Viaggiare apre la mente

Viaggiare apre la mente

Viaggiare apre la mente è uno di quei mantra da viaggiatori che vengono ripetuti a ogni occasione. Purtroppo, nella maggior parte dei casi, rimane solo una vuota sequenza di parole perché chi le recita, ha imparato poco o nulla dalla pratica del viaggio.
Per chi invece sa affrontare l’esperienza in maniera costruttiva, viaggiare apre la mente non è un semplice costrutto semantico, ma una verità che porta con sé crescita personale.

Andare contro i pregiudizi

Viaggiare apre la mente perché ti aiuta ad andare contro i tuoi pregiudizi.
Possiamo considerarci la persona più illuminata del pianeta, ma la realtà è che siamo tutti inevitabilmente figli della società nella quale siamo nati. Ciò che per noi è buono e giusto, non lo deve necessariamente essere anche per chi proviene da luoghi geograficamente e culturalmente distanti dal nostro.
Per esempio, il mondo occidentale attribuisce grande importanza alla realizzazione personale, ottenuta tramite la carriera professionale o artistica. In Estremo Oriente, invece, la ricerca ossessiva della propria affermazione viene interpretata come un tradimento dei valori sociali.

Andare contro i pregiudizi
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Questa insanabile differenza ci obbliga a cambiare approccio, a vivere il viaggio come scoperta. Non si tratta più di capire se la cultura ospite sia migliore o peggiore della nostra, ma semplicemente di provare a capirla.

Viaggiare apre la mente: gli incontri

Viaggi e incontri sono un binomio inscindibile. Che si tratti di altri viaggiatori o di persone del posto, questi incontri sono in grado di dirvi molto su ciò che siete e sul modo in cui vi interfacciate con il mondo esterno. Partire dal proprio punto di vista è giusto, ma considerarlo un baluardo da difendere a ogni costo, invece, no. Il motivo è semplice: accettare l’opinione degli altri, vi permetterà di vedere il mondo con i loro occhi.

Viaggiare apre la mente: gli incontri
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In questo senso il viaggio in solitaria è particolarmente stimolante perché ti costringe a un confronto con l’Altro e ad accogliere, se non a condividere, il suo parere.

Accettare la realtà

Uno dei fattori hanno spesso condizionato negativamente i miei viaggi è l’idealismo. Oggi siamo sottoposti a una quantità esorbitante di informazioni (spesso ingannevoli) sul dove, ma non c’è nulla che ci parli del come. Sognare a occhi aperti è un esercizio pericoloso, che può agire in maniera ostile sulla psicologia del viaggiatore.

Per qualche strana ragione, ci immaginiamo sempre che le mete dei nostri viaggi siano più pure, più autentiche, più sane del luogo da cui proveniamo, salvo poi accorgerci che la realtà è ben diversa. E del resto, perché non dovrebbe esserlo? Perché gli abitanti di questi luoghi non dovrebbero, a loro volta, godere dei benefici dei nostri tempi?

Viaggiare apre la mente: la realtà
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Viaggiare apre la mente perché ti mette di fronte alla dura realtà e non ti concede alcuna scelta. Il modo migliore per apprezzare una cultura lontana è quella di accettarla e viverla così com’è ora. Non serve aggrapparsi ai propri sogni, in cerca di qualcosa di autentico. Ciò che si presenta di fronte ai nostri occhi è quanto di più autentico ci sia concesso di vedere.

Imparare a conoscere se stessi

Sono sempre molto scettico quando leggo di persone tornate “cambiate” dai viaggi. Spesso si sente parlare di viaggio come scoperta della felicità o di una forma più piena di consapevolezza, come se uno spostamento geografico fosse sufficiente a risolvere ogni problema.

La realtà è ben diversa. Un viaggio è prima di tutto un inesorabile percorso verso la propria soggettività. Non si scopre nulla di nuovo o di particolarmente illuminante, non si raggiunge il nirvana. Tutto quello che veramente emerge è ciò di cui tu sei portatore. Se hai dei problemi, delle difficoltà, delle ansie, puoi stare sicuro che quelle ti seguiranno fino in capo al mondo. Il problema, semmai, è proprio quello: cosa c’è dentro di te?

Viaggio dentro se stessi
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Il viaggio in solitaria è prima di tutto un viaggio dentro se stessi, verso quella parte del tuo essere della quale, forse non sei nemmeno completamente conscio.

Viaggiare apre la mente perché torni indietro con una diversa percezione della tua personalità, dei nuovi parametri attraverso i quali impari a indagare il tuo modo di essere.

La costruzione di un’identità

Viaggi e identità vanno avanti di pari passo, perché i primi contribuiscono a definire la seconda. Nel momento in cui partiamo, segniamo una frattura con tutto quello che siamo. Ci allontaniamo dalla nostra vita quotidiana, da quell’insieme di impalcature sociali che ci siamo costruiti addosso e che contribuiscono a definire il nostro posto nel mondo.

Viaggiare apre la mente: la tua identità
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Trovarsi dall’altra parte del pianeta, in un luogo in cui nessuno ti conosce, ti dà la fantastica opportunità di ridurre tutto all’essenziale ed essere veramente ciò che sei. Viaggiare apre la mente perché solo di fronte all’ignoto le tue reazioni saranno autentiche, prive di quell’inconscio agire che le condiziona nel ciclo dell’esistenza secolare.

Viaggiare apre la mente: conoscere il mondo

Oggi abbiamo a disposizione migliaia di strumenti che pretendono di raccontarci il mondo nel quale viviamo: libri, giornali, televisione, internet. Il fatto è che queste fonti ci danno sempre una visione interpretata della realtà. Lasciando da parte l’informazione chiaramente manipolata, anche la persona più onesta, integra e affidabile interpreta la realtà circostante attraverso la propria lente.

Conoscere il mondo
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Viaggiare apre la mente perché ti permette di entrare in contatto in prima persona con queste realtà: puoi vederle con i tuoi occhi, toccarle con le tue mani, percepirle con la tua unica e insostituibile sensibilità. Le sensazioni del viaggio che provi tu sono uniche perché tu sei unico/a. Ecco perché è necessario continuare a viaggiare: per imparare a conoscere il mondo senza filtri aggiunti.

Viaggiare apre la mente: conclusioni

Ti è piaciuto quello che hai letto? Puoi trovare altri articoli simili. Comincia da qui: filosofia del viaggio.

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Viaggio e identità | Lo zaino è pronto io no

Viaggio e identità: perché viaggiare può aiutarti a capire chi sei

Viaggio e identità, eh? Non ne abbiamo già letti abbastanza di questi post pieni di psicologia spicciola? Probabilmente sì, ma io vorrei fare ancora un paio di brevi riflessioni al riguardo. Partendo da una domanda.

Vi siete mai chiesti quale sia l’ideale che anima i viaggiatori moderni? Io sì e sono giunto a una conclusione, basata, ovviamente sulla mia esperienza personale: la ricerca di un’identità. Perché alla base di ogni viaggio in solitaria c’è un assioma molto semplice: in un luogo in cui nessuno mi conosce, sono libero di essere me stesso.

Il viaggio in solitaria è uno strumento perfetto per comprendere il proprio io più profondo, perché fin dalla partenza ti permette di prendere le distanze da maschere, abitudini, etichette che ti sei/ti hanno cucito addosso. Ci si spoglia dei propri abiti sociali e si riduce tutto all’essenziale. Un viaggio, dall’altra parte del mondo o dietro casa, non ti fa scoprire nulla di nuovo, ma solo ciò di cui sei portatore. Un movimento “esterno”, ma, al tempo stesso, anche “interno”: un viaggio dentro se stessi.

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viaggi e incontri

Viaggi e incontri: gli ingredienti della felicità

Viaggi e incontri? «Finalmente ti sei deciso a scrivere di nuovo?» vi starete chiedendo. Già, forse ve ne sarete accorti: da un po’ di tempo sono latitante con i post. Impegni vari mi stanno tenendo lontano dal blog e mi obbligano a ridurre le “uscite”. Cosa che, immagino, a voi faccia immenso piacere.

Comunque, mi sono reso conto che per troppo tempo mi sono mantenuto eccessivamente serio e ho deciso di tornare al mio tono più cazz… ehm, faceto.

Siccome questo sito nasce principalmente come vetrina del mio libro Lo zaino è pronto, io no, ho pensato di offrirvene alcuni piccoli estratti, in modo che vi possiate fare un’idea precisa del libro che cambierà per sempre il concetto di letteratura di viaggio. Eh, ve l’ho pur detto che avrei dato spazio al mio lato… faceto.

La meta non conta

Sono sempre stato convinto che l’elemento determinate di ogni viaggio in solitaria, siano gli incontri fatti lungo la strada. Uno degli aforismi di viaggio che mi piace ripetere fino alla nausea è un proverbio zen:

“La meta non conta. Ciò che è davvero importante è il viaggio che fai per raggiungerla”.

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Viaggiare in coppia e pianificazione

Viaggiare in coppia

Per quale ragione uno che ha scritto un libro di viaggi in solitaria, dovrebbe venirvi a spiegare perchè è bello viaggiare in coppia?

Tempo fa scrissi questo articolo: viaggio in solitaria o viaggio in compagnia?

Entrambe le modalità presentano degli innegabili vantaggi. Il viaggiatore solitario non ha nessuno a cui rendere conto. Questo gli permette di liberarsi delle numerose impalcature sociali che regolano la sua vita e lo induce ad aprirsi al nuovo mondo che lo circonda.

D’altro canto il viaggio in compagnia ci permette di espandere la nostra esperienza. Non c’è più una sola coscienza che percepisce l’Altro e l’Altrove. Vagabondare con altri viaggiatori ci permette di cogliere aspetti che da soli avremmo trascurato. E ci può anche aiutare a mettere insieme i ricordi di viaggio. Letteralmente.

Il mio nuovo spunto di riflessione è questo: va bene il viaggio in compagnia, ma quanto deve essere numerosa questa compagnia?

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Viaggiatori o turisti: il caso

Viaggiatori o turisti… ancora!

Da un po’ di tempo su vari travel blog un dibattito infiamma le folle: meglio essere viaggiatori o turisti? Una di quelle “italianate” che regolarmente vedono contrapposti schieramenti di tifosi: Canon vs/ Nikon, Totti vs/ Del Piero, PD vs/ M5S… Come sempre capita in queste discussioni, i contendenti di ciascuna fazione pensano di avere nelle loro mani LA verità assoluta e si sentono autorizzati a tacciare la controparte di “apostasia”.

Viaggiatori o turisti: è questo il  problema?

Lo so cosa state pensando: vista la premessa, vorrà esprimere la sua opinione. Da che parte si sarà schierato? Da nessuna. Per essere del tutto sincero il mio pensiero al riguardo è di una chiarezza cristallina: macchissenefrega!

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luoghi che ti parlano

La senti la voce dei luoghi che visiti?

luoghi che parlano
Stonehenge al tramonto

La domanda del titolo e l’idea di luoghi che parlano, potrebbero farti sorgere dubbi sulla mia saluta mentale oppure indurti a chiedere di quali droghe abbia fatto uso recentemente. Beh, ci tengo a tranquillizzarti: la mia salute mentale è pessima come al solito e il numero del mio spacciatore non te lo do.
Chiariti questi punti essenziali, vorrei esprimere cosa intendo dire con questa domanda bizzarra.

Luoghi che parlano?

Sono fermamente convinto dell’esistenza di luoghi che parlano. Non c’è alcuna reminiscenza naturista o pseudocosmica dietro a quello che sto affermando. Semplicemente dico che su questa terra ci sono degli spazi geografici che parlano direttamente ad alcune corde della nostra psicologia. Qualcuno è più invadente, qualche altro meno, altri ancora rimangono in silenzio. Anche questa è una forma di viaggio come scoperta.

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edificio amministrativo

Viaggiare senza partire. Si può?

viaggiare senza partire
La strada per andare in ufficio

So che non dovrei essere proprio io ad accennare alla possibilità di viaggiare senza partire. Ho pubblicato un libro di viaggi che parla di Africa, Asia e Sudamerica, terre lontane, piene di fascino e suggestione, distanti geograficamente e culturalmente dall’Italia. Quando racconto di un qualsiasi viaggio in solitaria zaino in spalla, puntualmente mi sento rispondere:
«Eh, ma che ci vai a fare laggiù, quando qui abbiamo l’Italia, che è tanto bella!»

Destinazione o approccio mentale?

Ho sempre trovato questa frase molto provinciale e anche un tantino razzista, ma se la si analizza attentamente, bisogna ammettere che contiene un’intuizione profonda. Il piacere del viaggio non ha nulla a che vedere con la destinazione. Quello che conta è la psicologia, l’atteggiamento mentale con cui lo affrontiamo. Esaminando l’intera faccenda in questi termini, ci accorgiamo che la frase un po’ banale di prima è, in realtà, una specchiata verità. Se approcciassimo ogni luogo con la ricettività dei viaggiatori, potremmo accorgerci, con sorpresa, che i luoghi a noi prossimi non sono meno interessanti dell’Asia o del Sudamerica.

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Casa

Casa dolce casa… oppure no?

viaggiare per sempre
Casa Dolce Casa… oppure no?

Viaggiare per sempre. Chi non ci ha mai pensato, almeno una volta nella vita, alzi la mano.
Chi bazzica sul web, nello specifico nel mondo del turismo, inevitabilmente finirà con lo sbattere nei libri di viaggio. Non mi riferisco solo a quelli dei grandi scrittori, ma a quelli di autori emergenti, travel blogger e simili. A tal proposito, in maniera del tutto imparziale, si intende, vorrei consigliarne uno, scritto da un GIOVANE e promettente autore torinese, intitolato Lo zaino è pronto, io no. Ah, ve ne ho già parlato? Ok, scusate, allora andiamo oltre.

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Aspettativa viaggio

Sull’aspettativa del viaggio

cosa aspettarsi da un viaggio
Sull’aspettativa del viaggio

Premesso che siamo tutti viaggiatori e che ognuno di noi ama vagabondare, vi siete mai chiesti: cosa aspettarsi da un viaggio?

Cosa aspettarsi da un viaggio: il dove

Mi spiego meglio: cosa agisce sulla nostra psicologia e ci induce a scegliere una specifica meta? Sicuramente molti aspetti, ma, probabilmente, quello più determinante è la sterminata mole di informazioni relative al dove. Foto, reportage, post, dépliant, siti web, programmi televisivi sono tutti strumenti che ci mettono di fronte allo struggente fascino delle città indiane, alla vastità delle savane africane, alla disarmante bellezza di una spiaggia del Pacifico o dei Caraibi.
Tutto ciò crea in noi un grande senso di aspettativa.

Cosa aspettarsi da un viaggio: il come

Peccato che nulla venga detto del come. Come ci si arriva fino a Jaisalmer, sull’isola di Lamu o a Tuvalu? Quante ore di aereo su un volo intercontinentale ci vorranno, solo per avvicinarsi alla meta? E quante altre su velivoli decisamente più decrepiti, su treni fatiscenti, autobus scassati, mezzi di trasporto improbabili saranno necessarie per arrivare sul posto? Quante ore di riposo perse, quante notti insonni, quanti pasti indigesti, quante cene improvvisate, quanto tempo senza una doccia o un wc? Quanto tempo a camminare con lo zaino in spalla?

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Aforismi

Aforismi di viaggio

aforismi di viaggio
Aforismi

Sì, lo so, il web è pieno di post sugli aforismi di viaggio e se nel leggere il titolo avete alzato gli occhi al cielo, dicendo: «Nuuuuoooooo, ‘nata volta!» vi posso capire. Però io non mi limiterò all’enunciazione di frasi che probabilmente tutti i viaggiatori conosceranno a menadito, ma voglio spiegarvi perché le ho usate nel mio libro. Perché ve l’ho già detto che ho scritto un libro di viaggi? Sì? E vabbè, scusate, ve lo volevo solo ricordare.

Beh, cominciamo con il primo, il più famoso proverbio zen (per viaggiatori):

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