Viaggiatori o turisti: il caso

Viaggiatori o turisti… ancora!

viaggiatori o turisti

Da un po’ di tempo su vari travel blog (e non solo) un dibattito infiamma le folle: meglio essere viaggiatori o turisti? Una di quelle “italianate” che regolarmente vedono contrapposti schieramenti di tifosi: Canon vs/ Nikon, Totti vs/ Del Piero, PD vs/ M5S… Come sempre capita in queste discussioni, i contendenti di ciascuna fazione pensano di avere nelle loro mani LA verità assoluta e si sentono autorizzati a tacciare la controparte di “apostasia”.

Viaggiatori o turisti: ma è questo il vero problema?

Lo so cosa state pensando: vista la premessa, vorrà esprimere la sua opinione. Da che parte si sarà schierato? Da nessuna. Per essere del tutto sincero il mio pensiero al riguardo è di una chiarezza cristallina: macchissenefrega!

Anni di viaggio mi hanno insegnato una cosa: ognuno si muove come gli pare, secondo i propri tempi, seguendo le modalità che ritiene più opportune. Io, per mia scelta, sono uno che predilige il viaggio in solitaria, zaino in spalla, ma non per questo ritengo di fare parte di uno preciso schieramento. Mi è capitato più volte di parlare con gente che viaggia come me o in maniera anche più spartana e in numerose occasioni mi sono ritrovato a pensare che avrei potuto avere un dialogo molto più proficuo con un facocero. Almeno non mi sarei trovato di fronte a un talebano che dispensa verità piovute dall’alto. In compenso, ho avuto modo di chiacchierare con persone che si sono mosse in maniera decisamente più comoda, ma che hanno saputo cogliere perfettamente la bellezza di un viaggio.

Viaggiatori o turisti
Photo by Ricardo Gomez Angel on Unsplash

Ora. Cosa voglio dire con questo sermone iniziale? Che forse sarebbe il caso di alzare un po’ il livello del discorso. Viaggiatori o turisti è una contrapposizione che non ha senso. Se proprio vogliamo definire delle categorie, io parlerei più “assolutisti” vs/ “relativisti”.

L’incontro con l’Altro

Viaggiare significa affrontare con mente aperta la diversità che ci è posta dinanzi. Per quanto cerchiamo di mantenere puro il proprio pensiero, siamo comunque sempre soggetti a una società che impone dei luoghi comuni. Ci viene quasi detto cosa aspettarsi da un viaggio.

Pensate che per voi non sia così? Bene e allora, ditemi (onestamente) la prima parola che vi viene in mente se io dico: «Svizzeri». Avete pensato “precisi”. E potrei proseguire all’infinito: tedeschi/ordinati, giapponesi/educati, francesi/arroganti… E mi limito ai luoghi comuni non offensivi.

Quando si viaggia si corre un rischio: arrivare in un luogo e trovarlo totalmente differente dall’immagine mentale che ci eravamo creati. Di fronte a questo fatto, emerge la nostra vera mentalità: assolutista o relativista?

L’assolutista

L’assolutista è convinto di possedere l’unica verità. Valuta tutto ciò che vede usando come metro la propria cultura. Una cosa è “buona” o “cattiva” in base al suo grado di conformazione con il conosciuto. La civiltà ospite viene giudicata attraverso punti di riferimento che appartengono ad altri luoghi e realtà. Questo individuo non potrà mai apprezzare veramente il viaggio, perché rimarrà ostinatamente bloccato sulla soglia. Può anche essere uno che viaggia con uno zaino da due chili, si muove a piedi, mangia insetti e non si lava, ma se la sua visione è assolutista, non sarà mai capace di cogliere l’interiorità di una cultura.

Meglio il relativismo

Il relativista ha un atteggiamento diametralmente opposto. È cosciente di non possedere la verità assoluta, sa che non esiste un’unità di misura standard. Il suo comportamento è interamente teso alla comprensione. Non giudica, non condanna, non assolve. Vive pienamente la lieve irresponsabilità del viaggiatore. E poco importa che si muova con uno zaino in spalla o un trolley firmato. Il bagaglio veramente importante lo porta dentro di sé e non pesa niente: è la sua apertura mentale.

A questo punto, posso fare coming out: io sono relativista. O almeno provo a esserlo in ogni momento della mia vita, inclusi i viaggi. Non è un processo semplice perché impone un combattimento sotterraneo e costante contro le nostre rassicuranti convinzioni.

Io uso un metodo per estremizzare il mio relativismo: dimentico. Dimentico tutto quello che penso di sapere in merito al luogo che sto per visitare. Accolgo l’oblio per quello che riguarda i preconcetti. Abbandono le mie opinioni. Vivo il viaggio come scoperta.

E voi come vi definite? Pensate che ci siano altri validi punti di vista?

Questo post fa parte di una serie di articoli che ho scritto di recente. Se ti interessano puoi trovarli tutti raccolti qui: filosofia del viaggio.

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