Ricominciare a scrivere

Ricominciare a scrivere

Ebbene sì, alla fine tocca ricominciare a scrivere un altro libro di viaggi, o almeno a provarci. Del resto, che alternative avevo? Ci sono ben dodici-tredici fans(!) che insistono, potevo deluderli?
Bryson e Theroux se la staranno facendo addosso dalla paura. Fate bene, pennivendoli da due soldi! There’s a new king in town!

Ricominciare a scrivere: l’esperienza passata

L’esperienza de Lo zaino è pronto, io no mi avrebbe dovuto insegnare qualcosa. Almeno avere un’idea di massima di cosa fare. Ovviamente, nulla di tutto questo. Anzi, diciamola tutta: pianificazione zero.

Com’era quella cosa che bisogna considerare la scrittura alla stregua di un lavoro? Ecco, io, evidentemente, non l’ho capita.

Sono qui, a spremermi le meningi e a buttare giù, in maniera totalmente improvvisata, pagine e pagine di sciocchezze. Tra l’altro con carta e penna. E non per qualche reminiscenza del tipo “Eh, ma l’odore della carta…”
No, semplicemente il mio computer si è accorto di quello che stavo facendo e si è fermamente rifiutato di rendersi complice di un secondo misfatto.
«’Ntuculo» è stata l’ultima cosa che mi ha detto, prima di ritirarsi in un mutismo interminabile. Ma io ho un’arma segreta che userò nei prossimi giorni: o si rimette a funzionare o lo resetto brutalmente e gli installo a forza Windows 10. Senza vaselina. Così poi ha una buona ragione per continuare a fare l’offeso.

Ricominciare a scrivere: l’ispirazione

Anche Antonio, il mio neurone, ha espresso parere negativo. Troppo lavoro. Prima di tutto bisogna rileggersi i vecchi taccuini di viaggio. Che poi “leggere” non è proprio il termine corretto. Sarebbe più opportuno parlare di “decriptazione”. O come direbbero quelli che ne sanno: editing.  Si tratta di una serie di appunti scritti su mezzi in movimento o nelle nebbie dell’alcool, con abbondante uso di abbreviazioni, schemi, grafici, disegni.

Ricominciare a scrivere
Photo by Raychan on Unsplash

Traduzione (ops, scusate: editing), per altro, assolutamente inutile. Già. Perché il più delle volte, dopo aver letto, mi ritrovo ad alzare lo sguardo, fissare a lungo il muro e poi esprimere il mio dotto commento:
«Esticazzi?»
Pagine e pagine di cavolate assolutamente insensate.
E allora per Antonio comincia il vero calvario, perché a quel punto si tratta di fare una cosa sola: ricordare!
«Aè, ricordare mo’…»
«Antò, dobbiamo ricordare, altrimenti che scrivo?»
«E vabbuò e allora ti ricordi di quella volta che…»
Ascolto con attenzione e poi chiedo:
«Antò, ma sei sicuro?»
«Sì.»
«Ma sicuro, sicuro?»
«No.»
«E che faccio, secondo te? Scrivo cazz… ehm, falsità?»
«Eh, falsità… Esagerato! Cose diversamente vere, ecco.»
«Antò?»
«Sì?»
«Mavaffanculo, va’!»
E’ da due giorni che lo sento girare a vuoto. Mi sembra di avere un criceto in testa.

Il calvario del marketing

Che poi, a essere sinceri, una cosa dall’esperienza precedente l’ho imparata. Il vero problema non è tanto la scrittura del libro, quanto tutto il calvario che riguarda la promozione. In definitiva, ricominciare a scrivere è il meno. Il vero problema è scrivere un libro e pubblicarlo.

Il dramma consiste nel riprendere a vagare come un ossesso per fare social network marketing (per fortuna non c’è più G+, almeno quello…), dare vita a collaborazioni tra blogger, implorare  tutto il globo terracqueo per avere delle recensioni, possibilmente positive. Ansia, tanta ansia, minchia che ansia! Pure la mia ansia ha l’ansia. Meno male che ho il medicinale adatto.

Ricominciare a scrivere: ansia
Il medicinale adatto contro l’ansia

E poi devi sbatterti per organizzare una presentazione del libro alla fiera mondiale del peperoncino o qualcosa di altrettanto raffinato, dove se ti va bene riesci a vendere tre copie, che probabilmente verranno utilizzate per scopi non proprio nobili.

Ricominciare a scrivere: perché?

Ecco, bravo, facciamocela, ogni tanto, una domanda sensata. Perché hai deciso di ricominciare a scrivere? Mah, che vi devo dire? Onestamente non lo so nemmeno io. So che ho ancora molte cose da raccontare e la scrittura è il modo in cui mi riesce meglio (“meglio” non significa necessariamente “bene”).

La scrittura è anche uno strumento per staccare dal vissuto quotidiano, perché per quante rogne possa portarsi dietro è pur sempre un tonico per lo spirito. Quindi, in definitiva, ‘fanculo ai social network, alle recensioni negative, alle presentazioni andate a vuoto. Scrivo per me, per divertirmi e per mettere su carta quei momenti importanti che hanno segnato la mia vita.

E se qualcuno di voi vorrà leggermi di nuovo, o per la prima volta, voglio ringraziarlo fin da ora.

P.S. Per l’amor di Dio, NON chiedetemi quando uscirà il libro. Non vi azzardate! Non ne ho la più pallida idea. Presto, tardi, nel 2020, nel 2030… non lo so.

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Viaggio e identità | Lo zaino è pronto io no

Viaggio e identità: perché viaggiare può aiutarti a capire chi sei

Viaggio e identità, eh? Non ne abbiamo già letti abbastanza di questi post pieni di psicologia spicciola? Probabilmente sì, ma io vorrei fare ancora un paio di brevi riflessioni al riguardo. Partendo da una domanda.

Vi siete mai chiesti quale sia l’ideale che anima i viaggiatori moderni? Io sì e sono giunto a una conclusione, basata, ovviamente sulla mia esperienza personale: la ricerca di un’identità. Perché alla base di ogni viaggio in solitaria c’è un assioma molto semplice: in un luogo in cui nessuno mi conosce, sono libero di essere me stesso.

Il viaggio in solitaria è uno strumento perfetto per comprendere il proprio io più profondo, perché fin dalla partenza ti permette di prendere le distanze da maschere, abitudini, etichette che ti sei/ti hanno cucito addosso. Ci si spoglia dei propri abiti sociali e si riduce tutto all’essenziale. Un viaggio, dall’altra parte del mondo o dietro casa, non ti fa scoprire nulla di nuovo, ma solo ciò di cui sei portatore. Un movimento “esterno”, ma, al tempo stesso, anche “interno”: un viaggio dentro se stessi.

Viaggio e identità | Lo zaino è pronto io no
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Viaggio e identità: il confronto con l’ignoto

Ogni spinta creativa, che riguardi il pensiero, le arti o la nostra stessa essenza, nasce dall’inevitabile confronto con l’ignoto. Distaccandoci volontariamente dal nostro quotidiano, esprimiamo una scelta radicale. Superiamo frontiere non solo fisiche, ma anche sociali, culturali, antropologiche e ci mettiamo di fronte a ciò che non conosciamo. Lo affrontiamo, cerchiamo di farne parte e, al tempo stesso, di includerlo in noi. È un tentativo estremo di riunire la diversità del mondo nell’unico confine cronologico della nostra esistenza.

Allontanandoci dalla nostra comfort zone, possiamo permetterci di guardarla con occhi differenti. Possiamo analizzarla lucidamente, osservandola da una prospettiva nuova e sconosciuta. Per comprenderla pienamente, con tutto il suo carico di pregi e difetti, è necessario confrontarsi con l’ignoto e con la con la vita vissuta in un Altrove. Viaggio come scoperta, quindi, non solo di nuove realtà, ma anche e soprattutto di un mondo solo presumibilmente conosciuto.

Viaggio e identità: lo sviluppo di un pensiero autonomo

Molti viaggi nascono come sfida, esplicita o no, al sistema di valori che ci circonda. Con le loro partenze per luoghi astrusi i viaggiatori comunicano un dissenso nei confronti del loro ambiente. Può essere una critica verso una società edonista o un’accusa legata alla perdita del rapporto con la natura. In ogni caso è una ribellione contro il modo di pensare corrente.

Viaggiare significa mettere una distanza tra sé e ciò che ci ha forgiato come persone (famiglia, ambiente, relazioni, società). L’autoesclusione dalla tribù di appartenenza trasforma la partenza in una rottura e dà origine a un modo di pensare alternativo.

Viaggio e identità | Lo zaino è pronto io no
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La costruzione di un’identità

La situazione indotta dalle varie fasi del viaggio, ci obbliga indagare sulla nostra psicologia. Nel confronto con una realtà aliena, siamo costretti a farci delle domande: quanto di me è veramente mio? Quanto di ciò che sono è il risultato del mio ambiente di provenienza? Se fossi nato qui, chi sarei, cosa penserei, che idee avrei?

Lo straniamento porta all’estremo il processo di scavo interiore, permettendo alle fibre più profonde dell’essere di venire in superficie. Il viaggiatore perde alcune parti di sé e ne riscopre altre, più autentiche e genuine. Non cambia tanto la sua vita, quanto i termini con i quali percepisce se stesso.

Più numerose sono queste esperienze, maggiori saranno gli strumenti a nostra disposizione per comprendere cosa si cela nel nostro intimo. Le situazioni cambiano a seconda del luogo nel quale ci troviamo e, di conseguenza, cambiamo anche noi. Ma ci sono alcune cose che non cambiano mai, elementi totalmente impermeabili al contesto esterno: quella è, nel bene e nel male, la nostra vera essenza.

Ecco perché continuare a viaggiare: per vivere il viaggio come scoperta della nostra psicologia più profonda.

Viaggio e identità | Lo zaino è pronto, io no
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Viaggio e identità. In conclusione…

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Libri su Praga | Lo zaino è pronto, io no

Libri su Praga

La capitale ceca è da sempre un luogo pieno di fascino e di libri su Praga ne sono stati scritti a tonnellate. Anzi, si può tranquillamente affermare che Praga abbia un posto di tutto rispetto nella letteratura di viaggio.
Ho visitato di recente questa incantevole città e in questo post vorrei consigliarvi cinque libri da leggere assolutamente prima di partire… o dopo! O se proprio volete, anche durante, tanto i posti dove rilassarsi a Praga non mancano.

Gustav Meyrink – Il Golem

Meyrink - Il Golem | Lo zaino è pronto, io no
Gustav Meyrink – Il Golem

All’inizio del XX secolo, lo scrittore di origini ebraiche Gustav Meyrink, seppe sfruttare con sapienza la fama di Praga, città colma di enigmi e magia occulta. L’autore rispolverò la celebre leggenda ebraica del Golem. Si tratta di un gigante d’argilla dalla forza smisurata che può essere usato come servo o protettore del popolo. Secondo la tradizione, il grande pensatore ebraico Rabbi Löw, grazie alle sue doti magiche, riuscì a infondere la vita in questo essere antropomorfo, salvo poi dovergliela togliere quando il Golem si ribellò.

Partendo da questa leggenda e modificandola con sapiente maestria, Meyrink creò una fitta trama dal sapore gotico, nel quale non sono assenti richiami alla scrittura di Edgar Allan Poe e Franz Kafka.
Un libro nel quale emerge con forza l’originale architettura del ghetto ebraico, una delle cinque zone storiche di Praga. Gli edifici accatastati uno sull’altro, le piccole abitazioni claustrofobiche, le migliaia di piccoli esercizi commerciali che vendono cianfrusaglie: tutto contribuisce a rendere vivida la condizione di emarginazione tipica del quartiere ebraico.

Libri su Praga: Bruce Chatwin – Utz

Libri su Praga Libri su Praga | Lo zaino è pronto, io no
Utz – Bruce Chatwin

Sempre nel quartiere ebraico, precisamente in via Široka, è ambientato questo romanzo breve del più famoso scrittore di libri di viaggio: Bruce Chatwin. In una Praga schiacciata dall’invasione comunista del 1968, l’autore inglese racconta in prima persona dell’incontro con Kaspar Utz, bizzarro collezionista di ceramiche di Meissen. Gli sconvolgimenti del XX secolo erano solo un fastidioso “rumore di fondo” per il nobiluomo di origine tedesca. Tutto ciò che lo interessava erano le statuette di porcellana, nelle quali proiettava speranze e sogni.

Quella di Utz è una storia vera. In qualità di delegato della celebre casa d’aste Stothesby’s, Chatwin visitò Praga nel 1967. In quell’occasione conobbe Rudolph Just, piccolo nobile decaduto che conservava gelosamente la sua collezione di ceramiche e cristalli. La vita di un collezionista era un incubo in un paese che aveva abolito la proprietà privata. Just morì nel 1974 e la sua collezione privata sparì nel nulla più assoluto. Non se ne seppe niente fino al 1989, quando parte della collezione venne rinvenuta nel caveau di una banca svizzera e riconsegnata ai legittimi eredi.

Milan Kundera – L’insostenibile leggerezza dell’essere

Libri su Praga | Lo zaino è pronto, io no
Milan Kundera – L’insostenibile leggerezza dell’essere

Capolavoro della narrativa moderna, il celebre libro di Kundera racconta di quel meraviglioso periodo che fu la Primavera di Praga (1968). Un’epoca caratterizzata dai sogni di libertà e indipendenza di un’intera generazione,  spazzati via dall’invasione sovietica. Tereza, uno dei quattro protagonisti, è una fotografa che raccoglie le testimonianze di quella stagione dolce e selvaggia. Kundera visse in prima persona quel momento rivoluzionario in cui tutto era sogno e protesta e lo proietta in maniera magistrale sulle pagine del libro. Praga appare in tutta la sua maestosa bellezza, in continuo contrasto con la gioia rivoluzionaria dei suoi giovani e la sistematica violenza che mise tutto a tacere.

Chi lo ha letto, sa bene che le sfaccettature sono molteplici. L’autore spesso si lascia andare in digressioni filosofiche, ma risulta ben evidente che l’oggetto di tutta la sua narrativa sia l’essere umano con le sue contraddizioni.
Dall’opera di Kundera è stato tratto anche un bellissimo film del 1988 con protagonisti Daniel Day Lewis e Juliette Binoche (Tereza).

Bohumil Hrabal – Vuol vedere Praga d’oro?

Hrabal - Vuol vedere Praga d'oro? | Lo zaino è pronto, io no
Bohumil Hrabal – Vuol vedere Praga d’oro?

Vuol vedere Praga d’oro è una raccolta di racconti che rivelano un mondo tragico e surreale. Il racconto più consistente è Bambini di Praga , nel quale si narrano le vicende di quattro agenti assicurativi, che cercano di piazzare le loro polizze pensionistiche ai personaggi più disparati: macellai gelosi, mercanti di pelle con la mania di dipingersi tutta la casa (mobili compresi), maestri di ballo ubriaconi che lavorano in scuole prive di donne, rappresentanti di prodotti per la casa che consigliano ai clienti di usare un coltello per rimuovere le macchie dell’anima.

Tra i vari racconti spicca quello che dà il titolo alla raccolta. Una coppia di individui originali tentano di organizzare una festa all’interno di un magazzino di bare. La Praga d’oro altro non è che l’ultima immagine rimasta negli occhi delle persone che sono morte per cause accidentali, un ricordo indelebile dell’ultimo momento di vita.
Hrabal è autore (purtroppo) poco conosciuto al grande pubblico, ma è un mirabile rappresentante di quell’ironia praghese, fatta di drammaticità e umorismo bizzarro, che richiama alla mente autori del calibro di Hašek e Kafka.

Libri su Praga: Franz Kafka – Il processo

Kafka - Il processo | Lo zaino è pronto, io no
Franz Kafka – Il processo

Praga e Kafka sono le due metà di una stessa mela. Il tormentato autore ceco visse tutta la sua modesta vita a Praga . La città compare solo saltuariamente nell’opera di Kafka, ma la sua presenza è latente. Il gusto per il magico e l’irrazionale, tipico del mondo praghese, ben si adattano alle ossessioni e inquietudini dell’autore.
Il processo è l’opera che maggiormente giustifica l’uso dell’aggettivo “kafkiano”, usato per descrivere situazioni paradossali.

La città emerge all’improvviso per merito del suo monumento più celebre: la cattedrale di San Vito. La storia di Praga e di tutta la Boemia sono indissolubilmente legate a questo gioiello architettonico dallo splendore gotico.
K., il personaggio principale, si ritrova casualmente dentro la cattedrale, dove instaura un dialogo con un religioso. È forse il punto dell’opera nel quale l’angoscia raggiunge il suo culmine perché si comprende che ogni possibile via d’uscita è inesorabilmente sigillata.

Libri su Praga

Quelli citati in questo post non sono dei veri e propri libri di viaggio, ma a mio avviso sono un’utile maniera per cominciare a calarsi nell’originale realtà praghese.

Ti è piaciuto leggere di libri su Praga? Puoi trovare altri articoli simili qui: letteratura di viaggio. Si parla di libri di viaggio di scrittori famosi e di autori emergenti.

Muoversi ad Hanoi | Lo zaino è pronto, io no

Muoversi ad Hanoi

Muoversi ad Hanoi, soprattutto nella parte vecchia della città, può rivelarsi davvero molto frustrante.

Sbarco in città al mattino presto, mi carico lo zaino in spalla, recupero un tuk tuk e mi faccio portare in un albergo della zona vecchia. La stanza è al terzo piano di uno stabile senza ascensore, ma è enorme e silenziosa. Una lunga e fresca doccia mi leva di dosso la stanchezza della notte in treno e di tre piani di scale fatti con lo zaino in spalla.

Muoversi ad Hanoi | | Lo zaino è pronto, io no
Albergo ad Hanoi | Photo by Maxime Lebrun on Unsplash

Mi rivesto con calma ed esco.

Hanoi: una città europea in Asia

Per quanto possa sembrare strano, Hanoi è radicalmente diversa da Saigon. Si tratta sempre e comunque di una città con quattro milioni di abitanti che girano quasi tutti rigorosamente in motorino, ma l’atmosfera è del tutto differente. Hanoi ha un’impronta quasi estranea al sudest asiatico, più europea, francese per la precisione. Con questo non voglio dire che sia meglio di Saigon, semplicemente per un viaggiatore occidentale è più familiare.

La capitale del Vietnam, si sviluppa intorno al lago Hoan Kiem. È caratterizzata da ampi viali alberati, botteghe e una quantità spropositata di piccole caffetterie che vendono dolci squisiti. Non tocco cibo dal pranzo del giorno prima e mi ritrovo con una fame terribile. Con la velocità di un ghepardo mi catapulto dentro una caffetteria, ordino un intero vassoio di dolci e una tanica di tè, mi siedo su un tavolino all’esterno, allungo le gambe e mi rilasso guardando la gente che passa.

Muoversi ad Hanoi: la città vecchia

Dopo essermi ripreso dall’indigestione, decido di cercare subito un’agenzia con la quale organizzare la visita a Halong Bay, uno dei luoghi più suggestivi di tutto il sudest asiatico.

Muoversi ad Hanoi | Lo zaino è pronto, io no
Halong Bay – Photo by Robby McCullough on Unsplash

Anche qui, come sul delta del Mekong, il giro può essere organizzato in autonomia, ma con tempi e costi decisamente superiori rispetto a quelli di un’agenzia locale. Io ho seguito il consiglio della mia valida guida Lonely Planet e ne ho puntata una che si trova nel bel mezzo del quartiere vecchio della città.
Errore madornale!

Il quartiere vecchio di Hanoi, uno dei più antichi del sudest asiatico è costituito da stradine tortuose e minuscole che cambiano nome a ogni isolato. Immaginatevi quindi di cercare una via che si chiama Dien Bien Loc e passare attraverso le varie Bien Bu Phu, Bao Cai Lin, Chao Bo Tao, Bim Bum Bam, Suma Bin Ciapà e Porc A Di Quel La Put Tan!

Passo un quarto d’ora a sacramentare in tutte le lingue del mondo, fino a quando mi rendo conto che l’unico modo per uscire onorevolmente da questa situazione è il suicidio.

Per fortuna, un caritatevole vecchietto mi blocca mentre sto per tirare una testata contro uno spigolo e mi conduce all’indirizzo giusto.

Muoversi ad Hanoi

Attendo pazientemente che il tizio di fronte a me finisca di fare le sue prenotazioni. Tra l’altro gli va tutta la mia ammirazione perché ha passato una buona mezz’ora in piedi con lo zaino in spalla, lasciando vuota la comodissima sedia che aveva di fianco.

Finalmente tocca a me. Contratto con il coltello tra i denti, strappo un prezzaccio da barbone, ringrazio e saluto. Esco con un sorriso soddisfatto e decido di tornare al mio albergo, che si trova in Song Hong Tai Road. Il sorriso mi muore sulle labbra perché realizzo di non avere la più pallida idea di dove mi trovi. Soprattutto ho una paura dannata di affrontare i terribili nomi delle strade di Hanoi.

Rientro in agenzia e chiedo informazioni. Il proprietario mi guarda, sfodera un sorriso da barracuda e mi dice:
«Oh, guarda, è facile, esci di qui e poi… sinistra, destra, destra, su, sinistra, destra, giù, destra, sinistra, indietro… Serve una mano? Posso accompagnarti io e nel frattempo potremmo fare un tour della città vecchia di Hanoi. Ti faccio un prezzo speciale…»

Lo guardo con un odio eterno che non conosce confini e borbotto qualcosa tipo: «Mavafantucul…»

Muoversi ad Hanoi: i trucchi

Esco e mi butto a caso alla ricerca dell’albergo. L’odissea che mi ha permesso di arrivare sano e salvo a casa è stata a suo modo epica. La sera, prima di uscire per cena, mi sono comprato una corda, l’ho legata al portone di ingresso dell’albergo e l’ho srotolata poco alla volta mentre ero alla ricerca di un ristorante.

Cosa puoi fare adesso?

Ti è piaciuto quello che hai letto? Al seguente link puoi leggere di altri personaggi bizzarri incontrati nel corso dei miei viaggi: viaggi e incontri.

Tutti gli aneddoti sono riportati nel mio libro di viaggi. Leggi le anteprime!

Cover Photo by Florian Wehde on Unsplash

Praga e Kafka - Ritratto Kafka - marcolovisolo.me

Praga e Kafka

Praga e Kafka costituiscono un binomio inscindibile. Lo scrittore trascorse tutta la sua vita nella capitale ceca e, sebbene abbia cambiato casa innumerevoli volte, non trovò mai la forza di abbandonarla.
Si trattava di qualcosa di più del semplice affetto per la sua città natale. Era, in effetti, un rapporto decisamente più profondo, intimo, quasi morboso. Parlando di Praga, Kafka scrisse:

Praga non ci lascia più andare. Questa piccola madre ha gli artigli. Non c’è altro da fare che cedere. Per potersene liberare bisognerebbe darle fuoco da due lati, il Vyšehrad e il Hradčany.
(Franz Kafka – Un medico di campagna)

Questo post si propone di fare un piccolo tour letterario attraverso i luoghi della città boema che maggiormente rappresentano la figura del suo figlio più celebre.
L’itinerario che proporrò è stato studiato a tavolino dopo il mio ritorno a casa. In realtà io mi sono mosso in maniera molto più casuale (sarebbe meglio dire confusa), ma preferisco fornire questa traccia perché mi sembra più ordinata e funzionale.

Praga e Kafka: un viaggio letterario

La prima tappa necessaria per comprendere il legame tra Praga e Kafka è la minuscola abitazione che lo scrittore divise con una delle sue sorelle negli ultimi mesi del 1916. La casetta si trova al numero 22 del celeberrimo Vicolo d’Oro, vicino al Castello (Hradčany).
Il nome del vicolo ha dato origine a una leggenda secondo la quale qui lavoravano gli alchimisti che tentavano di produrre oro per Rodolfo II. In realtà, nel XVII secolo la via era popolata da orafi, che adattarono a laboratorio le piccole abitazioni. All’inizio del XX secolo la zona era diventata piuttosto povera ed era abitata da piccoli impiegati (Kafka era uno di loro) e artigiani.
Indirizzo: Zlatá Ulička 22 (ingresso a pagamento)

Praga e Kafka - Vicolo d'Oro - marcolovisolo.me
La casa di Kafka in Vicolo d’Oro 22

Muovendosi verso est, in una tranquilla via laterale si può visitare il museo Franz Kafka. Aperto nel 2005, conserva al suo interno numerose prime edizioni dei suoi lavori, lettere, manoscritti, fotografie e disegni. Inoltre, installazioni in 3D e percorsi audiovisivi permettono di fruire pienamente dell’esperienza.
Indirizzo: Cihelná 2b

Museo Franz Kafka - marcolovisolo.me
Museo Franz Kafka

Praga e Kafka: i luoghi dell’autore

Nei pressi della Piazza della Città Vecchia (Staroměstské Náměstí) sorge la casa natale di Kafka. Il piccolo spiazzo ha preso oggi il nome di Piazza Franz Kafka (Náměstí Franze Kafky) e al numero tre, proprio a ridosso della Chiesa di San Nicola, si può vedere il condominio dove nacque il tormentato scrittore boemo. Il luogo è facilmente individuabile, grazie alla presenza di un busto in bronzo dedicato all’autore.
Indirizzo: Náměstí Franze Kafky 3

Praga e Kafka - Busto di Kafka - marcolovisolo.me
Busto di Kafka

A soli duecento metri di distanza, proprio sulla Piazza della Città Vecchia, si può vedere Palazzo Kinsky, all’epoca sede del liceo di lingua tedesca frequentato da Kafka. La famiglia Kafka, infatti, pur essendo di origine ebraica, parlava quasi esclusivamente in tedesco, lingua ufficiale dell’impero austro-ungarico sotto il quale ricadeva l’amministrazione di Praga. La dicotomia tra la cultura ceca e quella tedesca costituirà una delle fondamenta della scrittura di Kafka.
Indirizzo: Staroměstské Náměstí 12

Palazzo Kinsky - marcolovisolo.me
Palazzo Kinsky – Piazza della Citta Vecchia

Poco distante, proprio dietro la chiesa di Santa Maria di Tyn, c’è la via Celetná, dove lo scrittore visse in diversi periodi della sua vita. Una casa si trova al numero due, mentre l’altra (detta Ai Tre Re) è esattamente di fronte, al numero tre.
Indirizzo: Celetná 2 e 3

Le statue dedicate a Kafka

Da Celetná si può deviare verso nord e dirigersi al Quartiere Ebraico (Josefov). Proprio di fianco alla Sinagoga Spagnola si può ammirare una statua dedicata allo scrittore: un cappotto gigante, vuoto, sulle cui spalle è seduto Kafka. Il monumento vuole indicare il difficile rapporto che lo scrittore ceco aveva con il padre Hermann, uomo d’affari dispotico e prepotente. Una rappresentazione assurda, paradossale… kafkiana (è dall’inizio del post che lo volevo scrivere).
Indirizzo: Vězeňská 1 all’ angolo con Dušní

Praga e Kafka - Statua di Kafka - marcolovisolo.me
Statua di Kafka – Sinagoga Spagnola

Nel quartiere Nove Mesto, precisamente nel centro commerciale Quadrio, è possibile ammirare l’opera dell’artista David Černy. Si tratta di una scultura rotante che raffigura la testa di Kafka. Il suo continuo mutamento rappresenta i dubbi che per tutta la vita assillarono lo scrittore boemo, rendendolo così uno dei più acuti interpreti della modernità.
Indirizzo: Spalena 2121

Praga e Kafka - Testa di Kafka - marcolovisolo.me
Testa Kafka – Nove Mesto

Sempre a Nove Mesto, nel nuovo Cimitero Ebraico, c’è l’ultima e definitiva residenza di Kafka. Ironia della sorte, poco distante c’è anche la tomba di Max Brod, amico, sodale e biografo ufficiale.
Alla morte di Kafka, Brod venne nominato esecutore testamentario, con l’incarico di distruggere tutte le opere incompiute. Brod contravvenne a quell’indicazione e, al contrario, si impegno personalmente nella cura della pubblicazione. Se oggi noi abbiamo la possibilità di leggere le opere di Kafka, dobbiamo certamente riconoscerne il merito a Max Brod.
Indirizzo: Izraelská 1

Tomba di Kafka - marcolovisolo.me
Tomba di Kafka – Nuovo Cimitero Ebraico

A Praga con Kafka

Il giro proposto in questo articolo è piuttosto lungo, tanto da dedicarci un’intera giornata e camminare di buon passo. Fortunatamente ogni angolo di Praga è stracolmo di meraviglie, per cui, nel percorso tra un punto e l’altro, se ne può approfittare per cogliere qualche altro particolare. E se, a un certo punto, la stanchezza dovesse farsi sentire, ecco a voi tre luoghi dove rilassarsi a Praga.

Praga era uno dei miei Travel dreams 2019.

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Liebster Award nomination

Liebster Award Nomination

Tempo di Liebster Award nomination per Lo zaino è pronto, io no!

Già, ma cosa diavolo è il Liebster Award?

Cos’è il Liebster Award?

Il Liebster Award è uno dei più importanti riconoscimenti che un blogger possa ricevere. Si tratta di una manifestazione internazionale utile per far conoscere nuovi blog e apprezzarli.

Liebster Award nomination
Photo by Fauzan Saari on Unsplash

Una sorta di celebrazione dell’amicizia tra persone che si sono conosciute virtualmente e che si apprezzano a vicenda. Per saperne di più, clicca qui: Liebster Award.
Bene, il mio piccolo blog ha ricevuto una Liebster Award nomination , al quale partecipo con immenso piacere.

Continua a leggere “Liebster Award Nomination”

dove rilassarsi a praga

Dove rilassarsi a Praga

La capitale ceca è da decenni una meta imperdibile per trascorrere un weekend in Europa, ma dove rilassarsi a Praga quando non se ne può più di girare in lungo e in largo?

Rilassarsi a Praga

Già, perché non facciamo finta di non saperlo: dopo aver trascorso una giornata a trottare come Varenne, c’è bisogno anche di un momento di pausa, nel quale sedersi su una panchina, allungare le gambe e bersi una birra.
Praga letteralmente pullula di parchi, cosa alla quale non farete minimamente caso a meno che non abbiate dei figli piccoli come il sottoscritto. Se proprio non avete voglia di fermarvi in un giardinetto pieno di bambini ululanti (vi capisco, credetemi, VI CAPISCO!), ecco almeno tre ottimi posti nei quali trovare un po’ di pace e silenzio.

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visitare i Sassi di Matera

Visitare i Sassi di Matera

Perché visitare i Sassi di Matera? In questo post potrete trovare utili consigli per pianificare un weekend a Matera, la capitale europea della cultura per il 2019.

visitare i Sassi di Matera
Matera: Sasso Caveoso

Come arrivare a Matera

Per chi proviene dal nord Italia raggiungere Matera non è facilissimo. Gli aeroporti più vicini sono in Puglia, a  Bari e Brindisi. Io ci sono arrivato da Brindisi, sfruttando un conveniente volo low cost proveniente da Milano. Scelta strategica perché, con alcuni giorni a disposizione, è possibile visitare anche parte della Puglia. Per ulteriori informazioni, puoi consultare i seguenti post:

Cosa vedere a Brindisi
Weekend a Lecce

Nell’aeroporto di Brindisi ci sono numerose compagnie di autonoleggio. Io mi sono affidato a Joyrent. Servizio soddisfacente e prezzi in linea con il mercato.

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Campeggio in Patagonia

Campeggio in Patagonia

Nuovo estratto da Lo zaino è pronto, io no, il mio libro di viaggi. Si parla di campeggio in Patagonia.

C’è Sudamerica e Sudamerica, ma quando si parla di Patagonia on the road si intende il sud del Sudamerica, ovvero uno dei luoghi più freddi e inospitali del mondo.

Una delle attività imperdibili è il trekking nei suoi numerosi e incontaminati parchi, tra i quali spicca il Parque Nacional Torres del Paine, in Cile.

Campeggio in Patagonia
Photo by Jens Johnsson on Unsplash

La concezione del campeggio in Patagonia è molto semplice: lo vedi tutto questo spazio? Beh, facci un po’ quello ti pare, mettiti dove vuoi e non rompere. Se proprio ti servissero, i bagni sono lì. Se hai bisogno di qualcosa o di qualcuno, arrangiati.

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legame autore personaggi

Il legame tra l’autore e i suoi personaggi

Che legame esiste tra un autore e i suoi personaggi? E come si declina questa domanda quando si parla di letteratura di viaggio?

Recentemente mi è capitato di rileggere L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera. A chi non l’avesse ancora fatto, consiglio vivamente di porre rimedio in tempi brevi, perché si tratta di un romanzo davvero eccelso.

Comunque, tra le numerose considerazioni di Kundera, mi ha colpito questa:

Non si dice forse che un autore non può parlare che di se stesso?
I personaggi del mio romanzo sono le mie proprie possibilità che non si sono realizzate. Ciascuno di essi ha superato un confine che io ho solo aggirato. È proprio questo confine superato (il confine oltre il quale finisce il mio io) che mi attrae. Al di là di esso comincia il mistero sul quale il romanzo si interroga.

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