Vivere il viaggio nella sua totalità. Ne sei capace?

vivere il viaggio

vivere il viaggio
Abitare l’intermezzo di un viaggio

In un post precedente avevo parlato delle tre fasi del viaggio. Tra i miei mille e più difetti c’è anche quello di non riuscire mai a mettere insieme tutti i pensieri in una sola volta. Devo lasciar decantare, riprendere in mano il ragionamento e sviscerarlo più a fondo.

Fasi del viaggio: tre o cinque?

Già. Nel mio post parlavo di quando sogni il viaggio, di quando lo vivi e infine di quando lo ricordi. Tre momenti diversi che si identificano grosso modo con il prima, il durante e il dopo.

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Viaggiare e pensare

Slow travel. Quando il viaggio aiuta a pensare.

Slow travel - Viaggiare e pensare
Viaggiare aiuta a pensare

slow travel

La scorsa settimana ho pubblicato un post sul viaggio on the road ed è stata l’occasione per fermarmi a riflettere sul perché questo genere di spostamento mi piaccia così tanto. In effetti, la stragrande maggioranza dei miei viaggi si è svolta on the road. Nell’ultimo anno con questa modalità ho visitato Grecia, Croazia, Slovenia, la Sicilia, Portogallo (link esterno), la Lombardia tra Mantova e Cremona e la Val’Orcia. A breve mi metterò a scorazzare in Puglia, Repubblica Ceca, Irlanda e Corsica (a proposito: stay tuned!).

Tornando a bomba, la domanda è: perché a me piace viaggiare in auto, in autobus o in treno, mentre trovo decisamente fastidioso prendere l’aereo?

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Viaggi in auto

Viaggiare on the road

viaggiare on the road

Viaggiare on the road
Viaggi on the road

Per anni, nel corso dei miei viaggi on the road, mi sono affidato esclusivamente ai mezzi pubblici. La motivazione principale, non lo nascondo, era di natura economica, poiché spesso, con pochi centesimi di euro, è possibile percorrere centinaia di chilometri. La questione viene poi ulteriormente esasperata dal concetto di sleeping bus o sleeping train. Infine li ho sempre trovati un luogo perfetto per fare conoscenza con degli sconosciuti, che si trattasse di altri viaggiatori o gente del posto. Anzi, alcune utilissime “dritte” le ho colte proprio nel corso di questi incontri.

Bisogna però ammettere che i mezzi pubblici presentano molti svantaggi: tempi lunghi, attese estenuanti, spazio ridotto e zero opportunità di fermarsi per scattare una foto.

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Particolari di un viaggio

Le diverse fasi del viaggio

Le tre fasi del viaggio: sognare, vivere e ricordare
Sognare, vivere e ricordare un viaggio

Cosa si intende quando si parla delle diverse fasi del viaggio?

Ogni viaggio lo vivi tre volte: quando lo sogni, quando lo vivi e quando lo ricordi.

Anonimo

Se bazzicate sui vari travel blog che affollano il web, sicuramente vi sarete imbattuti in questa frase. Con ogni probabilità più volte.
Non si sa chi sia stato il saggio che ha detto questa cosa, ma sicuramente ci ha preso in pieno, identificando con sicura intuizione le tre fasi del viaggio.

Le tre fasi del viaggio: quando lo sogni

Questo argomento lo avevo già trattato quando ho scritto in merito a cosa aspettarsi da un viaggio. Mentre siamo impegnati a scegliere la meta di un viaggio, come per incanto, l’oggetto dei desideri si materializza di fronte ai nostri occhi. Abbiamo puntato un luogo del mondo, ci siamo messi in testa che la priorità della nostra vita sia visitarlo, ci siamo comprati la Lonely Planet e abbiamo trascorso notti a setacciare il web in cerca di notizie e fotografie. Dopo questa overdose di dati di vario genere, il luogo diventa quasi tangibile, assume una fisionomia concreta, ci “chiama” (sì, perché esistono luoghi che parlano) e diventa parte costante dei nostri pensieri. Possono essere i vicoli illuminati di una piccola città dello Sri Lanka oppure il blu indaco del mare di Cuba. Qualsiasi essa sia, la meta ormai ci ha conquistato e ci sta obbligando a vivere il viaggio con un senso di profonda aspettativa.

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luoghi che ti parlano

La senti la voce dei luoghi che visiti?

luoghi che parlano
Stonehenge al tramonto

La domanda del titolo e l’idea di luoghi che parlano, potrebbero farti sorgere dubbi sulla mia saluta mentale oppure indurti a chiedere di quali droghe abbia fatto uso recentemente. Beh, ci tengo a tranquillizzarti: la mia salute mentale è pessima come al solito e il numero del mio spacciatore non te lo do.
Chiariti questi punti essenziali, vorrei esprimere cosa intendo dire con questa domanda bizzarra.

Luoghi che parlano?

Sono fermamente convinto dell’esistenza di luoghi che parlano. Non c’è alcuna reminiscenza naturista o pseudocosmica dietro a quello che sto affermando. Semplicemente dico che su questa terra ci sono degli spazi geografici che parlano direttamente ad alcune corde della nostra psicologia. Qualcuno è più invadente, qualche altro meno, altri ancora rimangono in silenzio. Anche questa è una forma di viaggio come scoperta.

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afferrare la bellezza di un viaggio

Si può afferrare la bellezza in viaggio?

bellezza in viaggio: come afferrarla?
Scrivo per cogliere la bellezza di un viaggio

Perché questa domanda: come cogliere la bellezza in viaggio?
Possiamo stare qui a contarcela quanto ci pare. Il viaggio ha i suoi aspetti “catartici”: ti mette alla prova, ti fa fare i conti con te stesso e le tue paure, cambia i parametri attraverso i quali valuti il mondo e ciò che ti circonda.

Tuttavia non possiamo negare un fatto evidente: in giro per il mondo non ci si va solo ed esclusivamente per il semplice piacere di vagabondare. Se così fosse, basterebbe spostarsi di venti chilometri da casa ed esplorare le zone circostanti. Andiamo in India perché stimolati dall’incontro con una cultura nuova e diversa, per assaggiare cibi insoliti, per confrontarci con l’Altro e l’Altrove in ogni sua forma, per vivere sensazioni nuove e inedite. Ma lo facciamo anche per scattare una bella foto davanti al Taj Mahal, per catturare le immagini erotiche di Khajuraho, per immortalare i suggestivi corsi d’acqua delle backwaters del Kerala. Durante i nostri viaggi, più volte al giorno usiamo le nostre macchine fotografiche o i telefoni per afferrare la bellezza in viaggio e rendere immortale un attimo della nostra vita.
Perché?

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edificio amministrativo

Viaggiare senza partire. Si può?

viaggiare senza partire
La strada per andare in ufficio

So che non dovrei essere proprio io ad accennare alla possibilità di viaggiare senza partire. Ho pubblicato un libro di viaggi che parla diAfrica, Asia e Sudamerica, terre lontane, piene di fascino e suggestione, distanti geograficamente e culturalmente dall’Italia. Quando racconto di un qualsiasi viaggio in solitaria zaino in spalla, puntualmente mi sento rispondere:
«Eh, ma che ci vai a fare laggiù, quando qui abbiamo l’Italia, che è tanto bella!»

Destinazione o approccio mentale?

Ho sempre trovato questa frase molto provinciale e anche un tantino razzista, ma se la si analizza attentamente, bisogna ammettere che contiene un’intuizione profonda. Il piacere del viaggio non ha nulla a che vedere con la destinazione. Quello che conta è la psicologia, l’atteggiamento mentale con cui lo affrontiamo. Esaminando l’intera faccenda in questi termini, ci accorgiamo che la frase un po’ banale di prima è, in realtà, una specchiata verità. Se approcciassimo ogni luogo con la ricettività dei viaggiatori, potremmo accorgerci, con sorpresa, che i luoghi a noi prossimi non sono meno interessanti dell’Asia o del Sudamerica.

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Mollo tutto e me ne vado!

Mollo tutto e me ne vado!

Mollo tutto e me ne vado!
Mollo tutto e me ne vado!

Mollo tutto e me ne vado. Nel corso della mia vita lo avrò detto un centinaio di volte. So di avere già trattato l’argomento, ma io sono uno “tignoso”: se le cose non mi sono ben chiare, continuo a ruminarci sopra in maniera compulsiva. Sono un erbivoro mentale. Praticamente: una capra!

Mollo tutto e me ne vado! Si può?

Bene, la domanda è sempre questa: si può veramente mollare tutto e partire, viaggiare per sempre, essere dei vagabondi seriali? In un precededente post scrissi di alcuni personaggi che hanno deciso di abbandonare la loro vita secolare per dedicarsi al viaggio. Alcuni di loro hanno poi raccolto le loro esperienze in libri che sono diventati degli autentici bestsellers (che poi, questi che scrivono libri di viaggio chi li capisce? Ehm…) Ora, sia ben chiaro a tutti che io non sono qui a giudicare le scelte di queste persone, ma mi domando: una fuga “totale” è possibile?

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Casa Dolce Casa... oppure no?

La casa dov’è?

la tua vera casa
Casa

Può sembrare paradossale che un sito dedicato ai viaggi si ponga il problema di capire qual è la tua vera casa. Eppure è così.
Qualche tempo fa pubblicai un post che ebbe un discreto successo. L’argomento riguardava l’ipotesi di mettersi a viaggiare per sempre. Se non lo avete ancora fatto, vi invito a leggerlo per comprendere meglio il senso di ciò che sto per scrivere… e anche per aumentare il traffico sul mio blog ;o)
Letto? Bene. L’articolo, nel suo piccolo, ha ricevuto un po’ di commenti, ma uno in particolare, lasciato sulla mia pagina Facebook, mi ha indotto a pensare. Lo riporto quasi testualmente, riconoscendo il merito al suo autore, Bruno Pernice.

La tua vera casa: un’opinione esterna

“Se per casa intendiamo anche un posto nel mondo geocraficamente circoscritto, credo che esso riservi sempre delle sorprese e non lo si possa mai conoscere del tutto, in quanto ognuno di noi non è mai conoscibile del tutto. Sono le nostre abitudini a farci credere che una cosa la conosciamo del tutto. Posso guardare con occhi nuovi un vecchio posto della mia infanzia oppure interpretarlo diversamente in compagnia di persone sconosciute. Casa esiste solamente dentro di noi. E secondo me casa puoi viverla da esploratore sempre, solo volendolo.”

Questo commento ha messo in subbuglio il mio unico neurone e mi ha indotto a chiedermi: cos’è VERAMENTE casa? Quanto è assoluto per ognuno di noi questo concetto?

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Casa

Casa dolce casa… oppure no?

viaggiare per sempre
Casa Dolce Casa… oppure no?

Viaggiare per sempre. Chi non ci ha mai pensato, almeno una volta nella vita, alzi la mano.
Chi bazzica sul web, nello specifico nel mondo del turismo, inevitabilmente finirà con lo sbattere nei libri di viaggio. Non mi riferisco solo a quelli dei grandi scrittori, ma a quelli di autori emergenti, travel blogger e simili. A tal proposito, in maniera del tutto imparziale, si intende, vorrei consigliarne uno, scritto da un GIOVANE e promettente autore torinese, intitolato Lo zaino è pronto, io no. Ah, ve ne ho già parlato? Ok, scusate, allora andiamo oltre.

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