Mezzi di trasporto in India

Mezzi di trasporto in India

Piccolo estratto da Lo zaino è pronto, io no, il mio libro di viaggi. Si parla di mezzi di trasporto in India.

L’idea di risalire il Rajasthan per andare nell’Himachal Pradesh si rivela poco praticabile a causa della lentezza e scarsa efficienza dei mezzi di trasporto. L’unico modo per arrivare in tempi brevi è ritornare a Delhi e da lì prendere un bus diretto per Dharamsala. India on the road nel senso più completo del termine.

Mezzi di trasporto in India

Per quanto uno abbia affinato le proprie capacità di evitare le fregature, in India la “sola” è sempre in agguato. Infatti, l’addetto dell’agenzia che cura il trasporto tra il Rajasthan e l’Himachal Pradesh, PRIMA si prende i soldi per il biglietto e POI dice che non si sa quando partirà il bus.

«E perché?» chiedo io.
«Eh, perché? Già, perché? Perché ci sono le strade interrotte, ecco».
«Le strade interrotte? Interrotte da cosa?»
«Dai ribelli».
«Eh? Ribelli? Quali ribelli?»
«I ribelli tibetani».
«Cioè, tu adesso mi vuoi dire che il Dalai Lama sta capeggiando una rivoluzione armata nel nord dell’India
«No, eh?»
«Ennò. Quindi tu adesso mi metti sul bus altrimenti io ti sfascio l’ufficio, eh?» dico, sorridendo.
«Ok, ok… anzi guarda, ti do il posto migliore, in primissima fila. Se aspetti un attimo, ti faccio portare dal ragazzo».

Mezzi di trasporto in India
Photo by Robert Anasch on Unsplash

Mezzi di trasporto in India: le fregature

Il ragazzo, un bimbominkia con i capelli biondi ossigenati, viene a prendermi e mi tratta come se fossi uno straccio da scarpe. Si fa accompagnare da un suo amichetto. Ogni tanto mi guardano e si mettono a ridere come due fessi.

Ecco, tra i miei ricordi di viaggio ci saranno sempre le facce di quei due idioti. Ma, credetemi, non cel’ho con loro. Non auguro loro alcun male, ci mancherebbe. Certo che una botta di squaraus al giorno per il resto della loro vita non sarebbe poi così male…

Mezzi di trasporto in India
Photo by Bogdan Preda on Unsplash

Arriviamo finalmente al bus e io scopro non solo di non essere in prima fila, ma di essere proprio nell’ultima, quella nella quale non puoi nemmeno reclinare il sedile! Il Gigi d’Alessio che si nasconde dentro di me non può più stare zitto.

Calma, dignità e classe

«AAAAAAAHHHHHHHHH, accidere, me vuliss’ accidere! Ueeeeeè, mancasti di rispetto, nun tieni scuorn’?!?!? Emmo’ addinucchiati i vasa chiste mani!» («E adesso inginocchiati e bacia queste mani», citazione colta e presa da ‘O zappatore (1980) di, con e per Mario Merola, baciamo le sante mani e tanti saluti a gentile signora, si sa mai – NdT).

Il ragazzetto capisce di essere di fronte a uno squilibrato mentale e tira fuori il telefonino per chiamare il suo capo. Glielo strappo di mano, continuando a urlare come un ossesso:

«AAAAAAAHHHH, accidere, me vuliss’ accidere! Chist’ccore tiene tanto doloooore! Uèèèèèèèè!»

Scaglio il cellulare attraverso il finestrino con una forza bestiale, tanto che a momenti si va a conficcare nel muro del palazzo di fronte. Il ragazzetto scende e prova a recuperarne i cocci. Quanto a me, me ne vado dal Rajasthan togliendomi almeno la soddisfazione di vedere quei due piccoli tamarri che cercano di estrarre il telefonino dal muro nemmeno fosse Excalibur. Mi sporgo per metà fuori dal finestrino e termino la mia piazzata da mercati generali, gridando:

«UUUUEEEEÈ Chist’ è nu vero scuorno, guagliò, iammabè, pizza margherita, maradona, mandolino, babà, sfogliatella e vaffammocc!»

Mezzi di trasporto in India: il bus

Sedici ore. Mi aspettano sedici ore su questa caffettiera, seduto in un posto talmente stretto che non posso nemmeno allungare le gambe e con l’unico sedile non reclinabile di tutto il bus. Ho una sola speranza: prendo la scatola di Xamamina e me la ingoio intera, pastiglie, blister, confezione e bugiardino inclusi. I mieri ricordi di viaggio relativi a quelle sedici ore sono piuttosto confusi. Ho solo alcuni vaghi flashback di persone che mi dicono:

«Tranquillo, siamo quasi arrivati, mancano solo sette ore».

Solo sette ore? Ah che fortuna, pensa che a te mancano solo tre secondi prima di morire sbranato dal sottoscritto.

Eh, quando si dice: «Eh, che bello! Chissà quanti bei ricordi di viaggio avrai…»

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Serena Puosi- Indimenticabile India Copertina - Photo credit @ Serena Puosi

SERENA PUOSI – Indimenticabile India

Recensione di Indimenticabile India di Serena Puosi.

L’India assale, prende alla gola, allo stomaco. L’unica cosa che non permette è di restarle indifferente“.

Tiziano Terzani

Bello, eh, iniziare un post con una frase di Terzani? Non è stata messa a caso, più tardi capirete.
Per qualche strana ragione l’India ha acquisito un posto particolarmente importante nel mio cuore. Ci sono già stato due volte e sicuramente ci tornerò ancora. Ho molti libri di viaggio sull’India e continuerò a farlo, perché ho sempre bisogno di nuove prospettive attraverso le quali guardarla.

Questa è la ragione per cui sono incappato in Indimenticabile India di Serena Puosi. Serena è, per autodefinizione, love&travel blogger e gestisce il blog Mercoledì tutta la settimana. Nel 2014, insieme al suo compagno, decise di trasformare in realtà il viaggio dei sogni: il Rajasthan, nel nord dell’India. I suoi pensieri, le riflessioni, gli eventi sono successivamente stati raccolti in questo piccolo volume di letteratura di viaggio.

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