dopo questa brillante pensata volete chiudere il post, sappiate che vi capisco. Prima, però, datemi un’opportunità per spiegarmi.
Qualche tempo fa mi sono trovato a leggere un flame su uno dei tanti gruppi Facebook dedicati al viaggio. L’argomento del contendere era piuttosto infantile: è più forte il mal d’Africa o il mal d’Asia? Ognuna delle due fazioni portava argomentazioni a sostegno della propria tesi, alcune condivisibili, altre assolutamente banali.

La cosa, però, mi ha portato a riflettere e a domandarmi quale dei due Continenti fosse il mio favorito. La risposta (e sia chiaro, si tratta di un’opinione PERSONALE) è giunta immediatamente: Asia.
Già, ma quella risposta portava con sè un’altra domanda: perché? Perché l’Asia e non l’Africa o il Sudamerica o, per assurdo, l’Antartide?

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