continuare a viaggiare

Perché continuare a viaggiare?

Perché continuare a viaggiare?

Non so voi, ma a me pongono questa domanda con insistenza. Argomentandola, anche:
«Hai già visto buona parte del mondo. Hai immagazzinato ricordi di viaggio per una vita. Adesso hai una bimba piccola… fermati un po’!»
Ma fermatevi voi!

Non si riesce a farglielo capire. Basta essere nomadi una volta, una volta sola, per sapere con assoluta certezza che si ripartirà appena possibile. È sufficiente avere fatto un solo passo per possedere la perentoria sicurezza che l’ultimo viaggio non sarà mai l’ultimo.
Quella passione fatta di spaesamento, dilatazione del tempo durante il viaggio, solitudine, lieve irresponsabilità, non abbandonerà mai più il corpo di chi l’ha provata. Nemmeno dopo il suo ritorno a casa.

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Cinque cose da NON Mettere in valigia

Cose da non mettere in valigia
Cinque cose da non mettere in valigia

Silvia di The Food Traveler ha nominato tutti per questo post sulle cinque cose da non mettere in valigia, e ci mancherebbe pure che io non accettassi la sfida. Anche perché, diciamocelo: di poste sulle cinque cose da… ne è pieno il web. Molto più sfizioso parlare delle cinque cose da NON mettere in valigia. Per cui, via.

Cose da non mettere in valigia: i libri

Sono un lettore compulsivo e ricordo bene i tempi in cui nello zaino mettevo otto chili di roba equamente divisa tra vestiti e libri. Il problema è che sono pure ossessivo nella cura dei libri: un angolo piegato ha la capacità di mandarmi in bestia che sette finali di Champions League perse dalla Juventus, levateve proprio! Quindi, prima di ogni viaggio in solitaria, mi procuravo sempre buste spessissime dentro le quali riporre i libri. Le stesse buste venivano poi arrotolate nei vestiti e disposte con cura maniacale sul fondo del bagaglio. Purtroppo uno zaino è uno zaino (maddai? Quanta saggezza in un uomo solo!) e per quanta cura tu ci metta, un libro lì dentro farà sempre una brutta fine. Al ritorno a casa i miei libri sembrava fossero caduti dentro a un fiume.

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In viaggio dentro se stessi

viaggio dentro se stessi
Photo by Benjamin Davies on Unsplash

Fare un viaggio dentro se stessi. Non è un banale slogan acchiappa click. Si tratta, piuttosto, di una profonda riflessione sul significato autentico dell’esperienza di viaggio.

Il grande scrittore Rainer Maria Rilke diceva:

Il solo viaggio è quello interiore

Dopo numerosi viaggi in ogni parte del globo, posso affermare che, per me, questa frase corrisponde a specchiata verità. L’argomento del viaggio come scoperta l’ho già trattato. Ho anche parlato del viaggio che mi ha cambiato la vita. Per chi non avesse letto questi articoli, chiarisco subito una cosa: non ho mai avuto visioni mistiche e non ho fatto ritorno a casa con un bagaglio pieno di nuove e sconvolgenti verità. Semplicemente ho imparato a percepire me stesso in maniera differente, perché durante il viaggio in solitaria spesso si scoprono  aspetti personali che, in misura impercettibile, modificano la nostra identità e la nostra psicologia.

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Ritorno a casa

Ritorno a casa: abitare l’intermezzo

ritorno a casa
Ritorno a casa

Per gli appassionati di viaggi, parlare di ritorno a casa può sembrare un controsenso. I viaggiatori, però, sanno bene che si tratta di una delle più importanti fasi del viaggio, un momento fondamentale dell’esperienza.

Alcune settimane fa avevo parlato di quelle zone “intermedie” non ben definite, che si infilano tra il prima, il durante e il dopo. In quell’occasione scrissi della fase intermedia esistente tra il prima e il durante e  dell’aspettativa che la contraddistingue. Vivere il viaggio passa anche dall’attesa in aeroporto, dal volo, da tutti quegli infiniti momenti che dividono l’attimo in cui ci si chiude la porta di casa alle spalle dall’arrivo a destinazione.

Ma tra le fasi del viaggio c’è anche quella che intercorre tra il durante e il dopo. Si tratta di quel periodo, relativamente breve, che occupa il tempo tra il momento in cui si sale sul taxi che ci condurrà in aeroporto e quello in cui si infila la chiave nella porta di casa.

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Filosofia del viaggio

filosofia del viaggio
Filosofia del viaggio

Scrivere un libro di viaggi e promuoverlo sul web mi ha obbligato a riflettere attentamente sulla filosofia del viaggio. Nel periodo in cui lavoravo sul libro avevo ben chiaro in mente il mio obiettivo: raccontare le mie vicende personali, certo, ma corredandole con serie valutazioni. Questa scelta mi ha portato in due differenti direzioni:
– da un lato mi sono dovuto informare profondamente sulla realtà storico-culturale del paese di cui stavo parlando, in modo da inserire le mie vicissitudini nel contesto che mi circondava.
– dall’altro ho dovuto scavare in profondità per cercare di comprendere quale sia per me il significato autentico dell’esperienza del viaggio. Perché viaggiare non vuol dire solo fare una collezione di luoghi. C’è molto di più: crescita personale, tolleranza, capacità di improvvisazione, coscienza del proprio essere.

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Casa Dolce Casa... oppure no?

La casa dov’è?

la tua vera casa
Casa

Può sembrare paradossale che un sito dedicato ai viaggi si ponga il problema di capire qual è la tua vera casa. Eppure è così.
Qualche tempo fa pubblicai un post che ebbe un discreto successo. L’argomento riguardava l’ipotesi di mettersi a viaggiare per sempre. Se non lo avete ancora fatto, vi invito a leggerlo per comprendere meglio il senso di ciò che sto per scrivere… e anche per aumentare il traffico sul mio blog ;o)
Letto? Bene. L’articolo, nel suo piccolo, ha ricevuto un po’ di commenti, ma uno in particolare, lasciato sulla mia pagina Facebook, mi ha indotto a pensare. Lo riporto quasi testualmente, riconoscendo il merito al suo autore, Bruno Pernice.

La tua vera casa: un’opinione esterna

“Se per casa intendiamo anche un posto nel mondo geocraficamente circoscritto, credo che esso riservi sempre delle sorprese e non lo si possa mai conoscere del tutto, in quanto ognuno di noi non è mai conoscibile del tutto. Sono le nostre abitudini a farci credere che una cosa la conosciamo del tutto. Posso guardare con occhi nuovi un vecchio posto della mia infanzia oppure interpretarlo diversamente in compagnia di persone sconosciute. Casa esiste solamente dentro di noi. E secondo me casa puoi viverla da esploratore sempre, solo volendolo.”

Questo commento ha messo in subbuglio il mio unico neurone e mi ha indotto a chiedermi: cos’è VERAMENTE casa? Quanto è assoluto per ognuno di noi questo concetto?

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Casa

Casa dolce casa… oppure no?

viaggiare per sempre
Casa Dolce Casa… oppure no?

Viaggiare per sempre. Chi non ci ha mai pensato, almeno una volta nella vita, alzi la mano.
Chi bazzica sul web, nello specifico nel mondo del turismo, inevitabilmente finirà con lo sbattere nei libri di viaggio. Non mi riferisco solo a quelli dei grandi scrittori, ma a quelli di autori emergenti, travel blogger e simili. A tal proposito, in maniera del tutto imparziale, si intende, vorrei consigliarne uno, scritto da un GIOVANE e promettente autore torinese, intitolato Lo zaino è pronto, io no. Ah, ve ne ho già parlato? Ok, scusate, allora andiamo oltre.

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La lieve irresponsabilità del viaggiatore

La lieve irresponsabilità del viaggiatore

sensazioni del viaggio
La lieve irresponsabilità del viaggiatore

So bene che qualcuno avrà da ridire sia sul titolo che sul contenuto di questo post legato alle sensazioni del viaggio. Forse è anche per questo che ho aggiunto l’aggettivo “lieve”, come in un vago tentativo di ammorbidire la frase. Quanto al termine “irresponsabilità” ci ho ho pensato su parecchio, ma non sono riuscito a trovare un termine più adatto per esprimere lo stato d’animo del viaggiatore. Proverò a spiegarmi, ben sapendo che andrò a toccare qualche nervo scoperto.

Sensazioni del viaggio: the bad

Non si sa mai bene cosa aspettarsi da un viaggio. Durante i miei vagabondaggi mi è capitato in più di un’occasione di assistere a disarmanti scene di povertà, intollerabili ingiustizie, momenti di autentico dolore. Alcune di queste situazioni sono state riportate, con la massima fedeltà possibile, nel mio libro di viaggi. Giusto per fare un esempio, potete leggere questo breve estratto del capitolo III: India.

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Aforismi

Aforismi di viaggio

aforismi di viaggio
Aforismi

Sì, lo so, il web è pieno di post sugli aforismi di viaggio e se nel leggere il titolo avete alzato gli occhi al cielo, dicendo: «Nuuuuoooooo, ‘nata volta!» vi posso capire. Però io non mi limiterò all’enunciazione di frasi che probabilmente tutti i viaggiatori conosceranno a menadito, ma voglio spiegarvi perché le ho usate nel mio libro. Perché ve l’ho già detto che ho scritto un libro di viaggi? Sì? E vabbè, scusate, ve lo volevo solo ricordare.

Beh, cominciamo con il primo, il più famoso proverbio zen (per viaggiatori):

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OK, panico!

Ansia da prestazione

ansia da viaggio
OK, panico!

Io non so se anche a voi capiti la stessa cosa, ma per me è così: soffro di ansia da viaggio.
Ho viaggiato in lungo e in largo per il mondo. Ho toccato cinque continenti, ho dormito in compagnia degli scarafaggi, ho mangiato cibi che voi umani… Me la sono cavata in situazioni che solo a pensarci ancora adesso mi chiedo: «Ma quanto sei stato scemo?»

Insomma, dopo tutto questo tempo e questa esperienza, si suppone che uno abbia acquisito un sufficiente grado di autostima e sicurezza. Almeno quel tanto che dovrebbe bastare per non farsi annientare dal senso di aspettativa antecedente ogni partenza.

Ansia da viaggio: i giorni prima della partenza

E invece no. All’approssimarsi del viaggio mi trasformo puntualmente in una creatura mitologica: metà uomo e metà ansia. Ogni santa volta vivo il momento della partenza in preda a sensazioni contrastanti: poca voglia di partire, senso di inadeguatezza, aspettativa asfissiante, immediate pulsioni di ritorno a casa. Poi, impertinente, si affaccia quel desiderio costante di andare oltre il conosciuto, di girare l’angolo per vedere cosa c’è, di aprire quella porta per scoprire cosa nasconde.
Questo continuo mettermi alla prova, come se non mi ritenessi capace di fare le cose, questa insaziabile voglia di vedere il mondo, cosa sono? Da quale luogo del mio animo vengono? E perché queste sensazioni continuano a girarmi in testa senza lasciarmi in pace?

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