Scegliere la meta di un viaggio

Scegliere la meta di un viaggio

Scegliere la meta di un viaggio
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Inizio questo post con una domanda marzulliana: scegliere la meta di un viaggio o è il viaggio a scegliere noi?
E se dopo questa brillante pensata volete chiudere il post, sappiate che vi capisco. Prima, però, datemi un’opportunità per spiegarmi.
Qualche tempo fa mi sono trovato a leggere un flame su uno dei tanti gruppi Facebook dedicati al viaggio. L’argomento del contendere era piuttosto infantile: è più forte il mal d’Africa o il mal d’Asia? Ognuna delle due fazioni portava argomentazioni a sostegno della propria tesi, alcune condivisibili, altre assolutamente banali.

La cosa, però, mi ha portato a riflettere e a domandarmi quale continente tra Asia e Africa fosse il mio favorito. La risposta (e sia chiaro, si tratta di un’opinione PERSONALE) è giunta immediatamente: Asia.
Già, ma quella risposta portava con sè un’altra domanda: perché? Perché l’Asia e non l’Africa o il Sudamerica o, per assurdo, l’Antartide?

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Ritorno a casa

Ritorno a casa: abitare l’intermezzo

ritorno a casa
Ritorno a casa

Per gli appassionati di viaggi, parlare di ritorno a casa può sembrare un controsenso. I viaggiatori, però, sanno bene che si tratta di una delle più importanti fasi del viaggio, un momento fondamentale dell’esperienza.

Alcune settimane fa avevo parlato di quelle zone “intermedie” non ben definite, che si infilano tra il prima, il durante e il dopo. In quell’occasione scrissi della fase intermedia esistente tra il prima e il durante e  dell’aspettativa che la contraddistingue. Vivere il viaggio passa anche dall’attesa in aeroporto, dal volo, da tutti quegli infiniti momenti che dividono l’attimo in cui ci si chiude la porta di casa alle spalle dall’arrivo a destinazione.

Ma tra le fasi del viaggio c’è anche quella che intercorre tra il durante e il dopo. Si tratta di quel periodo, relativamente breve, che occupa il tempo tra il momento in cui si sale sul taxi che ci condurrà in aeroporto e quello in cui si infila la chiave nella porta di casa.

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Filosofia del viaggio

filosofia del viaggio
Filosofia del viaggio

Scrivere un libro di viaggi e promuoverlo sul web mi ha obbligato a riflettere attentamente sulla filosofia del viaggio. Nel periodo in cui lavoravo sul libro avevo ben chiaro in mente il mio obiettivo: raccontare le mie vicende personali, certo, ma corredandole con serie valutazioni. Questa scelta mi ha portato in due differenti direzioni:
– da un lato mi sono dovuto informare profondamente sulla realtà storico-culturale del paese di cui stavo parlando, in modo da inserire le mie vicissitudini nel contesto che mi circondava.
– dall’altro ho dovuto scavare in profondità per cercare di comprendere quale sia per me il significato autentico dell’esperienza del viaggio. Perché viaggiare non vuol dire solo fare una collezione di luoghi. C’è molto di più: crescita personale, tolleranza, capacità di improvvisazione, coscienza del proprio essere.

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Vivere il viaggio nella sua totalità. Ne sei capace?

vivere il viaggio
Abitare l’intermezzo di un viaggio

Per vivere pienamente il viaggio è essenziale prestare attenzione a ogni singolo istante di cui è costituito.
In un post precedente avevo parlato delle tre fasi del viaggio. Tra i miei mille e più difetti c’è anche quello di non riuscire mai a mettere insieme tutti i pensieri in una volta sola. Devo lasciar decantare, riprendere in mano il ragionamento e sviscerarlo più a fondo.

Le fasi del viaggio

Nel mio post analizzavo le tre fasi del viaggio: quando lo sogni, quando lo vivi e, infine, quando lo ricordi. Tre momenti diversi che si identificano grosso modo con il prima, il durante e il dopo.

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Viaggiare e pensare

Slow travel. Quando il viaggio aiuta a pensare.

Slow travel - Viaggiare e pensare
Viaggiare aiuta a pensare

Slow travel, ovvero una nuova filosofia di viaggio: il movimento lento che permette di cogliere i particolari.

La scorsa settimana ho pubblicato un post intitolato viaggiare on the road ed è stata l’occasione per fermarmi a riflettere sul perché questo genere di spostamento mi piaccia così tanto. In effetti, la stragrande maggioranza dei miei viaggi si è svolta on the road. Negli ultimi due anni con questa modalità ho visitato Grecia, Croazia, Slovenia, la Sicilia, Portogallo (link esterno), la Lombardia, tra Mantova e Cremona, e la Val’Orcia. A breve mi metterò a scorazzare in Puglia, Repubblica Ceca, Germania, Corsica e Trentino (a proposito: stay tuned!).

Slow travel: perché mi piace

Tornando a bomba, la domanda è: perché a me piace viaggiare in auto, in autobus o in treno, mentre trovo decisamente fastidioso prendere l’aereo?

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Viaggi in auto

Viaggiare on the road

Viaggiare on the road
Viaggi on the road

Dal mio punto di vista, per molti anni viaggiare on the road significava affidarsi esclusivamente ai mezzi pubblici. La motivazione principale, non lo nascondo, era di natura economica. Spesso, con pochi centesimi di euro, è possibile percorrere centinaia di chilometri. La questione viene poi ulteriormente esasperata dal concetto di sleeping bus o sleeping train. Infine, li ho sempre trovati un luogo perfetto per fare conoscenza con degli sconosciuti, che si trattasse di altri viaggiatori o gente del posto. Anzi, alcune utilissime “dritte” le ho colte proprio nel corso di questi viaggi e incontri.

Bisogna però ammettere che i mezzi pubblici presentano molti svantaggi: tempi lunghi, attese estenuanti, spazio ridotto e zero opportunità di fermarsi per scattare una foto.

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Particolari di un viaggio

Le diverse fasi del viaggio

Le tre fasi del viaggio: sognare, vivere e ricordare
Sognare, vivere e ricordare un viaggio

Cosa si intende quando si parla delle diverse fasi del viaggio? Uno dei più famosi aforismi di viaggio recita più o meno così:

Ogni viaggio lo vivi tre volte: quando lo sogni, quando lo vivi e quando lo ricordi.

Anonimo

Se bazzicate sui vari travel blog che affollano il web, sicuramente vi sarete imbattuti in questa frase. Con ogni probabilità più volte.
Non si sa chi sia stato il saggio che ha detto questa cosa, ma sicuramente ci ha preso in pieno, identificando con sicura intuizione le tre fasi del viaggio.

Le tre fasi del viaggio: quando lo sogni

Questo argomento lo avevo già trattato quando ho scritto in merito a cosa aspettarsi da un viaggio. Mentre siamo impegnati a scegliere la meta di un viaggio, come per incanto, l’oggetto dei desideri si materializza di fronte ai nostri occhi. Abbiamo puntato un luogo del mondo, ci siamo messi in testa che la priorità della nostra vita sia visitarlo, ci siamo comprati la Lonely Planet e abbiamo trascorso notti a setacciare il web in cerca di notizie e fotografie. Dopo questa overdose di dati di vario genere, il luogo diventa quasi tangibile, assume una fisionomia concreta, ci “chiama” (sì, perché esistono luoghi che parlano) e diventa parte costante dei nostri pensieri. Possono essere i vicoli illuminati di una piccola città dello Sri Lanka oppure il blu indaco del mare di Cuba. La meta ci ha conquistato e ci sta obbligando a vivere il viaggio con un senso di profonda aspettativa.

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luoghi che ti parlano

La senti la voce dei luoghi che visiti?

luoghi che parlano
Stonehenge al tramonto

La domanda del titolo e l’idea di luoghi che parlano, potrebbero farti sorgere dubbi sulla mia saluta mentale oppure indurti a chiedere di quali droghe abbia fatto uso recentemente. Beh, ci tengo a tranquillizzarti: la mia salute mentale è pessima come al solito e il numero del mio spacciatore non te lo do.
Chiariti questi punti essenziali, vorrei esprimere cosa intendo dire con questa domanda bizzarra.

Luoghi che parlano?

Sono fermamente convinto dell’esistenza di luoghi che parlano. Non c’è alcuna reminiscenza naturista o pseudocosmica dietro a quello che sto affermando. Semplicemente dico che su questa terra ci sono degli spazi geografici che parlano direttamente ad alcune corde della nostra psicologia. Qualcuno è più invadente, qualche altro meno, altri ancora rimangono in silenzio. Anche questa è una forma di viaggio come scoperta.

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afferrare la bellezza di un viaggio

Si può afferrare la bellezza in viaggio?

bellezza in viaggio: come afferrarla?
Scrivo per cogliere la bellezza di un viaggio

Perché questa domanda: come cogliere la bellezza in viaggio?
Possiamo stare qui a contarcela quanto ci pare. Il viaggio ha i suoi aspetti “catartici”: ti mette alla prova, ti fa fare i conti con te stesso e le tue paure, cambia i parametri attraverso i quali valuti il mondo e ciò che ti circonda.

Tuttavia non possiamo negare un fatto evidente: in giro per il mondo non ci si va solo ed esclusivamente per il semplice piacere di vagabondare. Se così fosse, basterebbe spostarsi di venti chilometri da casa ed esplorare le zone circostanti. Andiamo in India perché stimolati dall’incontro con una cultura nuova e diversa, per assaggiare cibi insoliti, per confrontarci con l’Altro e l’Altrove in ogni sua forma, per vivere sensazioni nuove e inedite. Ma lo facciamo anche per scattare una bella foto davanti al Taj Mahal, per catturare le immagini erotiche di Khajuraho, per immortalare i suggestivi corsi d’acqua delle backwaters del Kerala. Durante i nostri viaggi, più volte al giorno usiamo le nostre macchine fotografiche o i telefoni per afferrare la bellezza in viaggio e rendere immortale un attimo della nostra vita.
Perché?

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edificio amministrativo

Viaggiare senza partire. Si può?

viaggiare senza partire
La strada per andare in ufficio

So che non dovrei essere proprio io ad accennare alla possibilità di viaggiare senza partire. Ho pubblicato un libro di viaggi che parla diAfrica, Asia e Sudamerica, terre lontane, piene di fascino e suggestione, distanti geograficamente e culturalmente dall’Italia. Quando racconto di un qualsiasi viaggio in solitaria zaino in spalla, puntualmente mi sento rispondere:
«Eh, ma che ci vai a fare laggiù, quando qui abbiamo l’Italia, che è tanto bella!»

Destinazione o approccio mentale?

Ho sempre trovato questa frase molto provinciale e anche un tantino razzista, ma se la si analizza attentamente, bisogna ammettere che contiene un’intuizione profonda. Il piacere del viaggio non ha nulla a che vedere con la destinazione. Quello che conta è la psicologia, l’atteggiamento mentale con cui lo affrontiamo. Esaminando l’intera faccenda in questi termini, ci accorgiamo che la frase un po’ banale di prima è, in realtà, una specchiata verità. Se approcciassimo ogni luogo con la ricettività dei viaggiatori, potremmo accorgerci, con sorpresa, che i luoghi a noi prossimi non sono meno interessanti dell’Asia o del Sudamerica.

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