Dormire a La Paz

Dormire a La Paz

Scegliere dove dormire a La Paz non è cosa da poco.

La Paz, infatti, ha fama di essere la capitale più economica del Sudamerica, reputazione che purtroppo va di pari passo con quella che la definisce anche come la più malfamata e, di conseguenza, una delle più pericolose.

Dormire a La Paz
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Dormire a La Paz: l’arrivo in città

Ci si arriva da una strada che ti permette di coglierne pienamente il panorama. La città, infatti, sorge all’interno di una depressione vulcanica. Una scelta strategica geniale: chiunque avesse voluto conquistarla non avrebbe avuto altro da fare che piazzare cannoni sulle alture circostanti e sommergerla di piombo.

Nel corso del tempo la popolazione è aumentata, la città si è ingrandita e ha cominciato ad “arrampicarsi” lungo le pareti circostanti fino a raggiungere l’orlo dell’imbuto. Ovviamente, come in tutte le città del mondo, la parte più antica e prestigiosa è il centro storico, mentre i quartieri poveri e malfamati si trovano lungo le pareti se non addirittura oltre il bordo. Questo significa che nel centro, che si trova in basso, confluiscono tutti i rifiuti delle zone più disagiate della città: una forma di giustizia geografica che in qualche modo compensa le ingiustizie sociali.

Nonostante questo, il centro storico rimane comunque la zona migliore in cui dormire a La Paz.
Vista dall’alto dà l’impressione di una bolgia dantesca. Del resto in Sudamerica tutte le grandi città sono così.

Panorama di La Paz
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La Paz: una città originale

Questa breve descrizione dovrebbe far capire a chi non c’è mai stato perché in questa città la gente si ferma il minor tempo possibile. Per quello che mi riguarda, La Paz costituirà semplicemente un punto di partenza per raggiungere il sito di Tihuanaco, a quanto si dice il più maestoso della Bolivia, addirittura in grado di competere con quelli più famosi del Perù.

Il bus si avventura a rotta di collo giù per le strettissime strade della città che, come se non bastasse, sono zeppe di bancarelle di frutta e verdura: una specie di mercato continuo. Ci vuole più tempo per attraversare la città che per percorrere il tratto di strada che separa La Paz dal confine con il Perù.

Dormire a La Paz
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Arrivato in centro, l’autobus si ferma e comincia a scaricare i passeggeri. Io scendo, mi carico lo zaino in spalla e mi rendo conto che la fama di città più pericolosa del Sudamerica è decisamente meritata: subito un gruppetto di ragazzini mi punta e comincia a seguirmi.

Dormire a La Paz: un rifugio sicuro

Per pura casualità giro lo sguardo intorno e vedo l’insegna di uno degli alberghi definiti “sicuri” dalla mia guida cartacea. Parto a missile, salgo tre gradini e, giunto sulla soglia, mi giro per fare il gesto dell’ombrello ai teppisti che, stranamente, non sembrano apprezzare. Entro e mi trovo catapultato in pieni anni Settanta: luci stroboscopiche, divani di pelo, Get down on it di Kool and the Gang sparata a palla e un proprietario che indossa per tutto il giorno completo bianco, camicia nera sbottonata fino all’ombelico e stivaletti di pelle. Sembra John Travolta in stile Febbre del sabato sera.

Mi guardo intorno stupito, ancora con lo zaino in spalla, e mi dirigo verso la reception, dove John mi punta un dito contro mentre dice:
«Hey! Ciao, uomo!»
Ci credo che questo posto è sicuro: è un manicomio! Chi vuoi che ci metta piede qua dentro? Guarda te se per dormire a La Paz dovevo finire proprio qui! Comunque non mi sembra il caso di mettersi a fare i difficili e prendo una camera.

La stanza in realtà è davvero molto bella e pulita e ha un plus particolare: dalle sue finestre, infatti, si può osservare tutta la città. Di notte le tenebre coprono le miserie quotidiane, le luci si accendono e dall’interno della propria camera si ha l’impressione di guardare un enorme albero di Natale.

Dormire a La Paz: partenza

Arriva il giorno della partenza. Dopo avere fatto colazione, mi presento in reception, dove vedo “John” che balla sulle note di We are family delle Sister Sledge. Ma come farà questo tizio a sopravvivere, considerato che passa il giorno ballando e che presumibilmente di notte andrà in discoteca? Boh, comunque pago e saluto. “John”, vestito con dei pantaloni a zampa d’elefante, una camicia arancione con un colletto che gli arriva a metà spalla e una giacca di raso viola, mi dà il cinque e mi dice:
«Ciao, fratello e ricorda: viva l’amore libero!»
Io gli rispondo con il gesto della pace, inforco gli occhiali da sole, carico lo zaino in spalla, prendo un taxi e mi dirigo alla stazione degli autobus.

Si ritorna in Perù, più precisamente di nuovo a Puno, tappa intermedia tra la La Paz e Cuzco.

Ti è piaciuto quello che hai letto? Al seguente link puoi leggere di altri personaggi bizzarri incontrati nel corso dei miei viaggi: viaggi e incontri.

Tutti gli aneddoti sono riportati nel mio libro di viaggi. E compralo, no!

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Cucina peruviana e chef fissati con la carbonara

Cucina peruviana e chef originali

Vi chiederete: “Che c’entra la cucina peruviana con un libro di viaggi?”

Beh, ho pensato che dal momento che il precedente articolo sui personaggi insoliti incontrati durante i miei viaggi zaino in spalla è piaciuto, direi che posso proseguire. E la cucina peruviana c’entra eccome!

Oggi mi piacerebbe parlarvi di una vicenda che mi è capitata durante il mio viaggio in solitaria in Sudamerica.

Cucina peruviana sul lago Titicaca

Nell’unica sera del mio soggiorno a Puno, sul Lago Titicaca, durante il mio viaggio Perù on the road, decido di andare a mangiare in un ristorante consigliatomi da alcuni ragazzi italiani incontrati in Bolivia.
Percorro la strada dalla mia pensione alla locanda sacramentando come un’anima dannata a causa del freddo assassino e, una volta arrivato, mi ci fiondo dentro.

Dallo sguardo del personale e degli altri avventori capisco che non devo avere un bell’aspetto. Credo sia a causa delle calze pesanti che mi sono messo sulle mani come se fossero delle muffole. Del resto che volete? Ho dimenticato i guanti in Italia. Quando viaggi zaino in spalla ti porti dietro solo l’essenziale e i guanti non lo erano. Così mi sembrava, almeno…

Comunque, prendo un tavolo bello isolato, mi siedo e comincio a sfogliare il menù (dopo essermi tolto le calze dalle mani).

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