dormire in ostello in Patagonia

Dormire in ostello in Patagonia

Dormire in ostello in Patagonia: un breve estratto dal mio libro Lo zaino è pronto, io no. Si parla della regione più fredda del Sudamerica.

Dormire in ostello in Patagonia

A El Chaltén, dopo aver vagato un po’, riesco infine a riparare in una stamberga, dove per un letto in camerata ti chiedono trenta pesos a notte. Per la Patagonia è un buon prezzo e anche se l’idea non mi aggrada molto, accetto. La camerata è piccola, composta da due letti a castello.

dormire in ostello in Patagonia
Photo by Marcus Loke on Unsplash

All’interno c’è un ragazzo biondo, che occupa uno dei due letti inferiori, e nessun altro. Penso di avere avuto fortuna, ma appena messo giù lo zaino, vedo la porta aprirsi e dietro a essa un essere gigantesco che la occupa totalmente. La creatura montagnosa entra a fatica nella stanza per lasciarne sull’uscio un’altra ancora più grossa. Io e il biondo ci guardiamo e capiamo che non possiamo occupare i due posti di sotto nei letti a castello, a meno di non voler fare la fine dello scarafaggio. A costo di slogarmi una caviglia quando in piena notte mi verrà voglia di fare la pipì, mi prendo il letto in alto che sta sopra di lui. King Kong e il suo fratello grosso si dovranno accontentare dell’altro letto a castello. Auguri.

Dormire in ostello in Patagonia: brutte sorprese

Nella cucina dell’ostello riesco a preparare qualche avanzo di cibo che mi porto dietro da Torres del Paine, la mia prima e unica esperienza di campeggio in Patagonia. Faccio la conoscenza degli altri ospiti e con alcuni di loro vado a bere una birra nell’unico bar del paese. Metto il naso fuori e ho paura che il freddo e il vento me lo stacchino di netto. Dopo avere filosofeggiato sui massimi sistemi davanti a qualche boccale di birra, decidiamo di ritirarci. Nel gelido percorso che porta alla mia camerata mi assale un dubbio terribile: ma non è che i due animali russeranno? Viste le dimensioni, sarebbe come avere degli elicotteri di fianco.

Entro e vedo il biondo nel suo letto, con le coperte tirate su fino al naso e il berretto in testa. In piedi in mezzo alla stanza ci sono i due energumeni che mi guardano e dicono:
«Ah, eccoti. Ti stavamo aspettando».
Il mio primo pensiero è quello di scappare a gambe levate e dormire su una poltrona dell’area comune. Purtroppo uno dei due ha già chiuso la porta alle mie spalle. Mi guardo intorno per vedere se trovo qualcosa con cui difendermi, ma non c’è niente. Non mi rimane che affrontarli con decisione.
«Mbè, che succede?» dico, con l’aria più truce che posso, mentre penso che finirò i miei giorni ammazzato di botte in un buco sperduto del Sudamerica.

I due si guardano e poi il più grosso, con una vocina sottile sottile, che fatico a sentire, mi dice:
«Senti, scusa il disturbo, ma mi chiedevo… possiamo, per favore, tenere aperta la finestra della stanza? Sempre se non ti dà fastidio, eh!»
«Tenere aperta la finestra?»
«Eh sì, sai, abbiamo tanto caldo. Ti preghiaaaaaaamooooo…» dicono in coro, con l’espressione del gatto con gli stivali di Shrek.

Apriamo una finestra?

Lo so, sono un insensibile, ma se c’è una cosa che mi manda ai matti è vedere un uomo sul punto di piangere. Qui ce ne sono due e pure enormi, che stanno per mettersi a frignare perché hanno caldo e sudano. Cocchi di mamma, loro. Mi monta addosso una rabbia che li prenderei a legnate. Se non fossero così grossi, si intende.
«Ma come fate ad avere caldo se qui dentro ci sono dieci gradi? E poi, forse non ve ne siete accorti, ma siamo in Patagonia: fuori fa un freddo micidiale e tira un vento dell’accidenti. Ma siete scemi?»
I due si guardano con espressione vergognosa, poi abbassano lo sguardo e cominciano a strusciare i piedi per terra.

Sì, è il mio momento. Per una volta nella vita sento il potere nelle mie mani: qui comando io! Però, forse, è meglio non esagerare e così, con aria accondiscendente, dico:
«Ok, ma più tardi si chiude, non ho voglia di congelare».
I bestioni si trasformano immediatamente in due San Bernardo affamati di coccole, ci manca solo che si sdraino sulla schiena e si facciano grattare la pancia.

dormire in ostello in Patagonia
Photo by nomao saeki on Unsplash

Dormire in ostello in Patagonia: una nottataccia

Verso le tre del mattino mi sveglio con uno strato di brina sulle coperte. Me ne frego dei due cagnoloni e vado a chiudere la finestra. Il tempo di girarmi e li sento che cominciano a lamentarsi:
«Ehi, amico, qui dentro fa caldo».
«A CUCCIA! Adesso vado in bagno e se quando torno trovo questa finestra aperta di un solo millimetro, maremmamaialabucaiola, combino un casino!»
Torno e li trovo in mutande che sudano come se fossero in una sauna. Per un momento rimango interdetto: la scelta è tenere la finestra aperta oppure trovarsi a guardare due flaccidi ammassi di lardo. Penso che tanto al buio non li vedo, lascio la finestra chiusa, spengo la luce e mi rimetto a letto.

Il mattino dopo

Al mattino mi risveglio, sento un dolore bestiale alla testa, come quando si sta al vento troppo a lungo, apro gli occhi e vedo la finestra aperta! I due ciccioni nel corso della notte si sono mossi con la grazia di una gazzella e l’hanno riaperta di nuovo.
«CHICCA**O HA APERTO QUESTA MALEDETTA FINESTRAAAAAAAHH?!?!» urlo in preda a una crisi isterica.
I due mi guardano, si guardano tra loro e poi scappano. Scappano! Mi fiondo fuori dalla stanza e vedo queste due forme gelatinose che ballonzolano giù per la scala. Madre de Dios, stasera, a costo di non chiudere occhio, mi metto davanti alla finestra e il primo che si avvicina lo marchio a colpi di ciaspole.

Ti è piaciuto quello che hai letto? Puoi trovare altri brani del mio libro di viaggi ai seguenti link: viaggi e incontri e anteprime.

Cover Photo by Bruno De Regge on Unsplash

Campeggio in Patagonia

Campeggio in Patagonia

Nuovo estratto da Lo zaino è pronto, io no, il mio libro di viaggi. Si parla di campeggio in Patagonia.

C’è Sudamerica e Sudamerica, ma quando si parla di Patagonia on the road si intende il sud del Sudamerica, ovvero uno dei luoghi più freddi e inospitali del mondo.

Una delle attività imperdibili è il trekking nei suoi numerosi e incontaminati parchi, tra i quali spicca il Parque Nacional Torres del Paine, in Cile.

Campeggio in Patagonia
Photo by Jens Johnsson on Unsplash

La concezione del campeggio in Patagonia è molto semplice: lo vedi tutto questo spazio? Beh, facci un po’ quello ti pare, mettiti dove vuoi e non rompere. Se proprio ti servissero, i bagni sono lì. Se hai bisogno di qualcosa o di qualcuno, arrangiati.

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