I chicken bus del Guatemala

I chicken bus del Guatemala sono stati una delle esperienze più assurde e divertenti che mi sia capitato di vivere nel corso del mio viaggio in Messico zaino in spalla.

Come muoversi in Guatemala

Nel corso di un viaggio in Guatemala bisogna fare conoscenza con i chicken bus. Per capire di che si tratta, basta fare la traduzione letterale dei due termini: gli “autobus dei polli”. Il nome già la dice lunga. Sono i bus usati dai contadini locali e quindi molto spesso impiegati come mezzo di trasporto delle merci più svariate, in particolare polli. Infatti, capita spesso di trovarsi seduto su un sedile mezzo scassato a chiacchierare con una signora che tiene in braccio una gabbia con dentro due o tre urlanti.

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I chicken bus del Guatemala: cosa sono?

I chicken bus sono quanto di più pacchiano ci si possa immaginare nella vita. Si tratta di autobus risalenti al Paleolitico, che per nascondere le evidenti tracce di degrado vengono pitturati con immagini e colori sgargianti. Il peggio è capire come prendere quello giusto.
I nomi delle città guatemalteche sono sempre terribilmente lunghi: Chichicastenango, Huehuetenango, Cotzumalguapa, Gracias a Dios. Il nome per esteso non ci sta nella parte frontale del bus e di lato non ce lo puoi mettere altrimenti rovineresti i disegni sulla fiancata.

chicken bus Guatemala
I chicken bus Guatemala

Inoltre, gli autisti lavorano a cottimo, ragion per cui devono tirare su il maggior numero possibile di passeggeri in modo da riempire il bus, partire e una volta terminata la tratta ripartire immediatamente per un altro giro e guadagnare qualche soldo in più. Non hanno tempo di stare lì a comportarsi gentilmente e a chiedere dove sei diretto, di grazia. No. Devono far capire in fretta qual è la loro destinazione e il modo migliore è quello di dire il nome delle città che attraversano. Sì, ma… il nome abbreviato! E quindi tu ti ritrovi sotto un sole assassino, con i cambiavalute clandestini che ti tampinano fino all’esaurimento e una mandria di autisti indiavolati che urlano:
“Chi-chi, Hue-hue, Tzu-tzu, Ya-ya, Pana-Pana-Pana, Pepperepè …”.

Come Muoversi Guatemala

Viaggio in Guatemala fai da te: destinazioni

Allora tu che sei un viaggiatore sveglio, che fai? Spegni il cervello e sali sul primo bus che trovi. Una volta seduto, ti giri verso il tuo vicino e gli domandi:
“Scusi, ma questo bus, dove va?”
Sololà.”
Solo là? Ma che cosa diavolo vuol dire Sololà, ti possano scorticare vivo! Dov’è LA’? E poi perché SOLO LA’?
Morale della faccenda, Sololà è il nome della destinazione finale del bus. Cioè, questi hanno chiamato un paese Sololà! Mi sembra di essere nel mezzo di una scena di Frankestein Jr:
“Lupo ululà, castello ululì”.
Ora, la mia destinazione è Panajachel, detta Pana, sul lago di Atitlán, ma siccome  a quest’ora non ci sono altri bus che vanno in quella direzione, l’unica cosa che si può fare è tentare di avvicinarmi il più possibile e Sololà è proprio sulla strada.

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Mi accomodo come meglio posso sul sedile sfasciato, guardo il mio vicino e contemplo la gallina che tiene in braccio, la quale a sua volta  mi osserva perplessa. Sorrido e mi domando per quante ore dovrò vagare su un rottame che cade a pezzi seduto di fianco a una gallina che mi fissa con insistenza.

Un romano, seduto sul sedile davanti al mio, si gira verso di me e dice:
“Ahò, troppo gajardo sto pullmino, eh?”
Muoversi in Guatemala con i mezzi pubblici è una vera avventura.

I chicken bus del Guatemala: ospiti inattesi

Si parte. Lungo la strada il catorcio si ferma per tirare su altre persone. Tanto in Guatemala le fermate del bus non esistono. Uno arriva sulla strada e quando passa il bus, ci sale sopra.
In una di queste fermate, io e il romano ci diciamo:
“Sì, però che due palle, qui ogni cinque minuti ci si ferma per far salire qualche rompiscatole.”
I “rompiscatole” sono soldati regolari dell’esercito guatemalteco, che salgono in assetto anti-sommossa sul bus con il mitra spianato e ci urlano di scendere.
Guatemala imprevisti

Tutti i passeggeri scendono con le mani alzate e io mi adeguo alla situazione. Veniamo incolonnati sul bordo della strada con l’esercito che ci tiene sotto tiro mentre altri soldati salgono sul bus e cominciano l’ispezione per scoprire se a bordo c’è della droga nascosta.

Guatemala fai da te: e tu chi sei?

A un certo punto il capitano, o qualcosa del genere, comincia a camminare davanti ai “prigionieri” e a scrutarli in faccia uno a uno. Arrivato davanti a me, con fine intuito da antropologo, si rende conto che non sono guatemalteco, mi fa uscire dai ranghi e mi chiede di dove sono e dove sto andando. Appurato che sono italiano, mi pianta in faccia uno sguardo truce e dopo un po’ mi chiede:
“E allora, questa Juve? Eh?”
Santo Pavel Nedved da Praga, grazie, grazie, grazie!

Guatemala Mezzi Trasporto

Alla fine, la droga non salta fuori. Saluto il capitano, con il quale ne frattempo sono riuscito a intrattenere una dotta conversazione sulla disposizione della difesa a tre e poi io, l’autista, i contadini e i polli risaliamo sul bus. Durante la strada scambio quattro chiacchiere con il mio vicino, che mi dice che si tratta di un tipo di controllo abituale perché in Guatemala il traffico di droga è una delle piaghe sociali più diffuse. Tanto che chi viene beccato in possesso anche di un solo grammo di qualsiasi sostanza in polvere che non sia borotalco, viene impacchettato e chiuso fino a data da destinarsi in prigione.

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