I campi della morte in Cambogia

I campi della morte in Cambogia, ufficialmente conosciuti come Killing Fields, sono i luoghi nei quali, dal 1975 al 1979, i khmer rossi misero in pratica il loro disegno di sterminio di massa. Il 20 maggio ricorre il giorno della memoria del genocidio cambogiano e per l’occasione ho voluto rispolverare la mia esperienza diretta. Ho visitato i campi di Choeung Ek, alcuni anni fa, eppure, ancora oggi, serbo un ricordo vibrante di quella giornata. Senza alcuna pretesa di insegnare alcunché e totalmente conscio di essere stato un semplice turista di passaggio, vorrei riproporvi quelle sensazioni.

Campi della morte in Cambogia: Phnom Penh

Guardo con attenzione l’uomo di fronte a me. Ha un sorriso cordiale, ma i segni e le rughe sul volto nascondono la sua età.
«Amico, ti serve un taxi?» mi chiede.
Sì, in effetti un taxi mi servirebbe. Voglio raggiungere i famigerati campi di sterminio di Choeung Ek, a una decina di chilometri da Phnom Penh, in Cambogia.
Gli restituisco il sorriso e gli spiego dove voglio andare. L’espressione sul suo volto cambia, ma business is business: trattiamo il compenso, montiamo sul suo motorino e ci infiliamo in mezzo al traffico che si muove sulle strade trafficate di Phnom Penh.

Taxi Phnom Penh

Lungo il percorso se ne sta zitto, pensieroso, fino a quando, improvvisamente, mi chiede:
«Perché vuoi andare a Choeung Ek?»

Già. Perché? È da stamattina, appena sveglio, che mi gira in testa questa domanda. Non lo so, non ho una risposta precisa. So che devo farlo. Forse voglio solo avere un’ulteriore conferma di quanto bestiale possa essere l’uomo.

Il mio nuovo amico mi racconta che parte della sua famiglia è stata deportata e uccisa a Choeung Ek durante le folli epurazioni volute da Pol Pot. All’epoca lui era poco più di un ragazzo.

Io non posso far altro che ascoltarlo in silenzio.

I campi della morte in Cambogia: Choeung Ek

Arrivato di fronte all’ingresso del più conosciuto tra i campi della morte in Cambogia, scendo e mi guardo intorno. L’atmosfera, già qui fuori, è greve, pesante, come se il terrore di questo posto fosse ancora tangibile. Nessuno parla, il silenzio è opprimente e l’unico rumore che si riesce a percepire è il fruscio lontano del vento.

Scruto il cielo: ha un colore grigio scuro ed è pieno di nubi che rendono il clima ancora più umido del solito. Mi incammino verso il cancello di ferro, ascoltando il rumore dei miei passi che risuonano sordamente sul terreno, compro un biglietto ed entro.
Intorno a me si apre un parco attraversato da piccole strade sterrate. Percorrendo questi sentieri capita di imbattersi in chioschi colorati che vendono bibite e acqua. Vicino ai chioschi ci sono tavolini e ombrelloni. In lontananza si intravede un piccolo lago.

Campi Morte Cambogia Choeung Ek

Ci hanno provato. Hanno provato a trasformare Choeung Ek in un giardino, ma non ci sono riusciti. Il posto è spettrale, lugubre, ancora intriso del dolore di migliaia di uomini, donne e bambini che qui sono stati trucidati dai khmer rossi, sgherri di un regime guidato da un rivoluzionario accecato da un sogno criminale.
Proseguendo lungo i viottoli, i chioschi lasciano il posto a scarni cartelli che, in modo asettico, forniscono spiegazioni sui metodi di tortura e le esecuzioni. A volte da terra spunta un pezzo d’osso, un cencio, un braccialetto.

Cammino a fatica, soggiogato da un orrore senza nome, ma non voglio risparmiarmi nulla: la conoscenza del passato è l’unico modo per impedire che certe efferatezze accadano di nuovo.

I campi della morte in Cambogia: la mia esperienza

Le fosse comuni sono state lasciate volutamente aperte, in modo da dare ai visitatori l’opportunità di coglierne l’ampiezza e comprendere come al loro interno si potessero seppellire sommariamente centinaia di persone. Posare lo sguardo su questi campi è come osservare un corpo pieno di ferite che non si possono rimarginare.

Choeung Ek Campi Sterminio
Fosse comuni a Choeung Ek

Nel mezzo del campo principale, c’è un edificio bianco all’interno del quale sono stati depositati i resti di circa novemila vittime, ritrovate nelle fosse, legate e bendate. Le ossa e i crani sono stati disposti su scaffali che occupano interamente le quattro pareti dell’edificio. Quelle sul livello più alto appartengono a bambini di pochi anni. Guardi quelle orbite vuote, quelle mascelle spalancate, quel cranio sfondato e ci trovi l’espressione di chi è appena morto, ucciso dai colpi di un martello o di un bastone, perché i proiettili hanno un costo e la vita di certe persone non vale tanto.

Campi Morte Cambogia

Nemmeno quella dei neonati, ammazzati brutalmente, scaraventati contro un albero o infilzati con le baionette davanti agli occhi delle madri e infine gettati nelle fosse comuni o utilizzati come fertilizzante.

Secondo testimonianze di chi è sopravvissuto al genocidio cambogiano, pare che i soldati di Pol Pot si siano macchiati delle peggiori atrocità. Alcuni khmer rossi si sono abbandonati a episodi di cannibalismo, cibandosi delle interiora di prigionieri smembrati vivi.

Non c’è molta gente qui, a Choeung Ek. Io, qualche altro turista che si muove silenzioso e alcuni cambogiani dallo sguardo assente. Sono gli inservienti del luogo, addetti alla manutenzione, guide turistiche. Se li osservi con discrezione, puoi notare i loro movimenti narcotizzati, assenti, come se non fossero qui. È probabile che ognuno di loro, come il tassista che mi ha portato, abbia perso qualcuno a Choeung Ek.

Storia della guerra in Cambogia

Come è potuto accadere? Come ha potuto un piccolo gruppo di individui dare il via a un periodo di terrore nel corso del quale hanno perso la vita più di due milioni di persone? La storia della guerra in Cambogia dimostra quanto possa essere stata dannosa la politica occidentale nel mondo.

Fino al 1970 la Cambogia condusse un’esistenza tranquilla e pacifica. Il sovrano, Sihanouk, era un abile politico, capace di rimanere estraneo ai conflitti che infiammavano i Paesi vicini. Sihanouk era conoscenza del fatto che alcuni territori di confine erano utilizzati dai vietcong per il trasporto di armi e rifornimenti, ma per evitare ogni forma di coinvolgimento, fingeva di non vedere. Gli Stati Uniti percepivano con stizza la traballante neutralità cambogiana e decisero di intervenire e rovesciare il legittimo governo di Phnom Penh.

Ho Chi Minh Trail
Tratto cambogiano dell’Ho Chi Minh Trail

Nel marzo del 1970, l’allora Primo Ministro Lon Nol approfittò dell’assenza di Sihanouk e, con un colpo di Stato organizzato dalla CIA, assunse il potere e si schierò apertamente dalla parte degli Stati Uniti nella loro crociata “liberatoria” contro i governi comunisti del sudest asiatico. Colto alla sprovvista, Sihanouk si rifugiò immediatamente sotto l’ala protettrice cinese e, soprattutto, commise il più grave degli errori: si alleò con un piccolo gruppo di guerriglieri comunisti dei quali nulla si sapeva. Si facevano chiamare khmer kraham, i khmer rossi.

A differenza dei più celebri vietcong, i khmer rossi continuarono a operare nell’ombra. Poco alla volta riuscirono a conquistare il controllo delle campagne e dei piccoli centri urbani, mentre le loro fila si ingrossavano costantemente grazie al continuo reclutamento di persone disgustate dal governo fantoccio di Lon Nol e dall’ingerenza degli USA nella politica interna del Paese. Giunsero infine a circondare la stessa Phnom Penh, che, in seguito a un lungo assedio, cadde il 17 aprile 1975.

Storia Guerra Cambogia
Vista aerea di Phnom Penh

Genocidio cambogiano: un breve riassunto

Una volta raggiunto il potere, i khmer rossi gettarono la maschera e si mostrarono per quello che erano veramente: un branco di feroci assassini guidati da un leader fanatico. La storia della guerra in Cambogia subisce una virata radicale e si trasforma in un conflitto interno.

Nel giro di pochi giorni milioni di persone furono deportate nelle campagne e obbligate a prendere parte al processo di ricostruzione della Cambogia, una serie di opere colossali e inutili, ritenute necessarie per il Paese. L’intera popolazione cambogiana fu ridotta ai lavori forzati e obbligata a vivere nel continuo terrore di finire sotto l’occhio indagatore dell’Angkar Loeu, l’organizzazione suprema.

Genocidio Cambogia
Foto di vittime scattate nella prigione di Tuol Sleng

Nel frattempo si poté procedere con l’eliminazione fisica delle persone che avevano avuto legami con il governo precedente: ufficiali dell’esercito, quadri di partito, funzionari civili. Seguirono gli intellettuali, i professori, gli studenti e, in genere, chiunque fosse in grado di leggere o scrivere. Portare gli occhiali in Cambogia, era un motivo sufficiente per essere condannato a morte.

Molti furono dapprima rinchiusi nella prigione Tuol Sleng a Phnom Penh, poi trasferiti a Choeung Ek o in altri campi della morte in Cambogia, uccisi a badilate e seppelliti nelle fosse comuni. Centinaia di migliaia di persone tentarono di fuggire, ma la maggior parte morì nel vano tentativo di attraversare i confini minati oppure a causa della mancanza di cibo.

Pol Pot e il genocidio cambogiano

Il terrore che si abbatté sulla Cambogia ha un nome: Pol Pot. Nato nel 1925 con il nome di Saloth Sar, si trasferì in Francia alla fine degli anni Quaranta. A Parigi si formò alla scuola del marxismo radicale e in seguito tornò in Cambogia, trovò lavoro come maestro di scuola, e condusse un’esistenza anonima fino a quando divenne il leader e il volto ufficiale dei khmer rossi.

Pol Pot Genocidio Cambogiano
Foto dei leader dei Khmer Rossi. Pol Pot è il primo a sinistra

Una delle giustificazioni più comode raccontata per decine di anni dai governi occidentali è che Pol Pot fosse pazzo. Errato. Pol Pot era lucidissimo e perfettamente cosciente di ciò che stava facendo. Era un rivoluzionario e, come tutti i rivoluzionari, voleva costruire una società nuova. Da questo punto di vista il suo comportamento era del tutto simile a quello di Mao Zedong o Fidel Castro. Le uniche differenze erano un’interpretazione del tutto personale del marxismo e, soprattutto, la velocità di esecuzione. Pol Pot voleva creare una società nuova nel minor tempo possibile e per questo motivo adottò le misure più drastiche. Con il genocidio, Pol Pot voleva eliminare tutta la vecchia generazione e allevarne una nuova, totalmente plagiata dalla propaganda di regime, incapace di sviluppare un qualsiasi ragionamento critico. Pol Pot voleva creare degli automi.

Guerra civile in Cambogia

Nel 1979 il Vietnam, appoggiato dall’URSS, invase la Cambogia e rovesciò il governo di Pol Pot, il quale si rifugiò nella foresta e diede inizio a una guerra civile che si protrasse per tutti gli anni Ottanta. Nel frattempo, grazie all’appoggio USA, quello di Pol Pot veniva riconosciuto come unico governo ufficiale, tanto che il seggio cambogiano all’ONU era occupato da rappresentanti dei khmer rossi.

Cambogia Guerra Civile

Le mutate condizioni geopolitiche degli anni Novanta imposero una rottura dello stallo: l’enormità dei crimini compiuti dai khmer rossi emerse in tutto il suo fragore e divenne così imbarazzante per tutte le grandi potenze mondiali, che l’ONU decise di inviare una “missione di pace” nella penisola, con il dichiarato scopo di disarmare tutte le fazioni presenti sul territorio e porre fine alla guerra civile in Cambogia.

E qui si giunge alla beffa finale: in nome della riconciliazione, i khmer rossi non furono mai giudicati per i loro crimini e poterono condurre il resto delle loro vite negli agi e nel lusso. Lo stesso Pol Pot morì nel suo letto nel 1998.

Campi della morte in Cambogia: un crimine sconosciuto

Pol Pot può essere considerato a tutti gli effetti uno dei personaggi più sanguinari della storia umana. La sua visione di un futuro diverso per la Cambogia ebbe come conseguenza la morte di due milioni di persone e la totale distruzione economica, sociale e culturale di un Paese. Siamo di fronte a quello che può essere definito a pieno titolo “genocidio”, simile in tutto e per tutto a quello operato da Hitler nei confronti degli ebrei. Choeung Ek, vista la sua vicinanza a Phnom Penh, è semplicemente il campo di sterminio più rinomato, ma si tratta della classica goccia nel mare. L’intera Cambogia letteralmente trabocca di campi simili.

Cambogia Choeung Ek Campi Sterminio
Fosse comuni a Choeung Ek

Eppure questo massacro, ancora oggi, è poco conosciuto. Perché i crimini di Hitler e della Germania nazista sono stati inequivocabilmente riconosciuti come tali e quelli di Pol Pot no? Perché il 27 gennaio è diventata una ricorrenza internazionale celebrata come Giorno della Memoria in commemorazione delle vittime dell’Olocausto e il 20 maggio, Giorno del Genocidio Cambogiano, è sconosciuto ai più? Forse perché gli ebrei massacrati dai nazisti erano dei ricchi dalla pelle bianca mentre i cambogiani erano dei poveri dalla pelle scura? O forse perché tutte le grandi potenze mondiali, per biechi motivi di opportunità, erano in qualche misura coinvolte e si sono ritrovate impantanate in una palude dalla quale era impossibile uscire con le mani pulite?

Addio a Choeung Ek

Con il cuore pesante abbraccio per l’ultima volta con lo sguardo questo luogo maledetto. Avverto, pungente, il bisogno di andarmene, ma sento una risata gioiosa e la cerco con gli occhi. In lontananza vedo un bambino di quattro o cinque anni che corre lungo il bordo di una fossa comune, facendo volare un aquilone viola. Un bambino come migliaia d’altri, che qui hanno perso la vita e ogni possibilità di futuro. Ma lui adesso è qui, incurante di correre su un campo di morte, felice per quell’aquilone sgangherato che, a fatica, rimane sospeso in aria.

Volo Aquilone

Mi piace pensare che al suo fianco ci siano anche quei bambini che qui, a Choeung Ek, hanno perso la vita, tutti con il naso all’insù e lo sguardo acceso, rivolto verso quell’aquilone. Mi piace immaginare le loro risate, le grida, quella gioia pura e genuina che solo loro possiedono. Soprattutto, mi piace credere che la capacità di rinascere, di ricostruire a volte parte dalle piccole cose, forse anche da un semplice aquilone viola.

E a quel punto, nonostante la tristezza, nonostante ancora una volta abbia preso coscienza della pazzia degli uomini, nonostante tutto, sorrido.

Prima di andartene

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Marco Lovisolo zaino

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Libri sulla Cambogia

Libro Khmer Rossi Cambogia L’eliminazione – Rithy Panh La testimonianza diretta del famoso regista cambogiano. Un libro di storia, di formazione e di indagine sui lati più oscuri dell’essere umano. L’avventura di un ragazzo che in qualche modo riesce a salvarsi. Una lettura necessaria per comprendere e imparare.

 

Libro Terzani Cambogia Fantasmi – Tiziano Terzani – Uno dei libi più intensi del grande Terzani. Il racconto del terribile olocausto che trasformò la Cambogia in un regno del terrore. Da qui il percorso che porterà l’autore ad abbandonare l’ideologia in cui aveva creduto per tutta la vita.

 

Libro Nastro Rosso Il lungo nastro rosso – Loung Ung – La storia di una bambina che riesce a fuggire dal terrore omicida della Cambogia e della sorella, che invece è costretta a rimanere. Il loro incontro, quindici anni dopo, sarà l’occasione per ripercorrere una delle più grandi follie del nostro secolo.

 

Film sulla Cambogia

Film Genocidio Cambogia Urla del silenzioSuccesso mondiale, vincitore di ben tre Premi Oscar. La storia dell’amicizia tra un giornalista americano e la sua guida e interprete. Con l’arrivo dei Khmer Rossi e la continua ingerenza USA negli affari interni della Cambogia, la situazione precipita. L’interprete riesce a salvare la vita al giornalista, ma poco dopo sparisce nell’inferno dei campi della morte in Cambogia.

 

Film Khmer Rossi S21 – La macchina di morte dei Khmer Rossi – La testimonianza diretta di chi è sopravvissuto ai campi di sterminio di Pol Pot e di chi, invece, faceva parte del regime.

 

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