Dormire a La Paz

Dormire a La Paz

Scegliere dove dormire a La Paz non è cosa da poco.

La Paz, infatti, ha fama di essere la capitale più economica del Sudamerica, reputazione che purtroppo va di pari passo con quella che la definisce anche come la più malfamata e, di conseguenza, una delle più pericolose.

Dormire a La Paz
Photo by Chromatograph on Unsplash

Dormire a La Paz: l’arrivo in città

Ci si arriva da una strada che ti permette di coglierne pienamente il panorama. La città, infatti, sorge all’interno di una depressione vulcanica. Una scelta strategica geniale: chiunque avesse voluto conquistarla non avrebbe avuto altro da fare che piazzare cannoni sulle alture circostanti e sommergerla di piombo.

Nel corso del tempo la popolazione è aumentata, la città si è ingrandita e ha cominciato ad “arrampicarsi” lungo le pareti circostanti fino a raggiungere l’orlo dell’imbuto. Ovviamente, come in tutte le città del mondo, la parte più antica e prestigiosa è il centro storico, mentre i quartieri poveri e malfamati si trovano lungo le pareti se non addirittura oltre il bordo. Questo significa che nel centro, che si trova in basso, confluiscono tutti i rifiuti delle zone più disagiate della città: una forma di giustizia geografica che in qualche modo compensa le ingiustizie sociali.

Nonostante questo, il centro storico rimane comunque la zona migliore in cui dormire a La Paz.
Vista dall’alto dà l’impressione di una bolgia dantesca. Del resto in Sudamerica tutte le grandi città sono così.

Panorama di La Paz
Photo by Tobias Jelskov on Unsplash

La Paz: una città originale

Questa breve descrizione dovrebbe far capire a chi non c’è mai stato perché in questa città la gente si ferma il minor tempo possibile. Per quello che mi riguarda, La Paz costituirà semplicemente un punto di partenza per raggiungere il sito di Tihuanaco, a quanto si dice il più maestoso della Bolivia, addirittura in grado di competere con quelli più famosi del Perù.

Il bus si avventura a rotta di collo giù per le strettissime strade della città che, come se non bastasse, sono zeppe di bancarelle di frutta e verdura: una specie di mercato continuo. Ci vuole più tempo per attraversare la città che per percorrere il tratto di strada che separa La Paz dal confine con il Perù.

Dormire a La Paz
Photo by Lesly Derksen on Unsplash

Arrivato in centro, l’autobus si ferma e comincia a scaricare i passeggeri. Io scendo, mi carico lo zaino in spalla e mi rendo conto che la fama di città più pericolosa del Sudamerica è decisamente meritata: subito un gruppetto di ragazzini mi punta e comincia a seguirmi.

Dormire a La Paz: un rifugio sicuro

Per pura casualità giro lo sguardo intorno e vedo l’insegna di uno degli alberghi definiti “sicuri” dalla mia guida cartacea. Parto a missile, salgo tre gradini e, giunto sulla soglia, mi giro per fare il gesto dell’ombrello ai teppisti che, stranamente, non sembrano apprezzare. Entro e mi trovo catapultato in pieni anni Settanta: luci stroboscopiche, divani di pelo, Get down on it di Kool and the Gang sparata a palla e un proprietario che indossa per tutto il giorno completo bianco, camicia nera sbottonata fino all’ombelico e stivaletti di pelle. Sembra John Travolta in stile Febbre del sabato sera.

Mi guardo intorno stupito, ancora con lo zaino in spalla, e mi dirigo verso la reception, dove John mi punta un dito contro mentre dice:
«Hey! Ciao, uomo!»
Ci credo che questo posto è sicuro: è un manicomio! Chi vuoi che ci metta piede qua dentro? Guarda te se per dormire a La Paz dovevo finire proprio qui! Comunque non mi sembra il caso di mettersi a fare i difficili e prendo una camera.

La stanza in realtà è davvero molto bella e pulita e ha un plus particolare: dalle sue finestre, infatti, si può osservare tutta la città. Di notte le tenebre coprono le miserie quotidiane, le luci si accendono e dall’interno della propria camera si ha l’impressione di guardare un enorme albero di Natale.

Dormire a La Paz: partenza

Arriva il giorno della partenza. Dopo avere fatto colazione, mi presento in reception, dove vedo “John” che balla sulle note di We are family delle Sister Sledge. Ma come farà questo tizio a sopravvivere, considerato che passa il giorno ballando e che presumibilmente di notte andrà in discoteca? Boh, comunque pago e saluto. “John”, vestito con dei pantaloni a zampa d’elefante, una camicia arancione con un colletto che gli arriva a metà spalla e una giacca di raso viola, mi dà il cinque e mi dice:
«Ciao, fratello e ricorda: viva l’amore libero!»
Io gli rispondo con il gesto della pace, inforco gli occhiali da sole, carico lo zaino in spalla, prendo un taxi e mi dirigo alla stazione degli autobus.

Si ritorna in Perù, più precisamente di nuovo a Puno, tappa intermedia tra la La Paz e Cuzco.

Ti è piaciuto quello che hai letto? Al seguente link puoi leggere di altri personaggi bizzarri incontrati nel corso dei miei viaggi: viaggi e incontri.

Tutti gli aneddoti sono riportati nel mio libro di viaggi. E compralo, no!

Cover photo by Ph B on Unsplash

 

Muoversi ad Hanoi | Lo zaino è pronto, io no

Muoversi ad Hanoi

Muoversi ad Hanoi, soprattutto nella parte vecchia della città, può rivelarsi davvero molto frustrante.

Sbarco in città al mattino presto, mi carico lo zaino in spalla, recupero un tuk tuk e mi faccio portare in un albergo della zona vecchia. La stanza è al terzo piano di uno stabile senza ascensore, ma è enorme e silenziosa. Una lunga e fresca doccia mi leva di dosso la stanchezza della notte in treno e di tre piani di scale fatti con lo zaino in spalla.

Muoversi ad Hanoi | | Lo zaino è pronto, io no
Albergo ad Hanoi | Photo by Maxime Lebrun on Unsplash

Mi rivesto con calma ed esco.

Hanoi: una città europea in Asia

Per quanto possa sembrare strano, Hanoi è radicalmente diversa da Saigon. Si tratta sempre e comunque di una città con quattro milioni di abitanti che girano quasi tutti rigorosamente in motorino, ma l’atmosfera è del tutto differente. Hanoi ha un’impronta quasi estranea al sudest asiatico, più europea, francese per la precisione. Con questo non voglio dire che sia meglio di Saigon, semplicemente per un viaggiatore occidentale è più familiare.

La capitale del Vietnam, si sviluppa intorno al lago Hoan Kiem. È caratterizzata da ampi viali alberati, botteghe e una quantità spropositata di piccole caffetterie che vendono dolci squisiti. Non tocco cibo dal pranzo del giorno prima e mi ritrovo con una fame terribile. Con la velocità di un ghepardo mi catapulto dentro una caffetteria, ordino un intero vassoio di dolci e una tanica di tè, mi siedo su un tavolino all’esterno, allungo le gambe e mi rilasso guardando la gente che passa.

Muoversi ad Hanoi: la città vecchia

Dopo essermi ripreso dall’indigestione, decido di cercare subito un’agenzia con la quale organizzare la visita a Halong Bay, uno dei luoghi più suggestivi di tutto il sudest asiatico.

Muoversi ad Hanoi | Lo zaino è pronto, io no
Halong Bay – Photo by Robby McCullough on Unsplash

Anche qui, come sul delta del Mekong, il giro può essere organizzato in autonomia, ma con tempi e costi decisamente superiori rispetto a quelli di un’agenzia locale. Io ho seguito il consiglio della mia valida guida Lonely Planet e ne ho puntata una che si trova nel bel mezzo del quartiere vecchio della città.
Errore madornale!

Il quartiere vecchio di Hanoi, uno dei più antichi del sudest asiatico è costituito da stradine tortuose e minuscole che cambiano nome a ogni isolato. Immaginatevi quindi di cercare una via che si chiama Dien Bien Loc e passare attraverso le varie Bien Bu Phu, Bao Cai Lin, Chao Bo Tao, Bim Bum Bam, Suma Bin Ciapà e Porc A Di Quel La Put Tan!

Passo un quarto d’ora a sacramentare in tutte le lingue del mondo, fino a quando mi rendo conto che l’unico modo per uscire onorevolmente da questa situazione è il suicidio.

Per fortuna, un caritatevole vecchietto mi blocca mentre sto per tirare una testata contro uno spigolo e mi conduce all’indirizzo giusto.

Muoversi ad Hanoi

Attendo pazientemente che il tizio di fronte a me finisca di fare le sue prenotazioni. Tra l’altro gli va tutta la mia ammirazione perché ha passato una buona mezz’ora in piedi con lo zaino in spalla, lasciando vuota la comodissima sedia che aveva di fianco.

Finalmente tocca a me. Contratto con il coltello tra i denti, strappo un prezzaccio da barbone, ringrazio e saluto. Esco con un sorriso soddisfatto e decido di tornare al mio albergo, che si trova in Song Hong Tai Road. Il sorriso mi muore sulle labbra perché realizzo di non avere la più pallida idea di dove mi trovi. Soprattutto ho una paura dannata di affrontare i terribili nomi delle strade di Hanoi.

Rientro in agenzia e chiedo informazioni. Il proprietario mi guarda, sfodera un sorriso da barracuda e mi dice:
«Oh, guarda, è facile, esci di qui e poi… sinistra, destra, destra, su, sinistra, destra, giù, destra, sinistra, indietro… Serve una mano? Posso accompagnarti io e nel frattempo potremmo fare un tour della città vecchia di Hanoi. Ti faccio un prezzo speciale…»

Lo guardo con un odio eterno che non conosce confini e borbotto qualcosa tipo: «Mavafantucul…»

Muoversi ad Hanoi: i trucchi

Esco e mi butto a caso alla ricerca dell’albergo. L’odissea che mi ha permesso di arrivare sano e salvo a casa è stata a suo modo epica. La sera, prima di uscire per cena, mi sono comprato una corda, l’ho legata al portone di ingresso dell’albergo e l’ho srotolata poco alla volta mentre ero alla ricerca di un ristorante.

Cosa puoi fare adesso?

Ti è piaciuto quello che hai letto? Al seguente link puoi leggere di altri personaggi bizzarri incontrati nel corso dei miei viaggi: viaggi e incontri.

Tutti gli aneddoti sono riportati nel mio libro di viaggi. Leggi le anteprime!

Cover Photo by Florian Wehde on Unsplash

Campeggio in Patagonia

Campeggio in Patagonia

Nuovo estratto da Lo zaino è pronto, io no, il mio libro di viaggi. Si parla di campeggio in Patagonia.

C’è Sudamerica e Sudamerica, ma quando si parla di Patagonia on the road si intende il sud del Sudamerica, ovvero uno dei luoghi più freddi e inospitali del mondo.

Una delle attività imperdibili è il trekking nei suoi numerosi e incontaminati parchi, tra i quali spicca il Parque Nacional Torres del Paine, in Cile.

Campeggio in Patagonia
Photo by Jens Johnsson on Unsplash

La concezione del campeggio in Patagonia è molto semplice: lo vedi tutto questo spazio? Beh, facci un po’ quello ti pare, mettiti dove vuoi e non rompere. Se proprio ti servissero, i bagni sono lì. Se hai bisogno di qualcosa o di qualcuno, arrangiati.

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Come muoversi in Cambogia

Come muoversi in Cambogia

Come muoversi in Cambogia, ovvero: Lo zen e l’arte di andare in motorino nel Sudest asiatico.

Il volo che dà inizio al mio viaggio nel Sudest asiatico è un’odissea. Milano – Dubai – Bangkok – Siem Reap, località quest’ultima altamente insignificante non fosse per il fatto che sorge vicino a una delle meraviglie di questo mondo: la città di Angkor!

Ma Angkor è ancora di là da venire. Adesso il problema è arrivare dall’aeroporto alla guest house che ho prenotato via e-mail dall’Italia e non è così facile come potrebbe sembrare.

Come muoversi in Cambogia: i mototaxi

Dopo avere cambiato un po’ di denaro, affronto il gruppo di tassisti indiavolati che cercano di rimediare un passeggero da spennare. Alla fine scelgo un ragazzo dall’aria simpatica che mi dice testualmente:
«Amico, con il mio taxi vai sul sicuro. Spazioso e comodo».
Un viaggiatore superesperto come il sottoscritto ormai le fregature le riconosce lontano un miglio: no no, caro mio, a me non la si fa.
Ah no, eh?

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Messico zaino in spalla

Messico zaino in spalla e tortillas in tasca

Il Messico zaino in spalla è il viaggio che mi ha cambiato la vita (a proposito, siete TUTTI invitati a leggere il post e a partecipare). Ovviamente, non potevo farmi mancare la mia buona dose di personaggi insoliti incontrati lungo la strada, tutti rigorosamente descritti ne Lo zaino è pronto, io no, il mio libro di viaggi. Il Messico è una vera fucina di gente strana. Forse adesso capirete perché ho parlato di tortillas… Comunque, ecco a voi  l’esperienza vissuta mentre attraversavo il Chiapas, zaino in spalla.

Messico zaino in spalla: uno strano incontro

Girando per le vie di San Cristobal de las Casas, durante il mio viaggio Messico on the road, mi è capitato, in più di un’occasione, di incontrare due ragazzi messicani strafatti, che cercavano di vendermi della droga.

Il loro approccio non era dei più efficaci.

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Cucina peruviana e chef fissati con la carbonara

Cucina peruviana e chef originali

Vi chiederete: “Che c’entra la cucina peruviana con un libro di viaggi?”

Beh, ho pensato che dal momento che il precedente articolo sui personaggi insoliti incontrati durante i miei viaggi zaino in spalla è piaciuto, direi che posso proseguire. E la cucina peruviana c’entra eccome!

Oggi mi piacerebbe parlarvi di una vicenda che mi è capitata durante il mio viaggio in solitaria in Sudamerica.

Cucina peruviana sul lago Titicaca

Nell’unica sera del mio soggiorno a Puno, sul Lago Titicaca, durante il mio viaggio Perù on the road, decido di andare a mangiare in un ristorante consigliatomi da alcuni ragazzi italiani incontrati in Bolivia.
Percorro la strada dalla mia pensione alla locanda sacramentando come un’anima dannata a causa del freddo assassino e, una volta arrivato, mi ci fiondo dentro.

Dallo sguardo del personale e degli altri avventori capisco che non devo avere un bell’aspetto. Credo sia a causa delle calze pesanti che mi sono messo sulle mani come se fossero delle muffole. Del resto che volete? Ho dimenticato i guanti in Italia. Quando viaggi zaino in spalla ti porti dietro solo l’essenziale e i guanti non lo erano. Così mi sembrava, almeno…

Comunque, prendo un tavolo bello isolato, mi siedo e comincio a sfogliare il menù (dopo essermi tolto le calze dalle mani).

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Viaggiatori o turisti: il caso

Viaggiatori o turisti… ancora!

Da un po’ di tempo su vari travel blog un dibattito infiamma le folle: meglio essere viaggiatori o turisti? Una di quelle “italianate” che regolarmente vedono contrapposti schieramenti di tifosi: Canon vs/ Nikon, Totti vs/ Del Piero, PD vs/ M5S… Come sempre capita in queste discussioni, i contendenti di ciascuna fazione pensano di avere nelle loro mani LA verità assoluta e si sentono autorizzati a tacciare la controparte di “apostasia”.

Viaggiatori o turisti: è questo il  problema?

Lo so cosa state pensando: vista la premessa, vorrà esprimere la sua opinione. Da che parte si sarà schierato? Da nessuna. Per essere del tutto sincero il mio pensiero al riguardo è di una chiarezza cristallina: macchissenefrega!

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Cinque cose da NON Mettere in valigia

Cose da non mettere in valigia
Cinque cose da non mettere in valigia

Silvia di The Food Traveler ha nominato tutti per questo post sulle cinque cose da non mettere in valigia, e ci mancherebbe pure che io non accettassi la sfida. Anche perché, diciamocelo: di poste sulle cinque cose da… ne è pieno il web. Molto più sfizioso parlare delle cinque cose da NON mettere in valigia. Per cui, via.

Cose da non mettere in valigia: i libri

Sono un lettore compulsivo e ricordo bene i tempi in cui nello zaino mettevo otto chili di roba equamente divisa tra vestiti e libri. Il problema è che sono pure ossessivo nella cura dei libri: un angolo piegato ha la capacità di mandarmi in bestia che sette finali di Champions League perse dalla Juventus, levateve proprio! Quindi, prima di ogni viaggio in solitaria, mi procuravo sempre buste spessissime dentro le quali riporre i libri. Le stesse buste venivano poi arrotolate nei vestiti e disposte con cura maniacale sul fondo del bagaglio. Purtroppo uno zaino è uno zaino (maddai? Quanta saggezza in un uomo solo!) e per quanta cura tu ci metta, un libro lì dentro farà sempre una brutta fine. Al ritorno a casa i miei libri sembrava fossero caduti dentro a un fiume.

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edificio amministrativo

Viaggiare senza partire. Si può?

viaggiare senza partire
La strada per andare in ufficio

So che non dovrei essere proprio io ad accennare alla possibilità di viaggiare senza partire. Ho pubblicato un libro di viaggi che parla diAfrica, Asia e Sudamerica, terre lontane, piene di fascino e suggestione, distanti geograficamente e culturalmente dall’Italia. Quando racconto di un qualsiasi viaggio in solitaria zaino in spalla, puntualmente mi sento rispondere:
«Eh, ma che ci vai a fare laggiù, quando qui abbiamo l’Italia, che è tanto bella!»

Destinazione o approccio mentale?

Ho sempre trovato questa frase molto provinciale e anche un tantino razzista, ma se la si analizza attentamente, bisogna ammettere che contiene un’intuizione profonda. Il piacere del viaggio non ha nulla a che vedere con la destinazione. Quello che conta è la psicologia, l’atteggiamento mentale con cui lo affrontiamo. Esaminando l’intera faccenda in questi termini, ci accorgiamo che la frase un po’ banale di prima è, in realtà, una specchiata verità. Se approcciassimo ogni luogo con la ricettività dei viaggiatori, potremmo accorgerci, con sorpresa, che i luoghi a noi prossimi non sono meno interessanti dell’Asia o del Sudamerica.

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