Cucina peruviana e chef fissati con la carbonara

Cucina peruviana e chef originali

Vi chiederete: “Che c’entra la cucina peruviana con un libro di viaggi?”

Beh, ho pensato che dal momento che il precedente articolo sui personaggi insoliti incontrati durante i miei viaggi zaino in spalla è piaciuto, direi che posso proseguire. E la cucina peruviana c’entra eccome!

Oggi mi piacerebbe parlarvi di una vicenda che mi è capitata durante il mio viaggio in solitaria in Sudamerica.

Cucina peruviana sul lago Titicaca

Nell’unica sera del mio soggiorno a Puno, sul Lago Titicaca, in Perù, decido di andare a mangiare in un ristorante consigliatomi da alcuni ragazzi italiani incontrati in Bolivia.
Percorro la strada dalla mia pensione alla locanda sacramentando come un’anima dannata a causa del freddo assassino e, una volta arrivato, mi ci fiondo dentro.

Dallo sguardo del personale e degli altri avventori capisco che non devo avere un bell’aspetto. Credo sia a causa delle calze pesanti che mi sono messo sulle mani come se fossero delle muffole. Del resto che volete? Ho dimenticato i guanti in Italia. Quando viaggi zaino in spalla ti porti dietro solo l’essenziale e i guanti non lo erano. Così mi sembrava, almeno…

Comunque, prendo un tavolo bello isolato, mi siedo e comincio a sfogliare il menù (dopo essermi tolto le calze dalle mani).

Cucina peruviana? Sicuro, sicuro?

Dopo pochi secondi mi si avvicina un cameriere, che mi dice:
«Señor, se può interessarle, la nostra specialità sono gli spaghetti alla carbonara».
Alzo il sopracciglio e lo guardo perplesso.
«Spaghetti alla carbonara?»
«Sì, señor».
«E va bene ciccio, portami un po’ questi spaghetti alla carbonara. Ma…»
«Ma?»
«Ma occhio perché io sono ITALIANO. Ora, mi sento magnanimo e voglio concederti una possibilità per uscire dignitosamente da questa sgradevole situazione. Sei proprio sicuro di voler portare a un italiano una carbonara cucinata da un peruviano a tremila metri d’altezza?» chiedo con sguardo minaccioso.
«Ehm… Chiedo al cuoco» mi risponde.
«Ecco, bravo, chiedi al cuoco, va’» dico io, pensando: “La carbonara in Perù… tsè, non c’è più religione. Pensa te se io devo farmi un viaggio in solitaria fin quaggiù per mangiarmi una carbonara scotta”.

Cucina peruviana e chef originali
Cucina peruviana e chef originali – Photo by Tim Mossholder on Unsplash

Di colpo sento una porta che sbatte alle mie spalle. Mi giro sulla sedia e vedo il cuoco che mi guarda senza parlare. Ci fissiamo in silenzio mentre una musica western di Ennio Morricone risuona nel silenzio della stanza. I camerieri e gli altri clienti si zittiscono a loro volta e ci guardano con i piatti e le forchette sollevati a metà.

Uno chef originale

«Il signore desidera forse una carbonara?» chiede il cuoco con voce gelida.
«Il signore desidera una pasta che sia anche solo vagamente commestibile. Non credo che in Sudamerica si possa pensare di mangiare una vera carbonara» rispondo beffardo.
Il cuoco socchiude gli occhi, mi lancia un ultimo sguardo di sfida e rientra in cucina. Io mi rigiro, ordino un calice di vino rosso argentino e mi metto a leggere un libro.
Dopo venti minuti un cameriere timoroso mi porta un piatto di spaghetti, lo posa davanti a me e, senza dire mezza parola, se ne va.
Chiudo il libro, guardo il piatto, lo annuso.
«Ah, però!» dico tra me «Sembra davvero una carbonara».

Cucina peruviana e carbonara
Cucina peruviana e carbonara – Photo by Brooke Lark on Unsplash

Con la coda dell’occhio vedo delle ombre di teste che sporgono dalla cucina. Mi giro di scatto e di fronte a me trovo solo una porta chiusa.

Prendo la forchetta, arroto qualche spaghetto e assaggio. Incredibile. È davvero una carbonara! Pure buona. Certo, manca qualche accorgimento: hanno usato il parmigiano al posto del pecorino e di guanciale nemmeno l’ombra, ma, considerato che siamo in Sudamerica, è davvero notevole.
Mi alzo, vado verso la porta della cucina, la apro, ci ficco dentro la testa e sorrido al cuoco facendogli vedere il pollice alzato.
«Molto buona, chef».
Il cuoco si mette a ridere e mi dice:
«Beh, adesso finisci la pasta e poi torna qui in cucina; ti faccio vedere come la preparo».

Torno di là, attacco il piatto di carbonara e mi faccio portare un altro calice di vino.

Cucina peruviana e programmazione accurata

Terminato il pasto, torno in cucina, dove vengo accolto come uno di famiglia. Il cuoco è un fanatico perfezionista e mi fa vedere che per cuocere bene la pasta si è procurato un intero set di pentole a pressione. Ad alta quota l’acqua bolle a temperature più basse e questo impedisce alla pasta di cuocere bene. Con la pentola a pressione si garantisce una cottura perfetta, a patto che sia rigorosamente rispettata la proporzione tra acqua e pasta. Proporzione che, ovviamente, il cuoco non mi ha voluto rivelare.
«E il parmigiano?» chiedo.

Apre la cella frigorifera e mi fa vedere chili di parmigiano sottovuoto importati dall’Italia. Importati, poi, è una parola grossa. Diciamo che ha molti parenti e amici che vivono in Italia e che tutte le volte che tornano in Perù si portano dietro una valigia piena di parmigiano e lo riforniscono. E non escludo che tra i fornitori ci sia anche qualcuno che sta facendo un viaggio in solitaria come il sottoscritto.

Beh, a questo punto non posso che riconoscere la mia sconfitta e inchinarmi di fronte alla passione culinaria di questo originale esponente della cucina peruviana.

Scambio ancora alcune parole, saluto tutti come se fossero dei parenti stretti, esco e me ne torno in albergo. Lungo la strada sento ancora in bocca il sapore della pancetta.

Poi dicono che quelli che viaggiano zaino in spalla mangiano male…

Se ti è piaciuto quello che hai letto, potresti dare un’occhiata al mio libro di viaggi. Qui di seguito trovi tutti i link necessari:

Amazon
Feltrinelli
Mondadori
IBS
Apple Store
Google Play
Kobo

 

 

personaggi insoliti

Personaggi insoliti e dove trovarli

Personaggi insoliti. O forse sarebbe meglio dire “Sei personaggi in cerca d’autore”. Tranquilli, non ho velleità da Premio Nobel. Semplicemente vi voglio parlare di alcuni individui, davvero originali, che mi è capitato di incontrare nel corso dei miei viaggi. Perché sì, quando fai un viaggio in solitaria, a volte ti trovi ad avere a che fare con della gente davvero, come dire? Strana, ecco.
Siccome nel mio libro (vi ho già detto che ne ho scritto uno?) parlo di sei viaggi, ho deciso di selezionare un individuo per ognuno di essi. Tuttavia, sappiate che nel mio libro di viaggi ne potrete trovare molti altri. Così, per dire, eh…

Personaggi insoliti e dove trovarli: in Kenya

Un bel mattino di febbraio stavo vagando sulla spiaggia di Shela, isola di Lamu, sulla costa orientale del Kenya, quando, trullo trullo, mi ritrovai a osservare la bottega di un artigiano locale. “Bottega” forse è un termine un tantino esagerato, visto che si trattava di due pali piantati a terra e una tettoia appoggiata sopra.

personaggi insoliti: il bottegaio di Lamu
Photo by Mike Petrucci on Unsplash

Sia come sia, la merce esposta all’interno era davvero interessante. Si trattava di tipico artigianato del Kenya. Legno lavorato e trasformato in incantevoli figure: monili, posate, cofanetti. La mia attenzione cadde su una piccola cassettiera in legno d’ebano, intarsiata in maniera magistrale e dotata di decine di minuscoli cassetti. L’ammirai con attenzione fino a quando non sentii un rumore alle mie spalle. Si trattava dell’artigiano, nonché “titolare” della bottega.

L’uomo aveva un’età indefinita, lunghi capelli rasta, una pelle scurissima sulla quale spiccava un sorriso bianco come la neve. Ci presentammo e demmo il via alla contrattazione. Già, perché in Africa ogni giorno un viaggiatore si sveglia e sa che dovrà essere molto più furbo di chiunque gli si avvicini per vendergli qualsivoglia merce.

Ha inizio la contrattazione

Dal mio punto di vista la situazione si poneva sotto i migliori auspici: semplicemente non avevo denaro. Non che non ne avessi in quel preciso momento, proprio non ne avevo in generale. Stavo facendo un viaggio in solitaria in mezzo all’Africa, e mettere insieme il pranzo e la cena era una fatica immane.

La cosa non turbò minimamente il mio interlocutore.

«Sei senza soldi, amico? Hakuna matata (“Non c’è problema” in lingua swahili. E guardatevelo un film Disney ogni tanto!) Hai qualcosa da scambiare?»

Quello fu il preciso istante in cui capii di essere fregato. Non sono mai stato bravo a mercanteggiare e lo scaltro individuo di fronte a me lo sapeva benissimo.
Decisi di stare al gioco. Partì una folle contrattazione che mise sul piatto monili di legno, magliette, posate in forma di elefante, pantaloncini corti, braccialetti, biancheria intima, medicine e birre. E la famigerata cassettiera, dalla quale era partito il tutto.
Stavo quasi per accettare, quando Antonio, il mio neurone, decise provvidenzialmente di attaccare il turno. Mi resi drammaticamente conto di essere sul punto di fare un scambio che mi avrebbe lasciato letteralmente in mutande.

Mandai tutto a monte e ricominciammo da capo. Questa volta mi impegnai come se fosse la più importante partita di Risiko della mia vita e dopo una buona ora giunsi a un accordo soddisfacente: la cassettiera in cambio di un paio di magliette, qualche scatola di medicine e un po’ di denaro.

Personaggi insoliti: il pubblico

A proposito di personaggi insoliti: durante la contrattazione intorno a noi si era riunita una nutrita schiera di spettatori, che commentavano con indiscussa competenza lo scambio in corso. In Africa funziona così: ogni aspetto della vita quotidiana assume un’importanza pubblica. Al termine della transazione, si alzò una risata liberatoria e tutti quanti pensarono di congratularsi con i due contendenti. Non so bene come avvenne, ma mi ritrovai invischiato in un gioioso gioco collettivo nel quale tutti volevano salutarmi e scambiare qualche parola con me. Qualcuno andò anche a chiamare parenti e amici per presentargli il muzungu (“uomo bianco” in swahili) che aveva trascorso un intero pomeriggio a lottare con le unghie e con i denti per portarsi a casa un souvenir del Kenya.

personaggi insoliti sull'isola di Lamu
Photo by Javi Lorbada on Unsplash

Alla fine cenai a casa dell’artigiano in compagnia di almeno sette generazioni della sua famiglia, nella quale i personaggi insoliti abbondavano. Seduto su una stuoia, dentro una piccola capanna che dava sul mare, sorridendo e chiacchierando con tutti, senza capire mezza parola di ciò che mi veniva detto. Uno dei momenti più belli della mia vita, fatto di solidarietà, amicizia, vicinanza. Un attimo che mi aiutò a capire che il viaggio in solitaria ti obbliga ad adeguare il tuo passo a realtà nuove e inaspettate, ti inebria con sensazioni di impagabile libertà, ti fa danzare con la vita pura e densa. Un istante che mi mise di fronte a un concetto che amo ripetere spesso: i viaggiatori, in realtà, sono artisti, perché il viaggio è perfetta metafora dell’arte e della vita.

Un’esperienza indimenticabile

A tutto questo pensavo mentre tornavo alla mia pensione nascosta negli stretti e freschi vicoli di Lamu Town, chiedendomi se per caso non mi avessero imbrogliato. Ma alla fine dei conti, che importanza poteva mai avere? Avevo passato un pomeriggio a vivere pienamente, avevo conosciuto persone bellissime e incredibili, avevo sperimentato quelle sensazioni di viaggio che inseguivo da una vita. Dentro quei piccoli cassetti c’erano ricordi e meraviglie che mi porto dietro ancora oggi.

personaggi insoliti in Kenya
Photo by Erol Ahmed on Unsplash

Se ti è piaciuto quello che hai letto, potresti dare un’occhiata al mio libro. Qui di seguito trovi tutti i link necessari:

Amazon
Feltrinelli
Mondadori
IBS
Apple Store
Google Play
Kobo