Recensione di Cuore di Tenebra

Recensione di Cuore di Tenebra

Dopo molto tempo, torno finalmente a parlare di libri di viaggio con una recensione di Cuore di Tenebra, di Joseph Conrad.

Non si può circoscrivere Cuore di Tenebra nello stretto perimetro della letteratura di viaggio. Siamo di fronte a uno dei capolavori della letteratura mondiale di tutti i tempi, ma tra le varie interpretazioni che se ne possono dare, si può annoverare anche il viaggio.
L’opera è, notoriamente, autobiografica. Conrad andò in Congo nel 1890, vi trascorse sei mesi e ne ritornò quasi in fin di vita. Unico lascito del suo viaggio in Africa fu un bagaglio di ricordi e amarezze dai quali, dodici anni dopo, sarebbe scaturito Cuore di Tenebra.

Recensione di Cuore di Tenebra
Cuore di Tenebra di Joseph Conrad

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viaggi e incontri

Viaggi e incontri: gli ingredienti della felicità

Viaggi e incontri? «Finalmente ti sei deciso a scrivere di nuovo?» vi starete chiedendo. Già, forse ve ne sarete accorti: da un po’ di tempo sono latitante con i post. Impegni vari mi stanno tenendo lontano dal blog e mi obbligano a ridurre le “uscite”. Cosa che, immagino, a voi faccia immenso piacere.

Comunque, mi sono reso conto che per troppo tempo mi sono mantenuto eccessivamente serio e ho deciso di tornare al mio tono più cazz… ehm, faceto.

Siccome questo sito nasce principalmente come vetrina del mio libro Lo zaino è pronto, io no, ho pensato di offrirvene alcuni piccoli estratti, in modo che vi possiate fare un’idea precisa del libro che cambierà per sempre il concetto di letteratura di viaggio. Eh, ve l’ho pur detto che avrei dato spazio al mio lato… faceto.

La meta non conta

Sono sempre stato convinto che l’elemento determinate di ogni viaggio in solitaria, siano gli incontri fatti lungo la strada. Uno degli aforismi di viaggio che mi piace ripetere fino alla nausea è un proverbio zen:

“La meta non conta. Ciò che è davvero importante è il viaggio che fai per raggiungerla”.

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continuare a viaggiare

Perché continuare a viaggiare?

Perché continuare a viaggiare?

Non so voi, ma a me pongono questa domanda con insistenza. Argomentandola, anche:
«Hai già visto buona parte del mondo. Hai immagazzinato ricordi di viaggio per una vita. Adesso hai una bimba piccola… fermati un po’!»
Ma fermatevi voi!

Non si riesce a farglielo capire. Basta essere nomadi una volta, una volta sola, per sapere con assoluta certezza che si ripartirà appena possibile. È sufficiente avere fatto un solo passo per possedere la perentoria sicurezza che l’ultimo viaggio non sarà mai l’ultimo.
Quella passione fatta di spaesamento, dilatazione del tempo durante il viaggio, solitudine, lieve irresponsabilità, non abbandonerà mai più il corpo di chi l’ha provata. Nemmeno dopo il suo ritorno a casa.

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Viaggiatori o turisti: il caso

Viaggiatori o turisti… ancora!

Da un po’ di tempo su vari travel blog un dibattito infiamma le folle: meglio essere viaggiatori o turisti? Una di quelle “italianate” che regolarmente vedono contrapposti schieramenti di tifosi: Canon vs/ Nikon, Totti vs/ Del Piero, PD vs/ M5S… Come sempre capita in queste discussioni, i contendenti di ciascuna fazione pensano di avere nelle loro mani LA verità assoluta e si sentono autorizzati a tacciare la controparte di “apostasia”.

Viaggiatori o turisti: è questo il  problema?

Lo so cosa state pensando: vista la premessa, vorrà esprimere la sua opinione. Da che parte si sarà schierato? Da nessuna. Per essere del tutto sincero il mio pensiero al riguardo è di una chiarezza cristallina: macchissenefrega!

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In viaggio dentro se stessi

viaggio dentro se stessi
Photo by Benjamin Davies on Unsplash

Fare un viaggio dentro se stessi. Non è un banale slogan acchiappa click. Si tratta, piuttosto, di una profonda riflessione sul significato autentico dell’esperienza di viaggio.

Il grande scrittore Rainer Maria Rilke diceva:

Il solo viaggio è quello interiore

Dopo numerosi viaggi in ogni parte del globo, posso affermare che, per me, questa frase corrisponde a specchiata verità. L’argomento del viaggio come scoperta l’ho già trattato. Ho anche parlato del viaggio che mi ha cambiato la vita. Per chi non avesse letto questi articoli, chiarisco subito una cosa: non ho mai avuto visioni mistiche e non ho fatto ritorno a casa con un bagaglio pieno di nuove e sconvolgenti verità. Semplicemente ho imparato a percepire me stesso in maniera differente, perché durante il viaggio in solitaria spesso si scoprono  aspetti personali che, in misura impercettibile, modificano la nostra identità e la nostra psicologia.

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Il viaggio che mi ha cambiato la vita

Il viaggio che mi ha cambiato la vita

Il viaggio che mi ha cambiato la vita
Viaggi che ti cambiano la vita

Per qualche strana ragione nascosta nel mio confuso subconscio, il viaggio che mi ha cambiato la vita non è stato il mio primo on the road negli USA, fatto a ridosso della maturità, quando avevo più anni che soldi in tasca.
Negli USA ci ero andato con un amico e la cultura americana non mi aveva particolarmente affascinato: troppo “vicina” a quella europea dalla quale provengo. In quell’occasione non ebbi l’impressione di vivere il viaggio come scoperta.

Il viaggio che mi ha cambiato la vita non fu nemmeno il primo viaggio in solitaria in Kenya. Devo ammettere che fu un bel banco di prova. Tuttavia molte cose, seppure in totale autonomia, me le ero organizzate da casa: il safari, il trasferimento aereo sull’isola di Lamu e ritorno ecc. Diciamo che in parte sapevo già cosa mi aspettava… o almeno credevo di saperlo perché poi, calato in quella realtà difficile, ho dovuto improvvisare parecchio.

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Casa

Casa dolce casa… oppure no?

viaggiare per sempre
Casa Dolce Casa… oppure no?

Viaggiare per sempre. Chi non ci ha mai pensato, almeno una volta nella vita, alzi la mano.
Chi bazzica sul web, nello specifico nel mondo del turismo, inevitabilmente finirà con lo sbattere nei libri di viaggio. Non mi riferisco solo a quelli dei grandi scrittori, ma a quelli di autori emergenti, travel blogger e simili. A tal proposito, in maniera del tutto imparziale, si intende, vorrei consigliarne uno, scritto da un GIOVANE e promettente autore torinese, intitolato Lo zaino è pronto, io no. Ah, ve ne ho già parlato? Ok, scusate, allora andiamo oltre.

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Lo zaino è pronto, io no - riflessioni

Cose che ho scoperto viaggiando

viaggio come scoperta
I ferri del mestiere

Cosa si intende quando si parla di viaggio come scoperta?

Le véritable voyage de découverte ne consiste pas à chercher de nouveaux paysages, mais à avoir de nouveaux yeux.

Marcel Proust

Aprire con una citazione di Proust in francese fa tanto figo, perché dà l’impressione che tu legga qualcos’altro oltre ai fumetti di Asterix. Rimane un fatto: nel dire che il viaggio di scoperta consiste nell’avere nuovi occhi, lo scrittore parigino affermava una verità tanto ovvia quanto profonda. Anni di viaggio in compagnia di uno zaino malridotto, mi hanno insegnato molte cose.
La dimensione solitaria è fondamentale, perché ti permette di focalizzarti sulle sensazioni, lasciarle sedimentare, valutarle con calma e giungere infine a delle conclusioni. Devo ammettere che viaggiare in questo modo mi ha cambiato per sempre. O forse sarebbe meglio dire che non ha cambiato tanto il sottoscritto, quanto i termini nei quali io conoscevo me stesso.

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