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Google e i suoi fratelli

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Google e i suoi fratelli

Perché chiedersi come mettere annunci su google?
Uno dei problemi, se non IL problema, di tutti i blogger è la canalizzazione del traffico verso il proprio sito. In altre parole: come faccio a far emergere il mio sito nella moltitudine di siti analoghi che popolano il web? Come faccio a veicolare le mie idee in modo che arrivino alle persone là fuori?
Uno dei metodi è l’uso delle sponsorizzazioni Facebook. Paghi la tua bella sommetta e Facebook, come per incanto, apre le porte del mondo social e mette il tuo annuncio in bella vista sulla bacheca dei tuoi amici o delle persone che hai individuato mediante targetizzazione. La stessa cosa capita, più o meno, anche sugli altri social network (Twitter, Instagram ecc.). Tutto molto semplice e funzionale.

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Buena Vista Social Network (seconda parte)

Buena Vista Social Network II

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Buena Vista Social Network (seconda parte)

Twitter marketing, ovvero l’arte della supercazzola in formato “codice fiscale”.

A quanto pare il buon vecchio Facebook non è sufficiente. I legami che ti impone (il fatto di poter comunicare solo con chi è tuo “amico”) ti precludono la possibilità di raggiungere altri potenziali lettori. Se si vuol fare seriamente social media marketing bisogna cimentarsi con altri canali di comunicazione e, visto che se ne parla tanto, punto dritto sparato su Twitter.

Twitter marketing: i primi tweet

Mi creo il mio account, imposto l’immagine di copertina, quella di profilo e con estrema sagacia concludo: «Sai che novità. E’ UGUALE SPICCICATO a Facebook».
Quando si dice avere lo sguardo analitico.

Dato che è uguale a Facebook, scrivo il mio primo post… oh, scusate, il mio primo tweet… e vengo immediatamente bacchettato dall’autorità superiore, l’uccellino azzurro del logo. Passo un paio di minuti a ragionare e a cercare sul video qualche indicazione d’errore, fino a quando mi accorgo che sono andato un “cicinino” largo. Su Twitter il tuo messaggio può contenere al massimo 140 caratteri inclusi spazi, a capo, nomi dei destinatari e i famigerati hashtag. Il mio ne contiene quasi trecento. Comincio a scorciare, ma siamo sempre ben oltre i centoquaranta. Mi ritrovo a mozzare parole e a sentirmi tanto come quei bimbiminkia che scrivono: «Cmq tvttb c vdm stas ke t dv parl?»

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Blog per autori autopubblicati

Mi faccio un blog così!

creare un blog
Blog per autori autopubblicati

L’altra sera mi sono arrivati i libri che ho ordinato su Amazon per creare un blog. Nemmeno ai tempi dell’università mi sono dovuto sciroppare una tale massa di carta stampata. Quello sulla SEO è più spesso de I fratelli Karamazov di Dostoevskij, ‘taccisua! Guarda te se per pubblicare un libro di viaggi mi tocca fare sta vita. Ma dove sono finiti gli editori che vanno alla ricerca dei talenti veri? Probabilmente a cercare dei talenti VERI. E allora perché non sono passati da me? Mumblemumblemumble
Beh, non me la sono sentita di affrontare subito un testo così impegnativo  e su un argomento complicato come la SEO: ho deciso di puntare su un altro libro. Ai tempi delle superiori ho imparato una legge fondamentale per la sopravvivenza dello studente: la prima valutazione si fa a peso. Ragion per cui ho cominciato a leggere il più sottile.

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Self publishing: un'amara verità

Scrivere un libro e pubblicarlo: l’amara verità

Scrivere un libro e pubblicarlo. Quanti tra voi hanno pensato di farlo? Bene, io sono uno di voi e negli articoli che seguono proverò a raccontarvi cosa si cela dietro il fenomeno del self publishing.

Scrivere un libro e pubblicarlo: l'amara verità
Self publishing: un’amara verità

Da qui comincia il blog vero e proprio, il resoconto che ha portato  alla pubblicazione del libro e alla sua tentata diffusione.
Tralascerò tutte le vicissitudini che hanno condotto alla stesura del medesimo, in parte perché ne ho parlato nel libro stesso e in parte perché l’ho già spiegato qui. Fatto sta che dopo aver viaggiato per anni, letto compulsivamente libri che parlavano di viaggi, raccolto appunti, riorganizzato tutto il materiale, sono finalmente riuscito a mettere la parola fine. A quel punto, nella mia beata ignoranza, pensavo fosse sufficiente pubblicare la Pregiata Opera per mezzo di qualche piattaforma di self publishing, sedermi in poltrona, guardare con una certa noia i guadagni schizzare fino alle stelle, firmare il contratto per la vendita dei diritti cinematografici e infine ritirarmi a vita privata su qualche spiaggia dell’Oceano Indiano a scrivere un altro libro.

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